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LA SINDROME DEL FUGGIASCO

La società sta male, gli individui anche. Non tutti, qualcuno ha trovato il modo di compensare le difficoltà dell'oggi, altri si sono costruiti nuovi interessi, altri ancora preferiscono scappare, a volta in mondi immaginari, a volta semplicemente fingendo che la realtà non arriverà mai a bussare alla loro porta. Magari a presentare il contro di una fuga durata troppo a lungo.

Ogni individuo è diverso, davvero un universo, ma anche gli universi si somigliano un po'. Per questo alla fine qualche classificazione del fuggiasco possiamo provare a introdurla, insieme alle raccomandazioni del caso: 

Fuga da se stesso: il/la poveretto/a rilegge continuamente il proprio passato adattandolo alle esigenze del presente, alla continua ricerca di una verginità recuperata da assumere come punto di ripartenza. Repentini cambiamenti nell'aspetto fisico - dall'acconciatura all'abbigliamento, dalla parlata alla scelta degli interessi - fino alla soluzione più radicale, la negazione dei propri sbagli. Una volta eliminate dalla mente le scelte sbagliate, quelle che hanno generato alla lunga la voglia di andarsene, così da scaricarne la responsabilità su terzi (le cattive amicizie, i parenti serpenti, la società, il M5S, i complotti della massoneria cattolica...), una volta fatto tutto questo: la liberazione! Ovviamente questa fuga produrrà l'effetto di ripetere più avanti nel tempo le condizioni che l'hanno prodotta. C'è gente che fugge ciclicamente da se stessa per tutta la vita e sembra trovarsi bene così. Fra quelli che fuggono da se stessi le casistiche sono infinite. Se non si è della combriccola, meglio evitare frequentazioni troppo intense. Non guariscono quasi mai e tendono a far affondare con chi li frequenta, così stanno a galla loro.

Fuga dalla solitudine. Procede per tentativi e spera di non ripetere quelli che hanno già dato esiti catastrofici: innamoramenti repentini e folli di esseri che non meritavano, delusioni cocenti che hanno lasciato cicatrici non ancora rimarginate, speranze acritiche andate in fumo con la volatilità di una promessa di marinaio. Tutto per rispondere al terrore di trovarsi soli con se stessi, le infelicità, le inadeguatezze, quel senso di inferiorità che genera imbarazzo e terrore verso tutto ciò che ci circonda. Difficile andare d'accordo con loro, non ce la fanno proprio a non ossessionare con richieste di conferme, accompagnate da maldestri esperimenti di prova/fedeltà. Da tenere a distanza, se non si riesce a a essere d'aiuto

Fuga dal tempo che passa. Passato in rovina (ho sbagliato tutto; io credevo che, invece; se avessi dato retta a chi mi metteva in guardia; tutti ladri), da seppellire il più a fondo possibile, fino alla negazione involontariamente apodittica ("mai stato comunista", "mi correvano tutti/e dietro e non ne ho approfittato"). Insomma un incubo, da cui si è usciti per entrare finalmente nel presente. L'oggi, in cui si scontano azioni e idee del passato, animati dalla certezza che il peggio è passato perché "siamo più consapevoli", " abbiamo fatto un bel percorso per arrivare fin qui", ma ancora acciaccati per le ferite e i dolori patiti. Pronti, quindi, per un radioso futuro? Macché, c'è chi ci vede già la salvezza, il cambiamento, la redenzione, la nemesi del passato. I più sono spaventati ancora prima che il futuro si faccia presente: vuoi vedere che era meglio prima? Alla fin fine non era poi così male, specialmente vedendo cosa è poi successo. Difficile discutere, chiacchierare, interloquire: il passato "bello" diventa rapidamente un dogma, una nuova certezza su cui fondare l'esistenza e il proprio sistema di valori. Da continuare ad amare, specie se sono amici, rinunciando a discettare di politica e società. Loro viaggiano nel tempo, tu no.

Fuga dal COVID 19. Apri chiudi, metti la maschera togli la maschera, scuola in presenza scuola a distanza, smart working, torna a lavorare in presenza, metti mascherina togli mascherina, giallo rosso arancione giallo di nuovo rosso, vaccino sì vaccino no, vaccino non ce n'è, Prima i vecchi. No i giovani. Che palle le mascherine. Perché pranzo sì e cena no? Ci chiudono come se fossimo in prigione. Conte è un vanesio incompetente, l'ha scritto anche un mio amico nel suo libro. Per fortuna c'è Draghi. Per fortuna che stanno rimettendo le cose a posto. O no? W la D'Urso. Lasciar perdere, sono gli effetti del lock down. Meglio spendere tempo a preoccuparsi dei ragazzi e di cosa si confeziona per il loro futuro, senza piangere e spaventarsi troppo. Non che non ci siano le ragioni, ma non serve a niente.

Quasi tutti fuggiamo da qualcosa o da qualcuno. Farlo con stile alleggerisce e consola. La sindrome del fuggiasco la si riconosce in fretta, il ristoro è meno immediato. 

 Mariano  

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L'osservazione dei contendenti nell'agone della politica nostrana, così mal raccontato da quasi tutti i giornali - schierati a fare il tifo per l'uno o per l'altro con una faziosità suicida -, suscita l'idea di un paese squallido. Ti consoli dicendoti che gli Italiani sono meglio della loro classe politica, poi vai a prendere i figli a scuola o in un supermercato a fare la spesa e subito hai manifestazioni di inciviltà che ti fanno ricredere. Ragionamenti banali, scontati e qualunquisti, questi. 

Allora provi ad esaminare un po' più da vicino i comportamenti e le ragioni dei politici che occupano giornali e tivù, cercando di leggere oltre le dichiarazioni per cercare di rispondere alla solite domande: cosa vuole veramente? chi rappresenta? quali soluzioni ha in mente? tutto questo minacciare per portare a casa cosa? e dove è la casa? 

Le domande servono anche a cercare la "visione del futuro" dei politicanti sulla scena: che idea avranno mai del paese domani? Sapere che ne hanno una non cambierebbe magari il giudizio nei loro confronti, ma almeno servirebbe da consolazione, vorrebbe dire che perseguono obbiettivi difformi da quelli del loro bersaglio perché vogliono un'Italia che cambia in un altro modo. Non riesco a rassegnarmi all'idea che di "visioni del futuro" non ce ne sia nessuna se non quella del loro personale futuro, perciò continuo a cercare nelle parole e negli scritti dei lacchè dei boss una traccia di scenario, di proposta e di misure che servano a dare l'idea di un cambiamento possibile, magari alternativo a quello che mi piacerebbe che intervenisse. Macché, pensano proprio solo ai cazzi loro. Si disinteressano perfino di quelli dei loro amici e supporter che scaricano con una facilità e una leggerezza che la dice lunga anche sulle qualità umane e politiche. 

Tutti così? Non credo, ma è evidente che hanno conquistato la scena quelli più spregiudicati, dall'ego ipertrofico e dalle frequentazioni giuste, un impasto di megaburocrati del sottogoverno sterminato, fondazioni bancarie, clan e club eredi dei tratti peggiori della massoneria. Gente dalle famiglie imbarazzanti o imbarazzati da famiglie di cui si vergognano, incluse quelle politiche. E vengono quasi tutti dal centro o dalla sinistra

Nel mio piccolo questi mostriciattoli li ho visti crescere da vicino, tutti più o meno con le stesse caratteristiche: cinismo ('idea al servizio della carriera, si cambia se un'altra i garantisce di più), io io io (tutto parte e finisce dalla loro persona e in funzione dei loro interessi), fascino per il potere (pronti a sottomettersi a chi ne ha di più e potrebbe tornare loro utile nel perseguimento degli interessi personali), forti solo coi deboli, minacciosi nel tono e nel modo, arroganti quanto basta a tenere lontani chi non vuole farsi servo loro e a mantenere in soggezione chi servo si è già fatto. E spregiudicati.

Nel passato remoto li tenevano a bada le strutture dei partiti di massa, dopo Tangentopoli eccoli finalmente liberi di scalare e contendere senza più freni e regole, anche queste smantellate una dopo l'altra in nome della libertà e del dinamismo. Col nuovo secolo i valori della nuova classe dirigente si sono finalmente affermati in tutta la loro potenza. Non sono un nostalgico, ma se il declino del paese è andato in modo inversamente proporzionale, qualcosa vorrà pur dire...

Temo che per cambiare la rotta e rendere l'Italia un paese dove si vive bene e in pace la strada sia talmente ripida da scoraggiare chiunque a percorrerla. Però c'è solo quella e impone una profonda critica del sistema di valori , non solo in politica, oltre che alle modalità e alle occasioni per selezionare quello che ci vuole a rendere la strada meno ripida per tutti. E potrebbe anche non piacerci.

Mariano