NOVITA'
latest

468x60

header-ad

I più letti

Visualizzazione post con etichetta Greganti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Greganti. Mostra tutti i post

BLA BLA BLA…LEGALITA’

La corruzione deruba il paese del poco che gli è rimasto. La chiacchiera della politica, e specialmente dei “migliori” rincara la dose. Fino a  quando?
La farsa e il danno
Seconda infornata di scandali, seconda conferma di ciò che si sapeva già… e tutto nell’arco di un mese scarso. L’Expo prima, il Mose adesso, ingrassavano cordate miste di dirigenti pubblici, autorità di sorveglianza, imprenditori, militari d’alto rango e politici. Mentre tutti gli altri agivano per loro tornaconto, si potrebbe pensare che i politici lo facessero per i partiti di riferimento, come durante la prima Tangentopoli. Quando i loro partiti si affrettano a prendere le distanze, viene voglia di credere che quello che affermano sia vero, dato che di partiti capaci di finanziarsi illegalmente per davvero non ne esistono più. Essendosi essi trasformati in taxi, da cui cordate di interessi scendono e salgono alla bisogna, anche i meccanismi del finanziamento delle attività politiche si sono rimodellati sul nuovo assetto di quelle che ci si ostina ancora a considerare “forze politiche”.
Straordinarie le reazioni dei vertici del PD alle notizie di coinvolgimento di loro eminenti esponenti: la vecchia guardia oscilla fra la silente presa di distanza (Greganti) e la difesa ad oltranza (Orsoni); il "nuovo che avanza", invece, si comporta come se si trattasse di un partito diverso dal suo e di affari che non lo riguarda.
Parlano d’altro,i nuovi, al massimo sparano qualche luogo comune per deplorare, promettere misure draconiane, minacciare chi volesse corrompersi e corrompere. Renzi annuncia qualche provvedimento mirabolante che fa la fine degli altri: lettera morta.

La maggior parte dei giornali – gli stessi che sono stati ben ziti finora e che celebravano acriticamente il nuovo che avanza e l’Italia che si riprende con le grandi opere – riportano le storie di malaffare con dovizia di particolari. Le trattano come cronaca nera, nettamente disgiunta dalla cronaca politica.
Infatti raccontano di come l’Italia non conti più nulla nel mondo (la famosa reputazione internazionale), e danno la colpa alle sperate di Grillo. Scrivono verbi come rubare, corrompere, ma non ci mettono mai il soggetto, specialmente se illustre e del partito giusto. Soprattutto non spiegano mai come e quanto queste continue ruberie nuocciano al prestigio internazionale dell’Italia, accreditando l’idea che all’estero nessuno se ne preoccupi. Se gli investimenti stranieri calano del 54% in un anno sarà colpa delle sparate o delle ruberie miliardarie che lievitano col lievitare dei costi delle grandi opere pubbliche? Sarà colpa della jungla di leggi che permette a chiunque di fare quel che vuole o delle scelte politiche di chi li vuole mandare via tutti e usa lo strumento disponibile in questo momento nel mercato della politica?
Finché la nazione tutta – a me sarebbe piaciuto che lo facesse il centrosinistra, l’ho sempre sperato e non ci credo più – non mette in campo una seria riflessione intorno ai meccanismi culturali, sociali, economici che stanno alla base di questa assenza di moralità a tutti i livelli e in tutti i luoghi… finché questo non lo faremo accadere, nulla cambierà. I più furbi spolperanno ancora quello che resta, ognuno sarà contento di essere convinto aver fregato l’altro. Ognuno andrà a caccia della soluzione personale al problema collettivo, allontanando la ripresa e la rinascita a data da definirsi.

Si comincia da Roma, ma si deve cominciare anche sul nostro posto di lavoro, nel nostro comune, nella nostra regione. Non possiamo più avallare comportamenti truffaldini mascherati da intelligenza politica: quanti sindaci hanno ricevuto finanziamenti per la loro campagna elettorale da operatori economici direttamente interessati agli affari col Comune (proprio come quello di Venezia)? Quanti medici trasformano i loro assistiti (Servizio Sanitario nazionale!) in potenziali loro elettori, magari coinvolgendo i loro colleghi di studio in una umiliante campagna elettorale? Quanti appalti vengono aggiudicato con un concorrente  solo e un’offerta sola, salvo poi ricorrere alle varianti in corso d’opera per “aggiustare” i contratti? Quante associazioni esistono solamente come serbatoio elettorale di questo o quello e perciò vengono foraggiate con soldi pubblici? Quanti politici vanno a spasso con i personaggi chiacchierati, qualche volta malavitosi conclamati, che porteranno loro i voti necessari per essere eletti? Quante promesse, quante clientele?

Ci vuole un po’ di pulizia anche nel linguaggio: le parole debbono tornare a significare qualcosa, la chiacchiera vuota lasciare il posto alla profondità del ragionamento, la serietà degli impegni seppellire la vacua insidia della promessa. La voglia di assumersi responsabilità deve soffocare lo scaricabarile che, a tutti i livelli, paralizza questo paese martoriato.
Questa è la rivoluzione che bisogna fare adesso.

Mariano

LA DOPPIA MORALE

Il caso Greganti, prima il “sistema Sesto”, l’atteggiamento assurdo verso la richiesta di arresto di Genovese… in che direzione marcia il PD?
Etica e convenienza
La nuova stagione giudiziaria del PD comincia due anni fa con  il “sistema Sesto” di Penati & C, riedizione in grande del “sistema Grugliasco” di vent’anni fa (stesse storie, stessi intrecci, stesse dinamiche): metti un’amministrazione disponibile e un pool di imprenditori interessati, mescola bene il tutto, cercando di piegare  le regole al progetto, servi caldo ai concittadini blaterando di posti di lavoro e di progresso.
Altri scandali qua e là, farne l’elenco sarebbe lungo e inutile, poi scoppia il caso Expo e torna in pista Greganti, autorevole membro della cupola di cui farebbero parte anche Frigerio e imprenditori interessanti. Succede davvero di tutto in questo strano paese, perfino ritorni dall’aldilà, ma fin qui da meravigliarsi c’è poco.
Lo stupore aumenta considerevolmente quando si analizzano le reazioni dei vertici del PD alla notizia: tutti si affrettano a spiegare che Greganti non è dei loro, che ha operato per sé e che non rappresenta in alcun modo il PD. Ci mancherebbe ancora, ma è un fatto che Greganti non è un tesserato per affetto, qui a Torino lo si vede normalmente alle iniziative di partito e anche insieme ai notabili locali.

LA GRANDE ABBUFFATA

Il ritorno di Greganti e Frigerio lascia ben sperare in una fine repentina della seconda repubblica, come fu per la prima. Il PD non c‘entra niente, sono gli altri che sono cattivi e le grandi opere da noi costano più care perché ci sono i piccoli partiti…
Tangentopoli returns
Vent’anni dopo tornano le storie che hanno segnato la fine della prima repubblica: corruzione, tangenti, paralisi politica e amministrativa, decadimento. disaffezione, lacerazione del tessuto sociale, crisi economica. Stavolta è tutto più drammatico perché queste macigni si posano  su un paese provato dalla distruzione di buona parte del suo apparato produttivo, indebolito dalla disoccupazione (giovanile e non), da bassi salari e dalla fine delle garanzie per chi sta peggio. Un paese in cui le uniche liberalizzazioni sono quelle che hanno favorito l’accumulo di ricchezza non investita in attività economiche e l’aumento del divario fra le fasce della popolazione. Un paese meno giusto e meno uguale, dove il ceto medio è già in parte scomparso.
Bene, ci risiamo: evidentemente il sistema economico non era più in grado di sopportare una corruzione invasiva e troppo vorace. Di qui l’intervento della magistratura con tutto io corollario che andremo a scoprire nei prossimi mesi. Per intanto già sappiamo che i sistemi di Tangentopoli 1 sono transitati direttamente nella seconda repubblica.