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PICCOLI PICCOLI

Un piccolo sommario delle miserie che ci fanno capire che non c'è speranza...

Il colore della zona come manifestazione dell'egotismo dei politici. Hanno rivendicato autonomia, lo fanno ancora da sputtanati per sempre. Hanno passato mesi a lottare contro il governo cattivo che calpestava le loro prerogative facendo la caricatura degli Italiani più tossici, quelli che le decisioni impopolari le fanno prendere agli altri per potercisi scagliare contro. Adesso si misurano il colore della loro regione come se fosse la lunghezza del loro pisello (sono tutti maschi) e sprizzano orgoglio maschio quando annunciano il giallo. Dei trasporti non se ne sono occupati, le scuole hanno cercato di chiuderle con tutti i mezzi, i più tenaci fra loro ci sono anche riusciti. Provvedimenti per ristorare artigiani e piccoli commercianti, vedremo.

Insegnanti valdostani rifiutano i tamponi, così le scuole restano chiuse e loro a casa. E' successo per davvero, ma i dirigenti scolastici che fanno? Niente, la Procura neanche, il Ministero neppure. Tutto è lecito in questo paese dove accade persino questo e senza che nessuno di loro ci rimetta alcunché, tantomeno lo stipendio.

Didattica a Distanza e furbacchioni. Giornalini e giornaloni, tivù e siti web a scovare gli studenti furbacchioni, i loro trucchi per eludere il controllo dei docenti durante le sedute davanti al pc, meno cura a individuare i comportamenti analoghi di docenti che non hanno mai smesso di essere pagati, anche quando la DAD non hanno nemmeno provato a farla. Naturalmente pronti a giustificarsi con le stesse argomentazioni degli allievi "cattivi".

Sindacati scuola, una vergogna nazionale. Prima hanno agitato la bandiera della sanatoria per tutti i docenti fuori ruolo, ben spondati dal PD; per fortuna la Azzolina ha tenuto duro e i concorsi "semplificati" sono partiti alcuni sono conclusi, altri hanno finito per essere sospesi. Li avete visti i sindacalisti in televisione gongolare, come se fare la guerra alla ministra fosse per loro più importante che dare stabilità e prospettive di decine di migliaia di precari. Pensano forse di non avere nessuna responsabilità nel caos che da almeno un decennio coinvolge la scuola italiana? 

Confndustria chiaggni e fotti. Sparito dai radar a fine novembre il grande Presidente di Confindustria - una specie di imprenditore con i soldi degli altri come ce ne sono tanti da noi - quello che lanciava ultimatum a Conte un giorno sì e l'altro pure, con la grancassa dei giornali. L'indifferenza vi seppellirà.

Mes. Se nessuno l'ha chiesto sarà perché gli altri paesi europei se la passano meglio di noi. O perché la reputazione di chi lo chiede sarebbe così danneggiata da rendere il beneficio peggiore della cura? Perché chi deve decidere non ci spiega meglio la questione? Stupisce l'insistenza del PD e la scarsa capacità dei 5 stelle di dire le cose come stanno: ma perché stupirsi ancora?

Virologi, veterinari e infettivologi. Rivogliamo gli psicologi da salotto televisivo. Niente da fare, prendi lo scienziato più strutturato, referenziato ed esperto delle cose del mondo, mettilo davanti a una telecamera e ti diventa in un amen una specie di tronista di "Amici" senza avere il phisique du rhole

Covid, scampati e idioti. Dopo fascisti, negazionisti, tuttologi, fancazzisti e profittatori, escono dalle fogne i totisti, quelli che "tanto muoiono i vecchi, non ci rompete il cazzo a noi giovani", destinati a soppiantare i discotecari dell'estate scorsa.

Fare una scelta non è facile, non se ne abbiano quelli dimenticati e/o trascurati. Possono sempre aspirare al prossimo post.

Mariano

REGIONI FLOP: CHI PAGA CLIENTI & MEDIOCRI?

Via Crucis: nella prima ondata abbiamo pagato l'impreparazione, nella seconda l'inconsistenza delle Regioni e delle autorità locali

Con ogni probabilità la strategia del tracciamento sarebbe comunque stata travolta, ma fin dalle prime avvisaglie della ripresa della pandemia è apparso chiaro che i sistemi sanitari regionali erano del tutto impreparati. Questo nonostante avessero avuto i soldi dal governo per assunzioni e acquisto materiali e macchinari, nonostante fosse stato definitivamente chiarito che la competenza delle Regioni in materia di sanità è univoca. Cioè spetta proprio a loro decidere, spendere, allestire, aprire, chiudere...

Già da settimana fa, qui in Piemonte, ad esempio, chi va a farsi il tampone attende poi l'esito almeno una settimana chiuso in casa. Se in tenera età, a contatto con genitori, fratelli, nonni. Ovunque grappoli di persone addossate - specialmente giovani - senza mascherina coscienza del rischio. E poi le movide, la metro, i bus strapieni e tutte le altre occasioni di contagio che ben sappiamo.

Non ci volevano dei geni a ordinare alle scuole che riaprivano di strutturare l'orario impegnando tutta la giornata con orari di entrata e uscita scaglionati, così da ridurre considerevolmente l'impatto sui mezzi pubblici e sul traffico privato nelle ore di punta. Certo, avrebbe questo scompattato l'orario dei docenti riempiendolo di buchi - ve li immaginati i sindacati già isterici perché la Ministra fa i concorsi? - e complicato l'organizzazione dei servizi: non da oggi in parecchi sostengono che i servizi pubblici tengono assai più conto delle esigenze di chi ci lavora che non di quelle dell'utenza. 

In Piemonte code disumane per fare i test, famiglie che dormono in macchina davanti ai Pronto Soccorso, giorni e giorni di attesa degli esiti. La Regione ha fallito. Ha fallito il suo presidente Cirio, ma soprattutto l'enorme e costoso apparato burocratico - tecnici, ma nominati dalla politica - che avrebbe dovuto gestire al meglio la seconda ondata e che stanno dando prova della turpe e colpevole mediocrità a cui conduce la selezione in base alla fedeltà.

Della Lombardia non si dirà mai abbastanza, lì il fallimento sta costando parecchio, in vittime ammalati danni all'economia e alla società. E la Campania? Perfino la Val d'Aosta si scopre la regione col maggior numero di contagi in rapporto alla popolazione.

Stupisce - ma poi davvero? - il Veneto di Zaia che, liberatosi troppo presto di Crisanti, paga la gestione friendly di una campagna elettorale conclusasi nel momento giusto per lui. Proprio come per De Luca e Toti, forse il peggiore fra i tre, visto quel che sta emergendo in Liguria, non solo nei numeri dell'epidemia, ma anche nella gestione della sanità degli anni scorsi, quando tagliavano come forsennati.

Insieme ai Sala e De Magistris i"governatori", che sanno governare solo le clientele e i feudi elettorali, strillano ora contro il governo, ora uno contro l'altro nel tentativo di distogliere l'attenzione della pubblica opinione, spalleggiati da una stampa e da una tivù che nemmeno il Ruanda.

Non c'è da stare allegri, forse conviene avvero aggrapparsi al governo Conte e sperare che il PD e i suoi derivati smettano di dare il miserando spettacolo che allestiscono ormai quotidianamente, da Franceschini (quello che ha consegnato Ferrara alla Lega insistendo su un suo candidato indigesto), a Del Rio (Aemilia e i calabresi, già archiviati? Già archiviata anche la concessione ad Atlantia?). Per tacere di Renzi e della cricca che lo circonda, solo per richiamare quelli più amati dalla stampa e dalle televisioni. Finisce che il relativo silenzio dei 5 stelle - impegnanti a sbranarsi fra loro con la stessa perizia con cui stanno dilapidando un patrimonio di consenso e di speranze - apparirà come una virtù rara invece che una debolezza.

Non ci resta che aspettare gli esiti dei DPCM più recenti e sperare che funzionino. Per il cambio di passo della politica, questa non è proprio stagione di speranze. E se mai qualcuno volesse lo stesso cercarle, eviti le Regioni: lì è proprio escluso.

Mariano

VENARIA REALE, UNA LEZIONE CHE NESSUNO COGLIERA'

Per la prima volta nella sua storia (breve parentesi 20 anni fa) Venaria passa al centrodestra. La dimostrazione dei guasti della cattiva politica

In poche parole, questa la situazione: al primo turno vanno a votare 18.382 venariesi, Giulivi (CDX) ottiene 7.330 voti, Schillaci (CSX) 5.674, Brescia (Civiche) 3.295 e Barcellona (M5S) quello di 1.232 coraggiosi, visto il disastro dell'amministrazione pentastellata uscente. 

Quindici giorni dopo vanno a votare 13.285 venariesi, vale a dire 5.097 in meno. Giulivi raccatta 6.757 voti, dunque ne perde 573  e la Schillaci raggiunge i 6.528 voti, cioè ne guadagna  854. Un esito sorprendente, visto che i due candidati non ammessi al ballottaggio (Brescia e Barcellona) avevano ottenuto ben 4527 voti. Conoscendo la fragilità della candidata del csx e della sua coalizione sarebbe stato logico attendersi un riconoscimento del valore del risultato di Brescia e della sue liste, nel tentativo di intercettare almeno una parte dell'elettorato (in gran parte di sinistra) deluso e in libertà. Invece piccolo cabotaggio, schermaglia, sottovalutazione del rischio e la solita supponenza. Nonostante questo una parte dell'elettorato di Brescia & C è lo stesso andato alla Schillaci, il resto è rimasto a casa.

Infatti, riportando le percentuali di Giulivi e Schillaci al numero dei votanti al ballottaggio (13.285 invece che 18.382) ipotizzando che l'astensione colpisse entrambi nella stessa misura, il primo avrebbe avuto circa 5.450 voti, la Seconda 4.400. Si capisce facilmente che agli elettori di Giulivi non se ne sono aggiunti molti altri. A differenza della Schillaci che - per amore o disperazione - ha convogliato su di sé numerosi elettori di Brescia e Barcellona. In compenso gli elettori di Giulivi si sono rivelati così fedeli da andare a rivoltarlo una seconda volta, cosa che l'elettorato più legato al singolo candidato consigliere non fa quasi mai e che di solito penalizza la destra. Si vede che a Venaria parte del voto al csx ha caratteristiche clientelari così smaccate da far sì che una parte dell'elettorato diserti il ballottaggio ritenendo di aver già reso il servizio al capobastone col voto del primo turno e che tocchi agli elettori in libera uscita farsi carico del gioco democratico. 

Considerazioni: 

1) solita manifestazione di arroganza del PD, convinto come sempre di poter imporre i suoi giochetti e le sue mezze calzette non solo alla corte dei satelliti, ma anche a una città. La città ha risposto. Se non capiscono che la "vocazione maggioritaria" è solo una fantasia nella loro testolina autoreferenziale, meglio starci lontani e continuare a provare altre strade. Il candidato Giulivi, a differenza della Schillaci, ha trainato la coalizione di cdx, l'ha dotata di una sua fisionomia. La città ha scelto, perfino oltre la sua tradizione antifascista e senza premiare neanche troppo le liste dei partiti di destra.

2) il M5S ha contribuito a depotenziare l'unica candidatura in grado di opporsi a Giulivi: quella di Alessandro Brescia. In questo senso è come se i grillini si fossero alleati col PD senza dirlo. Un altro capolavoro, non credo che si debbano più praticare aperture di credito o riporre speranze: sono come il PD, stessa arroganza, stessa incultura, stessa incapacità di scegliere alzando lo sguardo dei giochi di potere e interesse per abbracciare la città.

3) l'ottimo risultato della candidatura Brescia e delle liste collegate (qualcuno si è accorto, ad esempio,  che quella di sinistra ha preso il 4%, vale a dire ben di più delle medie di questa stagione?) lascia intendere che Venaria è in movimento. Il futuro della politica cittadina è nelle loro mani perché il cambiamento passa di lì. Sta a Brescia alle persone che si sono mobilitate con lui decidere se chiudere questa avventura o se farne l'inizio di una bella riscossa per e della città.

Mariano  

I FINTI SALVATORI DELLA PATRIA

Vincono le elezioni perché si mobilitano tutti, anche quelli che proprio non li sopportano...  e cominciano subito a pontificare come se fossero dei leader sopraffini

Il disastro culturale e morale del centrosinistra oggi ce lo rappresentano efficacemente anche i Bonaccini che sono cresciuti qua e là, prodotto di una politica così malata da essere diventata asintomatica senza neanche sapere che significa. 

Sale alla ribalta della politica a 23 anni a come assessore alla cultura di Campogalliano, provincia di Modena, poi segretario provinciale della Sinistra Giovanile e poi dei PDS della provincia di Modena, poi del PD. Consigliere comunale a Modena e dal 2010 consigliere regionale, infine presidente eletto nelle elezioni con meno votanti in assoluto. Candidato di PD e satelliti l'anno scorso, è stato rieletto contro la Borgonzoni (Lega) con il 51%  e con la mobilitazione di tutto il mondo, convinto a considerarlo la barriera contro l'avanzata dei barbari e per la tenuta del governo Conte. Stagione d'oro delle sardine e voto disgiunto di parte dei 5 Stelle, eppure era lui il Presidente uscente, le lezioni sono state anche una verifica del suo mandato non certo esaltante. Invece di starsene buonino, ringraziando la buona sorte e i detrattori che lo hanno appoggiato sapendo che l'altra era peggio (turarsi il naso in salsa emiliana), cosa si mette a fare il sedicente governatore che è solo presidente? Esterna! Esterna su tutto corredato di prosopea e spocchia come solo il peggior miracolato sa fare.

Stando al curriculum pubblicato sul sito della Regione Emilia-Romagna il soggetto non ha mai fatto altro lavoro che il politico e il calciatore dilettante. Non ha neanche trovato il tempo di prendersi una laurea, eppure pontifica, con l'arroganza e la boria che contraddistinguono personaggi come lui, su disoccupati, percettori di rdc e altri soggetti in difficoltà, come e più di un Briatore qualunque. "Stanno solo sul divano", così commenta in un talk show sui percettori di rdc, facendo incazzare perfino Barca, suo compagno di partito, con ben altro spessore personale e curriculum lavorativo. 

Ma vai a lavorare, almeno un giorno, politicante da strapazzo! Un partito che propone gente così si salva solo finché gli altri sono peggio, ma non costruisce il futuro del paese. Poi, un giorno neanche più l'improponibilità degli antagonisti servirà da argine...  e ci siamo più vicini di quanto non sembri. Perchè gli Italian stanno aprendo gli occhi? No, solo che non possono più permetterseli.

Mariano 

IL BONUS E GLI ARRAFFONI: DELUSIONE, RABBIA E SQUALLORE

Uno dei consiglieri regionali percettori del bonus pensavo di conoscerlo bene... 

fonte "La Stampa"
fonte: La Stampa
circa vent’anni fa ho conosciuto Diego Sarno, il terzo della foto, in una fucina di belle speranze e grandi intuizioni qual è stata ed è Libera. Da allora ho seguito il suo percorso politico e, in qualche caso, ho perfino speso qualche parola per dire ad amici e conoscenti di area PD perché fosse giusto votare per lui, nonostante il suo partito. Non ho mai nascosto la soddisfazione di saperlo coordinatore provinciale prima e regionale adesso di un’associazione che ho contribuito a fondare negli anni ’90: Avviso Pubblico, comuni ed enti pubblici uniti per la promozione della cultura della legalità e l’adozione di misure stringenti per fare della trasparenza e della responsabilità politica degli eletti il punto di partenza per costruire un paese finalmente libero dalle mafie e dalle opacità, politiche ed amministrative, che caratterizzano tanta parte della storia italiana.

L’ultima volta in cui abbiamo avuto modo di scambiare due parole gli manifestai tutta la mia indignazione per la vicenda del sindaco della mia città, addirittura presidente nazionale di Avviso Pubblico, che avevo beccato a non pagare la TASI degli ultimi quattro anni per la sua abitazione in città. Non gli feci richieste, sapendolo molto attento alle dinamiche di una politica, che sembra da troppo tempo una specie di guerra per bande di interessi personali, e dunque poco propenso a battaglie di principio che comportassero una forte esposizione personale, gli chiesi solo di non derubricarla a una questione locale e personale. Non ci rimasi nemmeno male, se non per la fine miseranda di un’associazione che aveva ben più elevati progetti e che aveva mosso speranze e proposte. Infatti non è successo nulla, il presidente nazionale furbacchione è stato riconfermato e siede tuttora al vertice dell’associazione. Si vede che i comportamenti, gli esempi, le testimonianze contano a intermittenza. Anche lui, scoperto, per giustificarsi tirò in ballo la moglie (e venne sbugiardato con l’esibizione delle notifiche firmate di suo pugno), accreditando l’idea che la donna, per quanto emancipata evoluta e scolarizzata, sia sempre un po’ meno, almeno nella valutazione delle opportunità, così da mettere nei guai il maschio in politica. Una similitudine – quella fra Diego Sarno e lui, stesso partito, stessa fascia d’età, stessi ideali eccetera – che mi ha colpito parecchio. Forse allora con Diego non mi ero spiegato bene o semplicemente avevo fatto uno dei tenti miei errori di valutazione...

Più del bonus di Sarno mi ha fatto indignare la soluzione che trovato al guaio: autoinfliggersi una specie di multa – di importo pari a sei mesi di stipendio da consigliere regionale – per costituire un fondo di sostegno a chi ha perso il lavoro per via del Covid. Uno scimmiottamento delle restituzioni dei 5 Stelle, solo che per loro la restituzione non è nata per risolvere una figura di merda, come nel caso di Sarno, ma dalla convinzione che gli stipendi degli eletti debbano tornare a essere in linea con quelli degli elettori. Il PD ha definito miserabili i richiedenti il bonus senza bisogno, il Fatto li ha chiamati furbastri. Si sprecano gli epiteti, alcuni francamente esagerati, ma la morale è chiara. Associare tutta questa miseria umana e politica a battaglie elevate e nobili, come quella di chi deve essere protetto dai danni dell'epidemia e dell'imprenditoria rapace, non va bene.

Solo l’elaborazione dell’esperienza - impastata con dosi massicce di cultura, il tutto tenuto insieme da tanta umiltà (Sarno dovrebbe saperlo bene, l’ha raccontato a generazioni di studenti delle scuole superiori come animatore nei progetti di educazione alla legalità) - crea le condizioni per superare felicemente il gap etico e politico italiano. Mi sarei aspettato che, invece della distribuzione di soldi che il suo stipendio gli permette senza sacrifici particolari, lui si impegnasse ad avviare una seria analisi di come si sia arrivati a questo punto. A come una persona come lui, parte di una generazione di quarantenni oggi in pole position anche nel suo partito e non solo lì, abbia potuto smarrire quel sentimento comune che aiuta non solo a non fare passi falsi, ma anche restare portatore di speranze e di progetti per cambiare il paese, vivendo in pace con se stessi e gli altri. Di questa deriva il bonus di Sarno è solo un piccolo allarme, poi ci sono le nomine, le procedure, il fascino delle lobbies, le dinamiche della politica e il suo assomigliare sempre più a una guerra per bande, senza costrutto e scopo se non quello di spolpare ancora un po’ la carcassa mandando avanti non importa chi, basta che sia fedele al capo. Infatti i comunicato dei vertici locali del partito sembrano confermare questo brutto sentimento trattando Sarno con troppa condiscendenza, come se alla fin fine fosse tutto normale.

A quelli a cui ho consigliato di votarlo, e che ora mi chiedono conto, non racconto tutto questo, ai più non interessa. A me sì, non ho ancora rinunciato a sperare che l'autocritica e l'elaborazione - morale e culturale - degli errori che facciamo produca una nuova consapevolezza e la certezza che abbiamo tutti bisogno di ben altro che di mezze calzette a governare il paese. In fondo l'indignazione e il risorgente bisogno di politica sono anche e soprattutto questo. Però, che peccato!

Mariano

COMPETENZA & DEMOCRAZIA, DOVE STA IL PROBLEMA?

In cosa consiste la qualità degli eletti? Il tema è centrale per ridefinire le categorie della politica, il ruolo degli eletti e la stessa idea di democrazia rappresentativa
La derisione degli eletti - più sono in alto più è facile beccarli mentre si rotolano nella loro ignoranza come maiali nella mota, perché esternano, appaiono, twittano - è uno degli sport che più avvince i sudditi schierati politicamente. Naturalmente dileggiano gli eletti degli altri partiti, quelli del loro no, perché sono abili, esperti e colti per definizione. Lo fanno anche i giornali di regime, quasi tutti, i bersagli sono prevalentemente gli eletti del M5S - i nuovi barbari in fase di normalizzazione, per fortuna - impettiti perché molto presi dal nuovo ruolo e sovente sostenuti solo dall'immensa boria del parvenu. Di quel genere di parvenu che è davvero convinto di essere lì per suo merito, non per coincidenza, fortuna e solo un pochino di abilità personale. Alcuni approfittano dell'occasione per costruirsi competenze e preparazione, i più per tessere alleanze mentre giocano alla politica che scimmiotta le dinamiche che hanno portato alla fine dei partiti di massa italiani. Sciupano un'occasione che difficilmente si ripresenterà, sciupano tempo e risorse che avrebbero potuto sfruttare meglio. Sciupano speranze.
Quelli degli altri partiti sono anche peggio, ce ne accorgiamo di meno perché il grosso dei mass-media li perdona, perfino quando sparano cazzate tremende, sbagliano i congiuntivi e ignorano la Storia. Alcuni ne fanno la loro bandiera, sventolando la grossolanità e vantandosi dell'ignoranza.
"Ci vorrebbero rappresentanti politici migliori della media del popolo", "Sarebbe ora che l'Italia scegliesse la meritocrazia, basta con raccomandazioni e familismo", "Stoppiamo la fuga dei migliori, facciamo rientrare i cervelli in Italia" e così via: luoghi comuni che riempiono la bocca dei convitati televisivi, sempre gli stessi e sempre a fingere di litigare fra loro mentre promuovono le loro intelligenze standard senza pudore alcuno. Ma sono le stesse cose che senti nei bar, nei luoghi di lavoro, sui mezzi pubblici con distanziamento. Minchiate.
Ogni epoca ha avuto la sua rappresentanza politica, più o meno capace di realizzare al meglio l'interesse pubblico, magari compenetrandolo con la carriera politica e/o professionale. Solo che agli elettori i partiti proponevano soggetti di cui andavano fieri, per la storia di cui erano portatori, per il valore simbolico e pratico della loro candidatura, per la lealtà al progetto, qualche volta alla fedeltà ai capi. Quando la rappresentanza eletta risultava poco attrezzata per realizzare programmi ambiziosi e progetti politici epocali, i partiti - spesso con il consenso degli eletti nelle loro liste - cercavano in giro i soggetti che meglio potevano realizzare il progetto politico di cui erano portatori. Questo approccio permetteva di candidare ed eleggere anche persone di umili origini e pochi studi, ma ricche di esperienze, legami, progetti e disciplina; gente che sapeva stare al suo posto, che faceva il suo lavoro (la rappresentanza) e che concorreva al progresso del paese anche scegliendo altre persone, più corazzate e competenti, per realizzare parti del programma di cui erano protagonisti (la competenza).
I caciaroni, i mafiosi, i fascistoidi, gli smodati e i qualunquisti se ne stavano nelle fogne. Da cui sono stati liberati da Veltrusconi e dalle logiche che, in nome delle modernizzazione del paese, hanno sdoganato storie e soggetti che mai prima avrebbero avuto ascolto e peso. E hanno dilagato.
Parlamentari ed eletti in genere sono anche oggi lo specchio del paese, l'espressione della sua frammentazione e del disorientamento che lo pervade. Sarebbe sbagliato chiedere loro esperienza, competenza, profondità, forse sarebbe più saggio chiedere loro di circondarsi di collaboratori e dirigenti all'altezza delle sfide, così da realizzare al meglio ciò che hanno promesso. Invece sono davvero come l'Italia: pronti a piazzare l'amico, la damazza post FIAT di cui nessuno ha ancora capito le capacità, il compagno di scuola, quello che ti è fedele, e via col rosario delle miserie.
Per un momento ho davvero sperato che il M5S riuscisse almeno a fare questo - sfruttare la giovinezza e la freschezza delle rappresentanze per imporre il meglio, sotto forma di persone e riforme radicali e profonde -, invece non hanno perso tempo neanche loro a collocarsi nella mediocrità paralizzante, in questo rappresentando al meglio l'Italia intera degli ultimi trent'anni.
Mariano