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16712/21. LA SCOMPARSA DELLA NOTIZIA

A 7 anni di distanza dall'ultimo sciopero generale- proclamato allora contro il Jobs Act renziano - CGIL e UIL proclamano un nuovo sciopero generale nel momento più difficile della loro storia recente e  a grosso rischio di impopolarità. Chi legge ha già avuto modo di formarsi un'opinione sulla fondatezza delle rivendicazioni sindacali, sulle ragioni dell'una o dell'altra parte, dunque non serve qui recuperarle. Lo stesso per quanto riguarda il teatrino confindustriale, quello dei singoli partiti, alcuni più lanciati, altri quasi timorosi, altri ancora insopportabili: niente di nuovo solo l'ennesima constatazione dell'irrilevanza della cultura politica in organizzazioni che si montano e smontano per ottenere il consenso. A qualunque costo, a qualunque condizione e con qualunque mezzo.

Infatti i partiti di oggi sono finiti, non sono più in grado (nessuno, purtroppo) di concorrere a disegnare il futuri/i futuri possibili di questo paese, ascoltando, studiano, elaborando, discutendo, proponendo, cambianti idea, insomma sviluppando tutte quelle attività che sono affidate a chi concorre a costruire la classe dirigente di un paese. Oltre che finti (anche per questo i cambi di casacca non fanno più notizia), sono proprio finiti.

Qualcosa del genere sta succedendo nel mondo dell'informazione, a cominciare dai giornali. Proprio la copertura dello sciopero generale del 16 dicembre ne è la riprova. I grandi giornali hanno teso a non dare la notizia, a nasconderla quando proprio non potevano farne a meno, a riportare con dovizia di particolari tutte le giaculatorie di chi spiegava che i sindacati erano irresponsabili e che solo la CISL era buona. Neanche La Stampa dell'epoca d'oro della FIAT trattava così le notizie: le aggiustava, ma serviva i suoi lettori che compravano il giornale per informarsi. 

Risultato: lo sciopero generale si è svolto, pare anche con un certo successo, il paese l'ha sopportato bene e ha perfino salutato con una certa simpatia i cortei affollati da lavoratori poco contenti di aver perso la giornata di lavoro, ma ancora più scontenti dal vedersi prima penalizzati dal governo e poi sfanculati dalla Confindustria e dai suoi organi di informazione e trasmissione. La copertura informativa lì hanno garantita giornali più di nicchia che hanno provato a fare il loro mestiere.

Quando una notizia è tale deve essere data e bene. Quando un giornale smette di dare le notizia che non piacciono agli editori o alla redazione diventa un bollettino. Bisogna smettere di comprarlo. A quanto pare i lettori dei grandi ex giornali hanno da tempo cominciato a farlo, li salvano ancora i sussidi pubblici. Prima o poi sarebbe tempo di cominciare a staccare anche questa spina, è evidente che il sostegno pubblico alla libertà di stampa, che stava alla base del sistema dei sussidi,  non c'entra più niente con tutto questo.

Mariano

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