NOVITA'
latest

468x60

header-ad

I più letti

Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post

CUPIO DISSOLVI

Il furore di distruggere tutto perché non si governa più il gioco è il tratto dominante di questa stagione politica che sembra non finire mai... 
L'espressione l'aveva riportata in auge Enrico Letta alla fine del 2013 quando Berlusconi, fresco di condanna interdizione e decadenza, voleva mettere fine al suo governo, cosa di cui poi si occuperà Renzi. Letta era in visita a Malta e commentava con questa espressione la reazione di B. alla mancata tutela della sua persona, visto che il PD aveva votato per la sua decadenza immediata. L'espressione "cupio dissolvi" arriva diretta da S. Paolo di Tarso nelle Lettere ai Filippesi (una dotta trattazione qui) che la significa come "desidero fortemente di essere dissolto" - quasi a giustificare il suicidio come forma di abbandono della vita terrena per assurgere a Dio, dissolvendo il corpo per liberarne l'anima -, insomma una questione di misticismo portato alle estreme conseguenze. Al giorno d'oggi sta a indicare l'atteggiamento del perdente che, pur di restare al centro del gioco, trascina tutta la squadra con sé nel baratro verso il quale sta precipitando (un po' alla "Muoia Sansone e tutti i Filistei!").

IL FUNERALE

A tre settimane dalle elezioni si è consumato un funerale politico che attendevamo da 24 anni. Potrebbe essere solo il primo di una lunga serie. 
L'elezione dei presidenti di Camera e Senato hanno  spiegato a tutti - anche a quelli più duri di comprendonio - che la musica è cambiata. Non è detto che sia migliore di quella passata, ma è proprio un'altra.
Il punto di partenza, a urne chiuse e risultato consolidato, è stato il rifiuto opposto da Di Maio al colloquio separato chiestogli da Berlusconi. Che il rifiuto fosse concordato con Salvini o meno, il messaggio era chiaro e più o meno diceva così: non ti incontro perché sei incandidabile, pregiudicato, ma soprattutto perché parlo con chi conta e decide per davvero nella tua area, Salvini.

IL BIVIO

L'esito elettorale costituisce una grande possibilità di cambiamento, ma anche l'occasione per finte trasformazioni, magari simili a quelle degli anni passati che gli Italiani hanno già scartato col loro voto
Legge elettorale: ha prodotto i risultati attesi. Nessuno vince abbastanza da fare un governo da solo, confusione e difficoltà ulteriori per un paese già stremato. Pensavano forse alle difficoltà dell'Italia, e a darle un governo stabile, Gentiloni (col voto di fiducia), Renzi e Berlusconi quando l'hanno confezionata, i parlamentari che l'hanno votata? Dato che si sapeva prima qual era lo scopo, a qualcuno verrà chiesto conto o passerà ancora una volta tutto in campana con la complicità dei giornalisti di facciata e della proverbiale "memoria corta" degli Italiani?
Vincitori: il M5S vince, poco importa stabilire se vinca per meriti propri o per demeriti altrui, per tantissimi anni abbiamo scelto il meno peggio con la sola forza della disperazione, farsi queste domande adesso non serve proprio a nulla. Ed è l'unico che vinca davvero.

L'ALTRO TURIGLIATTO: PESI E LEGGENDE

"Ma tu..., sei quello che ha fatto cadere Prodi?". Da otto anni a questa parte convivo con un doppio e ne condivido la riprovazione di buona parte degli elettori del centrosinistra. Non finisce mai!

Il 24 gennaio 2008 il governo Prodi - formato da tutte le forze politiche di centro e di sinistra, era il tempo dell'Unione - veniva sfiduciato dal Senato (156 sì e 161 no). La sconfitta veniva dall'Udeur di Mastella e dai seguaci di Dini, che facevano parte della maggioranza, ma votarono contro lo stesso. Votò contro anche un senatore di Rifondazione Comunista che già aveva criticato aspramente il governo sulla partecipazione alla missione "umanitaria" in Afganistan e sul raddoppio della base militare americana di Vicenza: Franco Turigliatto. Il suo voto non era assolutamente decisivo, ben altri furono i killer di Prodi (leggi la ricostruzione di Travaglio), ma lo stesso lui assurse a simbolo della sua sconfitta. Colpa di Turigliatto. Il premier rassegnò le dimissioni e le cose presero la piega che sappiamo, anche grazie alle manovre e agli intrighi di Napolitano che, dal Quirinale, contribuiva con le sue gesta a rendere, la nostra, quella repubblica extraparlamentare che vediamo oggi.
La sera della sfiducia, quel 24 gennaio, me ne torno a casa da una giornata in Consiglio regionale e vengo apostrofato davanti al portone da un concittadino che mi dice: "Perché ha fatto cadere Prodi? Non si rende conto che, così, spalanchiamo le porte a Berlusconi?".

MATTARELLA: TORNA DI MODA LA COSTITUZIONE?

Perché è molto probabile che il nuovo Presidente della Repubblica faccia meglio del suo predecessore…
Italicum o Mattarellum?
I teorici del “tanto meglio tanto peggio” avrebbero forse preferito che questo Parlamento eleggesse a Presidente della Repubblica uno come Amato. Così la Casta avrebbe sancito definitivamente la sua siderale lontananza dal modo reale, dal sentire del popolo, dalla sfiducia che attraversa in ogni dove la società italiana. Sembravano avviati tutti su questa strada: gli uni per incapacità, nei momenti topici, di far valere il peso del consenso ottenuto; gli altri perché permeati di inciucismo e incapacità di andare oltre la preservazione ottusa delle posizioni e degli interessi delle lobbies di riferimento.
Queste caratteristiche sono ben chiare anche oggi, il giorno dopo l’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica, ma resta la sorpresa di come la sintesi di due zavorre abbia prodotto un risultato che, alla fine, potrebbe perfino essere migliore di quello che appare. Non è tanto il personaggio scelto – le sua caratteristiche, la forze e le debolezze sono oggetto di minuziosa disamina e non è il caso di richiamarle qui –, ma come questa scelta è avvenuta, si è affermata. Poi anche della aspettative che crea, delle incertezze che genera e delle sicurezze che offre.

KING GEORGE: VERA GLORIA?

Si avvicinano le dimissioni di Napolitano e le conseguenti elezioni del suo successore. Bilanci e  fibrillazioni
Neanche Lenin…
Si avvicina la fine della presidenza Napolitano e – prima che fiumi di inchiostro e un diluvio di chiacchiere si abbatta su di noi, colpevoli consumatori di notizie – qualche considerazione va pur fatta. Specialmente perché il suo quasi novenato (si dirà così? eletto la prima volta nel maggio 2006, rieletto nell’aprile 2013) lascia uno strascico di storie aperte e di precedenti che hanno aperto la strada a un nuovo modo di interpretare il ruolo di presidente della Repubblica italiana.
Più di otto anni fa l’elezione di Napolitano al Colle venne salutata come il definitivo superamento delle divisioni e fratture ideologiche del novecento. Un ex comunista diventava la massima autorità di garanzia dello Stato, dunque la fine certificata del fattore k, dell’anticomunismo, delle contrapposizioni ideologiche e così via.  Fino alla caduta di Berlusconi Napolitano ha effettivamente ricoperto un ruolo di garanzia, soprattutto all’estero, facendosi garante a fronte di un mondo preoccupato della stabilità italiana, del rispetto dei patti e della sua tenuta politica.

FENOMENOLOGIA DELLA PSEUDO/ROTTAMAZIONE

Sapevamo che Berlusconi sarebbe passato, temevamo però che il berlusconismo di tempo ce ne avrebbe messo di più e con tanti danni ancora…
Berlusconi forever
Un po’ di attenzione a quello che sta succedendo davvero in Italia potrebbe far bene a quel che resta della nostra democrazia e prepararci ad affrontare al meglio l’inevitabile fase del disinganno, altra nostra dolorosa specialità. Dal loden verde alla sobrietà, poi  al “faccio tutto io”, un popolo bambino si illude che i problemi si risolvono affidandosi a chi la spara più grossa e gode dei favori della stampa e della tivu. Ecco le vecchie tecniche che funzionano anche oggi: 
Utilizzare il trucco del gioco delle tre carte, sempre e comunque: funziona benissimo. In primis perché gli Italiani li freghi facendo credere a ciascuno di loro che è il più furbo, poi perché sono sicuri di sapere dove ve la carta buona e guardano il movimento delle mani mentre tu la fai passare dove non se lo aspettano. Così gli 80 euro per qualcuno sono già diventati meno della metà per via delle detrazioni per i famigliari, per altri lo saranno col conguaglio fiscale a fine anno.

EUROPA: DISPERAZIONE E SPERANZA

Riflessioni di un disincantato dopo una notte passata a guardare i sondaggisti che annaspavano fra i numeri e commentatori in crisi di certezze
L’Italia ha scelto il medico
Ieri, uscendo con mia moglie dal seggio dopo il voto, ho incontrato un mio vicino di casa - caro amico un po’ di destra – che mi ha chiesto di indicargli un candidato “cattolico” della lista del PD per l’Europa. Accortosi della mia meraviglia, ha così motivato la sua scelta:
“Bisogna dare un segnale di incoraggiamento e sostegno a Renzi”.
Tornando a casa, mi ripetevo come un mantra che, ancora una volta, non avevo capito niente. Ancora una volta avevo scambiato un desiderio con la realtà. Stanotte mi sono accorto però che, a  differenza del solito, questa volta sono stato davvero in grande compagnia, non c’era nessuno capace di prevedere il successo del PD e la sua misura. Del PD o di Renzi?
Stamattina ho sentito la stessa considerazione del mio amico un po’ di destra  da tre imprenditori che mai hanno votato il PD e che mai lo voterebbero in condizioni normali.
Stessa scelta di ieri e stesse motivazioni. Non pretendo di generalizzare, ma forse il punto è qui: disperazione+paura+speranza residua=Renzi.
Ora non ci sono più alibi o storie che tengano sulla sua legittimazione, l’ha avuta e ben oltre le attese e neanche del tutto a spese dei suoi alleati. Ora deve fare quello che ha promesso, dimostrando anche agli scettici che il programma di cambiamento non è il gattopardismo che temiamo. L’apertura di credito è stata davvero esemplare, proprio per questo potrebbe essere dolorosamente effimera se il cambiamento atteso non arriva e per davvero. Vedremo.
Renzi, capace di trascinare il risultato di un partito diversamente piuttosto frenato, ha dato al PD quell’identità che gli mancava, trasformandolo nel “partito di”, come il M5S lo è di Grillo, e Forza Italia di Berlusconi. In parecchi storcevano il naso per questa mutazione epocale, ma il voto ha dato loro torto: oggi possono solo decidere di andarsene o di accettare l’avvenuta mutazione. Agli osservatori più distaccati appare chiaro che, comunque, il fenomeno di ieri potrebbe essere la combinazione di due fattori che affondano nel ventennio appena concluso.
Berlusconi sembra proprio finito,il berlusconismo no. La modalità di comunicazione politica, il rapporto didascalico con gli elettori, la forma partito che sostiene il leader, gli stessi contenuti della proposta politica, l’abitudine di dare nomi roboanti a provvedimenti che tali non sono, i modi finto-spicci, la predisposizione di dare agli altri la colpa dei propri insuccessi… li ritroviamo quasi completamente trasfigurati in Renzi. Invece che farsi un partito – come Berlusconi nel 1993 – Renzi si è scalato quello che è sopravvissuto meglio al ventennio. Ora bisogna vedere se Renzi aiuterà questo paese – la sua politica, la società, le sue istituzioni – a uscire dal berlusconismo o se, ereditandone i caratteri, semplicemente cercherà una strada per costruire un progetto di gestione del potere analoga. Questo il primo fattore.
Il secondo si riferisce alle speranze che Renzi ha suscitato: questo paese è stremato, ma non sa più come uscire dalle maglie di una rete che si è costruito da solo, anno dopo anno, privilegio dopo privilegio, mediocrità dopo mediocrità. Il suo partito e lui in prima persona non sono indenni da responsabilità. Oggi sono perdonate a favore della speranza di portare l’Italia fuori dal tunnel. Che cosa succederà mai se Renzi nei prossimi mesi non dovesse riuscire a fare nulla di quello che ha promesso?
Infine, la battura d’arresto del M5S forse è salutare: chissà che non capiscano finalmente che i voti ricevuti vanno spesi – non necessariamente per fare pastette – e che qualcuno è più utile di qualcun altro. Che, quando veleggi su percentuali a  due cifre, la selezione del ceto politico non si può fare come anche questa volta, che l’autosufficienza è dei gruppuscoli e che le alleanze danno forza e vitalità se sono genuine. Dato che non hanno preso una batosta, li vedremo presto alla prova con una nuova fase del movimento: adesso devono proprio darsi una mossa, una linea e qualche regola seria di funzionamento.
Certo che siamo un popolo ben strano: siamo bugiardi perfino con gli intervistatori fuori dai seggi e rendiamo improbabili sondaggi e previsioni. La cosa potrebbe anche farci sorridere, se non fosse che siamo così quasi in tutto…
Adesso vado a vedere cosa è successo a Collegno.
Mariano

VERGOGNE NAZIONALI

Il dito medio di Fassino, la trattative con gli ultras, gli applausi dei poliziotti ai colleghi, il gioco delle tre carte coi soldi della gente…
Il dito medio
Fino a due anni fa la vergogna nazionale era Berlusconi, accompagnato dall’eco dei suoi scandali e dalla gravità dei reati per cui era già stato condannato. Andavi all’estero e ti capitava spesso di essere interrogato sull’apparente (?) impazzimento nazionale, visti i consensi di cui continuava e continua a godere. L’interrogato si giustificava balbettando scuse e spiegando che B era solo una faccia di una medaglia che vedeva dall’altra parte la sinistra più asservita e egoista della storia mondiale.
Poi l’hanno fatto fuori a favore del più sobrio Monti: non si è trattato di un colpo di stato, tuttavia l’operazione politica non è stata esattamente democratica; va detto qualche beneficio l’ha pur prodotto. La reputazione del nostro paese, – almeno stando a quello che i giornalisti hanno cominciato a raccontare – è migliorata, lo spread è sceso e le nostre pensioni hanno preso il volo, senza che uno straccio di riforma strutturale disegnasse un futuro per le giovani generazioni di questo paese.
L’uomo col loden verde si è montato la testa e ha pensato di mettersi in proprio con gli esiti che conosciamo. Elezioni, vince Grillo, Bersani ci prova e Letta va al governo con Berlusconi.
Della reputazione italiana non parla quasi più nessuno: credo che sia davvero difficile immaginare di convincere un forestiero che fare un governo con un pregiudicato, carico di processi e di scandali, è cosa buona e giusta.
Il PD e i suoi giornalisti cercano di accreditare l’idea che non si sarebbe potuto fare diverso, vista l’indisponibilità del M5S: viene “silenziata” perfino la Serafini (deputata e moglie di Fassino) che bene spiega che mai loro del PD avevano avuto l’intenzione di collaborare per davvero e alla pari con Grillo. Il resto è attualità, con Letta silurato da Renzi: il primo annunciava poco e non faceva nulla, il secondo è tutto un annuncio a risultati zero. Chissà il prestigio internazionale… certo non credo che qualcuno possa sostenere che il nostro è un paese in cui la democrazia funziona e la trasparenza la fa da padrona.

A rinforzare l’idea che si stia continuando ad andare verso il fondo, arrivano le trattative delle massime autorità con i capi ultras, assurti a rango di autorevoli negoziatori per evitare “guai peggiori” in situazioni sfuggite al controllo di chi doveva occuparsene. Ne sta parlando tutto il mondo e senza il divertimento del bunga bunga, semmai con la preoccupazione di un corto circuito fra malavita e apparati dello Stato.
Il calcio diventa il paradigma di un paese nel caos e nella disperazione. Gli applausi dei colleghi ai poliziotti che hanno ucciso un ragazzo, la diffusa sensazione di essere nelle mani dei prepotenti, dei cafoni e dei delinquenti, che albergano e proliferano oramai in ogni settore e professione, sono indizi della lacerazione ben più che i fischi all’inno nazionale.
Normalmente i leader demos deplorano tutto questo: mettono su quell’arietta saputella, storcono la bocca in una smorfia di disappunto e deprecano, stigmatizzano e condannano. Lo fa Renzi, lo fanno i big del partito, lo fa anche Fassino. Naturalmente loro non hanno mai alcuna responsabilità e sono corretti e garbati perfino quando debbono affrontare la piazza a muso duro; come potrebbe essere diverso, loro sono superiori perfino quando trafficano.

Ieri Fassino ha salutato i tifosi del Toro, che lo contestavano durante la cerimonia commemorativa della tragedia di Superga, alzando repentinamente il suo dito medio. Eleganza del gesto e profondo rispetto per il dissenso. Vabbè, si potrebbe obiettare, non dovrebbe succedere, ma un momento di debolezza è umano.
E’ vero, ma è assai meno umano smentire di averlo fatto ed essere poi smascherati dal solito video che ristabilisce la verità dei fatti. Chissà cosa si inventeranno i suoi compagni di partito per giustificare l’ingiustificabile, chissà che cosa studieranno i suoi sponsor alla successione di Napolitano per spiegarci che, ancora una volta, siamo noi che non abbiamo capito.

Mariano

CAMBIARE PER FINTA

Ogni giorno un annuncio di qualcosa a cui il Governo sta lavorando, ogni giorno una promessa nuova e una nuova faccia della conservazione da abbattere e…
L’annunciazione continua
Molti anni fa – quando i mass media facevano ancora i loro lavoro e si interrogavano sul ruolo che deve avere l’informazione in una democrazia compiuta –, un mio parente lungimirante mi disse: “Se annunci castagnate tutte le domeniche d’autunno e inviti quanta più gente puoi, specialmente quella che sta così lontano che non verrà, ci saranno tante più persone che sentiranno i bruciori di stomaco anche se non hanno partecipato all’evento”. Aveva ragione, l’annuncio, il semplice annuncio, riesce da solo a suscitare risposte del corpo e della mente come se fossero davvero seguiti i fatti.
Siamo fatti così, pieni di sano realismo, disingannati quanto basta, disincantati e smaliziati, ma… sempre pronti a cascarci, a illuderci che davvero l’annuncio si è fatto sostanza, perfino quando l’evidenza ci afferma il contrario.
Questa è di nuovo una stagione un po’ così: la gran parte degli Italiani è davvero convinta che Renzi abbia abolito le Provincie (e i costi conseguenti), non ha voglia di dare retta a quelli che mettono in guardia dai costi e dai rischi di una riforma fatta a metà, giusto per poter dire di averla fatta: sono disfattisti, gente che non ha a cuore il paese e che cerca di mettere i bastoni fra le ruote dell’ultimo che ci sta provando a cambiare davvero. Lo stesso per la legge elettorale, la cosiddetta abolizione del Senato: chi obietta o avanza riserve viene subito tacciato come un conservatore accanito, di quelli che si sono resi responsabili di aver condotto il paese a questo punto. Insomma Cassandre che – come i fastidiosi “professori” – avanzano paure e dubbi per il gusto di rovinare il compito del premier e sminuirne la portata innovatrice.
Il fatto è che i critici in malafede effettivamente non mancano: una categoria per tutte, quella che accusa Renzi di non essere il prodotto di un’elezione (e Monti? e Letta?), oppure di aver fatto un accordo con Berlusconi (e voi, cari PDini, non ci avete fatto dei governi insieme, non avete evitato il conflitto di interesse eccetera?). Stanno quasi tutti nello stesso partito che Renzi ha scalato così bene, avviandone anche una mutazione genetica dalla celerità sorprendente.
Il fatto che essi esistano non può, però, azzerare la critica e l'analisi delle cose che il governo sta dicendo (più che facendo): la legge elettorale è una cagata, forse peggiore del Porcellum: taglia fuori troppi elettori dalla rappresentanza e non garantisce la governabilità, visto che i governi cadono per le dinamiche dei grandi partiti, non per i ricatti dei piccoli, come vorrebbero far credere. Letta è caduto per i ricatti dei piccoli o per gli esiti di una battaglia politica di Renzi contro di lui?
L’abolizione del Senato è una non-riforma, che infatti lascia spazio alle critiche ed alle manovre di chi utilizza la battaglia contro la proposta Renzi per regolare i conti con lui. perfino un disperato Berlusconi comincia a prendere le distanze, avendo capito che non saranno prese misure di salvaguardia nei suoi confronti e che a stare appiattito su Renzi potrebbe finire in un angolo da cui non uscirebbe più. Sui rinnovi dei Consigli di Amministrazione degli Enti e della aziende di Stato, sembra che le procedure (e quindi gli esiti) non siano diverse da quelle dei suoi predecessori, sulla politica estera eccetera.
Il tempo passato è ancora troppo poco, attendiamo fiduciosi di conoscere le misure economiche e come il governo troverà i soldi per soddisfare la promessa degli 80 €; soprattutto attendiamo che il governo faccia conoscere le sue priorità, visto che non può fare tutto contemporaneamente quello che Renzi ha promesso e sta promettendo in giro. Una tempistica più definita aiuterebbe a trasformare “sparate” in “promesse” e queste in “impegni” precisi e finanziati.
Questa sarebbe la riforma più importante, sarebbe anche un grande segnale ai fantomatici “investitori stranieri”, talmente evocati in questi anni di declino come “nemici dell’Italia” da risultare credibili come il babau:
“L’Italia sta cambiando – sarebbe come dire – ad annunci seguono misure, a queste finanziamenti, infine verifiche sull’efficacia dei provvedimenti assunti”.
Finirebbe così quella pioggia di annunci, di lanci giornalistici, di precisazioni e puntualizzazioni, di smentite e di nuovi annunci. Tutti destinati ad aumentare la confusione e quel senso di panico che inevitabilmente pervade chi sta su una nave che sembra sempre sul punto di affondare.
Perché arriva il giorno in cui alla castagnata ci vengono tutti quelli che hai invitato. Allora sono guai, quando scoprono che di castagne non ce ne sono più perché se le sono già mangiate tutte quelli che erano lì per creare e documentare l’evento.
Mariano 

LA PREFERENZA

Tanto per cambiare, il dibattito sulle legge elettorale riporta a galla i detriti di una discussione falsata da troppe ipocrisie e da tantissima propaganda
Le bufale di Roma
Renzi ha fatto al sua parte e oggi la Commissione Affari istituzionali ha licenziato la bozza di riforma della legge elettorale così come lui l’ha pattuita con Berlusconi. Ora comincia il cammino e sarà bello tempestoso e pieno di insidie, ma già oggi si è capito che detta legge: Forza Italia. Si teme la riedizione del copione della Bicamerale e del suo seguito.
Infuria il dibattito, il bisticcio e la polemicuccia, tutto infarcito di propaganda pura, talmente becera che spero proprio che, questa volta gli Italiani se ne accorgano. Ecco una rapida ricognizione delle bufale in arrivo da Roma:
La governabilità impone soglie di sbarramento molto alte. E’ ora di dire basta al potere di veto e ai ricatti dei piccoli partiti. La storia di questi vent’anni (con l’eccezione dell’ultimo governo Prodi) è piena di paralisi parlamentari determinate non già dai partitini, ma dalle divisioni inconciliabili fra le correnti dei partiti più grandi. E’ questa la storia vera di sistemi elettorali che, al contrario, hanno finito per mortificare troppo la rappresentanza in nome proprio della governabilità.

MATTEO, SILVIO E IL SANTUARIO PROFANATO

L’incontro fra i due nella sede del PD in un sabato  piovoso di gennaio, ha dato la stura a un fiume di stupidaggini che da un po’ non se ne vedeva così tante…
Peccatori e redenti
Rienzi, neosegretario del PD, decide di incontrare tutti i leaders degli altri partiti per sottoporre loro le sue ipotesi di riforma elettorale, nel tentativo di trovare i numeri per approvare una nuova legge. Grillo e i suoi si negano (altro grande errore!), gli altri sono troppo piccoli e preferiscono porre veti petulanti e mostrare muscoletti sminchiati. Berlusconi sa che è la sua ultima occasione per tornare sulla scena e per riprendere il controllo di tutto il centrodestra… e ci sta, va a vedere il gioco.
Dato che i predecessori di Renzi li ha giocati facendo loro credere che con lui fosse possibile fare dei patti che sarebbero stati puntualmente rispettati, Berlusconi continua nel suo gioco, magari funziona anche col giovanotto. Il quale, d’altra parte, è condannato a “vedere”: ha bisogno di cominciare a portare a casa qualcuna delle cose che ha venduto in lungo e in largo per l’Italia e non può farsi logorare dal primo Letta che passa per la strada. Dunque si accorda con Berlusconi e lo porta nella sede del PD, il santuario che così viene profanato.

L'AGIBILITA' POLITICA DEGLI ITALIANI

La tristezza del "quotidiano" e dei quotidiani quest'estate supera ogni limite di accettabilità. Che si debba arrivare al punto di smettere di comprarli?
Giornali d'agosto

Una certa quantità di Italiani passa questi ultimi giorni d'agosto con un'angoscia che non può nemmeno confessare ai famigliari più cari e agli amici più intimi, per non metterli inutilmente in agitazione. Si chiedono se troveranno ancora il loro posto di lavoro, quelli che ce l'hanno; se ne troveranno uno, quelli che l'hanno perso; se continuerà la presa per i fondelli degli esodati; se gli stipendi degli statali resteranno ancora bloccati; se la riforma Fornero verrà rivista, sia per  i pensionamenti, sia per il mercato del lavoro; se si riuscirà a portare a conclusione questa indegna manfrina dell'IMU; se si farà un po' di lotta all'evasione fiscale per dare qualche risorsa alle politiche di rilancio dell'occupazione, specialmente quella giovanile; se, invece di continuare a togliere risorse alla scuola, finalmente comincerà la stagione degli investimenti in istruzione e formazione...

LA SINDROME DEL PIFFERAIO di F. Maletti

Il tramonto di “Lui” non aprirà la strada a un’Italia migliore se, invece di individuare le soluzioni ai problemi, si cercherà il suo successore per rifare gli stessi errori…
Incantati e sperduti
E’ ormai da vent’anni che metà del nostro Paese è abituata ad un “Lui” onnisciente, che con il suo sorriso rassicurante ci difende dal comunismo, dalle malattie, dalla crisi economica e dalle disgrazie di ogni tipo. Ed è da altrettanti anni che l’altra metà del Paese ha individuato in questo “Lui” la causa di tutti i nostri mali: dalla criminalità dilagante alla mafia, dall’evasione fiscale alla disoccupazione, dalla scomparsa dei valori etici alla disgregazione dello stato sociale, dall’esaltazione dell’individualismo all’egoismo privo di regole. Un “Lui” soprattutto ambiguo, al punto di arrivare a definire il suo come”partito dell’amore”: nonostante la “amoressia” conclamata di tutti i suoi componenti.
E intanto la democrazia se ne andava da un’altra parte, fino quasi a scomparire tra la indifferenza di tutti i principali antagonisti del bipolarismo muscolare che era venuto a crearsi e che resiste tuttora attraverso nuovi epigoni (come Grillo): saliti alla ribalta ma decisamente inferiori all’originale.

LA DATA E LE REGOLE

Prosegue con continui colpi di scena la telenovela sul prossimo congresso del PD
Trucchetto scherzetto
In pochi avrebbero previsto una manfrina sul congresso PD come quella a cui stiamo assistendo in questi tempi grami: non riesco a ricordare in quale film c’è quella scena in cui tutti si muovono in sincrono e rasenti il muro perché ciascuno dei personaggi pensa che, se solo si distrarrà, uno degli altri gli farà qualcosa di terribile. O anche qualcuna delle scene più esilaranti in cui evasi fuggono incatenati, perciò costretti a dipendere tutti l’uno dall’altro, ben consapevoli che diversamente sarebbero finiti.
Qualcosa di simile anima il gruppo dirigente del PD: incatenati l’uno all’altro, timorosi di essere trascinati a fondo dai soci di avventura eppure incapaci di fare qualcosa per liberarsi, magari perfino concedendo qualcosa agli altri.  Così il timore dello sgambetto del  “compagno” o dell’”amico” paralizza la dignità, annulla il coraggio e induce i più a cercare il riparo sotto “l’interesse del partito”, concetto tardo bolscevico che di guai ne ha già prodotti non pochi.

INNOCENTE!

Nonostante tre gradi di giudizio, sterminate carovane di avvocati, 6 reti televisive, giornali e supporter sparsi qua e là nelle imprese di stato, Berlusconi fa la vittima. E gli danno pure corda.
Il senso della giustizia
Da domenica sera il Nostro ha sdoganato pubblicamente l’ennesima incredibile pretesa: quella di essere innocente – nonostante ben tre gradi di giudizio, magistrati di tutte le taglie, torme di avvocati, rinvii, leggi ad personam, anni e anni di governo – e di proclamarlo da un balcone a supporters adoranti, pronti a bere qualunque cosa esca dalla sacra bocca del loro caro leader.
Le carceri sono piene di persone che si proclamano innocenti, perfino quando l‘evidenza del reato di cui si sono macchiati è tale da non lasciare alcun dubbio; solo che, se condannati, stanno dentro: protestano invano la loro innocenza davanti (se va bene) alla platea dei loro compagni di sventura e di qualche guardia carceraria. Non in televisione, non con l’amplificazione che tutti i canali (tutti) continuano a riservare a un delinquente, condannato per aver rubato soldi agli Italiani con un ben oliato sistema per frodare il fisco.
Ecco è questo che mi infastidisce, ancora di più quando vedo la quantità di tasse che  milioni di altri lavoratori dipendenti (e io fra loro) paghiamo sui nostri redditi (e meno male che ce li abbiamo…);

LA MARCETTA

Con la complicità di giornali e tv una manifestazione fallita diventa il rilancio di un delinquente e dei suoi fan. Forse..
Pavidità e insipienza
Anni e anni di selezione al ribasso, di “tengo famiglia”, di culto della fedeltà e dell’obbedienza al capo, questo hanno prodotto: mass-media asserviti, giornalisti che non conoscono più i fondamentali del loro lavoro, o li hanno dimenticati per accoccolarsi ai piedi del padrone, politici che riferiscono ogni evento alla loro personale carriera, al loro personale tornaconto, e basta.
Ieri circa 2.000 berlusconiani - pare conditi da centinaia di fascisti che inneggiavano impunemente al duce, sotto il balcone di palazzo Grazioli (brrr!) – hanno manifestato il loro affetto al delinquente, reso ufficialmente tale da una condanna a quattro anni per aver frodato il fisco del paese che tanto dice di amare.

DEAD MAN WALKING

Da oggi PdL è orfano; il PD e gli altri hanno perso il collante, a meno che non decidano ancora una volta di fare finta di niente…
Svoltare
La conferma della sentenza d’appello ha decretato la fine del Berlusconi pubblico. Bisogna riconoscerlo e andare oltre, ma ne saranno capaci i mondi della politica che hanno atteso il grado finale di giudizio ma che adesso già affermano che ce n’è anche un quarto, il giudizio universale, e che bisogna aspettare quello prima di tratte conclusioni ultimative?
Indipendentemente dalle mosse che farà Berlusconi un’epoca è finita: da oggi è ufficialmente un pregiudicato e non ci saranno più votazioni sulla “nipote di Mubarak” a negare per via parlamentare la verità delle cose e la realtà dei fatti. In tanti sospettano che lui l’avesse capito ben prima dei suoi sostenitori, palesi e occulti. Non gli servirà neanche il vittimismo alla “chiaggni e fotti” e neppure potrà appellarsi a un gesto di Napolitano, squalificato anche lui dalle vicenda di cui si è reso protagonista nel corso di questa parte del 2013...

IL BALLO DELL’IMU

La convivenza civile vorrebbe che una tassa sulla proprietà la pagassero tutti: ovviamente poco chi vive nell’unica casa che possiede, di più per le abitazioni di lusso o diverse dalla prima. 
La negazione dell’ovvio
I balletti di questi giorni sull’IMU sono davvero il segno della tragedia italiana. Non mancano, come in ogni tragedia che si rispetti, i risvolti comici, ma potenzialmente esiziali per quello che rimane della nostra cultura e civiltà.
Il governo Berlusconi, quello di prima, elimina l’ICI, mantiene la sua promessa elettorale e manda in crisi i Comuni. L'UE si accorge della cavolata e dell'insostenibilità, lo costringe a ritornare sui suoi passi per coprire i buchi. Berlusconi e i suoi perciò inventano l’IMU. Toccherà al governo Monti metterla a regime, facendo incazzare l’Italia, ma l'istituzione va fatta risalire al governo precedente.

LA VISITA FISCALE

Il Tribunale di Milano ha negato a Berlusconi il legittimo impedimento a seguito della visita fiscale ordinata e svolta presso la clinica dove alloggiava...
Il tonfo del lazzarone
Il miliardario d’Italia, il più volte presidente del consiglio, il soccorritore della nipote di Mubarak, il compratore di senatori, il fondatore di FI e del PdL, il padrone di Mediaset e tante altre cose ancora: beffato da una semplice visita fiscale, proprio come il lavoratore sfaticato e perciò stanato dal medico legale dell’INPS!
Sarà quindi costretto a presentarsi regolarmente in aula e a partecipare alla conclusione del processo a suo carico per l’affaire Ruby che perfino il suo avvocato – l’ineffabile Ghedini, ora chiamato Ghignini - pensa si concluderà con una condanna. Dunque non resta che aspettare qualche giorno per sapere se il più ricco degli Italiani finirà condannato per reati connessi alla prostituzione minorile, caduto dal trono per colpa di una semplice visita fiscale. Niente di cui preoccuparsi: l’ineffabile Cicchitto ha già cominciato a dichiarare: “Verdetto di medici nazisti e pm stalinisti!”.