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LA CLASSE DIRIGENTE

Osservare chi è al vertice, studiarne le mosse e le parole sono attività alla portata di tutti. Perché si fa così fatica ad associare il trionfo della mediocrità al declino del paese?
Non c'è persona dotata di cervello e un po' di spirito critico che non lamenti il declino di questa povera Italia che da molti anni (troppi!) ha perso il gusto di immaginare  e lavorare - qualche volta fare sacrifici - per costruire un futuro più accettabile per le giovani generazioni. E' come se - ciascuno avviluppato alle sue proprietà, al lavoro da conservare, al mutuo da pagare, al benessere faticosamente raggiunto e sempre in pericolo - avessimo perso la capacità di metterci in gioco, di scommettere davvero qualcosa di noi per mettere in pista i nostri figli e nipoti.
Non è solo l'egoismo dei vecchi a paralizzare qualunque iniziativa di cambiamento di sostanza, è il terrore che ci portino via anche quello che ci è rimasto e  con cui, spesso, soccorriamo la parte più giovane della nostra famiglia quando si trova in difficoltà: la paura di vivere in un posto dove nessuno si occupa veramente della popolazione e, se lo fa, è per fotterci. Questo è il sentimento diffuso ed è anche il motivo per cui la sfiducia nella politica porta poi gli Italiani a votare comunque sempre gli stessi. Li disprezzi, ma li voti.

ASPETTARE

Fra tre settimana le elezioni "decisive" per il futuro di questo paese. Quindi continuiamo ad aspettare?
Non succede più nulla
Da almeno vent'anni in questo paese non succede più nulla (se non il declino), la sua irrilevanza ne è la testimonianza più chiara. Vuol forse dire che, giorno dopo giorno, non accadono più fatti di sangue, miracoli, catastrofi (naturali e cercate), ribaltoni eccetera?
No, no. Queste cose (e molte altre) accadono eccome, ma non sono più “storia”, vale a dire che non sono pezzi di un percorso con una direzione e un senso, non sono più parti di un cammino di evoluzione e progresso. Succedono, se ne parla, si presta attenzione, poi si dimenticano. Non del tutto, ma solo in quanto coperti dall’evento successivo, col quale quasi nessuno proverà a stabilire un nesso di causalità e di interrelazione.
Questo è il tratto caratteristico della cultura di massa dei nostri tempi: la giustapposizione al posto della concatenazione logica. I fatti e i processi sono accostati l‘uno all’altro senza alcun nesso di reciproca interdipendenza, come se la vita fosse un ripostiglio dove cacci alla rinfusa tutti gli oggetti che non sai dove diversamente mettere.
Un’alluvione devasta nuovamente zone già devastate in passato e puntualmente ricostruite nello stesso posto? Stesso stupore, stesse frasi di circostanza, stesse lacrime di coccodrillo. Si scopre che gli appalti delle grandi opere alimentano le associazioni mafiose e fanno lievitare i costi a livelli incomparabili con i paesi a noi vicini? Qualche mese di discussioni, di accuse, di leggi apparentemente draconiane e… niente cambia. la mafia continua a mangiare e a governare come e più di prima. Registri che nessuna delle promesse elettorali che ti hanno fatto per estorcerti il voto ha poi avuto seguito? Nessun problema, alle elezioni successive sei di nuovo pronto a farti prendere per il culo. Magari pensi che, questa volta, potresti essere tu il fortunato destinatario dei favori del politico a cui hai promesso il voto. Tanto potrai lamentartene negli anni successivi, fino al nuovo voto.
Guardi le varianti urbanistiche e ti viene il sospetto che tutto questo consumo di suolo serva a far lavorare i finanziatori della casta? Sei già pronto a rivendicarne una per te, quando e come ti tornerà utile. Copri di cemento tutto il copribile e ti indigni quando i grandi acquazzoni allagano cantine e case? Sei già pronto per una “ricostruzione” ancora più cementosa. Ti incazzi quando l’impiegato/a dietro allo sportello si fa i fatti suoi invece che servire te e quelli che sono in cosa? Nessun problema, probabilmente succede lo stesso quando dietro allo sportello ci sei tu. E tu, caro collega che ti lamenti della qualità e dell’impegno degli studenti, ti sei mai chiesto se non sei tu il modello?
Hai notato che troppa burocrazia favorisce l’arbitrio e la corruzione (troppe regole, nessuna regola)? Avanti con nuove leggi che regolamentano i regolamenti, tutto per non toccare mai l’unico tasto che potrebbe far cambiare le cose: la responsabilità personale. Vi risparmio il resto, cari lettori, lo conoscete benissimo.
Proprio perché non c’è più collegamento fra gli avvenimenti, i temi - proprio perché non si cercano più le cause e le conseguenze delle cose che succedono – viviamo in un presente eterno: se fai presente che c’è un prima un durante  e un dopo, magari cercando di dare profondità temporale ai temi all’attenzione, ti guardano come se fossi uno zombie, ritornato da un passato da incubo che prima si dimentica e meglio è. Così non si impara mai nulla, non di progetta niente, non si investe la cultura e le speranze in un percorso da costruire e realizzare per andare tutti insieme da un punto a un altro. Passiamo il tempo ad aspettare l’avvenimento successivo, in attesa che produca quei cambiamenti che, se verranno, aumenteranno la nostra frustrazione. Se non verranno nessuna paura: potremo buoni buoni attendere i successivi.
Mariano

IL PAESE REALE

Anche se non appare mai, anche oggi un paese reale c’è: è fatto di persone che affrontano la vita come meglio riescono, che si disorientano per poi trovare la strada. Attenti a difendersi dai
Ladri di futuro
Sigle in inglese e slogan ripetuti ossessivamente a coprire un vuoto di pensiero, l’assenza di progetto, la capacità di mettersi a disposizione con il disinteresse e il coraggio che serve a cambiare un paese. Questo manca a Enrico e forse anche a Matteo: loro si chiamano così, per nome, dicendosene peraltro di tutti i colori e  mandandosi messaggi così violenti da richiedere il mascheramento della finta cortesia, quella ipocrita delle madame che spettegolano l’una dell’altra davanti a the e pasticcini, all’inglese.
Interminabili radio e telecronache di bisticci, di analisi delle dichiarazioni dell’uno e dell’altro e delle repliche dei comprimari. Proposte sempre più fumose e talmente rilanciate dei megafoni di questo regime sempre più asfissiante da essere oramai divenute vuote evocazioni di quello che potrebbe essere e non è.
“Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio, il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perché è storia, sarà forse perché invecchio...”, cantava trent’anni fa Guccini e ben rappresentava la progressiva cupezza che cominciava a calare su questo paese, dopo la stagione della gioia e della rivolta, dei diritti allargati, delle lotta democratiche, della liberazione della società.