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Visualizzazione post con etichetta ferragosto. Mostra tutti i post
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FOLLIE DI FERRAGOSTO

Un’estate strana, passata ad aspettare e a sentirne di tutti i colori intorno a un delinquente che cerca di farla franca.
Il delirio della Repubblica
Invece che tette e culi dei vip, l’oscenità di una classe politica esibita senza ritegno alcuno; questo potrebbe essere il tweet dell’estate che stiamo trascorrendo. Le pitonesse, il delinquente, i nanetti centrosinistri, i giornalai che amplificano le loro gesta e scrivono articoli che non capiscono nemmeno loro, perfino il Presidente (quello che sembrava aver risolto brillantemente con Monti la fine del berlusconismo) sono tutti personaggi della scena estiva che ci fanno rimpiangere i Fabrizio Corona, le Belem e tutto l’armamentario di attrici e briatorine che popolavano i rotocalchi da spiaggia.
Di solito le loro foto seminudi erano alternate a lunghi reportages sul delitto dell’estate – una volta Cogne, poi Avetrana e così via – dove si intervistava chiunque potesse essere messo anche solo lontanamente in collegamento con qualcuno dei protagonisti della storia.

FELICE FERRAGOSTO

Una bella festa religiosa, che peraltro ci ritroveremo anche negli anni a venire. Non come il 25 aprile o il I maggio: quelle alla domenica dopo!
natalemariano1Questo è un meraviglioso biglietto di auguri che ho ricevuto nel Natale 2008, l’ha fatto Fabio Sgorlon. Direte: che cosa c’entra con Ferragosto?
C’entra eccome! Se abbiamo creduto di vivere in un paese che andava avanti nonostante tutto, se abbiamo pensato che fottere il nostro vicino ci portasse del bene, che fare gli sgambetti agli amici valorizzasse le nostre capacità, che la politica fosse solo una questione di cordata e di amicizie… che bastasse un bel sorriso, condito da qualche mentina…
Che non pagassero sempre i soliti, che ci fosse un’opposizione degna di questo nome, che costruire case sempre è solo una questione di progresso, che le nostre disgrazie e le nostre pigrizie sono colpa della società e che noi non abbiamo mai alcuna responsabilità.
Che bastasse far fuori quelli bravi per invocare subito dopo il merito, che le regole valgono per tutti meno che per noi, i nostri famigliari e i nostri sodali.