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ALLA FINE DELL'ESTATE...

Eventi che hanno riempito le pagine dei giornali di luglio e agosto, non in ordine cronologico:
1. Tormenti del PD, in tutte le salse e a tutte le latitudini. Conflitti, renzate, distinguo, comparsate e puntualizzazioni. Se larga parte della politica italiana non fosse quel partito ci sarebbe da ridere. E c'è ancora chi si chiede le ragioni del declino del paese. Poi ti arriva "Libero" con lo scoop secondo il quale il PD fa firmare un contratto ai nominati nei consigli di amministrazione: si impegnano a versare al partito la tangente personale. Se non lo fanno, via.  E' la meritocrazia, bellezza.
2. Cinquestellismo con scappellamento a destra. Più o meno la stessa cosa del PD con l'aggravante di essere nuovi, un'autentica speranza dell'Italia. Autoreferenziali, ondivaghi, preoccupanti. Come si fa a dissipare un consenso esagerato in pochi mesi. Siamo sicuri che la gestione Casaleggio jr non abbia bisogno di una bella revisione, magari corroborata da un ritorno di Grillo?
3. Incendi: appiccati dunque dolosi, dovuti alla siccità, all'incuria dei boschi, alla Madia che ha accorpato la Forestale ai Carabinieri  eccetera. Gli incendi continuano anche adesso, ma non ne parla più nessuno perché le paginate sono dedicate a...

LA SBERLA

A risultati acquisiti, sono tanti che non capiscono o che fanno finta di non capire...

Queruli e piangenti i fan di Renzi continuano a fare come i bambini quando perdono e scrivono/dicono: "Adesso vogliamo proprio vedere che cosa faranno quelli del NO", come se si trattasse di un partito e non di un insieme di elettori - la maggioranza - che ha espresso, con le più svariate motivazioni, un giudizio negativo su un progetto di riforma della Costituzione.
"Quelli del NO" sono 19 milioni e hanno così votato: piaccia o non piaccia, questa è la democrazia. Continuare a classificarli come "quelli che non hanno avuto il coraggio di cambiare" o che "hanno avuto paura di osare" o, peggio, come vittime dei "populisti", è continuare a insultare "l'accozzaglia" dimostrando di non capire e di non volerlo fare. Perché hanno scelto questa opzione, invece di abbandonarsi al mantra renziano del cambiamento fine a se stesso, è materia di dibattito e discussione, di analisi politiche e sociologiche, di riflessioni su cosa è diventato questo paese. Non può continuare questa lagna perché, così facendo, si allarga quel solco che proprio la protervia e l'incoscienza del premier ha già scavato in profondità.

NON PODEMOS, MA ESPERAMOS

La faccia della Moretti domenica notte: pura poesia! E  Serracchiani e soci che, col solito sussiego, davano agli “altri” la colpa della sonora trombatura della Paita in Liguria…
Il gufo
… mi ha fatto piacere. Ancora più piacere mi ha dato lo strano modo con cui De Luca festeggiava la sua vittoria. E ancora, i musi scuri dei candidati del PD, tutti convinti che il partito avrebbe fatto sfracelli e che perciò avrebbero posato i loro culetti democratici nei consigli regionali, e riportati alla dura realtà da percentuali meno che bersaniane (perfino i loro elettori più fedeli sono stati costretti a catapultarsi sulle finte liste civiche e sostegno del loro candidati a presidente, pur di non votare quel simbolo e quella gente).
Il topos però è stato Renzi pateticamente vestito da soldato a fingere per le TV di essere uomo di stato, preoccupato non già delle elezioni regionali, ma della salute dei “nostri ragazzi” in missione umanitaria all’estero. A Roma le vallette e i valletti si apprestavano ad arginare le palate di cacca che, in parte, avevano previsto in arrivo per via dei sondaggi segreti a ridosso del voto. La buona retorica guerrafondaia prevede che, nei momenti difficili, il comandante stia con le prime linee per dare l’esempio e spronare i soldati fedeli. Renzi se la batte sistematicamente ogni volta che sente odore di difficoltà o di insuccesso lasciando i suoi a svolgere il compito più ingrato. Anche questo deve essere “rottamismo”, ma è certamente un modo di fare e di essere che dice parecchio del personaggio. Molto piacere mi ha fatto scoprire che il successo di Salvini è semplicemente un parziale travaso dei voti del PdL alla Lega, l’area elettorale del centrodestra e la sua consistenza sono all’incirca le stesse.
Ancora più piacere mi ha fatto scoprire quello che provavo di fronte alle notizie che davano conto dei risultati delle elezioni: non mi importava nulla che in Lombardia e Veneto avesse vinto il centrodestra, che il PD fosse andato indietro, che perfino il M5S avesse perso qualcosa.

UN BAGNO DI UMILTA’

Ne hanno un bisogno urgente i M5S che hanno a cuore l’esperienza politica entusiasmante di cui sono protagonisti e beneficiati. Poi ci va un celere recupero della
Gratitudine
Le difficoltà in cui si dibattono i “grillini” sono la sintesi dell’impossibilità di costruire una politica utile al cambiamento e, almeno per un periodo, capace di far fare al paese quel balzo culturale di cui ha davvero bisogno. Chiunque in questi ultimi vent’anni si sia cimentato con la costruzione di soggetti politici che tornassero a proporre educazione, idee, cambiamento, un nuovo senso dello Stato, rispetto, comunanza e piena realizzazione dei diritti di cittadinanza… ha fallito. Per suoi limiti, ma anche perché il paese andava da un’altra parte, in un’altra direzione.
In tutti gli ambiti e in tutti gli ambienti, i “vecchi” si sono mangiati i giovani per perpetuare il loro benessere e il loro potere: che si trattasse del manager della grande impresa, del politico sulla breccia da tempo, giù giù fino al capufficio, perfino all’impiegato pubblico, la battaglia era la conservazione del piccolo privilegio, difeso con le unghie e coi denti dall’assalto degli affamati dalle crisi sempre più lunghe e prive di uscita. Sono andati avanti i giovani “a servizio”, quelli che hanno accettato l’idea della rinuncia a farsi valere perché prima o poi sarebbe toccato loro, oramai invecchiati e incalzati dai nuovi giovani, vogliosi anch’essi di qualche briciola del grande banchetto.

NON MORIREMO DEMOCRISTIANI…

Una settimana dopo le elezioni, tutto è già metabolizzato. Non vorrei che fossimo...
Già pronti per la prossima illusione?
Passata la tornata elettorale europea, smaltiti quasi tutti i fumi della sbronza, superate sorpresa e incredulità, è tempo di fare un bilancio di come il voto abbia ancora una volta modificato il quadro politico italiano. In poche righe: gli elettori non fidelizzati di Grillo si sono astenuti; quelli del PD no, sono andati a votare massicciamente per Renzi. Lo stesso hanno fatto quelli dell’area moderata che, infatti, dal punto di vista elettorale non esiste quasi più. Il centrodestra tiene larga parte dei suoi voti, sparpagliati fra le formazioni politiche che derivano dalla fallimento del PdL. Il M5S spaventa gli elettori che voleva acquisire e ne lascia a casa un bel po’ di quelli che l’avevano scelto un anno fa.
Su tutto un dato: l’elettorato italiano è diventato estremamente mobile. Cambia spesso, anche alternando voto e non-voto, sceglie pragmaticamente fra i candidati e i partiti quelli che ritiene possano realizzare i suoi interessi contingenti (del futuro gliene frega poco) meglio degli altri.

EUROPA: DISPERAZIONE E SPERANZA

Riflessioni di un disincantato dopo una notte passata a guardare i sondaggisti che annaspavano fra i numeri e commentatori in crisi di certezze
L’Italia ha scelto il medico
Ieri, uscendo con mia moglie dal seggio dopo il voto, ho incontrato un mio vicino di casa - caro amico un po’ di destra – che mi ha chiesto di indicargli un candidato “cattolico” della lista del PD per l’Europa. Accortosi della mia meraviglia, ha così motivato la sua scelta:
Bisogna dare un segnale di incoraggiamento e sostegno a Renzi”.
Tornando a casa, mi ripetevo come un mantra che, ancora una volta, non avevo capito niente. Ancora una volta avevo scambiato un desiderio con la realtà. Stanotte mi sono accorto però che, a  differenza del solito, questa volta sono stato davvero in grande compagnia, non c’era nessuno capace di prevedere il successo del PD e la sua misura. Del PD o di Renzi?
Stamattina ho sentito la stessa considerazione del mio amico un po’ di destra  da tre imprenditori che mai hanno votato il PD e che mai lo voterebbero in condizioni normali.
Stessa scelta di ieri e stesse motivazioni. Non pretendo di generalizzare, ma forse il punto è qui: disperazione+paura+speranza residua=Renzi.
Ora non ci sono più alibi o storie che tengano sulla sua legittimazione, l’ha avuta e ben oltre le attese e neanche del tutto a spese dei suoi alleati. Ora deve fare quello che ha promesso, dimostrando anche agli scettici che il programma di cambiamento non è il gattopardismo che temiamo. L’apertura di credito è stata davvero esemplare, proprio per questo potrebbe essere dolorosamente effimera se il cambiamento atteso non arriva e per davvero. Vedremo.
Renzi, capace di trascinare il risultato di un partito diversamente piuttosto frenato, ha dato al PD quell’identità che gli mancava, trasformandolo nel “partito di”, come il M5S lo è di Grillo, e Forza Italia di Berlusconi. In parecchi storcevano il naso per questa mutazione epocale, ma il voto ha dato loro torto: oggi possono solo decidere di andarsene o di accettare l’avvenuta mutazione. Agli osservatori più distaccati appare chiaro che, comunque, il fenomeno di ieri potrebbe essere la combinazione di due fattori che affondano nel ventennio appena concluso.
Berlusconi sembra proprio finito,il berlusconismo no. La modalità di comunicazione politica, il rapporto didascalico con gli elettori, la forma partito che sostiene il leader, gli stessi contenuti della proposta politica, l’abitudine di dare nomi roboanti a provvedimenti che tali non sono, i modi finto-spicci, la predisposizione di dare agli altri la colpa dei propri insuccessi… li ritroviamo quasi completamente trasfigurati in Renzi. Invece che farsi un partito – come Berlusconi nel 1993 – Renzi si è scalato quello che è sopravvissuto meglio al ventennio. Ora bisogna vedere se Renzi aiuterà questo paese – la sua politica, la società, le sue istituzioni – a uscire dal berlusconismo o se, ereditandone i caratteri, semplicemente cercherà una strada per costruire un progetto di gestione del potere analoga. Questo il primo fattore.
Il secondo si riferisce alle speranze che Renzi ha suscitato: questo paese è stremato, ma non sa più come uscire dalle maglie di una rete che si è costruito da solo, anno dopo anno, privilegio dopo privilegio, mediocrità dopo mediocrità. Il suo partito e lui in prima persona non sono indenni da responsabilità. Oggi sono perdonate a favore della speranza di portare l’Italia fuori dal tunnel. Che cosa succederà mai se Renzi nei prossimi mesi non dovesse riuscire a fare nulla di quello che ha promesso?
Infine, la battura d’arresto del M5S forse è salutare: chissà che non capiscano finalmente che i voti ricevuti vanno spesi – non necessariamente per fare pastette – e che qualcuno è più utile di qualcun altro. Che, quando veleggi su percentuali a  due cifre, la selezione del ceto politico non si può fare come anche questa volta, che l’autosufficienza è dei gruppuscoli e che le alleanze danno forza e vitalità se sono genuine. Dato che non hanno preso una batosta, li vedremo presto alla prova con una nuova fase del movimento: adesso devono proprio darsi una mossa, una linea e qualche regola seria di funzionamento.
Certo che siamo un popolo ben strano: siamo bugiardi perfino con gli intervistatori fuori dai seggi e rendiamo improbabili sondaggi e previsioni. La cosa potrebbe anche farci sorridere, se non fosse che siamo così quasi in tutto…
Adesso vado a vedere cosa è successo a Collegno.
Mariano

ITALIAN DECADENCE

Napolitano, Renzi, Vendola… fra poco Grillo e perfino Fazio. La decadenza italica consuma i personaggi come se fossero kleeenex, lasciando rovine e macerie
Il crollo delle reputazioni
Poco più di un anno fa Napolitano si apprestava a passare alla storia come il “salvatore dell’Italia”, osannato perfino da una copertina di Time con l’appellativo di King George. Oggi è un presidente sempre più criticato, malsopportato e sospettato di essere il garante della cricca e dei poteri forti che tentano di mantenere il controllo del paese. A mano a mano che si scoprono le sue manovre per essere rieletto, a dispetto delle dichiarazioni di qualche giorno prima, i sospetti aumentano di spessore. Probabilmente alla storia ci passerà, ma anche come quello che ha cambiato governi con la stessa disinvoltura con cui i bolscevichi cambiavano leader, cancellandolo dalle foto, segno questo di frequentazioni ideologiche che, con minimi aggiustamenti, il Nostro mette in pratica anche oggi. Allora e altrove erano le gloriose e radiose sorti della classe operaia, qui da noi sono “le sorti del paese”. Che, infatti, nonostante le manovre occulte, va sempre più a fondo.

SVOLTA O SVOLTINA?

Aspettiamo da anni che succeda qualcosa, che un eventi particolare dia il giro a questa palude che invischia tutto e tutti… potrebbe essere questo il momento
Il cambiamento possibile
La settimana che comincia oggi potrebbe passare alla storia come la “settimana della svolta”. Ha cominciato ieri Grillo a Genova: in tanti in piazza a disegnare gli scenari per i prossimi mesi, con il consueto corollario di giornalisti “finti scemi” a raccontare una manifestazione diversa. Continuano a definire Grillo “il comico”, ma non parlano di Renzi come del “disoccupato” o di Cuperlo come del “funzionario di partito”, qualificandoli cioè per il lavoro che hanno fatto o fanno invece che per il ruolo politico che rivestono. Forse sperano di sminuirne la portata e il peso, non si accorgono che così legittimano quelli che definiscono i giornalisti “giornalai”, specie quando raccontano una realtà diversa da quella che vorrebbero vedere scritta. Un fenomeno lo speaker de La7 che ieri sera ha scambiato la proposta di referendum sull’euro con il referendum sull’Europa, come se fossero al stessa cosa…
Domani, martedì, la Corte Costituzionale dovrebbe dichiarare incostituzionale la legge elettorale con cui abbiamo, fra l’altro, costruito il Parlamento attualmente in carica.

L’INGRATITUDINE

Il “dramma” politico e umano, che si consuma in questi giorni fra alcuni on/li del M5S e il loro “creatore”, è  la moderna rappresentazione di una eterna condizione umana…
L’esplosione del super-io
EdipoFacile sostenere che, dopo un certo numero di esecuzioni, Robespierre fu a sua volta ghigliottinato dopo un processo sommario imbastito sulla falsariga dei suoi; facile scomodare il complesso di Edipo con tanto di uccisione del padre; oppure evocare le sirene del potere (e dei soldi) come potente collante fra il culo, anche quello più rovente, e la sedia su cui si posa; oppure ancora la voglia di protagonismo, il fascino delle sirene che compravendono anche oggi, in Parlamento e fuori. Troppo facile: in questa vicenda c’è tutto questo, ma anche tanta, tanta arroganza, condita da quella dose di ignoranza che contraddistingue larga parte della dirigenza del nostro paese.
Alcuni del M5S, arrivati lì, hanno probabilmente dimenticato rapidamente di essere dei miracolati, spingendosi a ritenersi geni della politica, possibili ministri, sottosegretari o anche solo le grandi menti di cui il nostro paese aveva proprio bisogno per uscire dalla crisi.

I MOVIMENTI DELLE STELLE FILANTI di F. Maletti

Un buon punto di vista della situazione, distaccato quanto basta e di dispiaciuto quanto occorre per la deriva che stanno prendendo speranze e aspettative…
L’organizzazione dei movimenti
Corritrici
Per qualcuno che ha vissuto quei tempi si tratta di una storia vecchia. Ma che vale la pena ricordare. Se non altro per dimostrare come non sia vero che “tutto quello che è vecchio non è utile”. Infatti, tutto quello che è vecchio merita di essere ricordato perché (se non altro) aiuta a non ripetere gli stessi errori.
Veniamo al punto. Negli anni ottanta nel sindacato si era aperta una discussione lacerante su questa domanda: “Il sindacato deve essere una ORGANIZZAZIO-NE, oppure deve essere un MOVIMENTO?”.
Si trattava di una domanda non da poco, in quanto dalla risposta dipendeva la intera strategia del confronto tra il sindacato e tutte le altre “componenti sociali”...

CRTL+ALT+CANC

Quando un computer si inchioda o semplicemente va a rilento, un bel reset rimette le cose a posto… quasi sempre. Le elezioni di ieri sono un bel reset: ripartirà la macchina?
In attesa del prossimo…
I giornalisti più accorti hanno capito già da lunedì che avrebbero dovuto inventarsi un linguaggio nuovo per raccontare l’Italia uscita dalle urne: ci stanno provando, con qualche invitabile scivolone all’indietro, ma si capisce che stanno facendo tutti gli sforzi possibili.
La gran parte dei loro colleghi no: continuano a parlare di “populismo”, “protesta” e altre cavolate del genere, attribuendo ai Cinquestelle la loro (di giornalisti allineati e assuefatti) visione della politica, le loro  comode categorie di interpretazione della realtà. Non hanno fatto alcuno sforzo per capire chi erano e da dove venivano costoro, per ascoltare che cosa volevano e adesso… continuano con le stesse sciocchezze che hanno scritto e detto in tutti questi mesi. Molti politici anche.
Vedere le facce stravolte degli arroganti “vincitori annunciati” trasformarsi in ghigni ammuffiti a mano a mano che scoprivano la voce del paese che usciva dalle urne, ascoltare i loro commenti imbarazzati prima e poi allarmati sono vere grandi soddisfazioni che si vivono una volta sola nella vita, anche se vorresti ripeterle spesso.

RICAPITOLANDO…

Ultime ore dell’anno in grande trepidazione nel mondo della politica e non solo in quello. Nascono liste, spariscono partiti e movimenti storici, cadono teste, altre risorgono. Su tutti Monti, l’ingrato, e la sua vittima Bersani.
La fregatura
12-Rudolf-Mates--illus.-for-A-Forest-Story-by-Josef-Kozisek-(Czechoslovakia--1929)_900 Dunque, il PD sostiene per un anno un governo che ne fa di cotte e di crude, somministrando agli Italiani dosi di ingiustizia come raramente ne avevano avute. Ministri imbarazzanti, nullafacenti e, a volte, anche un po’ compromessi e chiacchierati. Fornero qua e là, Clini il Tarantino e via cantando.
Il PD beve tutto in nome di un senso di responsabilità che sa tanto di cascami del Fattore K, quello per cui il PCI negli anni ‘70 e ‘80 non era mai abbastanza (democratico, occidentale, filoborghese…) per poter andare al governo. Lo fa anche perché così pensa di maturare una specie di diritto a governare, quasi che la politica non avesse insegnato esattamente il contrario. Già che c’è, elimina anche ogni forma di concorrenza nella sinistra, approfittando della dabbenaggine e dello spirito conservatore dei suoi leaders, più occupati a garantire se stessi che a innovare, modernizzare, realizzare qualche brandello di maggiore giustizia sociale.
Così sembra proprio che – dopo gli errori madornali da Occhetto a D’Alema/Veltroni e così per 18 lunghi anni di rassegnazione a Berlusconi – adesso tocchi a loro: si fanno una bella coalizione con SEL (che fine, Vendola!) e PSI e sono a posto.

CIURI CIURI

Ma quali analisi del voto in Sicilia, a Roma regna il terrore…
Bufale e castrati
Ancora non erano definitivi i risultati delle elezioni siciliane che già era cominciata la solita giaculatoria dei leaders politici: l’antipolitica qua, l’antipolitica là, mio dio l’astensionismo!, la distanza fra la Casta e la ggente, la riforma elettorale, l’agenda Monti, moderati ed estremisti, il trionfo del populismo eccetera.
Con la sfacciataggine dell’impunito - che ha paura di non esserlo più, ma che ancora non sa come potrebbe comportarsi diversamente da come ha fatto finora – la passerella televisiva ha amplificato il rumore delle sberle che il sistema dei partiti andava prendendo in Sicilia, seggio dopo seggio, paese dopo paese città dopo città. Cominciava la discussione su ciò che c’è di buono in questa scossa elettorale e su cosa c’è di cattivo.
E via con i luoghi comuni sull’astensione: preoccupazione per il basso numero di votanti e nessuna autocritica sulle ragioni che hanno allontanato dalle urne più della metà degli elettori.

FAVIA, LA 7 E GLI ALTRI

Oggi su “Il Fatto” un pezzo da leggere con gusto e da sottoscrivere parola per parola…
Il diavolo veste Grillo  di Marco Travaglio
 Ve l’immaginate un fuorionda di un consigliere regionale del Pdl o del Pd su B. o D’Alema che spadroneggiano nei rispettivi partiti? Non lo trasmetterebbe nessuno, per mancanza di “notizia”. Invece il fuorionda-findus del consigliere di 5 Stelle Giovanni Favia, scongelato da Piazzapulita dopo tre mesi di freezer, è la notizia del giorno. Eppure è stranoto che il Movimento fondato cinque anni fa da Grillo e Casaleggio discute da quand’è nato dei suoi problemi di democrazia interna, mentre i partiti che truccano i congressi e le primarie (quando li fanno) e inventano le tessere. Ne avevamo parlato nel nostro colloquio con Grillo, ricevendone risposte tutt’altro che scontate. E il fatto che la discussione si scaldi vieppiù con l’avvicinarsi del voto è un sintomo di salute e vitalità per M5S, pur affetto dalle tipiche malattie della crescita.
Dov’è dunque la notizia nel “caso Favia”?

PIEMONTE IN RIDARELLA

Di Pietro commissaria l'IdV, i grillini rivendicano l'auto di servizio 

Questo fine anno non manca di riservarci qualche notizia curiosa, di quelle che i giornalisti scrivono nelle vacanze, quando le redazioni sono vuote e la voglia di uscire a caccia di notizie vere cede il passo al piacere delle veline.
Ieri sui giornali ce n'erano due davvero simpatiche.
La prima raccontava di un emendamento presentato dei consiglieri regionali grillini per ottenere l'auto di servizio che porti qui e là anche i consiglieri regionali che abitano lontano. Siamo alla maratona per l'approvazione del bilancio, i consiglieri stanno in aula molte ore, e qualche colpo di sonno e di pazzia è ampiamente giustificabile, ma davvero mai nessuno della casta aveva osato pensare a una cosa del genere.

SAN SANTORO, I PENITENTI E I MANIFESTANTI


Santoro chiude la sua trasmissione, lautamente liquidato e pagato da mamma RAI, con un programma futuro di tutto rispetto, perfino se ne realizzasse solo una parte. Indignazione per il "tradimento", per le somme che percepirà, per la mercificazione di valori e la svendita della libertà di informazione il giovedì sera al vil denaro e alla rassegnazione.
Lo stesso Santoro dichiara che si sentiva accerchiato, che non ne poteva più delle pressioni eccetera, insomma era giunta l'ora di chiudere: farlo con questo bel corollario è meglio che farlo in braghe di tela. Può colpire la spregiudicatezza del personaggio, la sua disinvoltura nell'adoperare ora la pollitica ora il giornalismo per costruirsi una personalissima e fortunata carriera. Non si capisce però lo sdegno che suscita in questi giorni: solo polli ciechi potevano pensare che fosse una specie di Santo da venerare, per cui manifestare, da osannare col telecomando in mano. Non ha mai detto di esserlo, non ha mai fatto credere di essere diverso da quello che oggi appare essere: un bravo giornalista, fazioso quanto basta, a volte un po' di più, un conduttore di trasmissioni di successo capaci di fidelizzare il pubblico, dunque di renderle appetibili per le inserzioni pubblicitarie.
Una sua importante funzione l'ha sempre avuta: mettere alla berlina i potenti, dicendo loro le cose che avremmo voluto dire noi, sbertucciandoli e svillaneggiandoli perfino di più del dovuto. Un bello sfogatoio, no? In fondo abbiamo bisogno anche di questo, specialmente in tempi difficili come questi, nei quali sono in pochi ad alzare la testa per trovare il coraggio di rischiare in proprio; meglio starsene a pontificare col telecomando gasandosi ora per il comico che dice cose serie, ora per il presentatore fattosi soggetto politico surrogato.
D'altra parte siamo in Italia, dove si governa per televisione e si fa l'opposizione nello stesso modo, a volte neanche specularmente. Un paese dove la politica, anche la nostra, non si fa discutendo e cercando le idee e le persone più idoneee a realizzare un progetto di trasformazione condiviso, ma tirando fuori ogni giorno il peggio che c'è in noi, come Berlusconi ci ha insegnato.