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LA DOPPIA MORALE

Il caso Greganti, prima il “sistema Sesto”, l’atteggiamento assurdo verso la richiesta di arresto di Genovese… in che direzione marcia il PD?
Etica e convenienza
La nuova stagione giudiziaria del PD comincia due anni fa con  il “sistema Sesto” di Penati & C, riedizione in grande del “sistema Grugliasco” di vent’anni fa (stesse storie, stessi intrecci, stesse dinamiche): metti un’amministrazione disponibile e un pool di imprenditori interessati, mescola bene il tutto, cercando di piegare  le regole al progetto, servi caldo ai concittadini blaterando di posti di lavoro e di progresso.
Altri scandali qua e là, farne l’elenco sarebbe lungo e inutile, poi scoppia il caso Expo e torna in pista Greganti, autorevole membro della cupola di cui farebbero parte anche Frigerio e imprenditori interessanti. Succede davvero di tutto in questo strano paese, perfino ritorni dall’aldilà, ma fin qui da meravigliarsi c’è poco.
Lo stupore aumenta considerevolmente quando si analizzano le reazioni dei vertici del PD alla notizia: tutti si affrettano a spiegare che Greganti non è dei loro, che ha operato per sé e che non rappresenta in alcun modo il PD. Ci mancherebbe ancora, ma è un fatto che Greganti non è un tesserato per affetto, qui a Torino lo si vede normalmente alle iniziative di partito e anche insieme ai notabili locali.

TANGENTOPOLI RETURNS

Da qualche giorno i principali quotidiani nazionali, i cui giornalisti sembra che vivano su Marte, scopre che le retate in corso e gli arresti eccellenti indicano l’esistenza di un sistema mafioso organizzato. Ma guarda…
Le anime belle
soldi Ora anche Napolitano si è accorto che nella Repubblica di cui è presidente i fatti stanno superando le fantasie più malate e perverse: neanche quei forcaioli de “Il Fatto” si erano spinti ad immaginare uno schifo di queste proporzioni.
E così abbiamo manager di stato che non solo pagano mazzette per promuovere le imprese che governano, ma addirittura che fanno rientrare parte delle tangenti destinate ad acquirenti esteri per incassarsele loro o destinarle e chissà chi: la mazzetta sulla mazzetta. Per adesso non si conoscono ancora i nomi dei destinatari della politica, ma già si sussurrano le prime indiscrezioni. Si aspetta domenica prossima, poi l’apocalisse.
Abbiamo anche banchieri nominati dal PD che non avevano (naturalmente!) alcun contatto con i notabili di quel partito, che erano perciò all’oscuro di tutto.

PAURA

Ogni giorni di questa campagne elettorale è contrassegnato da una puntata di un dramma in larga parte già visto
Prima la spocchia…, poi la disperazione!
Paura In tempi non sospetti mi ero permesso di mettere in discussione la strategia di Bersani verso il resto del centrosinistra criticandone gli aspetti che più richiamavano alla spocchia comunista e post, quella che ha fatto perdere elezioni già vinte e costruire coalizioni già morte prima di mettersi al lavoro: sempre a opera loro, dei post comunisti (leggi). Eh già, se Berlusconi ha regnato pressoché incontrastato per 18 anni ed è tuttora alla ribalta, qualche responsabilità ce l’avranno pure loro dirigenti e personaggi di punta del principale partito del centrosinistra. O no?
Sostenevo che chiunque voglia candidarsi a guidare il paese deve innanzitutto essere capace di negoziare con tutti i possibili alleati le condizioni migliori per realizzare il programma voluto: se non bastassero gli “alleati naturali”, il leader capace dovrebbe allargare la coalizione fino a comprenderne altri così da raggiungere la maggioranza per vincere le elezioni e, finalmente, governare.

SCANDALI SINISTRI

Vent’anni fa un’indagine della Magistratura torinese scoperchiava una “cupola” ante litteram nella quale si sperimentavano gli schemi della gestione del potere e della corruzione che ancora oggi segnano la storia italiana
Lo scandalo Le Gru vent’anni dopo
corruption Mi ha fatto un certo effetto leggere le due paginate che Nord Ovest del 30 gennaio ha dedicato al ventennale della Tangentopoli torinese, commentando le analogie e le differenze con gli scandali che oggi toccano parti del centrosinistra italiano. E' effetto di un protagonista (non ancora reduce), il rammarico di quello che avrebbe potuto essere e che non è stato, ma soprattutto alla mancata profonda riflessione intorno ai meccanismi della corruzione in politica, quella riflessione che avrebbe potuto “vaccinarla” dagli scandali che ne contrassegnano il cammino (leggi articolo)
Gli errori e le degenerazioni si ripetono sempre uguali, qualche volta perfino con gli stessi protagonisti, fotografia di un paese che non impara mai dai suoi errori e dove i maestri sono scambiati per agitatori e questi ultimi per eroi. Salvo Anzaldi, autore dell’articolo principale, tutte queste cose le mette in luce con la maestria e l’obiettività che gli sono caratteristiche.