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ANTIMAFIA E POTERE, UN RAPPORTO CONTROVERSO. UNA STORIA

Una brutta storia coinvolge direttamente un'organizzazione, Libera, a cui sono molto legato, e una persona che la rappresenta con cui ho condiviso battaglie e idealità

Un dettagliato post di Alberto Crepaldi sul Fatto del 27 luglio  racconta una storia, ambientata a Modena, che ha come protagonisti Libera - nelle persone della sua vicepresidente nazionale Enza Rando e di Maurizio Piccinini referente provinciale della stessa associazione - e Giuseppe Leonelli, direttore di Prima Pagina, un quotidiano di Parma chiuso un anno e mezzo fa dall'editore, vicino al PD.
Siamo a inizio 2014 quando, in un lungo e dettagliato resoconto sui rapporto fra Enza Rando e il sistema di potere di Modena, Leonelli mette in luce intrecci, incarichi e prebende che legano il PD locale alla vicepresidente dell'associazione.

IL MALAFFARE

L’inchiesta di Roma è qualcosa di più delle solite storie di politica e malavita di cui sono costellate le piazze d’Italia. C’è dentro un sistema politico marcio fin nelle sue fondamenta e un paese senza speranze. La nausea monta...
Furbi, furbetti e furbacchioni
Adesso capisco perché il PD voleva far fuori Marino”, scrive un mio amico su facebook dando parole a un pensiero che in tanti ieri debbono aver avuto, sentendo e leggendo delle vicende collegate all’inchiesta sulla mafia romana. Non sono infatti in discussione i meriti e i demeriti del sindaco, oggi a salire agli onori delle cronache è la sua capacità di resistere alla manovra di accerchiamento che politica e criminalità avevano operato nei suoi confronti, “marziano” nella capitale. E che dire degli alemanno che manifestavano contro gli immigrati che le sue cooperative assistevano puppando fondi pubblici e gestendoli come impariamo ogni minuto di più? E il giro di assassini, ladri,  pregiudicati e ex-terroristi che governa/va la politica romana e senza i quali non si muove/va foglia? E i giornalisti proni davanti ai potenti (mai un’inchiesta indipendente, per carità!), ai renziani e a gli anti renzi che oggi "non c’entrano nulla", agli ipocriti che “i magistrati facciano il loro lavoro”, agli infiniti manovratori che hanno contribuito a rendere l’Italia un paese di clienti, ai rutelli e ai veltroni, perfino al sottobosco di nullità intorno agli enti pubblici per leccare il culo ai loro padroni.
Dall’inchiesta viene fuori anche questo: partiti-taxi che imbarcano chiunque, purché dotato di adeguato pacchetto di voti, alleanze e correnti che si fanno e si disfano, manipoli di squadristi...

IL LAVAGGIO DELL’IMMAGINE

L’arrivo a Collegno di una persona speciale ha dato ai sindaci dei nostri comuni il pretesto per una bella rinfrescata all’immagine. Naturalmente …
Legalità: neanche a parlarne
Venerdì il Sindaco di Messina, Renato Accorniti, ha partecipato a un’iniziativa dei sindaci dei nostri comuni. Ha parlato di come vive l’impegno politico, di cosa significa l’impegno legalitario, il pacifismo, la politica di servizio, la lotta alla malavita organizzata e di tante altre cose ancora.  Il tutto davanti a suoi colleghi con ben altra storia, tradizione e intransigenza nei confronti della politica grigia, fatta di clientele e favorini, di titoli roboanti sotto i quali si nascondono pratiche e pensieri che neanche la DC nel profondo sud trent’anni fa.
All’iniziative c’era il mio amico Giovanni Lava, consigliere comunale di Civica. Ecco cosa scrive lui del pomeriggio con Accorniti…
Ascoltare Renato Accorinti è un'esperienza che lascia il segno (per chi non sapesse chi è, legga la sua biografia su Wikipedia). E proprio perchè lascia il segno, lascia basiti l'invito e la calorosa accoglienza riservatagli a Collegno. Renato Accorinti è stato eletto un anno fa sindaco di Messina sovvertendo ogni pronostico,

VIETATO FUMARE O VIETATO VIETARE?

Un esempio pratico di come l’eccesso di divieti finisca per incoraggiare la sistematica violazione delle regole
Intervallo con segugio
Era il lontano 2003  e finalmente venne introdotto il divieto di fumo in tutti i locali pubblici. Nei locali scolastici il fumo era già stato messo al bando dal 95, ma dalla Legge Sirchia in poi le norme sono divenute ancora più stringenti. Le istituzioni pubbliche fino ad allora “negligenti” vennero invitate perentoriamente a mettersi a posto, anche affiggendo cartelli con ben evidenti le sanzioni per i fumatori colti in flagrante e i nominativi dei responsabili interni che avrebbero dovuto farla rispettare. Per ammorbidire il divieto la legge candeggiava l’istituzione di appositi locali areati dove i fumatori potessero coltivare il vizio senza ammorbare gli altri (poi eliminati). In tutti i casi, al massimo i viziosi potevano accomodarsi fuori e consumare la sigaretta all’aria aperta, rispettando il divieto e i non-fumatori.
Non sono un bello spettacolo quei capannelli fumanti che si formano in cortile durante l’intervallo deve aver pensato l’anno scorso la ministra Lorenzinbisogna eliminarli proibendo il fumo a scuola anche negli spazi esterni. Così anche la tentazione della prima sigaretta per i più piccoli viene eliminata: non fuma più nessuno”. Ecco pronta la Circolare attuativa che lo stabilisce, senza alcuna indicazione di come fare concretamente per evitare che il divieto venga impunemente violato.

LE RADICI DELLA CORRUZIONE

Le storie di oggi, quelle già note e quelle ancora da scoprire, ci confermano quello che già sapevamo. Solo che interessano solo quando la frittata è fatta…
Oltre gli scandali: la zona grigia delle pubbliche amministrazioni
Qualche tempo fa Paola Caramella Editrice mi chiese un contributo per una pubblicazione che riassumeva l’attività della giurisdizione nel distretto torinese, integrata da riflessioni di carattere più generale intorno ai temi della legalità, della corruzione, dal rapporto fra giustizia, giurisdizione e amministrazione pubblica.
Eccolo qua, più attuale di allora, il breve saggio che Le avevo proposto e che poi ho trovato pubblicato nel testo dalla copertina qui accanto (Leggi).
Tratta delle radici della corruzione, che si sono oramai infilate in tutti gli interstizi della complessa costruzione che è la res publica, proprio come un’edera invasiva che erode lentamente ma inesorabilmente le fondamenta dell’edificio e tutte le sue parti. Racconta delle leggi di vent’anni fa per “semplificare” la burocrazia  e di come esse siano diventate il grimaldello per costruire nuove posizioni di potere, nuove rendite, nuove occasioni per piazzare amici e  clienti. Spiega come si può fare a occupare e gestire il potere in modo torbido, ma senza violare le leggi, in pace con se stessi e il mondo.
Racconta di come la meritocrazia sia diventata uno slogan per coprire ogni sorta di familismo, di come la pratica della raccomandazione avvia trovato nuove forme e colori, adattandosi all’Italia che cambiava tutto per non cambiare nulla. Di come la politica abbia mutuato e perfezionato il linguaggio allusivo, quello dei mafiosi, sostituendolo progressivamente a quello della guerra (battaglia politica, avversario…) di cui la politica è sempre stata sublimazione. Di come la spregiudicatezza unita all’ignoranza abbia finito per produrre una generazione di politici che, quando vincono le elezioni, pensano di aver “preso il piatto”, trattando la cosa pubblica come se fosse loro e piegando le regole alle loro necessità e clientele.
Racconta di come le cose non possono cambiare se lo Stato continuerà a essere immaginato da tutti noi come una specie di banchetto – sempre più povero, ma ancora pieno di cose buone – a cui dare l’assalto, spolpandolo fino all’osso, tanto qualcun altro ci penserà e… un domani. E anche dell’inutilità, a volte del danno, dei professionisti della cosiddetta “cultura della legalità”, della finta trasparenza e della turpe chiacchiera di chi dice una cosa per farne sempre un’altra. Impunemente.
Se vi va, buona lettura. Se poi vorrete, mi farebbe piacere un’opinione.
Mariano

BLA BLA BLA…LEGALITA’

La corruzione deruba il paese del poco che gli è rimasto. La chiacchiera della politica, e specialmente dei “migliori” rincara la dose. Fino a  quando?
La farsa e il danno
Seconda infornata di scandali, seconda conferma di ciò che si sapeva già… e tutto nell’arco di un mese scarso. L’Expo prima, il Mose adesso, ingrassavano cordate miste di dirigenti pubblici, autorità di sorveglianza, imprenditori, militari d’alto rango e politici. Mentre tutti gli altri agivano per loro tornaconto, si potrebbe pensare che i politici lo facessero per i partiti di riferimento, come durante la prima Tangentopoli. Quando i loro partiti si affrettano a prendere le distanze, viene voglia di credere che quello che affermano sia vero, dato che di partiti capaci di finanziarsi illegalmente per davvero non ne esistono più. Essendosi essi trasformati in taxi, da cui cordate di interessi scendono e salgono alla bisogna, anche i meccanismi del finanziamento delle attività politiche si sono rimodellati sul nuovo assetto di quelle che ci si ostina ancora a considerare “forze politiche”.
Straordinarie le reazioni dei vertici del PD alle notizie di coinvolgimento di loro eminenti esponenti: la vecchia guardia oscilla fra la silente presa di distanza (Greganti) e la difesa ad oltranza (Orsoni); il "nuovo che avanza", invece, si comporta come se si trattasse di un partito diverso dal suo e di affari che non lo riguarda.
Parlano d’altro,i nuovi, al massimo sparano qualche luogo comune per deplorare, promettere misure draconiane, minacciare chi volesse corrompersi e corrompere. Renzi annuncia qualche provvedimento mirabolante che fa la fine degli altri: lettera morta.

La maggior parte dei giornali – gli stessi che sono stati ben ziti finora e che celebravano acriticamente il nuovo che avanza e l’Italia che si riprende con le grandi opere – riportano le storie di malaffare con dovizia di particolari. Le trattano come cronaca nera, nettamente disgiunta dalla cronaca politica.
Infatti raccontano di come l’Italia non conti più nulla nel mondo (la famosa reputazione internazionale), e danno la colpa alle sperate di Grillo. Scrivono verbi come rubare, corrompere, ma non ci mettono mai il soggetto, specialmente se illustre e del partito giusto. Soprattutto non spiegano mai come e quanto queste continue ruberie nuocciano al prestigio internazionale dell’Italia, accreditando l’idea che all’estero nessuno se ne preoccupi. Se gli investimenti stranieri calano del 54% in un anno sarà colpa delle sparate o delle ruberie miliardarie che lievitano col lievitare dei costi delle grandi opere pubbliche? Sarà colpa della jungla di leggi che permette a chiunque di fare quel che vuole o delle scelte politiche di chi li vuole mandare via tutti e usa lo strumento disponibile in questo momento nel mercato della politica?
Finché la nazione tutta – a me sarebbe piaciuto che lo facesse il centrosinistra, l’ho sempre sperato e non ci credo più – non mette in campo una seria riflessione intorno ai meccanismi culturali, sociali, economici che stanno alla base di questa assenza di moralità a tutti i livelli e in tutti i luoghi… finché questo non lo faremo accadere, nulla cambierà. I più furbi spolperanno ancora quello che resta, ognuno sarà contento di essere convinto aver fregato l’altro. Ognuno andrà a caccia della soluzione personale al problema collettivo, allontanando la ripresa e la rinascita a data da definirsi.

Si comincia da Roma, ma si deve cominciare anche sul nostro posto di lavoro, nel nostro comune, nella nostra regione. Non possiamo più avallare comportamenti truffaldini mascherati da intelligenza politica: quanti sindaci hanno ricevuto finanziamenti per la loro campagna elettorale da operatori economici direttamente interessati agli affari col Comune (proprio come quello di Venezia)? Quanti medici trasformano i loro assistiti (Servizio Sanitario nazionale!) in potenziali loro elettori, magari coinvolgendo i loro colleghi di studio in una umiliante campagna elettorale? Quanti appalti vengono aggiudicato con un concorrente  solo e un’offerta sola, salvo poi ricorrere alle varianti in corso d’opera per “aggiustare” i contratti? Quante associazioni esistono solamente come serbatoio elettorale di questo o quello e perciò vengono foraggiate con soldi pubblici? Quanti politici vanno a spasso con i personaggi chiacchierati, qualche volta malavitosi conclamati, che porteranno loro i voti necessari per essere eletti? Quante promesse, quante clientele?

Ci vuole un po’ di pulizia anche nel linguaggio: le parole debbono tornare a significare qualcosa, la chiacchiera vuota lasciare il posto alla profondità del ragionamento, la serietà degli impegni seppellire la vacua insidia della promessa. La voglia di assumersi responsabilità deve soffocare lo scaricabarile che, a tutti i livelli, paralizza questo paese martoriato.
Questa è la rivoluzione che bisogna fare adesso.

Mariano

GLI AMICI DEGLI AMICI

La storia della ministra De Girolamo (PdL, ora NCD) e del consorte Boccia, onorevole  PD, è quella di un paese, della sua società civile e del suo ceto politico…
Uniti per la pagnotta
Le intercettazioni della ministra De Girolamo, oltre a rivelarci che è un po’ sboccata nel linguaggio (chi è senza peccato scagli la prima pietra), ci raccontano di come si costruisce e funziona un collaudato sistema di potere che genera ingiustizie, disparità, sprechi, spese fuori controllo e intimidazione nei confronti degli operatori di un territorio, insomma un sistema che normalmente si definisce “mafioso”. Meglio di un manuale di istruzioni, meglio di qualunque fiction sul tema: la De Girolamo è davvero convincente nella parte, sembra che non abbia mai fatto altro.
Meglio perfino dell’appena premiato  “La grande bellezza” di Sorrentino che, come scrive il NY Times, davvero rappresenta la decadenza di un paese grande e incomprensibile. Nel film la grandiosità dei paesaggi romani, le strade, gli scorci i palazzi, fanno da sfondo a una ragnatela di rapporti sfibrati che sono lo specchio delle lacerazioni infinite di questo paese. Nelle conversazioni della De Girolamo le lacerazioni si fanno sostanza: raccomandazioni, dinieghi, minacce, esibizioni di potenza muscolare,

UN GROSSO DEBITORE

Ogni tanto il neo sindaco, il suo predecessore, qualche assessore e gli imprenditori sponsor di questa Amministrazione si ritrovano a farsi una magnata a casa di un illustre concittadino, con notevoli interessi in ballo.  Solo che è…
Un banchetto costoso
banquet € 552.812,64: a tanto ammonta il debito accertato verso l’erario (il grosso è del Comune ) di J.J.  , un mio concittadino eccellente e imprenditore valente. L’ha maturato negli ultimi cinque anni (non so se avesse del debito precedente, ma è forse prescritto), non pagando l’ICI, la TARSU e chissà quali tasse e tariffe sulle sue proprietà e attività, quasi tutte in Grugliasco.
Finora gli uffici del Comune hanno scoperto ben 4 immobiliari, intestate prima a lui e poi alla di lui consorte, a cui fanno capo immobili (capannoni già abusivi e poi condonati), case e terreni. Com’è stato possibile che si accumulassero simili morosità? Semplice, basta non pagare.
Ad esempio l’Immobiliare 1, la più ricca delle quattro finora scoperte, nel solo 2011 ha maturato un debito  di € 91.943. Di quel debito sono stati pagati al Comune € 1.280, vale a dire meno del 2%! Nello stesso anno un’altra delle immobiliari ha maturato un debito di € 41.222,59, al Comune sono arrivati € 571,97! Non ho sbagliato a scrivere, è proprio così!

IL NASO DI PINOCCHIO

Una nuova puntata arricchisce la storia della consigliera comunale “furbetta” e della lotta contro i Vigili che fanno il loro dovere. La scrive il suo compagno inguaiando pesantemente il sindaco…
I cittadini di serie A

Dopo il mio post e l’articolo de “Lo Spiffero”, interviene sullo stesso giornale on line il compagno della consigliera (leggi), confermando i nostri peggiori sospetti: il sindaco ha mentito e continua a mentire, la colpa della dichiarazione fasulla naturalmente è del commercialista della coppia, a Grugliasco esistono cittadini di serie A e tutti gli altri vengono dopo.
Come al solito, cercano di fare confusione e di approfittarne per confondere le idee, per questo vale la pena di fare un po’ d’ordine, non fosse altro che perché questo potrebbe essere l’ultimo post intorno a questo episodio. Da adesso in poi ci rivolgeremo a chi si occupa di reati, non a chi dovrebbe garantire le convivenza civile e la legalità, visti i risultati che produce.

LA “FURBETTA” E IL FURBACCHIONE

Vigili troppo solerti scoprono “dimenticanze” nella dichiarazione ISEE 2010 di una cittadina illustre, il sindaco (PD) si inventa una riorganizzazione del servizio e li manda  a fare multe per le cacche dei cani.
Disuguali davanti al Comune
Una mia concittadina “illustre” – naturalmente del partito giusto, il PD, e con questo candidata alle ultime elezioni amministrative per risultare la prima esclusa – presenta dichiarazione ISEE per ottenere sconti e riduzioni nei servizi resi dal comune ai cittadini. Come molti altri cittadini, è oggetto di un accertamento da parte dei Vigili Urbani che scoprono (a quanto pare) difformità fra la dichiarazione e l’effettivo stato di consistenza patrimoniale ed economico del suo nucleo famigliare. Insomma, si sospetta che abbia “trassato”.
Speriamo per lei che tutto di risolva in una bolla di sapone, sennò sarebbe una truffa bella e buona e come tale perseguita dalla Legge.

ALLA FESTA DEL PD di F. Maletti

Si è appena chiusa la Festa provinciale del PD. Un iscritto ci è andato…
Un PD spesso così mal rappresentato…


Nelle settimane scorse si è conclusa la festa torinese del Partito democratico. Tra le varie iniziative, ce n’era una che aveva attratto la mia attenzione: si trattava di un dibattito avente per tema “La democrazia, la legalità e lo sviluppo ai tempi della crisi”. Ospite il giudice Caselli. Il tema mi interessava, e così ci sono andato con un piccolo anticipo sull’orario: il tempo necessario per incontrare qualche vecchia conoscenza e scambiare due parole.
Là ho visto (non faccio nomi) una buona parte della nomenklatura del PD locale scambiarsi carinerie come si fa tra vecchi amici. Nulla di particolare insomma, salvo la percezione che vi fosse da parte di ciascuno una personale esibizione di candidatura (o ri-candidatura) alle prossime elezioni politiche. Perché “non si sa mai”.
Prima che iniziasse il dibattito ho avuto il tempo di riflettere. E, facendo un ragionamento più ampio, mi sono reso conto che il PD è cambiato molto poco rispetto alle sue origini: nel senso che non è stato capace di evolversi e di maturare. Il Partito Democratico, ancora oggi, è un contenitore di contraddizioni: tutte quelle possibili.

PROCESSO LUNGO, PRESCRIZIONE BREVE

Il senso perverso delle parole: la semantica dei furbi

Oramai anche le parole si sono berlusconizzate, sistematicamente trasformate in segni che “nominano” concetti con cui non hanno più alcuna relazione.
Il processo diventa “giusto” quando serve a tenere al sicuro il capo, ma ai babbei si racconta che garantirà più equità ai poveracci incastrati nel meccanismo giudiziario che, altrimenti li stritolerebbe come già fa. La Magistratura “ingiusta” va raddrizzata, domata, riportata al giudizio, resa efficiente per questo paese ingiusti: a questo serve il “giusto processo”, non ad altro, ci spiegano i commentatori e le teste d’ariete parlamentari.
La prescrizione “breve”, invece, serve a mettere un po’ di pepe sulla coda dei giudici poco produttivi che menano il can per l’aia nelle aule dei tribunali, rendendo interminabili i processi. Il personale che ci vuole a far funzionare la macchina della giustizia? Meno ce n’è meglio è, così i magistrati si accaniscono sui poveracci e lasciano stare i reati da colletti bianchi. Le regole dei processi e il sistema di garanzie formali degli imputati? Più è contorto e meglio è, così la scampano quelli che hanno bravi avvocati, capaci di cavillare e rinviare sine die utilizzando le infinite scappatoie ed eccezioni che, leggina dopo leggina, si vanno introducendo nella gestione del rito processuale.

TRASPARENZA E CORRETTEZZA

Lo strano caso di un concorso per dirigenti pubblici.

Sentite questa. Capita a Grugliasco, cittadina ridente del nord ovest, governata da una amministrazione di centrosinistra "ortodossa", una cittadina in prima linea nella difesa dei valori della legalità, della trasparenza e con amministratori sempre pronti a fregiarsi dei bollini blu del settore.
Succede che l'amministrazione comunale decide di bandire concorsi pubblici per reclutare ben 4 dirigenti per ricoprire posizioni che attualmente sono occupate da altri soggetti con contratti a termine.
Interessante osservare che il comune sta esternalizzando buona parte dei servizi mediante una privatizzazione selvaggia; nonostante ciò, invece di ridurre i dirigenti li moltiplica. Infatti il rapporto dirigenti/dipendenti è oramai di 1 a 25/30 e tutte le attività utili alla città delegate ad altre società.

ETICA? ME NE DIA DUE ETTI, TAGLIATA FINE!

Legalità: quanto costa? conviene davvero o è meglio un ritocchino al sorriso?
In certi ambienti tornano prepotentemente di moda i bei valori dei tempi andati. Ci ha pensato Fini, con il suo pronunciamento, dopo che in tanti avevamo provato a segnalare ai centrosinistri (sempre più sinistri e non per ideologia) che ci avrebbe fatto piacere che gli indagati stessero fuori dalle liste e dalle istituzioni, che avremmo desiderato metodi e culture diverse dal berlusconismo nel governare partiti e istituzioni, che competere con la destra populista sul suo terreno sarebbe stato un suicidio.

I dalemi ci spiegavano che non capivamo un cazzo, che questo moralismo faceva il gioco della destra, non come la bicamerale! Ce lo dicevano con tono spocchioso e con la degnazione del sovrano verso i sudditi. Come lui parecchi dirigenti del suo partito, che il vizio della boria non lo perderanno mai.
Abbiamo dovuto sentire dalla bocca dell'ex segretario del MSI, dell'alleato fedele di b fino a ieri, parole come: rispetto delle regole, senso dello stato, delle istituzioni e dei suoi dipendenti, rispetto delle differenze, laicità, modernizzazione, solidarietà, nuovo welfare, sicurezza.

IL SACCO DI TOPOLINIA, parte seconda

Dopo la villa nel campo, lo spaccio nell'orto

Nella prima parte vi avevamo raccontato  di come si fa  a costruirsi una villa dove gli altri, quelli senza appoggi topolineschi, non possono.
Adesso vi spieghiamo cose si fa a valorizzare il terreno prima coltivato, adesso neanche più quello, solo più in attesa di accogliere le fondazioni di un nuovo edificio.
Ora che in mezzo all'area agricola c'è la villa, vorrete mica che tutto quel terreno che sta intorno alla casa sia abbandonato a se stesso? Quasi quasi facciamo una variante!

Dovete sapere - cari lettori - che a Topolinia gira un virus che si chiama variante continua. E' un virus pericoloso perché distrugge il territorio, ingrassa sempre gli stessi e mette in pericolo le casse del municipio, ma i topolini capi non se ne preoccupano. Loro fanno solo alta politica e debbono occuparsi del loro futuro, magari toccando i tasti giusti e compiacendo i poteri che potrebbero venire utili. Come è noto i dissenzienti politici e i cittadini incazzati li denunci, li intimidisci o li compri.
E allora, già che ci siamo, ecco che i topolini capi - alcuni dei quali transitati direttamente da lotta continua a variante continua, passando per vacanza continua - decidono di occupare un po' meglio quel terreno, nominalmente ancora agricolo, ma nei fatti già compromesso: spostiamoci lo spaccio di una nota azienda di Topolinia che adesso vanta un bell'immobile su corso Paperopoli, che potrebbe valorizzare anche per trarsi fuori da una situazione economica non felice.
Così, l'artefice dell'operazione "villa pulita" può comprare quell'immobile, magari per metterci dentro una concessionaria d'auto e farci su qualche soldo.

SINISTRA OMERTA'

L'interpretazione della democrazia e del conflitto di interessi nel centrosinistra locale
Ieri pomeriggio, occasione mondana, di quelle che chiamano a raccolta il bel mondo locale. Sono inivitato e vorrei davvero esserci, ci tengo alla festeggiata. Solo che ho un impengo di lavoro concomitante: niente di male, passerò qualche minuto prima a farle i miei auguri e a darle un piccolo regalino che ho scelto con mia moglie. Faccio così e arrivo alla festa prima che cominci.
Trovo la festeggiata insieme a un mio ex collega, ora  presidente della Spa che si occupa dei rifiuti dell'Ovest,  e segretario del PD di Grugliasco. Una rappresentazione vivente del conflitto di interesse - sapete quella roba per cui i benpensanti di sinistra arricciano il labbro atteggiando la boccuccia a un'aria schifata? - che se la vive proprio bene, senza imbarazzo perché gli ex-comunisti giudicano gli altri con severità almeno pari all'indulgenza con cui giustificano se stessi. Suvvia, è lì per meriti professionali, mica per nomina politica!