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LA SCUOLA SENZA DIRIGENTI: INCURIA O DISEGNO CONSAPEVOLE?

In oramai un terzo delle scuole di ogni ordine e grado del Piemonte al posto di un dirigente (una volta si chiamavano presidi) c'è un reggente. 
In qualche caso questa situazione si trascina da parecchi anni. Il reggente è un dirigente scolastico che, oltre al gruppo di scuole in cui è titolare, ne ha in gestione per un anno scolastico anche un altro. Non è infrequente che a un dirigente, quindi, vengano attribuiti anche 10/15 plessi scolastici sovente lontani e scollegati fra loro, qualche volta con storie e tradizioni opposte. In cambio di 6000 € l'anno, pensionabili.
Questa situazione - che va avanti da parecchi anni, ma che è diventata drammatica negli ultimi 5 perché l'ultimo concorso per dirigenti risale oramai a 7 anni fa - ha di fatto decretato la fine della figura del dirigente scolastico come coordinatore delle attività scolastiche, dei rapporti scuola famiglie. Non è neanche più il garante del corretto funzionamento dell'istituzione - dal punto di vista delle incombenze burocratiche sì, non sono mica dei kamikaze! - o l'interfaccia fra la scuola e il territorio, se non in rari casi e in presenza di figure ancora molto motivate al lavoro e piene di passione per quello che fanno. 

L'ALTRA FACCIA DEL BULLISMO

C'è anche un altro bullismo: fa scuola a scuola e incoraggia i prepotenti. Meglio affrontarlo piuttosto che guardare altrove...
"Non capisci nulla, sei proprio tonto. Possibile che tu non possa fare attenzione e seguire le lezioni come fanno i tuoi compagni?", apostrofa  l'allievo che ha sbagliato il compito l'insegnante stizzita/o. Naturalmente davanti ai compagni che - per fortuna non sempre - posso anche essere aizzati con un ulteriore:
"Diteglielo anche voi che è proprio tonto e che non capisce nulla... Lo vedete no? Sembra che abbia lasciato il cervello a casa" e via dicendo.
Il tutto condito con un tono che, da arrabbiato e severo, si è via via fatto canzonatorio assumendo una velatura di derisione che passa attraverso il dialogo diretto ed esclusivo con il resto della classe. Il soggetto è presente, ma volutamente ignorato. Come se non fosse in grado di capire, come se fosse già escluso.
La classe asseconda l'insegnante - siamo Italiani, sempre stare dalla parte di chi comanda e poi quel compagno è davvero un po' lento, sembra fatto apposta per essere preso di mira - e si comporta di conseguenza.

INFORMATICA E TECNOLOGIA: SEMPRE MENO DONNE, MA QUALCOSA SI MUOVE

Come mai le "tante bambine" che nella scuola primaria eccellono nella tecnologia e nell'informatica, diventano "qualche ragazza" nelle scuole secondarie di primo grado, "un'esigua impalpabile minoranza" nella scuola superiore di secondo grado, fino a scendere oggi sotto il 10% sul totale degli iscritti alle facoltà di Informatica, dopo performances di ben altra portata negli anni '70 e '80 del secolo scorso? 
A questa domanda - e al bisogno urgente che segnala - prova  rispondere con proposte e attività l'associazione Rosadigitale, movimento per le pari opportunità nell'ambito della tecnologia e dell'informatica, che si definisce "una comunità di donne, uomini, ragazzi e ragazze che si impegna nell'abbattere la disuguaglianza di genere". Un fiorire di "petali" - così chiamano le loro iniziative e gli eventi in tutta Italia e non solo - che è sbocciata non a caso nei giorni a cavallo dell'8 marzo: presentazioni  nelle scuole, convegni, laboratori, tutto finalizzato a sensibilizzare, preparare coinvolgere e appassionare ragazzi e ragazze al digitale.

ALLA FINE DELL'ESTATE...

Eventi che hanno riempito le pagine dei giornali di luglio e agosto, non in ordine cronologico:
1. Tormenti del PD, in tutte le salse e a tutte le latitudini. Conflitti, renzate, distinguo, comparsate e puntualizzazioni. Se larga parte della politica italiana non fosse quel partito ci sarebbe da ridere. E c'è ancora chi si chiede le ragioni del declino del paese. Poi ti arriva "Libero" con lo scoop secondo il quale il PD fa firmare un contratto ai nominati nei consigli di amministrazione: si impegnano a versare al partito la tangente personale. Se non lo fanno, via.  E' la meritocrazia, bellezza.
2. Cinquestellismo con scappellamento a destra. Più o meno la stessa cosa del PD con l'aggravante di essere nuovi, un'autentica speranza dell'Italia. Autoreferenziali, ondivaghi, preoccupanti. Come si fa a dissipare un consenso esagerato in pochi mesi. Siamo sicuri che la gestione Casaleggio jr non abbia bisogno di una bella revisione, magari corroborata da un ritorno di Grillo?
3. Incendi: appiccati dunque dolosi, dovuti alla siccità, all'incuria dei boschi, alla Madia che ha accorpato la Forestale ai Carabinieri  eccetera. Gli incendi continuano anche adesso, ma non ne parla più nessuno perché le paginate sono dedicate a...

LE MEMORIA DEGLI INSEGNANTI

Si/ti ricorda/i di me? Questa domanda gli insegnanti stagionati e stanziali se la sentono fare centinaia di volte e con sempre maggiore frequenza da vecchi. Come funziona la memoria degli insegnanti?
Che tu sia stato il loro maestro alle elementari, che tu li abbia avuti per un intero quinquennio alle superiori - o magari anche solo per un anno - dei tuoi studenti non puoi dimenticarti. Magari non li riconosci perché sono cresciuti e, alcuni in particolare, sono cambiati davvero tantissimo. Magari gli sei passato accanto chissà quante volte e non hai fatto mostra di riconoscerli; loro, intimiditi, non hanno osato fermarti per un saluto, temono che tu non ti ricordi di loro.
Come se "riconoscere" fosse la stessa cosa di "ricordare". Un insegnante mediamente interessato al suo lavoro può non riconoscere (sovente accade), ma difficilmente gli capita di non ricordare uno studente. A volte ha bisogno di sentirsi dare da lui/lei le coordinate (anno scolastico, classe, contesto), ma poi ricorda, eccome se ricorda...

UN MESE DI "BUONA SCUOLA"

Era giusto un mese fa quando le scuole riaprivano dopo le vacanze estive e la "buona scuola" cominciava a dispiegare i suoi benefici effetti nei meandri dell'istituzione. Un bilancio molto parziale...
Cominciamo dagli insegnanti e dal personale  d'ordine (in burocratese si chiamano ATA). Quest'anno, all'apertura delle ostilità, nella mia scuola di insegnanti ne mancavano davvero pochi (circa 5/6 su 112), pochi meno dell'anno scorso. Sono aumentati quelli di ruolo per via delle immissioni di personale che è stato precario talmente a lungo che ancora non si capacita di non esserlo più. Dato che si trattava di "vecchie lenze da graduatoria", lavoravano già tutti da tempo. Solo con meno garanzie e tranquillità... e questo non è poco. Purtroppo, date le modalità con cui sono state realizzate le immissioni in ruolo, parecchi di loro non resteranno nella a scuola dove sono perché cercheranno di avvicinarsi a casa. La continuità didattica va a farsi benedire, ma va anche detto che almeno un po' di stabilizzazione si realizza: in una scuola è molto importante che ci sia un nucleo di insegnanti e bidelle "storico" perché diviene il depositario dell'identità e della cultura di quella scuola. Garantisce anche ai nuovi arrivati il necessario accompagnamento e ambientamento.
Organico aggiuntivo, ovvero aumento del numero dei docenti per attività di sostituzione degli assenti e per aprire la scuola al pomeriggio con attività di sostegno, approfondimento e individualizzazione dell'insegnamento.

I BAGNI DELLA SCUOLA

Fin dal primo giorno ribadisci che in bagno si va durante gli intervalli e che, durante le lezioni, deve davvero trattarsi di un'emergenza. Qualunque sia l'età ci provano e, a volte, ti sorprendono così.
Mancano poche decine di minuti alla fine dell'ora di lezione, poi potranno usufruire di un intervallo sufficientemente lungo da poterci andare in bagno, volendo anche al bar per una bibita e un panino. Lo stesso, però, almeno uno di loro mette su un faccino sofferente, alza la mano e fa:
"Prof, devo proprio andare in bagno. Lo so che non si deve, ma mi scappa e oltretutto non sto molto bene di stomaco". I vicini di banco sottolineano questa seconda informazione con gesti eloquenti, così devi rapidamente decidere se comportarti in modo inflessibile (come da regolamento) o cercare al fondo della tua anima un po' di indulgenza. Nel primo caso sai che ti capiterà che se la faccia davvero addosso e  ti toccherà vedertela con madri pietose che ti guarderanno come un criminale e ti minacceranno di ogni cosa, incluso denunciarti. Nel secondo hai il ragionevole dubbio che ti stia prendendo in giro, solo che non puoi provarlo e ad esserne sicuro, poi! Così lo fai uscire e te ne vergogni, sei senza carattere...
Lo incontreranno i tuoi colleghi mentre vaga nei corridoi per far passare il tempo, ingannando l'attesa un po' discosto dalla porta dell'aula per evitare che tu lo veda. Così lo crederai ancora chiuso nel bagno fatiscente e puzzolente a soffrire le pene dell'inferno che ti ha lasciato intravedere prima.

FOLLIE DI FERRAGOSTO

Nella settimana di Ferragosto se ne sentono e leggono sempre di ogni genere. Anche quest'anno abbiamo dato del nostro meglio. La mia selezione...
FOLLIA n.1: la "deportazione" dei docenti.
Prima parte del mese con giornali pieni di una storia strana: i posti disponibili per le immissioni in ruolo degli insegnanti precari non si trovano in prossimità delle loro residenze. Si comincia perciò a parlare di "deportazione", parte la solita polemica condita da pianti greci e vittimismo a go go e non si contano le contumelie verso Renzi e il suo governo. Premesso che le contumelie non sono mai abbastanza - Renzi e i suoi davvero stanno dando il colpo di grazia alla scuola e al paese - stavolta davvero non mi sembra che possano essere accusati di niente di diverso dall'aver truffaldinamente associato una pseudo-riforma della scuola all'immissione in ruolo sacrosante di precari vincitori di concorsi. I vincitori di cattedra debbono andare a lavorare dove ci sono le cattedre, ovvero gli allievi, a meno che non vogliano lottare perché vengano spostati vicino a casa dei docenti "aventi diritto".Direi che non ci piove, anche se è dura e il sacrificio è accentuato dal fatto che pochi precari hanno ancora la giovinezza spensierata e libera dalla loro parte. Adesso il Ministero ha trovato un accrocchio che - vedrete - sembra risolvere il problema, ma che in realtà genererà un sacco di ricorsi. Con buona pace di chi vorrebbe nelle scuole organici stabili, così da costruire un po' di continuità didattica ed educativa.
FOLLIA n.2: le televisioni, Salvini e gli sbarchi.
I barconi partono lo stesso, alcuni affondano, altri si trasformano in camere a gas per gli sfortunati migranti, altri ancora giungono a destinazione scaricando persone come se fossero rifiuti.

LA SCUOLA IN SUBBUGLIO

Scioperi con partecipazioni altissime, discussioni acese sulla riforme di cui la scuola avrebbe bisogno, insomma un gran parlare di istruzione e formazione. E allora…
Ma cosa sta succedendo?
Solo il progetto di riforma Berlinguer (oramai 15/16 anni fa) era riuscito a provocare discussioni e prese di posizioni accese e perentorie come quelle d’oggi. E dire che il cosiddetto decreto “La buona scuola” - a leggerlo con occhi laici e ripuliti dai dubbi e delle legittime diffidenze – è poco più che un’aggiustatina risparmiosa con la quale Mr Bean e le sue donzelle pensano di mettere insieme le sentenze dell’Europa e la voglia di glamour. Se non ci fossero di mezzo le stabilizzazioni dei precari e le misure per dotare finalmente le scuole di un organico che comprenda anche gli insegnanti necessari alle supplenze e alle attività aggiuntive, si potrebbe parlare della solita burletta in salsa renziana: prendi una leggina mal scritta, la battezzi con un roboante nome inglese, cominci a definirla “riforma” e fai finta che cambi il paese. La mai varata riforma Berlinguer era davvero qualcosa di più di questa sciacquetta buona per menare il torrone fino alle elezioni regionali di fine maggio, che se ne pensi bene o meno.
Proprio le mediocrità e il pressapochismo superficiali di questa legge - ora in fase di approvazione alla Camera per poi passare al Senato per una nuova finta battaglia delle opposizioni e minoranze varie - semmai rendono evidente meglio di altre iniziative l’incoscienza di un ceto politico che non sa più che direzione prendere, vivendo di slogan vuoti e di apparenze vistose in attesa che capiti qualcosa.

KARI

Ha amato profondamente questa città e seguito la crescita di tre generazioni di bambini. Era suo desiderio lasciare un saluto a tutti coloro che hanno condiviso con lei il meraviglioso cammino della vita”, questo il manifesto affisso in città dalle figlie
Lasciare tracce indelebili
imageSono passati 42 ani da quando un medico scolastico mi guardò con occhi azzurri e un po’ freddi per chiedermi come mai non mi fossi presentato a ritirare le pastigline di fluoro da somministrare ai ragazzini della mia classe. Balbettai qualche giustificazione scomposta (me ne ero semplicemente dimenticato) e feci così la conoscenza di Kari Norstrom. Quasi mezzo secolo fa a Grugliasco nelle scuole c’era un medico che teneva sott’occhio la salute dei ragazzi, che li visitava periodicamente e che interveniva quando osservava la necessità di specialisti o di intervento sulla famiglia. Non erano infrequenti casi di denutrizione e di malnutrizione, spesso il pasto a scuola era anche l’unico della giornata e le condizioni delle abitazioni lasciavano a  desiderare. Kari, capelli biondissimi, statuaria quanto basta per una donna del nord, occhi azzurro chiaro e un fare diretto perfino un po’ esagerato, faceva questo mestiere. Di bambini ne vedeva tantissimi (circa 1200, ciascuno tre volte l’anno almeno), li osservava muoversi nella scuola, interrogava gli insegnanti, poi li esaminava ciclicamente per cogliere eventuali segni di problemi alla salute, in special modo allo scheletro. Si capiva anche quanto li amasse perché li guardava con gli occhi di chi vede in loro il futuro e la speranza di un mondo più giusto e armonico.
Kari aveva sistemi di riferimento ben chiari, sapeva dove voleva stare. Già allora era una persona eccezionale, una di quelle che vorresti frequentare per assorbire tutto il possibile, una persona capace di grandi sofferenze e di altrettanto grandi gioie.

POI RECUPERO…

Mesi e mesi di insufficienze, di interrogazioni saltate, di assenze strategiche, di scopiazzamenti l’ora prima per quella dopo…
Il mantra dello studente
… e ogni volta che veniva colto in castagna rispondeve a se stesso e agli altri con un bel “POI RECUPERO”. Solo che evitava di precisare quando mai sarebbe arrivato questo POI e, per conseguenza, come avrebbe fatto a recuperare gli arretrati che nel frattempo si andavano accumulando.
Prima di Natale, tirando le somme in vista della fine del primo quadrimestre - ultimo sforzo nei primi giorni di gennaio, al rientro dalle vacanze e giusto prima dello scrutinio di metà anno –, il/la giovane immaginava lunghe studiate invernali fra un ingozzo e l’altro, una festa e un viaggetto, una cena coi parenti e la messa di mezzanotte. Così, al ritorno a scuola avrebbe stracciato quei queruli insegnanti con sufficienze a go go. Quasi per nessuno è andata così: nelle vacanze di Natale hanno fatto lo stesso di prima, i libri sono rimasti ad ammuffire, gli insegnanti al ritorno sono rimasti queruli e allo scrutinio hanno caricato di insufficienze i poveri malcapitati.

SIMPLICIO

Che ci fa un giocatore della Roma nell’opera fondamentale di Galileo? Soprattutto, è davvero così bravo come dicono?
Le beffe del sincretismo
Studente emozionato per l'interrogazione, ma determinato nelle risposte e nell'affrontare le domande a trabocchetto del professore: si è preparato bene, dal Barocco e Galileo passando per Shakespeare. La morte di Amleto la sa a menadito, anche sul monologo (To be or not to be…) c'è: pensa di presentarlo in inglese, così fa ancora più bella figura. Tutto sta procedendo al meglio, quando...
I personaggi del Dialogo di Galileo sono tre: Sagredo, nobile veneziano che fa da arbitro, Salviati e … Simplissio”. Dice proprio così: Simplissio, trasformando la c finale di Simplicio in una esse morbida alla brasiliana. L'ha sentito dire dai commentatori sportivi della tivù, loro se ne intendono di stranieri e di quegli strani nomi che portano.
Il professore lo guarda con occhio perplesso, lo interrompe e gli chiede di ripetere il nome del terzo protagonista di un'opera fondamentale nella divulgazione scientifica, oltre che capace di far sentire a Galileo il calore delle fiamme dell'Inquisizione. Lo sventurato, già sulle sue, lo guarda come se gli avesse chiesto il portafoglio e gli dice seccato:
Simplisssio...”, con la c ancora trasformata in una esse interminabile.

VIETATO FUMARE O VIETATO VIETARE?

Un esempio pratico di come l’eccesso di divieti finisca per incoraggiare la sistematica violazione delle regole
Intervallo con segugio
Era il lontano 2003  e finalmente venne introdotto il divieto di fumo in tutti i locali pubblici. Nei locali scolastici il fumo era già stato messo al bando dal 95, ma dalla Legge Sirchia in poi le norme sono divenute ancora più stringenti. Le istituzioni pubbliche fino ad allora “negligenti” vennero invitate perentoriamente a mettersi a posto, anche affiggendo cartelli con ben evidenti le sanzioni per i fumatori colti in flagrante e i nominativi dei responsabili interni che avrebbero dovuto farla rispettare. Per ammorbidire il divieto la legge candeggiava l’istituzione di appositi locali areati dove i fumatori potessero coltivare il vizio senza ammorbare gli altri (poi eliminati). In tutti i casi, al massimo i viziosi potevano accomodarsi fuori e consumare la sigaretta all’aria aperta, rispettando il divieto e i non-fumatori.
Non sono un bello spettacolo quei capannelli fumanti che si formano in cortile durante l’intervallo deve aver pensato l’anno scorso la ministra Lorenzinbisogna eliminarli proibendo il fumo a scuola anche negli spazi esterni. Così anche la tentazione della prima sigaretta per i più piccoli viene eliminata: non fuma più nessuno”. Ecco pronta la Circolare attuativa che lo stabilisce, senza alcuna indicazione di come fare concretamente per evitare che il divieto venga impunemente violato.

LA SCUOLITE

In tempi di “annuncite” e di altre patologie che segnalano la trasformazione della realtà in virtualità, anche la scuola…
La bua dello studente
Non stavo bene”, ti dice lo studente assenteista con l’occhio finto-spento a cercare di supportare il concetto che ha appena espresso.
Stava talmente male che si sta già ingozzando di pizza sintetica e coca-cola, eppure non sono ancora le nove del mattino.
Eh, prof, non posso mica parlare con lei di queste cose da donne”, allude la fanciulla che ha il ciclo tre o quattro volte al mese, così regolare che spacca il secondo. E giustifica l’uscita anticipata per forti dolori, proprio come quel suo compagno che, in odore di interrogazione, ha preferito stare male dalle 9 alle 10, guarire alle 11,30 e poi riammalarsi verso le 13, in tempo per schivare l’ultima ora, quella fatale.
Il virus della scuolite gira come un pazzo per le scuole, colpisce quelli predisposti, dal sistema immunitario indebolito da pomeriggi a giocare col pc o a trastullarsi in altri modi che è meglio solo evocare. O anche solo acciaccati dall’inattività forzata, o ancora dagli sforzi per sfuggire ai redde rationem della vita, perfino intaccati nel profondo dall’ansia di non farcela a schivare gli assalti degli adulti vogliosi di prestazioni secondo le loro aspettative esagerate, genitori o insegnanti che siano.
Di qui la scuolite, che si manifesta in varie forme e con sintomi non sempre identici.

TATTOO YOU!

Appena ripresomi dallo stupore per gli orari dei medici degli studenti , che ricevono solo al mattino (leggi), ecco un’altra tegola: anche i tatuatori…
Il valore del sapere
Ore otto, si aprono le porte: una massa di studenti supera la soglia, travolge bidelle e vicepreside per dirigersi, come ogni mattina, verso le accoglienti aule dell’istituto. Gli insegnanti si fanno sottili contro i muri per non essere travolti anche loro e salutano qualche studente di loro conoscenza, alle volte basta anche solo un sorriso o un gesto significativo con le mani.
Sono lì anch’io a fare le stesse cose, ma (variante inattesa del copione solito) un giovanotto si ferma per dirmi qualcosa:
“Professore, ha visto? Stamattina avevo da fare, ma sono venuto lo stesso perché dovevo farmi interrogare. Si ricorda? Ho preparato due capitoli… Poi esco, mi viene a prendere mio padre
Bravo! – gli rispondo – Ti interrogherò alla quarta ora, prima vorrei spiegare un po’. Siamo all’inizio dell’anno e già cominci con le uscite anticipate? Guarda che, così facendo, ti fai del male. Ricordati che sei appena stato promosso per il rotto della cuffia…”

GLI ESAMI DI RIPARAZIONE

Perché c’è sempre un’ultima chance… e guai a non tentarla!
Al via i preliminari…
Primo settembre, si torna a scuola. Gli insegnanti per le attività di preparazione all’anno scolastico che comincia, qualche allievo delle superiori per gli esami di riparazione. Che cosa ci sia da riparare non si è ancora mai capito del tutto, infatti qualcuno dei ministri del passato ha cambiato il nome all'esame in “recupero del debito formativo”. La teoria vuole che gli studenti, che avevano diffuse insufficienze alla fine dell’anno scolastico e che non sono stati bocciati subito, possano presentarsi a settembre dopo aver fatto in poche settimane d’estate quello che non avevano fatto in 8 mesi di scuola, corsi di recupero compresi.
Qualche che sia il nome degli esami di settembre, si comincia oggi con Lettere, cioè Italiano e Storia. Poi a seguire le altre materie. Alla fine della prima settimana di settembre si conoscerà la sorte degli studenti che a giugno erano stati “sospesi”, intendendo con questa qualifica che il giudizio finale (promosso/bocciato) era stato sospeso in attesa dei formidabili recuperi che i pargoli avrebbero realizzato con il duro lavoro estivo.
I “graziati” di giugno si affacciano timidamente sull’uscio delle aule dove i docenti, che masticano ancora amaro per le boutades estive di Mr Bean (tutte puntualmente diasattese), attendono una loro performance che giustifichi almeno la presenza. E così cercano di spremere dai virgulti  - inchiattiti dal troppo cìbo spazzatura e bruniti da botte di sole preso tutto insieme e abbondantemente innaffiato dalle piogge monsoniche di quest’estate – frammenti di frasi che lascino intendere un qualche interessamento estivo verso la loro materia.
Oggi ho sentito raccontare: la peste del trecento con milioni di cadaveri del tempo pronti a risorgere per squartare lo studente interrogato; la riforma di Lutero che, sentendo il resoconto del giovanotto davanti a me, dalla tomba anelava ritornare dal papa per chiedere scusa per tutto il casino che aveva fatto, accompagnato dalla pulzella d’Orléans che aveva belle visioni  e desiderava tanto uno smarthphone; perfino la pace di Westfalia ha assunto un colore e una prospettiva che mi ha fatto amare il mio studente “riparante”.
Passerà anche lui, qualcosa ha studiato, speriamo solo che si sia preparato un po’ meglio nelle altre materie quelle che deve recuperare nei prossimi giorni.

Ascolti, deplori, scherzi e lo sgridi delicatamente, lui sa che promuovi parecchio e ti fila.
Poi ti chiedi se non sarebbe meglio che l’anno scolastico fosse diviso in due semestri (come negli USA): le materie che non sono sufficienti le ripeti – insieme a quelle nuove – anche nel secondo semestre. Se non basta, rifai l’anno. Avremmo meno ripetenti e più studenti che compiono il corso di studi negli anni regolari; la loro preparazione sarebbe almeno pari a quella attuale, in più ci eviteremmo la farsa degli esami di riparazione..

Questi sono solo i preliminari, poi si verrà al dunque. Ancora 14 giorni, poi turneremo a chiederci il senso del nostro lavoro, dell’istituzione, insieme a cosa possiamo fare per contribuire a creare un paese meno superficiale, ignorante e opportunista. Magari cominciando, noi per primi, con noi stessi...
Mariano

SCUOLA: UNA MANO DI BIANCO

Le attenzioni renziane per l’istuzione: un primo bilancio del saldo fra detti e fatti
#staifresco!
L‘ultimo giorno di Esami di Stato si commentavano in allegria le uscite renziane per quanto riguarda la scuola: qualità e centralità dell’istruzione, scuole aperte tutto il giorno, laboratori, riqualificazione dei docenti, nuova dimensione del rapporto scuola-territorio e così via.
Uno dei colleghi pensionandi (ce ne sono ancora, sempre meno, ma ce ne sono…), posando la tazzina del caffè stoppò la chiacchiera dicendo: “Tutto ‘sto predicare di scuola si riduce a una mano di bianco. Come se fosse questo il mezzo per nascondere il disastro…”. Neanche i fan di Mr Bean – pure ben presenti fra i commissari - osarono contraddirlo, si cambiò discorso. Era il 2 luglio, l’inizio dei lavori per dare una mano di bianco alle scuole era annunciata renzianamente per il giorno prima.
Vediamo cosa è successo, soprattutto proviamo a dare qualche numero relativamente alla gragnuola di annunci e di hashtag densi di promesse e di trionfi. Efficace e ben documentato quello di Vendemiale sul Fatto (leggi).
Ecco in sintesi il bilancio: 3,5 miliardi promessi dal Governo (2 per il 2014), 550 realmente disponibili, 400 milioni per #scuolebelle e 150 per #scuolesicure. Per #scuolenuove si vedrà più vanti.
Per quanto riguarda il primo intervento (#scuolebelle), sono stati ammessi 7700 interventi con uno stanziamento medio di 19.000 per intervento. I lavori avrebbero dovuto cominciare il 1 luglio per concludersi con le vacanze estive. Non risultava a fine luglio che  che ne fosse partito qualcuno, in ritardo le procedure per le gare. Se va bene, quelle scuole cominceranno l’anno scolastico con  i lavori di tinteggiatura in corso.
Per quanto riguarda il secondo intervento (#scuolesicure), al bando sono stati ammessi 2.400 interventi (con importi molto diversi fra loro), così che i 400 milioni finiranno in una spesa media di circa 160 mila euro per intervento. Interessante osservare che il 75% della spesa va a scuole del sud. Circa le tempistiche, trattandosi questi di lavori “pesanti” e destinati a durare mesi, l’esecuzione era già prevista nel 2015 e in presenza degli allievi che, come peraltro succede spesso, dovranno adeguarsi a soggiornare in una scuola-cantiere.
Poi ci sono le lamentele, i finanziamenti che non arrivano, i furbacchioni, quelli con gli appoggi, insomma le solite faccende italiche. Anche se in misura davvero sproporzionata rispetto gli annunci e alle aspettative create da Renzi, qualcosa nella manutenzione degli immobili si muove.
Per tutto il resto, niente. Con buona pace dei gufi, ai insegnanti allievi e famiglie il sms di inizio anno scolastico (fra un mese scarso è già ora) non potrà essere che quello del titolo #staifresco.
Mariano

SPERANZE

Una giovane maturanda diciannovenne entra nell’aula per sostenere l’esame orale e …
Il valore del diploma
… con lei entrano i suoi famigliari. Sono venuti ad accompagnarla per trepidare e gioire con lei. Si mescolano fra i compagni della fanciulla, anche loro incuriositi dall’umanità convenuta, un po’ differente dalle solite stracche "facce da maturità" che circolano in questi giorni per le scuole superiori.
C’è il cognato e la sorella, con il ragazzino intimidito che sta addosso al padre e non se ne stacca, c’è la prozia, forse la nonna (non ho capito chi fosse la mamma…), insomma quelli che hanno potuto sono venuti, agevolati dalla giornata: è sabato, c’è ancora chi lavora regolare nella settimana e riposa nel week end.
La maturanda è palesemente emozionata e i suoi famigliari anche, solo che lo sono in modo simpatico, allegro, come se fosse normale che in un giorno così il tratto caratteristico sia proprio l’agitazione, la paura di non essere all’altezza, il timore della domanda che non avevi previsto.

I RITI DI PASSAGGIO

Oggi primo giorno dell’ Esame di Stato: prova scritta di Italiano. Anche quest’anno, tutto come da copione, è davvero lo specchio di un paese triste…
Maturi, non marci!
Stamane debutto in un grande istituto tecnico di Torino. Pioggia a intermittenza, cielo fosco, clima fresco. Già alle 8 giovanotti e signorine trepidanti sulla scalinata, noi dentro a cercare di far funzionare il tutto al meglio, un po’ storditi dal nostro primo giorno d’esame e preoccupati di non ricordare procedure e consuetudini che valgono solo una volta l’anno. Si sa, il corpo docente è fra i più vecchi l’Europa ed è del tutto normale che da un anno all’altro dimentichi l’abc del bravo presidente/commissario.
8,30: entrano festanti, ma un po’ frenati. Nessuno con i pantaloncini, poche le natiche scoperte a rivelare il candore o il colore della mutanda siglata, nessuno ombelico che prende aria: sarà il clima non proprio estivo, o l’effetto delle raccomandazioni dei professori di classe (vestitevi bene, cercate di fare una buona impressione alla commissione eccetera)? Si accomodano nei banchi, sbirciando il presidente della commissione e i commissari esterni, che vedono per la prima volta. Sicuramente qualcuno ha già fornito loro tutte le referenze del caso, dunque non vanno proprio al buio, ma lo stesso la tensione si sente.
Posano i telefonini nell’apposita scatola e si lasciano zittire dal presidente che rivolge loro raccomandazioni e richiami (qualche minaccia per chi mai pensasse di copiare) in attesa che le prove d’esame vengano scaricate da intenet e fotocopiate per tutti.
Alle 9 si comincia: sei ore di tempo per svolgere una delle prove di cui si compone l’esame scritto di Italiano. Il grosso dei convenuti sceglie il saggio breve o l’articolo di giornale. Mi viene da ridere al pensiero che alcuni studenti di articoli  ne confezioneranno di pregevoli, certamente migliori e più equilibrati di quelli che scrivono sui giornali nazionali illustri scribacchini di regime. Gli argomenti paiono buoni, ad eccezione dell’analisi del testo poetico: per gli allievi di un istituto tecnico mi sembra davvero fuori luogo una poesia ermetica e difficile da interpretare. Infatti non lo sceglie nessuno. C’è chi si butta sul tema che compara il 1914 e il 2014 (brr!, quante analogie e parallelismi fra i venti di guerra mondiale di allora e quelli che arrivano da est in questi giorni…), chi sceglie di parlare del paesaggio e della qualità dell’intervento umano nel renderlo ancora più fragile e vulnerabile; ma il grosso si butta appunto su saggi brevi e articoli di giornale. Li redigono utilizzando il materiale documentale che sta insieme alle prove.
Mentre le creature lavorano, i commissari ammazzano il tempo sorvegliando, compilando i soliti fasci di documenti, rispondendo ai quesiti degli allievi in dubbio, occupandosi di quello che ancora manca perché l’esame possa svolgersi al meglio. Ogni tanto uno sguardo a che tutto funzioni al meglio e una strana aria negli occhi quando si posano sugli allievi al lavoro: un non so che di nostalgia mischiato a un pizzico di rimpianto. Il tutto ben mescolato con discrete quantità di turbamento.
Li guardi lavorare, sperare, provarci e ti chiedi che cosa abbiamo fatto noi adulti (un po’ passati) per rendere migliore il mondo in cui vivono, per alimentare adeguatamente speranze nel futuro e permettere loro di coltivare progetti sogni e disegni. Ti chiedi perché devono vivere in un posto dove sono già tagliati fuori ancora prima di poter cominciare davvero a far vedere quello che sarebbero capaci di fare; speri che le cose possano cambiare e che loro possano essere una generazione con qualche strada in più da percorrere, vorresti che davvero la politica l’economia e la società si occupassero di loro non solo con le parole o ripetendo formule che hanno già fallito. Temi che le tue siano solo illusioni e ti domandi in quale momento della tua vita hai cessato di credere che le cose si possano davvero cambiare. Non ti rassegni e ti domandi come fare per costruire anche per loro un’occasione vera.
A mezzogiorno – a metà della prova – sei anche a metà della prima giornata di un rito di passaggio, giorni che segneranno la fine di una stagione della loro vita e che ne apriranno un’altra. Il rito di passaggio non è solo degli studenti: guardandoli all’opera ti rendi davvero conto non solo del tempo che passa, ma anche di quanto sia triste e ingiusto questo nostro paese, a cominciare degli egoismi delle persone che lo abitano. Tutte.
Domani, seconda prova. Divertitevi ragazzi!
Mariano

MOMENTI DI GLORIA

Si avvicina la Maturità. Da oggi pubbliche le commissioni d’esame, gli studenti di quinta a caccia di informazioni sui commissari esterni
Recensisci il docente!
Ci siamo, fra 15 giorni i maturandi debutteranno con la prima prova, lo scritto di Italiano. Quel giorno conosceranno anche i membri esterni e  il presidente della loro commissione d’esame, quella che, salvo sgradevoli sorprese, li consegnerà al mondo del lavoro, a quello della disoccupazione o a quello dell’università. Armati di un bel voto, in centesimi, per larga parte frutto di quello che hanno combinato nei tre anni precedenti e in piccola parte di come si sono comportati nelle prove d’esame.
Da stamane sono pubbliche le commissioni, dunque ogni studente sa chi sono quelli che, interni ed esterni, lo esamineranno e ne giudicheranno la prestazioni e  la preparazione. Adesso comincia la “caccia al commissario”, per sapere chi è, se è bravo o no, quali sono le sue fissazioni e le sue manie…; questa volta agevolati anche dalle recensioni degli insegnanti, ad opera dei loro allievi, che si trovano sui siti specializzati. Uno per tutti studenti.it.