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Visualizzazione post con etichetta disoccupazione giovanile. Mostra tutti i post
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AMARAMENTE di F. Maletti

Una splendida riflessione intorno a una dolore personale fa emergere con formidabile chiarezza i guasti della furbizia italica e il pegno che pagano i nostri figli per questa incoscienza dei padri.
Emigrare per sperare
Mentre mio figlio riparte per l’Australia dopo un breve rientro, per andare incontro a quel lavoro che gli consente l’indipendenza economica che qui è inutile cercare, mi viene da pensare che quasi ventimila chilometri sono ormai il prezzo da pagare se un giovane vuole preservare la propria dignità.
Sorrido pensando a tutte le discussioni che si fanno intorno all’articolo diciotto circa la libertà di licenziare. Una volta i licenziamenti si facevano caricando la gente sui bastimenti e mandandola in America. Oggi invece si parte alla spicciolata: magari con l’arricchimento di un titolo di studio, con delle capacità professionali, con anni di istruzione che qui servono a niente. Ma sempre di “licenziamento” si tratta: è quello di una società che di te come lavoratore non sa che farsene. Vai bene e sei tollerato soltanto se spendi e consumi. Ma con i soldi di chi se non hai un lavoro?

UN’ESTATE DI FINE REGIME…

La politica tocca il livello più basso, l’Italia annaspa, ma c’è chi lucra.
Storia di un'ordinaria porcata

avaro1 Mentre fiumi di inchiostro su giornali di tutti i colori deplorano la discriminazione che impedisce al merito di trionfare sulla raccomandazione, ai giovani di trovare la loro strada senza che i vecchi glielo impediscano per restare loro saldi in sella, al buoni di trionfare finalmente sui cattivi, alla legalità di soppiantare il latrocinio diffuso… ebbene mentre accade tutto questo e il paese si riempie della sana indignazione di chi pensa che si sia toccato il fondo, tutto va avanti come prima. E va bene così.
Prendiamo il mondo delle professioni, osserviamo come funziona e scopriamo che è una camorria che fa incazzare anche solo a parlarne. Tutti voi che leggete vi sarete indignati per lo sfruttamento che patiscono i produttori agricoli, costretti a vendere il frutto del loro sudore a prezzi irrisori, salvo poi trovarli nei nostri mercati e supermercati con ricarichi scandalosi, generati dalla catena delle mediazioni successive.

UN GIOVANE SU CINQUE NON STUDIA E NON LAVORA

Una radiografia del futuro del paese del Bunga Bunga

Mentre pagine e pagine di parole e foto rendono conto del dramma di un vecchio sporcaccione e della tragedia della nazione che si è affidata a lui con la complicità dei suoi oppositori e dei suoi cortigiani, passa quasi inosservata la notizia che in Italia, fra i giovani di età compresa fra i 15 e i 29 anni, bel il 21% non fa nulla. Vale a dire che non studia e non lavora.
Se i numeri hanno ancora un senso, significa che 1/5 dei soggetti che devono garantire un futuro al nostro paese sono già out, fuori dalla società e dalle sue dinamiche, o che stanno per esserlo. Fra loro ci saranno certamente aspiranti veline mancate - per mancanza di fisico o per scrupolo morale - e tanti calciatori che non hanno sfondato.

UN TERZO DEI GIOVANI SENZA LAVORO

... e il governo cerca la casa di Fini!
I giornali di questi giorni riportano nelle pagine interne la notizia drammatica del declino del nostro paese: il tasso di disoccupazione è salito all'8,7 % e un giovane su tre è senza lavoro. Le prime pagine sono piene di Fini e casa sua, di finiane pentite profumate coi soldi, di risse democratiche e di armistizi su documenti, destinati a durare fino alla prossima occasione buona per una puntata dello scontro Veltroni-D'Alema.

Queste le notizie che "tirano", ma siamo proprio sicuri che le cose stanno così?
Da qualche tempo anche i giornali si sono balcanizzati: conducono campagne mascherate da inchieste, si occupano di notizie da avanspettacolo e tacciono delle malefatte che costellano il quotidiano dell'Italia, ultima la vicenda di mazzette in Abruzzo. Purtroppo anche i giornali più seri si vanno adeguando all'andazzo, così perdono di credibilità e anche i loro stessi lettori finiscono per disamorarsi del lavoro dei tanti giornalisti seri che ancora lo fanno per bene.