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VENARIA REALE, UNA LEZIONE CHE NESSUNO COGLIERA'

Per la prima volta nella sua storia (breve parentesi 20 anni fa) Venaria passa al centrodestra. La dimostrazione dei guasti della cattiva politica

In poche parole, questa la situazione: al primo turno vanno a votare 18.382 venariesi, Giulivi (CDX) ottiene 7.330 voti, Schillaci (CSX) 5.674, Brescia (Civiche) 3.295 e Barcellona (M5S) quello di 1.232 coraggiosi, visto il disastro dell'amministrazione pentastellata uscente. 

Quindici giorni dopo vanno a votare 13.285 venariesi, vale a dire 5.097 in meno. Giulivi raccatta 6.757 voti, dunque ne perde 573  e la Schillaci raggiunge i 6.528 voti, cioè ne guadagna  854. Un esito sorprendente, visto che i due candidati non ammessi al ballottaggio (Brescia e Barcellona) avevano ottenuto ben 4527 voti. Conoscendo la fragilità della candidata del csx e della sua coalizione sarebbe stato logico attendersi un riconoscimento del valore del risultato di Brescia e della sue liste, nel tentativo di intercettare almeno una parte dell'elettorato (in gran parte di sinistra) deluso e in libertà. Invece piccolo cabotaggio, schermaglia, sottovalutazione del rischio e la solita supponenza. Nonostante questo una parte dell'elettorato di Brescia & C è lo stesso andato alla Schillaci, il resto è rimasto a casa.

Infatti, riportando le percentuali di Giulivi e Schillaci al numero dei votanti al ballottaggio (13.285 invece che 18.382) ipotizzando che l'astensione colpisse entrambi nella stessa misura, il primo avrebbe avuto circa 5.450 voti, la Seconda 4.400. Si capisce facilmente che agli elettori di Giulivi non se ne sono aggiunti molti altri. A differenza della Schillaci che - per amore o disperazione - ha convogliato su di sé numerosi elettori di Brescia e Barcellona. In compenso gli elettori di Giulivi si sono rivelati così fedeli da andare a rivoltarlo una seconda volta, cosa che l'elettorato più legato al singolo candidato consigliere non fa quasi mai e che di solito penalizza la destra. Si vede che a Venaria parte del voto al csx ha caratteristiche clientelari così smaccate da far sì che una parte dell'elettorato diserti il ballottaggio ritenendo di aver già reso il servizio al capobastone col voto del primo turno e che tocchi agli elettori in libera uscita farsi carico del gioco democratico. 

Considerazioni: 

1) solita manifestazione di arroganza del PD, convinto come sempre di poter imporre i suoi giochetti e le sue mezze calzette non solo alla corte dei satelliti, ma anche a una città. La città ha risposto. Se non capiscono che la "vocazione maggioritaria" è solo una fantasia nella loro testolina autoreferenziale, meglio starci lontani e continuare a provare altre strade. Il candidato Giulivi, a differenza della Schillaci, ha trainato la coalizione di cdx, l'ha dotata di una sua fisionomia. La città ha scelto, perfino oltre la sua tradizione antifascista e senza premiare neanche troppo le liste dei partiti di destra.

2) il M5S ha contribuito a depotenziare l'unica candidatura in grado di opporsi a Giulivi: quella di Alessandro Brescia. In questo senso è come se i grillini si fossero alleati col PD senza dirlo. Un altro capolavoro, non credo che si debbano più praticare aperture di credito o riporre speranze: sono come il PD, stessa arroganza, stessa incultura, stessa incapacità di scegliere alzando lo sguardo dei giochi di potere e interesse per abbracciare la città.

3) l'ottimo risultato della candidatura Brescia e delle liste collegate (qualcuno si è accorto, ad esempio,  che quella di sinistra ha preso il 4%, vale a dire ben di più delle medie di questa stagione?) lascia intendere che Venaria è in movimento. Il futuro della politica cittadina è nelle loro mani perché il cambiamento passa di lì. Sta a Brescia alle persone che si sono mobilitate con lui decidere se chiudere questa avventura o se farne l'inizio di una bella riscossa per e della città.

Mariano  

IL BONUS E GLI ARRAFFONI: DELUSIONE, RABBIA E SQUALLORE

Uno dei consiglieri regionali percettori del bonus pensavo di conoscerlo bene... 

fonte "La Stampa"
fonte: La Stampa
circa vent’anni fa ho conosciuto Diego Sarno, il terzo della foto, in una fucina di belle speranze e grandi intuizioni qual è stata ed è Libera. Da allora ho seguito il suo percorso politico e, in qualche caso, ho perfino speso qualche parola per dire ad amici e conoscenti di area PD perché fosse giusto votare per lui, nonostante il suo partito. Non ho mai nascosto la soddisfazione di saperlo coordinatore provinciale prima e regionale adesso di un’associazione che ho contribuito a fondare negli anni ’90: Avviso Pubblico, comuni ed enti pubblici uniti per la promozione della cultura della legalità e l’adozione di misure stringenti per fare della trasparenza e della responsabilità politica degli eletti il punto di partenza per costruire un paese finalmente libero dalle mafie e dalle opacità, politiche ed amministrative, che caratterizzano tanta parte della storia italiana.

L’ultima volta in cui abbiamo avuto modo di scambiare due parole gli manifestai tutta la mia indignazione per la vicenda del sindaco della mia città, addirittura presidente nazionale di Avviso Pubblico, che avevo beccato a non pagare la TASI degli ultimi quattro anni per la sua abitazione in città. Non gli feci richieste, sapendolo molto attento alle dinamiche di una politica, che sembra da troppo tempo una specie di guerra per bande di interessi personali, e dunque poco propenso a battaglie di principio che comportassero una forte esposizione personale, gli chiesi solo di non derubricarla a una questione locale e personale. Non ci rimasi nemmeno male, se non per la fine miseranda di un’associazione che aveva ben più elevati progetti e che aveva mosso speranze e proposte. Infatti non è successo nulla, il presidente nazionale furbacchione è stato riconfermato e siede tuttora al vertice dell’associazione. Si vede che i comportamenti, gli esempi, le testimonianze contano a intermittenza. Anche lui, scoperto, per giustificarsi tirò in ballo la moglie (e venne sbugiardato con l’esibizione delle notifiche firmate di suo pugno), accreditando l’idea che la donna, per quanto emancipata evoluta e scolarizzata, sia sempre un po’ meno, almeno nella valutazione delle opportunità, così da mettere nei guai il maschio in politica. Una similitudine – quella fra Diego Sarno e lui, stesso partito, stessa fascia d’età, stessi ideali eccetera – che mi ha colpito parecchio. Forse allora con Diego non mi ero spiegato bene o semplicemente avevo fatto uno dei tenti miei errori di valutazione...

Più del bonus di Sarno mi ha fatto indignare la soluzione che trovato al guaio: autoinfliggersi una specie di multa – di importo pari a sei mesi di stipendio da consigliere regionale – per costituire un fondo di sostegno a chi ha perso il lavoro per via del Covid. Uno scimmiottamento delle restituzioni dei 5 Stelle, solo che per loro la restituzione non è nata per risolvere una figura di merda, come nel caso di Sarno, ma dalla convinzione che gli stipendi degli eletti debbano tornare a essere in linea con quelli degli elettori. Il PD ha definito miserabili i richiedenti il bonus senza bisogno, il Fatto li ha chiamati furbastri. Si sprecano gli epiteti, alcuni francamente esagerati, ma la morale è chiara. Associare tutta questa miseria umana e politica a battaglie elevate e nobili, come quella di chi deve essere protetto dai danni dell'epidemia e dell'imprenditoria rapace, non va bene.

Solo l’elaborazione dell’esperienza - impastata con dosi massicce di cultura, il tutto tenuto insieme da tanta umiltà (Sarno dovrebbe saperlo bene, l’ha raccontato a generazioni di studenti delle scuole superiori come animatore nei progetti di educazione alla legalità) - crea le condizioni per superare felicemente il gap etico e politico italiano. Mi sarei aspettato che, invece della distribuzione di soldi che il suo stipendio gli permette senza sacrifici particolari, lui si impegnasse ad avviare una seria analisi di come si sia arrivati a questo punto. A come una persona come lui, parte di una generazione di quarantenni oggi in pole position anche nel suo partito e non solo lì, abbia potuto smarrire quel sentimento comune che aiuta non solo a non fare passi falsi, ma anche restare portatore di speranze e di progetti per cambiare il paese, vivendo in pace con se stessi e gli altri. Di questa deriva il bonus di Sarno è solo un piccolo allarme, poi ci sono le nomine, le procedure, il fascino delle lobbies, le dinamiche della politica e il suo assomigliare sempre più a una guerra per bande, senza costrutto e scopo se non quello di spolpare ancora un po’ la carcassa mandando avanti non importa chi, basta che sia fedele al capo. Infatti i comunicato dei vertici locali del partito sembrano confermare questo brutto sentimento trattando Sarno con troppa condiscendenza, come se alla fin fine fosse tutto normale.

A quelli a cui ho consigliato di votarlo, e che ora mi chiedono conto, non racconto tutto questo, ai più non interessa. A me sì, non ho ancora rinunciato a sperare che l'autocritica e l'elaborazione - morale e culturale - degli errori che facciamo produca una nuova consapevolezza e la certezza che abbiamo tutti bisogno di ben altro che di mezze calzette a governare il paese. In fondo l'indignazione e il risorgente bisogno di politica sono anche e soprattutto questo. Però, che peccato!

Mariano

UMBRIA: CIECHI O NON VEDENTI?

Un disastro annunciato e tanti luoghi comuni a  mascherare l'evidenza solare...

A. A fronte del disastro combinato da PD e satelliti negli anni scorsi, stupisce che qualcuno sperasse in una vittoria. E' vero che dagli Italiani puoi davvero aspettarti di tutto, compresa la conferma di avere la memoria davvero molto corta, ma sperare che gli Umbri si dimenticassero della mafietta postcomunista della Marini e dei suoi è davvero un po' troppo: dalle sezioni del PD passavano perfino le raccomandazioni per posti riservati agli invalidi, suvvia! Pur di liberarsi di un sistema pervasivamente asfissiante non stupisce che gli Umbri si siano buttati nella braccia dell'unica proposta politica che prometteva (e poteva avere i numeri per) di farli fuori. Classica sindrome di chi preferisce l'ignoto, che sa essere buio e schifoso, a una realtà che giudica insopportabile.
B. Per questo il M5S avrebbe dovuto evitare qualunque forma di contaminazione e di commistione.

FACCIA DA GARULA

Con il termine garula in alcune paesi del Piemonte si designa un soggetto dall'io così elastico da suscitare, alla fine, perfino un po' di simpatia nei suoi fallimenti....
... e in questi giorni il garula sembra essere Matteo Salvini. Sì, proprio quello, lo stesso soggetto che giornali e tv, social buoni e cattivi, fascisti e antifascisti, pro immy e isolazionisti, hanno dipinto come l'asso pigliatutto, quello che avrebbe riportato l'Italia al totalitarismo e alla fine della democrazia parlamentare basata sulla separazione dei poteri.
Lascio all'esperienza politica dei miei amici il discettare se sia meglio andare a elezioni, sperare in un governo M5S-PD o desiderare una riedizione di quello appena affossato da Salvini in delirio da mojito. Io mi godo la faccia da garula del nostro, travolto dal suo delirio di onnipotenza, alimentato dal lassismo che i suoi compagni di governo hanno finora praticato.
Parecchi miei amici non sembrano trarre lo stesso piacere, almeno non mostrano quel godimento che pensavo avrebbero provato. Li vedo molto categorici nel condannare qua e là, nello stigmatizzare i nuovi barbari, almeno quanto lo sono stati nell'ignorare le alleanza spurie del passato e le politiche sempre a favore dei ricchi degli ultimi trent'anni....

INTEMPESTIVITA', BORIA E SUPERFICIALITA'. LE BASI DELLA DELUSIONE

Distopia: il mondo della rappresentazione politica è diverso da quello della realtà. Perché sembrano tutti fuori tempo?
Intempestivo, sempre troppo uguale al fallimentare se stesso, il non più giovane Renzi: ogni volta che fa o dice qualcosa, incrementa la profondità della buca che si è già scavato. Intempestivo Di Maio: dovrebbe tacere e fare, dimostrando nei fatti il cambiamento promosso dal governo del popolo. Adesso qualche buona notizia da dare ce l'avrebbe pure, ma riesce a risultare poco convincente perfino quando è in discesa e... parla troppo e a sproposito. Era abbastanza simpatico e misurato, gli si perdonava l'inesperienza e l'impulsività, è diventato saccente, spocchioso e avventato. La freschezza è svanita, insieme a quella dei suoi compagni e compagne di movimento, avvolti nella boria e nell'autoreferenzialità.
Tempestivo Salvini, ma di lui si è già detto tutto...

DALLA CENTRALITA' ALL'IRRILEVANZA: LA PARABOLA ESEMPLARE

Dopo l'ennesima scoppola elettorale riprendono le liti sulle macerie di un progetto politico oramai in fallimento
Ha davvero dell'incredibile il dibattito che si è scatenato, dopo la recente ulteriore sconfitta alle amministrative, sui giornali e  sui social fra i membri della classe dirigente del PD. Questi sembrano non aver ancora capito che il loro partito, le loro carriere politiche, le loro beghe e manovre, le loro idee se ancora ne hanno... sono tutta roba passata. Consegnata all'irrilevanza non tanto e solo dai dati numerici, ma soprattutto dalla sequenza di sconfitte che sta fiaccando anche i loro più tenaci sostenitori.
Hanno risolto la sconfitta del 4 marzo dando la colpa agli elettori che non hanno capito la serietà e la coerenza del loro partito, facendosi gabbare dalle promesse dei 5 stelle: gli stessi elettori che, quando votavano PD erano seri, maturi e responsabili.

I SORRISINI SNOB DELL'INFORMAZIONE "LIBERA" ITALIANA

Mentre i pentastellati ce la mettono tutta a farsi del male, giornalisti autorevoli pontificano su di loro e sulle loro gesta con una libertà che non hanno quasi mai manifestato prima...
Quando fecero la loro comparsa nel governo Renzi i vari Lotti Madia Boschi, erano lì pronti a salutarli come una boccata di ossigeno e di giovinezza nella triste e vecchia politica italiana: di passare al vaglio i loro curriculum neanche  a parlarne, lo stesso per le parentele e i legami con lobbies o conventicole. Solo Il Fatto ci provò e con qualche bella chicca passata alla storia, ma che non cambiò il corso della politica del tempo.
Sul volto delle Gruber, Mieli e compagnia cantante non apparve allora quel sorrisetto - un po' di circostanza e un po' di superiorità - che contrassegna invece questi ultimi mesi e che torna a fare capolino ogni volta che nominano qualche esponente del M5S.
La Lega la lasciano stare, forse perché conservano un barlume di decoro.

SULL'AVENTINO CI SONO LE FARFALLE, IL POTERE È PIÙ SOTTO

Narrano gli storici dell'antichità che l'Aventino fu la zona di Roma che patì il saccheggio più feroce quando i Goti di Alarico nel 410 d.c. calarono sulla città...
 Questo perché lì sorgevano la case dei nobili, edifici ricchi di arredi e decori preziosi, pieni di soldi e tesori. Nei novecento anni precedenti il colle aveva fatto tempo a trasformarsi da luogo di rifugio della plebe nei momenti bui a zona-bene della Roma dei senatori e degli arricchiti dell'Impero. Forse per quello Renzi e ciò che resta del PD hanno deciso di ritirarsi lassù dopo l'ennesima rovinosa sconfitta elettorale.
E' davvero difficile spiegare a uno straniero come sia possibile che un partito che ha più che dimezzato i suoi voti in quattro anni continui a prendere ordini dal leader che l'ha condotto all'irrilevanza. Il problema, infatti, non è più se Renzi sia bello o brutto, bravo o cattivo, lungimirante o no...

IL FUNERALE

A tre settimane dalle elezioni si è consumato un funerale politico che attendevamo da 24 anni. Potrebbe essere solo il primo di una lunga serie. 
L'elezione dei presidenti di Camera e Senato hanno  spiegato a tutti - anche a quelli più duri di comprendonio - che la musica è cambiata. Non è detto che sia migliore di quella passata, ma è proprio un'altra.
Il punto di partenza, a urne chiuse e risultato consolidato, è stato il rifiuto opposto da Di Maio al colloquio separato chiestogli da Berlusconi. Che il rifiuto fosse concordato con Salvini o meno, il messaggio era chiaro e più o meno diceva così: non ti incontro perché sei incandidabile, pregiudicato, ma soprattutto perché parlo con chi conta e decide per davvero nella tua area, Salvini.

IL BIVIO

L'esito elettorale costituisce una grande possibilità di cambiamento, ma anche l'occasione per finte trasformazioni, magari simili a quelle degli anni passati che gli Italiani hanno già scartato col loro voto
Legge elettorale: ha prodotto i risultati attesi. Nessuno vince abbastanza da fare un governo da solo, confusione e difficoltà ulteriori per un paese già stremato. Pensavano forse alle difficoltà dell'Italia, e a darle un governo stabile, Gentiloni (col voto di fiducia), Renzi e Berlusconi quando l'hanno confezionata, i parlamentari che l'hanno votata? Dato che si sapeva prima qual era lo scopo, a qualcuno verrà chiesto conto o passerà ancora una volta tutto in campana con la complicità dei giornalisti di facciata e della proverbiale "memoria corta" degli Italiani?
Vincitori: il M5S vince, poco importa stabilire se vinca per meriti propri o per demeriti altrui, per tantissimi anni abbiamo scelto il meno peggio con la sola forza della disperazione, farsi queste domande adesso non serve proprio a nulla. Ed è l'unico che vinca davvero.

SCHIAFFONI: SALUTARI?

Una figura barbina rimediata pubblicamente da una persona cara stimola la mente e deprime l'umore...
Cosa spinge una persona abbastanza brillante, apparentemente sicura di sé e sufficientemente "garantita" dalla posizione che occupa a divenire vittima della sua stessa presunzione,a farsi molto male con le sue stesse mani?  Forse l'eccessiva sicurezza, forse la sottovalutazione dell'interlocutore e del contesto, forse l'idea che - qualunque sia al qualità della performance - tanto è uguale. E poi si potrà sempre recuperare.
In pochi minuti di apparizione in tivù, la summa di anni di disprezzo per tutti coloro a cui riconosci magari capacità e onestà, ma da cui nel contempo ti tieni alla larga perché "contaminati" dalla politica brutta. In pochi minuti il muro della presunzione, duro come acciaio, che ti rimanda indietro con gli interessi l'idea che gli altri siano tutti brutti e sporchi, tranne che te i tuoi compagni di partito/movimento che siete buoni capaci e puliti per definizione, sennò non stareste lì. In pochi minuti lo sgretolamento di una speranza: che a un ceto politico di governo - che esiste solo per quello e per quello lotta - si potesse sostituire un nuovo modo di governare, prendere decisioni, esercitare la democrazia.

LA MULTA: I 5 STELLE, IL PD E ALTRI ROTTAMI

E' bastata una multa a far crollare il castello. Fra macerie e rovine, ciò che resta dei partiti di successo.
Riassumendo: il capo di gabinetto del sindaco di Torino (M5S) viene intercettato in una conversazione con l'amministratore della GTT - azienda pubblica di trasporti, indebitatissima, sull'orlo del fallimento e da tanto tempo feudo elettorale dei partiti del sistema Torino, democratici in testa - in cui gli chiede di cancellare la multa che un suo amico ha preso perché colto senza biglietto sull'autobus. L'amministratore delegato, invece di mandarlo a stendere, lo rassicura: lo farà.
Appena la notizia comincia a circolare, il capo di gabinetto del sindaco si dimette. Non si sa se perché adeguatamente sollecitato a farlo o per sua autonoma decisione dettata dalla vergogna, ma lo fa e toglie il disturbo. D'altra parte il suo ruolo è talmente delicato che non è proprio possibile fare finta di nulla o risolvere la questione con delle scuse. Dunque - insisto - se ne va.
Evviva, Torino è successo quello che sarebbe successo in qualunque altro paese dell'Europa, solo che...

ALLA FINE DELL'ESTATE...

Eventi che hanno riempito le pagine dei giornali di luglio e agosto, non in ordine cronologico:
1. Tormenti del PD, in tutte le salse e a tutte le latitudini. Conflitti, renzate, distinguo, comparsate e puntualizzazioni. Se larga parte della politica italiana non fosse quel partito ci sarebbe da ridere. E c'è ancora chi si chiede le ragioni del declino del paese. Poi ti arriva "Libero" con lo scoop secondo il quale il PD fa firmare un contratto ai nominati nei consigli di amministrazione: si impegnano a versare al partito la tangente personale. Se non lo fanno, via.  E' la meritocrazia, bellezza.
2. Cinquestellismo con scappellamento a destra. Più o meno la stessa cosa del PD con l'aggravante di essere nuovi, un'autentica speranza dell'Italia. Autoreferenziali, ondivaghi, preoccupanti. Come si fa a dissipare un consenso esagerato in pochi mesi. Siamo sicuri che la gestione Casaleggio jr non abbia bisogno di una bella revisione, magari corroborata da un ritorno di Grillo?
3. Incendi: appiccati dunque dolosi, dovuti alla siccità, all'incuria dei boschi, alla Madia che ha accorpato la Forestale ai Carabinieri  eccetera. Gli incendi continuano anche adesso, ma non ne parla più nessuno perché le paginate sono dedicate a...

FEDE, SALUTE & PROPAGANDA

Nel ridente comune di La Loggia  (TO), a elezioni finite, il parroco ha deciso di sospendere la catechista per eccesso di propaganda elettorale. Meno male che certe cose succedono solo lì...
Dunque, riferiscono i giornali (leggi), che il parroco di La Loggia avrebbe invitato una catechista della chiesa locale a prendersi qualche mese di aspettativa dalla funzione. La signora, madre del locale candidato a sindaco del PD (sconfitto, arrivato solo terzo), avrebbe utilizzato il suo "ruolo" per fare propaganda elettorale a favore del figlio, immagino nel corso delle attività parrocchiali, assistita e sostenuta dal marito. A leggere le cronache si intuisce che il parroco ha saggiamente atteso la conclusione della fase elettorale per comminare la sanzione alla signora. Forse immaginava il polverone che si sarebbe sollevato se fosse intervenuto nel mentre. Avrà fatto bene? Avrà fatto male? Chissà!
Chissà se il parroco è stato mosso dal desiderio che la parrocchia resti equidistante il più possibile nel corso delle dispute elettorali, specie quelle locali. Chissà se invece - come afferma la mamma del candidato - sostiene la parte avversa, quella che ha vinto. In ogni caso, la tutela della parrocchia sembra essere il suo obiettivo, perseguito anche nella scelta dei tempi dell'intervento.

VOUCHER: IL BAMBINO E L'ACQUA SPORCA

Salvo sorprese, il PD sta confezionando l'ennesima cintura esplosiva, destinata a un bel botto, per il partito e soprattutto per il paese.
In sintesi: per spingere all'emersione il lavoro nero e sottopagato, si istituiscono i voucher (Legge Biagi del 2003), strumenti di pagamento del "lavoro accessorio". Trattasi di "buoni lavoro" emessi e gestiti dall'INPS - facilmente acquistabili nei tabaccai, banche e uffici postali - che il datore di lavoro occasionale acquista e con cui paga le prestazioni dei soggetti che chiama a svolgerli. Ogni voucher costa 10 €, corrispondente a una paga oraria effettiva di 7,50 €, mentre i rimanenti 2,50 € coprono INAIL e contributi previdenziali (leggi qui).  Meglio che niente, si disse allora. Solo che...
Come sempre nel nostro paese, a fronte di controlli inesistenti e di un sistematico abuso delle maglie che si aprono anche nella migliore delle leggi (e questa non lo era), succede che si comincia a fare un uso decisamente improprio di questo strumento.  Così, lavori prima continuativi vengono spezzettati e precarizzati anche di più di quanto già non lo fossero; lavoratori assunti e licenziati nell'arco della giornata, orari al limite della schiavitù, diritti nessuno e arbitrio totale da parte del datore di lavoro.

PRIMARIE AL MASCHILE

Il 30 aprile gli elettori PD superstiti e che ancora vogliono celebrare il rito delle primarie rischiano di trovare in gara solo maschi. A meno che...
Mentre si consuma la slow fission del PD e inizia il flusso lento di quelli che se ne sono andati, di quelli che se ne stanno andando e di quelli che ancora ci stanno pensando, il leader segretario se ne vola in California a studiare un po' di inglese. La sua corte ha discusso e si è accapigliata per la data delle primarie e ha fissato l'evento il 30 aprile. Usciti dalla porta del partito due degli sfidanti - Speranza e Rossi - restano Renzi ed Emiliano, protagonista di una gagliarda giravolta. A loro si è appena aggiunto un altro maschietto, Andrea Orlando. Dunque primarie fra tre maschietti con l'altra metà del cielo che è come se non esistesse?
Per fortuna no. Dato che non ci pensano i grandi capi del PD, arriva dai Moderati - alleati di ferro del PD - una proposta che merita attenzione e simpatia: Carlotta Salerno, giovane e capace segretaria torinese del partito.

LA SBERLA

A risultati acquisiti, sono tanti che non capiscono o che fanno finta di non capire...

Queruli e piangenti i fan di Renzi continuano a fare come i bambini quando perdono e scrivono/dicono: "Adesso vogliamo proprio vedere che cosa faranno quelli del NO", come se si trattasse di un partito e non di un insieme di elettori - la maggioranza - che ha espresso, con le più svariate motivazioni, un giudizio negativo su un progetto di riforma della Costituzione.
"Quelli del NO" sono 19 milioni e hanno così votato: piaccia o non piaccia, questa è la democrazia. Continuare a classificarli come "quelli che non hanno avuto il coraggio di cambiare" o che "hanno avuto paura di osare" o, peggio, come vittime dei "populisti", è continuare a insultare "l'accozzaglia" dimostrando di non capire e di non volerlo fare. Perché hanno scelto questa opzione, invece di abbandonarsi al mantra renziano del cambiamento fine a se stesso, è materia di dibattito e discussione, di analisi politiche e sociologiche, di riflessioni su cosa è diventato questo paese. Non può continuare questa lagna perché, così facendo, si allarga quel solco che proprio la protervia e l'incoscienza del premier ha già scavato in profondità.

REFERENDUM?

Oramai tutto quello ce c'era da dire è stato detto e quello che c'era da fare è stato fatto... Forse è il tempo di riflettere sul senso di tutto quello che è accaduto e sta ancora accadendo intorno a questo referendum/fuffa
Se fosse necessario raggiungere il quorum per validarlo (come per i referendum abrogativi), non avrei avuto alcun dubbio fin da subito: avrei lavorato per l'astensione. La questione è mal posta, il compito è fatto male e, ancora una volta, per dare risposta a un problema vero si sceglie la strada della demagogia della propaganda, del cambiare tutto perché non cambi nulla.
L'abbiamo già visto con la "modernizzazione del lavoro" in inglese, i salvataggi delle banche, gli 80 euro, la buona scuola, senza insegnanti ancora oggi, e così via. Non una di queste pseudo riforme aveva aggredito il problema alla radice con soluzioni capaci di segnare una svolta vera: fuffa in prevalenza e tanta, tanta propaganda. Giusto ciò di cui penso questo paese non abbia proprio bisogno.
Se poi avessi avuto ancora qualche dubbio, avrei gettato uno sguardo sugli effetti concreti della cosiddetta "abolizione delle province", la legge Del Rio. Ero anche io fanaticamente convinto che fosse una cosa da fare, speravo che si facesse con competenza, trasferendo prerogative e risorse in modo che i compiti delle province passassero a comuni e regioni. Se qualcuno ancora pensasse che davvero è andata così, vada a vedere lo scempio delle scuole superiori, prive di manutenzione e interventi al punto che non si taglia neanche più l'erba nei cortili...

GIOVANI & VECCHI, BALLE E BALLOTTAGGI

Tempo di ballottaggi: vuoi vedere che stavolta cambia qualcosa?

Non serve di certo richiamare qui le colte e dote analisi che, nei giorni successivi al primo turno, ci hanno spiegato, fra l’altro, che il PD a volte si rende ridicolo perfino quando si confronta con la crudezza dei numeri. In sintesi: bene M5S quando ha candidati convincenti, male il PD perché non ne ha quasi più e i pochi sono soffocati dal ganassa fiorentino, consensi risicati alla sinistra, centrodestra ancora capace di exploit importanti se dall’altra parte ci sono dei Sala o personaggi incolori del genere. Astensione abbastanza ampia, ma non scandalosa. Appetitosa, perché sarebbe tempo che ci si occupasse di capire quale prodotto politico potrebbe riportare al voto gente che ha rinunciato e in quale misura potrebbe cambiare la politica italiana.
Torino rappresenta abbastanza bene lo snodo: vecchio, usato e stantio, ma ancora abbastanza in forma? Oppure, nuovo, anzi nuova, tenace e mite, esperta e ingenua, fresca ma non fessa?
Il primo, il vecchio, ha già dimostrato cosa sa fare: come personaggio politico di primo piano, come ministro della Repubblica, come aspirante banchiere, come sindaco. Ha soprattutto dimostrato la sua capacità di essere garante di quel Sistema Torino che ha dato alla città fasti e risorse nel momento in cui la crisi dell’industria la metteva in ginocchio. Quel sistema lo troviamo dappertutto, non solo fra le damazze e i principini della collina torinese che, quando scendono in città, curano anche oggi i loro interessi in modo mirabile.

PICCOLI DEMOS CRESCONO...

Noi che abbiamo allevato bambini per molto tempo (e non solo figli nostri), ben sappiamo che un lieve cedimento sulle regole a volte determina il fallimenti di anni di sforzi...
Dunque, anche le elezioni del segretario nazionale dei Giovani Democratici sono finite in rissa prima e burla poi (leggi). A dimostrazione che i giovanotti e le signorine di fede dem hanno già imparato i vizietti dei loro più anziani compagni di taxi, eccoti arrivare la due giorni della democrazia: gazebo dovunque e sezioni spalancate alle migliaia, decine, centinaia di migliaia di giovani democratici che avrebbero dovuto eleggere i vertici nazionali del movimento.
Solo che gli iscritti non si sono presentati, forse non c'erano mai stati per davvero e e tessere erano una fioritura primaverile anticipata. Un tempo si tesseravano i morti, non gli appena nati. Ma, si sa, siamo nel paese dell'impossibile e cosa vorrete mai che sia una taroccatura nelle tessere.. è tutto a fin di bene, serve a far crescere la democrazia. Due erano i candidati all'ambita carica, ma uno dei due si è ritirato durante le votazioni, invitando i suoi fans a disertare le urne.