ottobre 2006

martedì, ottobre 31, 2006

PER ANDARE AD ALCOOL.


In Brasile vanno ad alcool. . È notizia diffusa che circa un terzo dei veicoli circolanti in territorio brasiliano utilizza motori dotati di sistemi ibridi in grado di utilizzare sia i combustibili fossili, come la benzina e il gasolio, sia il bioetanolo, prodotto a partire dalla canna da zucchero e distribuito in tutto il paese.

Non si tratta di un miracolo della scienza, tutto sommato. L’adattamento del motore a diversi tipi di carburante non è un problema. Il motore a combustione funziona con qualunque tipo di carburante che abbia un certo tipo di caratteristiche. Che si tratti di benzina o di GPL, o di combustibili di origine vegetale. La tecnologia che permette l’utilizzo di carburanti di varia natura è alla nostra portata. Non si tratta della migliore soluzione possibile alla sostituzione dei derivati dal petrolio, ma in un’ottica di evoluzione continua verso fonti alternative, si tratta già di una soluzione vantaggiosa e l’esempio della politica energetica brasiliana in fatto di trasporti è un esempio evidente.

In Europa ci sono cenni di sviluppo in questo senso. I nostri vicini francesi, la cui situazione energetica non brilla in rapporto ai parametri dettati da Kyoto per l’evoluzione e la diffusione di energia a basso impatto ambientale, per esempio, ci stanno provando. Il ministro dell'economia Thierry Breton ha annunciato che entro il 2007 saranno operativi 500 punti di distribuzione dell'E85, un carburante composto per l'85% da etanolo e per il 15% da benzina.

In Italia, per andare ad alcool, ci sono due modi. Si può ubriacare il conducente, metodo che non risolve il problema della carburazione, o fare come fanno pochi invasati, che comprano su Internet i kit brasiliani per adattare la loro automobile al sistema Flexfuel, che consente alle vetture di funzionare con alcool, benzina o una qualsiasi miscela dei due combustibili

Volendo entrare a far parte della schiera dei fantasisti, si viene a contatto con un’interessante scoperta: la tecnologia Flexfuel commercializzata in Brasile è in buona parte italiana. La Magneti Marelli è leader nel settore, e i suoi motori vengono montati su veicoli di molte case automobilistiche, tra cui la Fiat, che ha un’intera linea di produzione dedicata a questo tipo di sistema. Sempre in Brasile, ovviamente. Ma si sa, le compagnie private seguono leggi commerciali e la domanda determina l’offerta.

C’è da farsi qualche domanda?

Eva Milano

 

venerdì, ottobre 27, 2006

Genova:il porto oltre lAppennino.


L'Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l'Innovazione (SiTI) ha presentato uno studio di pre-fattibilità, "Porto oltre l'Appennino", dal quale emerge una nuova prospettiva di sviluppo  per l'intero sistema portuale ligure conferendo al porto di Genova un ruolo di primissimo piano nel Mediterraneo.

Gli interventi infrastrutturali previsti riguarderebbero non solo il territorio ligure ma anche una parte significativa del Piemonte. 

Un ringraziamento al Presidente prof. Roscelli e a tutto il gruppo di lavoro che ci ha permesso la pubblicazione del documento.

 

lunedì, ottobre 23, 2006

Muhammad Yunus.


L’opera di un banchiere sui generis è alla ribalta in questi giorni grazie all’attribuzione del Nobel per la pace.

All'inizio degli anni Settanta ero professore di economia all'università di Chittagong, in Bangladesh. Insegnavo eleganti teorie ma ben presto il mio entusiasmo cominciò a diminuire. Iniziai a considerarle con sospetto quando il mio paese, dovette affrontare una carestia: fu allora che scoprii la distanza tra la vita reale dei poveri e degli affamati e l'astrattezza di quelle teorie economiche.

Muhammad Yunus, economista originario del Bangladesh, è l’inventore del sistema del microcredito, il sistema di prestiti concesso ai poveri per sostenere e incrementare la microimprenditorialità a scapito del circolo vizioso dell’usura, estremamente diffuso tra le fasce più deboli della popolazione del Terzo Mondo.

Prestai io stesso quel denaro a quelli che erano sulla mia lista: me lo avrebbero restituito come avrebbero potuto.

Il miliardo di persone che costituisce il 20% più povero della popolazione produce l'1% del risparmio mondiale. La perplessità che l’ambiente finanziario sollevò di fronte all’impresa di Yunus dipendeva dalla sfiducia in un progetto che contasse di ricavare margini interessanti da un’operazione come quella che lui aveva in mente.

Mi rivolsi alla banca del campus. L'impiegato della banca rispose che non si poteva prestare denaro a quella gente perché non la si poteva considerare degna di credito.

Il microcredito, è strumento ormai riconosciuto di un modello di sviluppo sostenibile. Le banche etiche hanno diffuso e consolidato nelle zone più povere del mondo l’idea di Yunus, attraverso la concessione dei prestiti a individui esclusi dal sistema tradizionale.

Tutti mi restituirono i loro prestiti senza problemi. Ma la banca non cambiò la sua opinione.

Oggi l’istituto di credito a cui fa capo il Nobel, la Grameen Bank conta partecipazioni in 137 organizzazioni e 37 paesi. A partire dal 2001 lo sviluppo del sistema è stato esponenziale. Al momento attuale il capitale ceduto supera i 250 milioni di dollari e il tasso di restituzione dei prestiti (che si aggirano in media sui totale del 100 dollari l'uno) in rari casi è inferiore al 97%.

Cominciai a capire che non si tratta di sapere se le persone sono degne di credito, sono le banche che non sono degne delle persone. Decisi allora di creare io stesso una banca per i poveri.

Già l’assegnazione del premio Petersberg nel 2004 aveva sancito un grande riconoscimento internazionale al banchiere dei poveri, confermato e nel 2005 dalla proclamazione, da parte dell’Onu, dell’ Anno internazionale del microcredito, incluso nei Millenium Development Goals, il programma Obiettivi di sviluppo del millennio.

Quando si chiedono garanzie collaterali non si è al livello delle persone che hanno necessità.

Tutto qua. A volte le idee vincenti e rivoluzionarie consistono nel saper gestire constatazioni banali come quella che chi ha bisogno di soldi, di solito non ne ha.

I brani autobiografici di Muhammad Yunus sono tratti da: Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano.

 Eva Milano

 

lunedì, ottobre 09, 2006

ASTI 10 E LODE.


Il Comune di Asti sta considerando seriamente la questione del risparmio energetico, e lo sta facendo con grande impegno e una serie di progetti ben pianificati. Lo scorso 2 ottobre l’assessore all’Ambiente Giovanni Pensabene e l’assessore all’Urbanistica Fabrizio Brignolo hanno presentato ai giovani della città il panorama completo degli interventi in questo ambito in occasione della conferenza "Crisi energetica e nuovo modello di sviluppo".

Il Piano energetico comunale, approvato nel 2005, comprende un’ambiziosa serie di provvedimenti dall’ampio respiro. Sono in cantiere i lavori per la collocazione di impianti pilota fotovoltaici alla Ragioneria comunale e alla scuola Domenico Savio, uno dei tre istituti cittadini coinvolti nel progetto della riconversione degli impianti degli edifici comunali.

L’illuminazione pubblica è stata integrata negli ultimi anni con lampioni a basso consumo energetico.

È aperto il bando per l’assegnazione gratuita di un lotto nell’area industriale di Quarto tra quanti si impegneranno a costruirvi un impianto di riscaldamento a biomasse.

Per quanto riguarda il campo della bioedilizia, sono stati avviati i corsi di formazione per creare figure specializzate, mentre si sta pensando a una futura certificazione energetica dei fabbricati, misura che consentirà agli acquirenti di una casa di farsi un’idea sui costi di riscaldamento e refrigeramento.

Asti si dimostra un vivace centro attento alle tematiche dello sviluppo sostenibile in ambito europeo, ricettivo rispetto agli input che provengono dal mondo politico e tecnologico.

In regione c’è un buon esempio da incoraggiare e da seguire.

Eva Milano

 

lunedì, ottobre 02, 2006

Ecologismo tra passato e futuro.


L’ecologismo è una tendenza ideologica di nascita recente. L’ideologia ecologista nasce intorno agli anni Settanta, come segnale della percezione di un “nuovo” pericolo sentito come imminente: l’inquinamento. Da allora il fenomeno dell’attenzione ambientale, espressione di una fascia culturale e sociale ben definita nell’ambito del mondo occidentale, si è evoluto e diffuso. C’è un bel libro dal titolo Pensare verde. Psicologia e critica della ragione ecologicadi Felice Perussia, che racconta in breve questa storia e ne analizza con lucidità gli aspetti psico-sociali collegati (Guerini, 1989).
Visto così, il tema ambientale rivela alcuni aspetti che tendono a sfuggire nella percezione quotidiana. Per esempio, a parte l’indubbia civiltà del gesto, quanto ci fa sentire buoni comprare prodotti del mercato equo e solidale, non buttare le cicche a terra e differenziare la raccolta dei rifiuti? La sensazione di avere tra le mani un valore positivo in senso assoluto è molto seducente in un contesto controverso come quello in cui viviamo.

 Per millenni l’umanità cacciatrice e contadina è stata inconsapevolmente ecologista, cui l’esperienza data dalla tradizione e dalle prove empiriche forniva i limiti e le potenzialità del territorio e delle sue risorse. Un agricoltore e un cacciatore saggio non possono permettersi di nuocere all’ambiente naturale perché sarebbe controproducente: hanno tutto l’interesse a privilegiare l’equilibrio che garantisce loro la continuità.

 Smascherata così, alla veloce, la patina retorica soggiacente alle dinamiche ecologiste, è proprio la logica semplice dei nostri nonni a dimostrarsi utile nel contesto attuale. La necessità di conservare un equilibrio tra i bisogni e la continuità è la chiave che collega le pratiche agricole alle nuove spinte internazionali volte allo sviluppo tecnologico ambientale. La dipendenza energetica dell’Europa è il motivo principale dell’evoluzione della ricerca di fonti energetiche alternative. Chi non ha di questi problemi, dagli Stati Uniti alla Cina, elude olimpicamente il Protocollo di Kyoto. Detto questo, una situazione economicamente sfavorevole per il vecchio mondo sembra poter volgere a nostro vantaggio e l’impressione è che gli sforzi attuali d’investimento possano produrre risultati vantaggiosi, tra qualche anno. Fare di necessità virtù, potrebbe rivelarsi una scelta economica vincente e nel contempo, favorire logiche volte alla conservazione ambientale.

 Eva Milano