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1 MAGGIO: FEDEZ E RAI3. COME FUNZIONANO LE NOMINE E COME FUNZIONA LA COMUNICAZIONE

Poco da aggiungere nel merito della vicenda: un uomo di spettacolo viene invitato (pare dal suo produttore) a mandare il suo intervento alla direzione della RAI e ad eliminare riferimenti diretti a politici e personaggi pubblici. Ecco servita su un piatto d'argento (l'oro lo teniamo per altre occasioni) la bomba che Fedez, da abilissimo comunicatore che è, farà scoppiare amplificando perciò la sua performance al Concertone sindacale e l'eco della manifestazione, per il resto quest'anno in tono ancora più dimesso del solito (e non solo per il Covid).

Stupisce la pochezza della vicedirettrice di RAI3, Ilaria Capitani, che, incurante del rischio che corre, parla di "adeguarsi a un sistema", come se la sua azienda, invece che la più grande impresa pubblica di telecomunicazioni in Italia fosse una cosca mafiosa, o una lobby di trafficanti. Forse così piena di sé da ritenersi al di sopra di qualunque sviluppo delle sue parole e azioni. Succede alle persone modeste, quelle che stanno in un posto per le leccate e si convincono di meritare per davvero.

Messa lì dalla Lega, pare, dunque tutti addosso alla Lega che nomina incompetenti, fedeli al partito come il cane al padrone e sempre con la lingua di fuori a leccare qua e là per ottenere attenzione e favori. La realtà di declino del paese ci dice che non è la sola Lega a fare così, il costume è generalizzato. Il fatto che qua e là ne scappi uno/una bravo/a non deve indurci in equivoco: da sempre sono i partiti a nominare  loro lacchè, in RAI come in tutte le aziende, pubbliche e private, dove possono farlo. Da quando le liste elettorali sono bloccate, cioè da quando decidono le cordate e i segretari unici, la situazione è andata ancora peggiorando. Ormai  si spartiscono perfino i concorsi per impiegati, vedasi il traffico combinato dal PD e M5S nel Lazio e chissà da quando va avanti il tutto.

Dall'altra parte c'è un bravissimo comunicatore, Fedez, meno bravo come cantante. Senza sbagliare un colpo, nel tono e nei tempi, ha rifilato una smerdata spaziale a Salvini, RAI3 e a tutto il vasto mondo che ruota intorno al "sistema". E dire che lui ne è talmente parte che fa persino sorridere lodare questa sua spietata e coraggiosa uscita. 

Fedez e signora sono degli influencer, è questo il mestiere vero dei due. Finora hanno avuto la capacità di fiutare con un attimo di anticipo le nuove mode, le tendenze e i sensibili refoli che precedono il vento impetuoso, anticipando i fenomeni con sorprendente tempismo. Impossibile credere che tutto non sia stato ponderato e valutato. Se poi Fedez ha così operato, avrà annusato nell'aria qualcosa di nuovo che noi, comuni mortali, ancora non percepiamo? Speriamo che sia così.

Mariano 

LA SINDROME DEL FUGGIASCO

La società sta male, gli individui anche. Non tutti, qualcuno ha trovato il modo di compensare le difficoltà dell'oggi, altri si sono costruiti nuovi interessi, altri ancora preferiscono scappare, a volta in mondi immaginari, a volta semplicemente fingendo che la realtà non arriverà mai a bussare alla loro porta. Magari a presentare il contro di una fuga durata troppo a lungo.

Ogni individuo è diverso, davvero un universo, ma anche gli universi si somigliano un po'. Per questo alla fine qualche classificazione del fuggiasco possiamo provare a introdurla, insieme alle raccomandazioni del caso: 

Fuga da se stesso: il/la poveretto/a rilegge continuamente il proprio passato adattandolo alle esigenze del presente, alla continua ricerca di una verginità recuperata da assumere come punto di ripartenza. Repentini cambiamenti nell'aspetto fisico - dall'acconciatura all'abbigliamento, dalla parlata alla scelta degli interessi - fino alla soluzione più radicale, la negazione dei propri sbagli. Una volta eliminate dalla mente le scelte sbagliate, quelle che hanno generato alla lunga la voglia di andarsene, così da scaricarne la responsabilità su terzi (le cattive amicizie, i parenti serpenti, la società, il M5S, i complotti della massoneria cattolica...), una volta fatto tutto questo: la liberazione! Ovviamente questa fuga produrrà l'effetto di ripetere più avanti nel tempo le condizioni che l'hanno prodotta. C'è gente che fugge ciclicamente da se stessa per tutta la vita e sembra trovarsi bene così. Fra quelli che fuggono da se stessi le casistiche sono infinite. Se non si è della combriccola, meglio evitare frequentazioni troppo intense. Non guariscono quasi mai e tendono a far affondare con chi li frequenta, così stanno a galla loro.

Fuga dalla solitudine. Procede per tentativi e spera di non ripetere quelli che hanno già dato esiti catastrofici: innamoramenti repentini e folli di esseri che non meritavano, delusioni cocenti che hanno lasciato cicatrici non ancora rimarginate, speranze acritiche andate in fumo con la volatilità di una promessa di marinaio. Tutto per rispondere al terrore di trovarsi soli con se stessi, le infelicità, le inadeguatezze, quel senso di inferiorità che genera imbarazzo e terrore verso tutto ciò che ci circonda. Difficile andare d'accordo con loro, non ce la fanno proprio a non ossessionare con richieste di conferme, accompagnate da maldestri esperimenti di prova/fedeltà. Da tenere a distanza, se non si riesce a a essere d'aiuto

Fuga dal tempo che passa. Passato in rovina (ho sbagliato tutto; io credevo che, invece; se avessi dato retta a chi mi metteva in guardia; tutti ladri), da seppellire il più a fondo possibile, fino alla negazione involontariamente apodittica ("mai stato comunista", "mi correvano tutti/e dietro e non ne ho approfittato"). Insomma un incubo, da cui si è usciti per entrare finalmente nel presente. L'oggi, in cui si scontano azioni e idee del passato, animati dalla certezza che il peggio è passato perché "siamo più consapevoli", " abbiamo fatto un bel percorso per arrivare fin qui", ma ancora acciaccati per le ferite e i dolori patiti. Pronti, quindi, per un radioso futuro? Macché, c'è chi ci vede già la salvezza, il cambiamento, la redenzione, la nemesi del passato. I più sono spaventati ancora prima che il futuro si faccia presente: vuoi vedere che era meglio prima? Alla fin fine non era poi così male, specialmente vedendo cosa è poi successo. Difficile discutere, chiacchierare, interloquire: il passato "bello" diventa rapidamente un dogma, una nuova certezza su cui fondare l'esistenza e il proprio sistema di valori. Da continuare ad amare, specie se sono amici, rinunciando a discettare di politica e società. Loro viaggiano nel tempo, tu no.

Fuga dal COVID 19. Apri chiudi, metti la maschera togli la maschera, scuola in presenza scuola a distanza, smart working, torna a lavorare in presenza, metti mascherina togli mascherina, giallo rosso arancione giallo di nuovo rosso, vaccino sì vaccino no, vaccino non ce n'è, Prima i vecchi. No i giovani. Che palle le mascherine. Perché pranzo sì e cena no? Ci chiudono come se fossimo in prigione. Conte è un vanesio incompetente, l'ha scritto anche un mio amico nel suo libro. Per fortuna c'è Draghi. Per fortuna che stanno rimettendo le cose a posto. O no? W la D'Urso. Lasciar perdere, sono gli effetti del lock down. Meglio spendere tempo a preoccuparsi dei ragazzi e di cosa si confeziona per il loro futuro, senza piangere e spaventarsi troppo. Non che non ci siano le ragioni, ma non serve a niente.

Quasi tutti fuggiamo da qualcosa o da qualcuno. Farlo con stile alleggerisce e consola. La sindrome del fuggiasco la si riconosce in fretta, il ristoro è meno immediato. 

 Mariano  

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I MOSTRICIATTOLI

La crisi non è solo di governo. Assistiamo alla rappresentazione del degrado umano che si è fatto sistema. Senza neanche gli attori giusti per farne un capolavoro...

L'osservazione dei contendenti nell'agone della politica nostrana, così mal raccontato da quasi tutti i giornali - schierati a fare il tifo per l'uno o per l'altro con una faziosità suicida -, suscita l'idea di un paese squallido. Ti consoli dicendoti che gli Italiani sono meglio della loro classe politica, poi vai a prendere i figli a scuola o in un supermercato a fare la spesa e subito hai manifestazioni di inciviltà che ti fanno ricredere. Ragionamenti banali, scontati e qualunquisti, questi. 

Allora provi ad esaminare un po' più da vicino i comportamenti e le ragioni dei politici che occupano giornali e tivù, cercando di leggere oltre le dichiarazioni per cercare di rispondere alla solite domande: cosa vuole veramente? chi rappresenta? quali soluzioni ha in mente? tutto questo minacciare per portare a casa cosa? e dove è la casa? 

Le domande servono anche a cercare la "visione del futuro" dei politicanti sulla scena: che idea avranno mai del paese domani? Sapere che ne hanno una non cambierebbe magari il giudizio nei loro confronti, ma almeno servirebbe da consolazione, vorrebbe dire che perseguono obbiettivi difformi da quelli del loro bersaglio perché vogliono un'Italia che cambia in un altro modo. Non riesco a rassegnarmi all'idea che di "visioni del futuro" non ce ne sia nessuna se non quella del loro personale futuro, perciò continuo a cercare nelle parole e negli scritti dei lacchè dei boss una traccia di scenario, di proposta e di misure che servano a dare l'idea di un cambiamento possibile, magari alternativo a quello che mi piacerebbe che intervenisse. Macché, pensano proprio solo ai cazzi loro. Si disinteressano perfino di quelli dei loro amici e supporter che scaricano con una facilità e una leggerezza che la dice lunga anche sulle qualità umane e politiche. 

Tutti così? Non credo, ma è evidente che hanno conquistato la scena quelli più spregiudicati, dall'ego ipertrofico e dalle frequentazioni giuste, un impasto di megaburocrati del sottogoverno sterminato, fondazioni bancarie, clan e club eredi dei tratti peggiori della massoneria. Gente dalle famiglie imbarazzanti o imbarazzati da famiglie di cui si vergognano, incluse quelle politiche. E vengono quasi tutti dal centro o dalla sinistra

Nel mio piccolo questi mostriciattoli li ho visti crescere da vicino, tutti più o meno con le stesse caratteristiche: cinismo ('idea al servizio della carriera, si cambia se un'altra i garantisce di più), io io io (tutto parte e finisce dalla loro persona e in funzione dei loro interessi), fascino per il potere (pronti a sottomettersi a chi ne ha di più e potrebbe tornare loro utile nel perseguimento degli interessi personali), forti solo coi deboli, minacciosi nel tono e nel modo, arroganti quanto basta a tenere lontani chi non vuole farsi servo loro e a mantenere in soggezione chi servo si è già fatto. E spregiudicati.

Nel passato remoto li tenevano a bada le strutture dei partiti di massa, dopo Tangentopoli eccoli finalmente liberi di scalare e contendere senza più freni e regole, anche queste smantellate una dopo l'altra in nome della libertà e del dinamismo. Col nuovo secolo i valori della nuova classe dirigente si sono finalmente affermati in tutta la loro potenza. Non sono un nostalgico, ma se il declino del paese è andato in modo inversamente proporzionale, qualcosa vorrà pur dire...

Temo che per cambiare la rotta e rendere l'Italia un paese dove si vive bene e in pace la strada sia talmente ripida da scoraggiare chiunque a percorrerla. Però c'è solo quella e impone una profonda critica del sistema di valori , non solo in politica, oltre che alle modalità e alle occasioni per selezionare quello che ci vuole a rendere la strada meno ripida per tutti. E potrebbe anche non piacerci.

Mariano

PICCOLI PICCOLI

Un piccolo sommario delle miserie che ci fanno capire che non c'è speranza...

Il colore della zona come manifestazione dell'egotismo dei politici. Hanno rivendicato autonomia, lo fanno ancora da sputtanati per sempre. Hanno passato mesi a lottare contro il governo cattivo che calpestava le loro prerogative facendo la caricatura degli Italiani più tossici, quelli che le decisioni impopolari le fanno prendere agli altri per potercisi scagliare contro. Adesso si misurano il colore della loro regione come se fosse la lunghezza del loro pisello (sono tutti maschi) e sprizzano orgoglio maschio quando annunciano il giallo. Dei trasporti non se ne sono occupati, le scuole hanno cercato di chiuderle con tutti i mezzi, i più tenaci fra loro ci sono anche riusciti. Provvedimenti per ristorare artigiani e piccoli commercianti, vedremo.

Insegnanti valdostani rifiutano i tamponi, così le scuole restano chiuse e loro a casa. E' successo per davvero, ma i dirigenti scolastici che fanno? Niente, la Procura neanche, il Ministero neppure. Tutto è lecito in questo paese dove accade persino questo e senza che nessuno di loro ci rimetta alcunché, tantomeno lo stipendio.

Didattica a Distanza e furbacchioni. Giornalini e giornaloni, tivù e siti web a scovare gli studenti furbacchioni, i loro trucchi per eludere il controllo dei docenti durante le sedute davanti al pc, meno cura a individuare i comportamenti analoghi di docenti che non hanno mai smesso di essere pagati, anche quando la DAD non hanno nemmeno provato a farla. Naturalmente pronti a giustificarsi con le stesse argomentazioni degli allievi "cattivi".

Sindacati scuola, una vergogna nazionale. Prima hanno agitato la bandiera della sanatoria per tutti i docenti fuori ruolo, ben spondati dal PD; per fortuna la Azzolina ha tenuto duro e i concorsi "semplificati" sono partiti alcuni sono conclusi, altri hanno finito per essere sospesi. Li avete visti i sindacalisti in televisione gongolare, come se fare la guerra alla ministra fosse per loro più importante che dare stabilità e prospettive di decine di migliaia di precari. Pensano forse di non avere nessuna responsabilità nel caos che da almeno un decennio coinvolge la scuola italiana? 

Confindustria chiaggni e fotti. Sparito dai radar a fine novembre il grande Presidente di Confindustria - una specie di imprenditore con i soldi degli altri come ce ne sono tanti da noi - quello che lanciava ultimatum a Conte un giorno sì e l'altro pure, con la grancassa dei giornali. L'indifferenza vi seppellirà.

Mes. Se nessuno l'ha chiesto sarà perché gli altri paesi europei se la passano meglio di noi. O perché la reputazione di chi lo chiede sarebbe così danneggiata da rendere il beneficio peggiore della cura? Perché chi deve decidere non ci spiega meglio la questione? Stupisce l'insistenza del PD e la scarsa capacità dei 5 stelle di dire le cose come stanno: ma perché stupirsi ancora?

Virologi, veterinari e infettivologi. Rivogliamo gli psicologi da salotto televisivo. Niente da fare, prendi lo scienziato più strutturato, referenziato ed esperto delle cose del mondo, mettilo davanti a una telecamera e ti diventa in un amen una specie di tronista di "Amici" senza avere il phisique du rhole

Covid, scampati e idioti. Dopo fascisti, negazionisti, tuttologi, fancazzisti e profittatori, escono dalle fogne i totisti, quelli che "tanto muoiono i vecchi, non ci rompete il cazzo a noi giovani", destinati a soppiantare i discotecari dell'estate scorsa.

Fare una scelta non è facile, non se ne abbiano quelli dimenticati e/o trascurati. Possono sempre aspirare al prossimo post.

Mariano

REGIONI FLOP: CHI PAGA CLIENTI & MEDIOCRI?

Via Crucis: nella prima ondata abbiamo pagato l'impreparazione, nella seconda l'inconsistenza delle Regioni e delle autorità locali

Con ogni probabilità la strategia del tracciamento sarebbe comunque stata travolta, ma fin dalle prime avvisaglie della ripresa della pandemia è apparso chiaro che i sistemi sanitari regionali erano del tutto impreparati. Questo nonostante avessero avuto i soldi dal governo per assunzioni e acquisto materiali e macchinari, nonostante fosse stato definitivamente chiarito che la competenza delle Regioni in materia di sanità è univoca. Cioè spetta proprio a loro decidere, spendere, allestire, aprire, chiudere...

Già da settimana fa, qui in Piemonte, ad esempio, chi va a farsi il tampone attende poi l'esito almeno una settimana chiuso in casa. Se in tenera età, a contatto con genitori, fratelli, nonni. Ovunque grappoli di persone addossate - specialmente giovani - senza mascherina coscienza del rischio. E poi le movide, la metro, i bus strapieni e tutte le altre occasioni di contagio che ben sappiamo.

Non ci volevano dei geni a ordinare alle scuole che riaprivano di strutturare l'orario impegnando tutta la giornata con orari di entrata e uscita scaglionati, così da ridurre considerevolmente l'impatto sui mezzi pubblici e sul traffico privato nelle ore di punta. Certo, avrebbe questo scompattato l'orario dei docenti riempiendolo di buchi - ve li immaginati i sindacati già isterici perché la Ministra fa i concorsi? - e complicato l'organizzazione dei servizi: non da oggi in parecchi sostengono che i servizi pubblici tengono assai più conto delle esigenze di chi ci lavora che non di quelle dell'utenza. 

In Piemonte code disumane per fare i test, famiglie che dormono in macchina davanti ai Pronto Soccorso, giorni e giorni di attesa degli esiti. La Regione ha fallito. Ha fallito il suo presidente Cirio, ma soprattutto l'enorme e costoso apparato burocratico - tecnici, ma nominati dalla politica - che avrebbe dovuto gestire al meglio la seconda ondata e che stanno dando prova della turpe e colpevole mediocrità a cui conduce la selezione in base alla fedeltà.

Della Lombardia non si dirà mai abbastanza, lì il fallimento sta costando parecchio, in vittime ammalati danni all'economia e alla società. E la Campania? Perfino la Val d'Aosta si scopre la regione col maggior numero di contagi in rapporto alla popolazione.

Stupisce - ma poi davvero? - il Veneto di Zaia che, liberatosi troppo presto di Crisanti, paga la gestione friendly di una campagna elettorale conclusasi nel momento giusto per lui. Proprio come per De Luca e Toti, forse il peggiore fra i tre, visto quel che sta emergendo in Liguria, non solo nei numeri dell'epidemia, ma anche nella gestione della sanità degli anni scorsi, quando tagliavano come forsennati.

Insieme ai Sala e De Magistris i"governatori", che sanno governare solo le clientele e i feudi elettorali, strillano ora contro il governo, ora uno contro l'altro nel tentativo di distogliere l'attenzione della pubblica opinione, spalleggiati da una stampa e da una tivù che nemmeno il Ruanda.

Non c'è da stare allegri, forse conviene avvero aggrapparsi al governo Conte e sperare che il PD e i suoi derivati smettano di dare il miserando spettacolo che allestiscono ormai quotidianamente, da Franceschini (quello che ha consegnato Ferrara alla Lega insistendo su un suo candidato indigesto), a Del Rio (Aemilia e i calabresi, già archiviati? Già archiviata anche la concessione ad Atlantia?). Per tacere di Renzi e della cricca che lo circonda, solo per richiamare quelli più amati dalla stampa e dalle televisioni. Finisce che il relativo silenzio dei 5 stelle - impegnanti a sbranarsi fra loro con la stessa perizia con cui stanno dilapidando un patrimonio di consenso e di speranze - apparirà come una virtù rara invece che una debolezza.

Non ci resta che aspettare gli esiti dei DPCM più recenti e sperare che funzionino. Per il cambio di passo della politica, questa non è proprio stagione di speranze. E se mai qualcuno volesse lo stesso cercarle, eviti le Regioni: lì è proprio escluso.

Mariano

VENARIA REALE, UNA LEZIONE CHE NESSUNO COGLIERA'

Per la prima volta nella sua storia (breve parentesi 20 anni fa) Venaria passa al centrodestra. La dimostrazione dei guasti della cattiva politica

In poche parole, questa la situazione: al primo turno vanno a votare 18.382 venariesi, Giulivi (CDX) ottiene 7.330 voti, Schillaci (CSX) 5.674, Brescia (Civiche) 3.295 e Barcellona (M5S) quello di 1.232 coraggiosi, visto il disastro dell'amministrazione pentastellata uscente. 

Quindici giorni dopo vanno a votare 13.285 venariesi, vale a dire 5.097 in meno. Giulivi raccatta 6.757 voti, dunque ne perde 573  e la Schillaci raggiunge i 6.528 voti, cioè ne guadagna  854. Un esito sorprendente, visto che i due candidati non ammessi al ballottaggio (Brescia e Barcellona) avevano ottenuto ben 4527 voti. Conoscendo la fragilità della candidata del csx e della sua coalizione sarebbe stato logico attendersi un riconoscimento del valore del risultato di Brescia e della sue liste, nel tentativo di intercettare almeno una parte dell'elettorato (in gran parte di sinistra) deluso e in libertà. Invece piccolo cabotaggio, schermaglia, sottovalutazione del rischio e la solita supponenza. Nonostante questo una parte dell'elettorato di Brescia & C è lo stesso andato alla Schillaci, il resto è rimasto a casa.

Infatti, riportando le percentuali di Giulivi e Schillaci al numero dei votanti al ballottaggio (13.285 invece che 18.382) ipotizzando che l'astensione colpisse entrambi nella stessa misura, il primo avrebbe avuto circa 5.450 voti, la Seconda 4.400. Si capisce facilmente che agli elettori di Giulivi non se ne sono aggiunti molti altri. A differenza della Schillaci che - per amore o disperazione - ha convogliato su di sé numerosi elettori di Brescia e Barcellona. In compenso gli elettori di Giulivi si sono rivelati così fedeli da andare a rivoltarlo una seconda volta, cosa che l'elettorato più legato al singolo candidato consigliere non fa quasi mai e che di solito penalizza la destra. Si vede che a Venaria parte del voto al csx ha caratteristiche clientelari così smaccate da far sì che una parte dell'elettorato diserti il ballottaggio ritenendo di aver già reso il servizio al capobastone col voto del primo turno e che tocchi agli elettori in libera uscita farsi carico del gioco democratico. 

Considerazioni: 

1) solita manifestazione di arroganza del PD, convinto come sempre di poter imporre i suoi giochetti e le sue mezze calzette non solo alla corte dei satelliti, ma anche a una città. La città ha risposto. Se non capiscono che la "vocazione maggioritaria" è solo una fantasia nella loro testolina autoreferenziale, meglio starci lontani e continuare a provare altre strade. Il candidato Giulivi, a differenza della Schillaci, ha trainato la coalizione di cdx, l'ha dotata di una sua fisionomia. La città ha scelto, perfino oltre la sua tradizione antifascista e senza premiare neanche troppo le liste dei partiti di destra.

2) il M5S ha contribuito a depotenziare l'unica candidatura in grado di opporsi a Giulivi: quella di Alessandro Brescia. In questo senso è come se i grillini si fossero alleati col PD senza dirlo. Un altro capolavoro, non credo che si debbano più praticare aperture di credito o riporre speranze: sono come il PD, stessa arroganza, stessa incultura, stessa incapacità di scegliere alzando lo sguardo dei giochi di potere e interesse per abbracciare la città.

3) l'ottimo risultato della candidatura Brescia e delle liste collegate (qualcuno si è accorto, ad esempio,  che quella di sinistra ha preso il 4%, vale a dire ben di più delle medie di questa stagione?) lascia intendere che Venaria è in movimento. Il futuro della politica cittadina è nelle loro mani perché il cambiamento passa di lì. Sta a Brescia alle persone che si sono mobilitate con lui decidere se chiudere questa avventura o se farne l'inizio di una bella riscossa per e della città.

Mariano