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ALLUVIONE: UN PAIO DI SCARPE?

A pochi metri dalla casa-tomba di Genova, allegri acquirenti si provano le scarpe alluvionate vendute a prezzi speciali.
Il cinismo che ammazza

saldi Ho l’abbonamento a SKY e capita alle volte che la televisione resti accesa sui telegiornali regionali che arrivano via satellite. Ieri sera cercavo notizie sulla chiusura delle scuole, non mi sono accorto di essere sul satellite e mi è capitato di vedere il tg regionale della Liguria. Ovviamente era quasi tutto incentrato sul racconto dell’alluvione, delle vittime, dei danni, con la riproposizione di filmati agghiaccianti e commenti che davano conto per bene delle devastazioni e delle contestazioni alle autorità, sindaco in testa, a opera dei cittadini incavolati.
Commenti indignati, interviste al limite dell’offesa, sdegno e individuazione di capri espiatori incoraggiati dai bravi giornalisti che”facevano il loro dovere documentando l’umore popolare il giorno dopo la tragedia”. Poi la sorpresa: folli sconti in strada, madame e signori che si provano le scarpe on the road, nel fango, pur di non lasciarsi scappare la ghiotta occasione.

UN PAESE NEL FANGO

Pioggia, crisi, devastazioni materiali e morali, sensazione che una tragedia stia per consumarsi… Lo specchio del paese che siamo.
Italia d’oggi: le immagini e i sottotitoli.

Mentre guardiamo in tivù le immagini della devastazione genovese – che segue di una settimana quella dello spezzino e del lucchese – e ci chiediamo dove abbiamo sbagliato se questi sono i risultati che la nostra civilizzazione riesce a produrre, nella parte bassa dello schermo scorrono le notizie che vengono dal mondo della politica e della finanza.
Le auto vengono spazzate via e nei sottotitoli leggi che per Berlusconi questo è un paese benestante e che non è vero che è stato commissariato dal Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea.
Si contano le vittime e in basso si dice che Scajola è finalmente stato rinviato a giudizio per la casa acquistata “a sua insaputa” dall’imprenditore Anemone. Vedi i volontari al lavoro per sgomberare le strade dalle macerie e riportare la città alla normalità, in basso si spiega che il nostro paese è davvero sull’orlo del baratro e quel vecchio sporcaccione non solo non si dimette, ma continua a tenere in pugno maggioranza e opposizione.

Vedi fiumi gonfi d’acqua che corrono violenti fra sponde di cemento – sul bordo delle quali sorgono moderni condomini di pregevole fattura –, senti i lamenti delle persone spaventate, alcune delle quali avranno in passato rivendicato qualche bella variante al piano regolatore per rendere edificabile ciò che prima non lo era, magari in cambio del voto a questo o a quello. Nei sottotitoli c’è l’ennesima dichiarazione inutile di Bersani, Di Pietro Vendola. Inutile perché non fatta seguire da azioni concrete che avvicinino le parole ai fatti, come un rosario che viene recitato senza convinzione e con la segreta consapevolezza che tutta questa sceneggiata non è colpa di Berlusconi: è lo specchio del paese che siamo, della sua ignavia, dei suoi opportunismi, della sua incapacità di pensare in grande, dell’eterno “tengo famiglia”, dell’indignazione a intermittenza, della memoria che funziona solo quando serve, del mettere sempre tutto in burla.

Ogni tanto, per riempire gli spazi televisivi, l’intervista a un climatologo: chiunque sia ripete le stesse cose. Che il clima sta cambiando e che questo cambiamento è l’effetto della massiccia immissione nell’atmosfera dei residui dei combustibili fossili, che occorre prepararsi all’aumento della temperatura media causata dal conseguente effetto serra, che bisogna ripensare alla gestione del territorio eccetera. Domani non se ne ricorderà più nessuno, anche questa è una caratteristica del nostro paese, ricordare solo ciò che fa piacere e dimenticare il resto, per poi piangere lacrime sincere quando arriva la prevedibile bastonata.

Finito il rosario delle immagini delle devastazioni, si passa alle auto blu, ai saloni affrescati, alle marionette tutte vestite uguali che li popolano. I sottotitoli adesso parlano dell’alluvione, danno i numeri e aggiornano la situazione come se fosse un bollettino di guerra. Le marionette parlano un linguaggio incomprensibile e i cronisti le assecondano ossequiosi (il paese è anche questo, bellezza!), nei titolo in basso scorre il paese.
Un paese sommerso dal fango.

Mariano

IL VENETO NEL FANGO, L'ITALIA SOTTO

Rischi, vantaggi e disastri dell'Italietta del "ghe pensi mi"

Il Veneto è sott'acqua e la catastrofe continua a non "bucare" le prime pagine dei giornali e le aperture dei tiggì. Non è una questione di antipatia o di semplice sottovalutazione di quello che sta accadendo, è che sembra proprio impossibile che una cosa del genere possa capitare nella locomotiva veneta.
Sono almeno dieci anni che sentiamo parlare del Veneto come luogo felice, sede di un nuovo miracolo economico, basato sulla piccola e piccolissima industria, disseminata in migliaia di capannoni costruiti in ogni dove e sovente vuoti a causa delle delocalizzazione a est. Da altrettanto tempo sotto valutiamo il consumo di territorio, ma anche la progressiva desertificazione culturale, a partire dal bassissimo tasso di scolarità.

LA LIGURIA IN ARCHIVIO

Il dissesto e le ondate di fango dimenticate dopo soli tre giorni!

Tanti ne sono passati, infatti, fra la notizia delle ondate di fango che si sono rovesciate un po' in tutta la regione, soprattutto a Varazze, e l'oblio totale. Adesso i giornalisti hanno la Marcegaglia, Fini e la cronaca nera. Le piogge torrenziali, ma limitate a un periodo abbastanza breve, hanno messo in luce un'altra volta l'estrema fragilità della costa ligure, devastata dalla speculazione edilizia e dall'incuria delle pubbliche amministrazioni, più attente alle sagre che al ripristino del territorio.

Non c'è bisogno di essere degli ingegneri per rendersi conto di come sia tutto precario: fogne che strabordano alla più piccola intemperie, cemento e asfalto fin negli anfratti più remoti, stradine tracciate sulle colline per raggiungere case e poderi senza alcuna protezione e consolidamento, disboscamenti da incendi non riparati con piantumazioni che rinforzino la tenuta delle ripe.

E poi ancora: piani regolatori che prevedono lo sviluppo inarrestabile dell'edilizia delle seconde case, porticcioli e grandi porti per le barche dei nullatenenti, ottenuti rubando spazio al mare e aspettando la prossima mareggiata per chiedere i danni al governo.
Si dice che la Ligura sia una delle regioni che, in modo massiccio e da parecchio tempo, subiscono l'assalto della malavita organizzata che trova terreno fertile per riciclare i suoi soldi sporchi. Forse non vanno cercate lì la ragioni del disastro di oggi, probabilmente basterebbe ascoltare le parole degli operatori commerciali, entrare in qualche locale e parlare con la gente del posto, andare nei municipi e intervistare gli amministratori.
Non è giusto generalizzare e non è nemmeno una bella cosa, ma qualcosa nella cultura ligure, italica, non va, c'è poco da fare.
Tre giorni sono bastati, anche questa volta, per far cadere nel dimenticatoio la colata di fango di tre giorni fa. Così il sindaco di Varazze, che in televisione spiegava che sono senza soldi, che lo Stato, che questo e che quello, potrà dimenticarsi di piantate alberi, pulire i ruscelli, sgomberare i detriti e fermare un po' l'espansione del cemento fino alla prossima alluvione.  Allora tornerà a snocciolare giaculatorie autoassolutorie.
Per ora avanti  fra una festa e un'altra: il turista prima di tutto!

Mariano