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SE 80 EURO... di F. Maletti

Una riflessione sul lavoro che non c'è, la politica che non c'è, la voglia di guardare avanti e provare a cambiare le cose sul serio...
Se il PD di Renzi continua a farsi vanto della distribuzione degli ottanta euro netti mensili come se questo rappresentasse la chiave di volta per la ripresa economica ed il riscatto dei lavoratori, senza rendersi conto di cosa significa utilizzare fondi pubblici per dare soldi a chi ha già un lavoro (piuttosto che trovare soluzioni per chi il lavoro non ce l’ha), allora non ci siamo.
Se sono un vanto anche gli interventi fatti a favore delle Aziende, dalla jobs act agli sgravi fiscali, dall’abolizione dell’art.18 alle Aziende 4.0 (chissà cosa vuol dire), anche qui non ci siamo. Perché provvedimenti del genere possono avere una loro giustificazione quando governano le destre. Ma, soprattutto, non risolvono i problemi occupazionali: chi ha bisogno di lavoratori assume a prescindere e non ha bisogno, (seppur graditi quando arrivano), di incentivi.

SORRY di F. Maletti

Nella mia città fra un mese si vota: ecco cosa scrive un amico carissimo, democratico convinto e moderato per indole e storia...

Spiacente. Ma anche qui a Grugliasco, alle votazioni dell’undici giugno, non posso scegliere la protesta del non voto, restandomene a casa. Non solo perché, a quanto pare, di questa scelta non se ne accorgerebbe nessuno, ma soprattutto perché quando non vai a votare “perché la politica fa schifo”, finisci per avvantaggiare proprio la politica che fa schifo (la quale, al contrario, si vota e si fa votare dai suoi sodali, e senza vergogna).
Spiacente. Ma io credo, da sempre, alla politica intesa non come “una scelta economica per vivere” da parte di chi la fa, ma un servizio reso alla comunità e che comporta tanti sacrifici, anche di tipo economico.
Spiacente. Ma io sto, quindi, dalla parte di chi, per vivere, deve lavorare. Anche perché, sono convinto che, chi non ha un lavoro su cui poter ripiegare nel caso le cose gli andassero male in politica, diventa molto più facilmente “disponibile” a qualunque compromesso (pur di continuare ad avere quella carica politica che costituisce la sua unica fonte di sostentamento).
Spiacente. Ma io non credo che basti prendersela, soltanto e sempre a parole, con quelli che in politica rubano sapendo di rubare, fieri della loro impunità che li ha resi “superiori”: e che si auto assolvono in base al principio secondo il quale “a che serve avere il potere se non lo eserciti a tuo vantaggio…”.

VOUCHER GENERATION di F. Maletti



(ovvero: attestato di sub lavoro, in particolare per i giovani)

Alla voce “lavoro accessorio” su Wikipedia, (la Enciclopedia di Google), si trova una precisa ed esaustiva sintesi di tutto quello che può interessare a chi vuol saperne di più sul significato e sull’uso dei voucher in Italia. Di tutto questo lavoro, che denuncia i diversi profili di irregolarità sull’uso dei voucher, mi limito ad affrontare l’ultima parte, quella dal titolo “Criticità della remunerazione oraria”, e che qui riporto integralmente:
“ Un altro profilo di criticità riguarda l’ammontare della remunerazione oraria del lavoro accessorio. Il taglio fisso dei buoni lavoro rappresenta il livello minimo del valore di remunerazione reso possibile dal sistema. Tuttavia, le norme di legge e regolamentari non stabiliscono una soglia minima di prestazione oraria a cui ancorare la corresponsione di un singolo buono, fatta eccezione per il settore agricolo. In questo modo, la normativa lascia aperta la possibilità che un solo buono possa essere utilizzato per remunerare più ore di lavoro, facendo scendere la retribuzione oraria a livelli molto bassi...

LAVORO? di F. Maletti

Tra “lavoro che non c’è”, Jobs Act, lavoro che c’è e lavoro che non si vede. L’opinione di uno che se ne intende.Oltre gli slogan e le illusioni, la sostanza. 
Se il lavoro ha cambiato verso non si può cambiare verso al lavoro, ma regolamentarlo diversamente tenendo conto dei mutamenti intervenuti.

Ricordo che, sul finire degli anni sessanta del secolo scorso, nel periodo di massima espansione della società industriale in Italia, uno dei problemi che si ponevano gli esperti era quello di come riuscire a conciliare l’impetuoso progresso tecnico con una struttura dell’occupazione che fosse in grado di reggere il confronto. Si notava come, durante l’evoluzione tecnologica, il tempo intercorso tra la scoperta ed il suo sfruttamento commerciale tendesse a ridursi drasticamente: fino a sfiorare lo zero. Infatti, mentre per la fotografia erano occorsi 112 anni, per il telefono “soltanto” 56, per la radio 35, per il radar 15, per la TV 12, per l’energia atomica 6, per il transistor 5. Tutto questo poneva già allora dei seri problemi di adeguamento tra domanda e offerta di lavoro: mentre dalla parte della domanda erano richiesti al lavoratore un livello culturale ed una preparazione progressivamente superiori, dalla parte dell’offerta i tempi di preparazione, di formazione e di adeguamento dei lavoratori diventavano quasi zero.

REALISMO VISIONARIO di F. Maletti

Un discorso sul metodo…
Nec spe nec metu

Partendo dalla realtà delle cose è quasi sempre possibile, (se non si hanno interessi personali o preconcetti), avere una corretta visione d’insieme. E avere una corretta visione d’insieme è fondamentale: per individuare, da un problema, la sua migliore soluzione basandola su criteri di equità e di giustizia.
Alcuni esempi:
1) Concordo sul fatto che la politica di tutti questi anni, invece di concentrarsi in modo ossessivo su Berlusconi, avrebbe dovuto cercare una risposta al perché milioni di persone lo abbiano votato e ancora oggi, che le sue miserie morali sono venute alla luce certificate da sentenze definitive, manifestino l’intenzione di confermare il consenso su di lui nel caso si tornasse a votare.

LEGALITA’ E CINISMO di F. Maletti

Dopo ogni terremoto, frana o alluvione, arriva sempre la ricostruzione
Gli ostacoli al progresso

Alcuni giorni fa, all’interno di un supermercato, ho incontrato un amico che non vedevo da tempo. Il mio amico, infatti, era da pochi giorni tornato dalla Sardegna: poco prima che l’alluvione facesse quegli sconquassi dei quali giornali e tv hanno dato ampio risalto. Per dovere di completezza preciso che questo mio amico anni fa ha comprato una casa in Sardegna (intestandola subito al figlio per non pagare le tasse come seconda casa: così come in queste circostanze fanno un po’ tutti, me compreso, quando possono). Così che, da allora, essendo contemporaneamente andato in pensione, ogni anno nel periodo che va da fine maggio ai primi di novembre, là va a risiedere insieme alla moglie. Da maligno quale sono (ma credo di essere in buona compagnia) ritengo che il suo passato lavorativo da idraulico...

IL ROSSETTO di F. Maletti

Una riflessione “a freddo” sull’esito delle primarie del PD da chi lo conosce bene… E voi, che ne dite?
Vera gloria?
Premetto subito che alle ultime primarie del PD non sono andato a votare. A chi interessasse conoscerne le ragioni preciso subito che, pur non essendomi più iscritto al PD solo per i motivi inerenti la gestione lobbystica e poco democratica del mio Circolo di appartenenza, continuo a ritenere che in un partito (qualunque esso sia) la nomina del suo segretario debba essere competenza esclusiva dei suoi iscritti. Diversamente, nonostante enfasi e teatralità profuse, non è altro che un patetico espediente per attirare l’attenzione sul Pd da parte delle persone: a prescindere, in questo caso, dalla affinità delle loro convinzioni politiche con quelle dello stesso PD.
Tutto questo rischia di causare, in modo evidente, effetti nefasti sulla dirigenza e sulla identità del partito stesso.

PENSIERI DALL’ATO OPPOSTO di F. Maletti

L’ignoranza trionfa, la presunzione anche. C’è un nuovo totem che cresce nell’incultura…
Strafalcioni costituzionali

LAVORI IN CORSO PEDONI DALL’ATO OPPOSTO” recitava il cartello di un cantiere stradale che ho letto stamattina. “Che ignoranti !” era il commento. Qualcuno sorrideva e cambiava percorso senza fermarsi, altri si fermavano a fotografare il cartello col telefonino. Nessuno che protestasse per il fastidio di dovere attraversare la strada (assai trafficata) per doverla successivamente riattraversare alcuni metri dopo per riprendere il proprio cammino.
Un grossolano strafalcione a riprova dell’italico analfabetismo di ritorno oppure una simpatica trovata per strappare un sorriso al posto dei soliti improperi?” Mistero.

UN POPOLO NARCOTIZZATO di F. Maletti

E’ meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità” (Longanesi)
La responsabilità perduta
Essere responsabili significa essere consci di dovere rendere ragione delle proprie azioni. Essere responsabili significa anche essere consapevoli delle conseguenze della propria condotta. Perché la responsabilità è l’esatto contrario del disinteresse.
Oggi viviamo in un mondo in cui la responsabilità viene vissuta come una fatica. Una fatica della quale ben volentieri cerchiamo di liberarcene. Pur di sentirci liberi, spesso, quando non possiamo proprio fare a meno di assumerci una responsabilità, preferiamo delegare ad altri proprio quella responsabilità che noi stessi dovremmo avere: deleghiamo alla scuola l’educazione completa dei nostri figli, deleghiamo alle assicurazioni la nostra sicurezza, deleghiamo allo Stato la garanzia del nostro vivere civile, e il compito di trovarci un lavoro, un reddito che ci consenta di vivere, di non avere pensieri, di guardare la televisione la sera, di divertirci. E deleghiamo totalmente ai politici il compito di rappresentarci.

PARTIRE DA NOI di F. Maletti

Altro che agibilità: i compiti per l’autunno sono tutti qua; per noi e per “loro”
Un invito alla riflessione

Se un giorno, improvvisamente, aumentasse in tutti noi il senso di responsabilità verso il bene comune, e finalmente cominciassimo ad occuparci della politica avendo come riferimento, ad esempio, il bene dei nostri figli ed il loro futuro, e invece di delegare tutto questo a “uomini del destino” che, alla fine, si dimostrano soltanto dei pifferai che fanno soltanto i loro interessi “attraverso un assolutismo temperato dalla costante inosservanza della legge” (A. Consiglio definizione del fascismo), forse potremmo concordare, a prescindere dalle nostre opinioni politiche (ormai sempre più simili per spessore al tifo calcistico), sulla necessità di mandare prioritariamente a casa i pifferai o aspiranti tali di qualunque bandiera. Per decidere, NOI finalmente, sulle cose urgenti da fare per il ripristino di uno Stato democratico che torni ad essere degno del Popolo che rappresenta. Il tutto a prescindere dalle opinioni politiche e personali di ciascuno di noi.
Un primo atto è quello di una legge elettorale che restituisca al cittadino il diritto di scegliere, attraverso il voto, persone radicate sul territorio e quindi in grado di garantire con la loro presenza un costante rapporto di informazione e di aggiornamento reciproco.

LA SINDROME DEL PIFFERAIO di F. Maletti

Il tramonto di “Lui” non aprirà la strada a un’Italia migliore se, invece di individuare le soluzioni ai problemi, si cercherà il suo successore per rifare gli stessi errori…
Incantati e sperduti
E’ ormai da vent’anni che metà del nostro Paese è abituata ad un “Lui” onnisciente, che con il suo sorriso rassicurante ci difende dal comunismo, dalle malattie, dalla crisi economica e dalle disgrazie di ogni tipo. Ed è da altrettanti anni che l’altra metà del Paese ha individuato in questo “Lui” la causa di tutti i nostri mali: dalla criminalità dilagante alla mafia, dall’evasione fiscale alla disoccupazione, dalla scomparsa dei valori etici alla disgregazione dello stato sociale, dall’esaltazione dell’individualismo all’egoismo privo di regole. Un “Lui” soprattutto ambiguo, al punto di arrivare a definire il suo come”partito dell’amore”: nonostante la “amoressia” conclamata di tutti i suoi componenti.
E intanto la democrazia se ne andava da un’altra parte, fino quasi a scomparire tra la indifferenza di tutti i principali antagonisti del bipolarismo muscolare che era venuto a crearsi e che resiste tuttora attraverso nuovi epigoni (come Grillo): saliti alla ribalta ma decisamente inferiori all’originale.

GIOCO D’AZZARDO? di F. Maletti

In tempi di crisi il gioco d’azzardo prende quota, resta l’unica speranza. Ma è…
L’imbroglio

gambling_foolIn qualunque vero imbroglio i disonesti sono sempre due: quello che cerca di convincerti di un guadagno facile con poca fatica, e tu che accetti consapevole del fatto che una scorciatoia simile non può avvenire senza che un “qualcuno” (cosa che non ti interessa minimamente) finisca con l’essere danneggiato da quello che tu accetti di fare.
Nel gioco d’azzardo l’unico che non ci perde mai è il gestore del gioco. E diventa spesso molto difficile considerare “disonesto” qualunque gioco dove il Gestore è lo Stato stesso: ovvero quella entità il cui unico scopo sarebbe quello di tutelare i suoi cittadini provvedendo a creare le migliori condizioni possibili per il loro benessere morale e materiale.
Oggi lo Stato Italiano, col nobile intento di “fare cassa”, oltre al monopolio del fumo (che uccide i suoi consumatori con il cancro), ha anche il monopolio LEGALE ed il controllo (diretto o indiretto) del gioco d’azzardo (che uccide i suoi consumatori privandoli del denaro).

PD: TUTTI CONTRO RENZI? di F. Maletti

Franco - militante PD non più iscritto, ma ancora non domo – prova a offrire un punto di vista importante sul travaglio d’oggi 
Ma qual è il progetto?
alemarenziA mio avviso Renzi è, indubbiamente, un ambiziosissimo personaggio alla ricerca continua di utili idioti che lo aiutino nel raggiungere un consenso plebiscitario che renda inutili gli stessi riti congressuali che qualunque struttura democratica pone come garanzia di correttezza e di trasparenza davanti ai propri iscritti e simpatizzanti. Pronto ad atteggiarsi a vittima quando gli conviene, non disdegna ambigue frequentazioni (Briatore valga per tutte…). Ma è altrettanto pronto a salire in cattedra per denigrare anche gli aspiranti (della sua parte politica!) alla presidenza della Repubblica.

I MOVIMENTI DELLE STELLE FILANTI di F. Maletti

Un buon punto di vista della situazione, distaccato quanto basta e di dispiaciuto quanto occorre per la deriva che stanno prendendo speranze e aspettative…
L’organizzazione dei movimenti
Corritrici
Per qualcuno che ha vissuto quei tempi si tratta di una storia vecchia. Ma che vale la pena ricordare. Se non altro per dimostrare come non sia vero che “tutto quello che è vecchio non è utile”. Infatti, tutto quello che è vecchio merita di essere ricordato perché (se non altro) aiuta a non ripetere gli stessi errori.
Veniamo al punto. Negli anni ottanta nel sindacato si era aperta una discussione lacerante su questa domanda: “Il sindacato deve essere una ORGANIZZAZIO-NE, oppure deve essere un MOVIMENTO?”.
Si trattava di una domanda non da poco, in quanto dalla risposta dipendeva la intera strategia del confronto tra il sindacato e tutte le altre “componenti sociali”...

DEJA-VU di F. Maletti

I prodromi della crisi della politica d’oggi: 26 anni fa di un sindacalista cattolico scrive al suo sindacato…
Lettera alla CISL
Venticinque anni fa (1988) io non mi occupavo di politica di partito e nemmeno frequentavo sedi di partito. Mi occupavo di sindacato.
Di conseguenza ho cominciato ad occuparmi di politica soltanto in modo indiretto quando, nel pieno della crisi della Democrazia Cristiana, mi sono ritrovato (senza sapere nemmeno bene come) “garante” di Collegio proprio per la DC. Da allora (e sempre più intensamente) mi sono occupato di politica prima nella Democrazia Cristiana, poi nel Partito Popolare, poi nella Margherita, poi nel Partito Democratico: con incarichi via via decrescenti per importanza nonostante avessi più tempo libero grazie al mio intervenuto pensionamento.

LAVORARE TUTTI di F. Maletti

Fra il sussidio economico e il diritto al lavoro ce ne corre…
Due conti sul lavoro che manca
Non è indispensabile richiamare l’attenzione all’art.1 della Costituzione Italiana per capire l’importanza del Lavoro. Così come non è necessario essere dei luminari per capire che la vera solidarietà non è quella del sostegno economico, (che spesso offende la dignità di chi lo riceve), la soluzione che consente di dormire sonni tranquilli. La vera solidarietà è lavorare tutti.
Per lavorare tutti, bisognerebbe innanzitutto eliminare egoismi, favoritismi e privilegi di chi lavora. Operazione difficile: anche perché i sindacati rappresentano e tutelano principalmente chi lavora. E perché soltanto chi lavora ha un “potere contrattuale” che gli consente di essere ascoltato ed esaudito nelle sue richieste.

SE di F. Maletti

Del senno di poi son piene le fosse…”, ma cosa resta alla politica se non sa nemmeno più costruire scenari e scongiurar pericoli?
Ciò che è bene e quando serve
Se la fretta del Pdl non avesse mandato a casa il governo Monti prima della scadenza naturale della legislatura. E se questo tempo fosse stato utilizzato per realizzare una nuova legge elettorale. O magari ci si fosse limitati a prendere atto che un referendum aveva per volontà popolare abolito il “porcellum”, per cui si sarebbe votato col sistema precedente a quello (mattarellum).
Se tutti avessero concordato che, prima di ogni altra cosa, bisognava impedire che si candidassero persone con i conti in sospeso con la giustizia.

SAVE YOUR SOULS di F. Maletti

Salvare le anime, ritrovare il rispetto, lavorare per un’Europa con meno sovranità e più solidarietà…
Le due priorità
Il linguaggio di Internet è culturalmente povero e pieno di scorciatoie, di giudizi trancianti e superficiali, di verità non verificabili. Ce ne stiamo davvero accorgendo soltanto in questi giorni, oppure abbiamo sottovalutato il problema?
In realtà, il successo del sistema comunicativo informatico, che è in grado di creare dal nulla semidei onnipotenti ed onniscienti in grado di monopolizzare il pensiero di grandi moltitudini di internauti condizionandone il voto, deriva dal fatto che la buona politica sta scomparendo ormai da anni, travolta dai personalismi.

LE DIMENTICANZE di F. Maletti

Franco è già proiettato nel futuro post-voto, ma ha anche lui paura che – passate le elezioni – i vincitori dimentichino le vere priorità per costruire le radici salde dell’Italia futura… 
Cose da fare presto
07-pivovarov- 1975- for eye candy In questo fine campagna elettorale turbolento e caotico come non mai, ritengo non inutile fare alcune brevi sottolineature affinché i futuri vincitori non rischino, nell’ubriacatura della vittoria, di perdere il controllo delle priorità sulle cose da fare.
EUROPA. Basta con gli egoismi di ciascuno Stato e forme di dumping sociale e finanziario. Occorre lavorare perché ogni Stato rinunci ad una parte della propria sovranità nazionale (meno sovranità e più solidarietà) rendendo progressivamente omogenei per tutti i cittadini d’Europa il sistema fiscale, il sistema pensionistico, il welfare, la sicurezza, l’assistenza sanitaria, la difesa, i contratti di lavoro di categoria e minimi retributivi relativi. Eliminando sprechi e doppioni causati da un antistorico senso di difesa della identità nazionale di ciascuno.

NELL’EPOCA DEL SURROGATO di F. Maletti

Generalmente il surrogato è, per definizione, quel prodotto alimentare di minor valore usato al posto del prodotto genuino…
Le illusioni d’oggi
san_simpson Chi ha la mia età si ricorda sicuramente che, nella crisi dell’immediato dopoguerra, il surrogato più famoso era quello del caffè: un prodotto quasi identico a vedersi, ma molto, molto differente in quanto a sapore. Però ci si accontentava. Anche perché il rito di preparazione del surrogato era del tutto simile a quello della preparazione del caffè vero: con un effetto illusorio che evaporava soltanto per quelli dal palato più raffinato che ancora ricordavano il sapore del caffè vero.
Io all’epoca ero troppo piccolo per bere il caffè, ma apprezzavo molto il surrogato della cioccolata prodotto dalla marca Ferrero (la Ferrero non me ne voglia per questa citazione che oggi potrebbe ingenerare un dubbio sull’ottima qualità dei suoi prodotti !), e che i miei ogni tanto mi compravano nelle occasioni per le quali me ne ero reso meritevole.