2006

lunedì, dicembre 11, 2006

Il difficile di dimenticare.


di Eva Milano

Gli anni difficili del "Cono Sur" dell'America Latina, Argentina e Cile torurati e sviliti dai regimi militari di Videla e Pinochet, tornano dolorosamente a galla. Ci sono voluti anni perché potesse riemergere almeno parte della memoria di quanto era rimasto sommerso. L'espressione di un dolore dalle dimensioni disumane, non poteva essere placata. La vendetta negata è il sapore amaro e indefinibile che resta alla notizia della morte di Pinochet, evento comunque incapace di restituire la pace. Il dolore, negli anni, ha trovato vari canali d'espressione, fino a cristallizzarsi in espressioni istituzionalizzate, come la protesta delle Madres de mayo a Buenos Aires, che da anni manifestano con puntualità ogni giovedì di fronte alla Casa Rosada.

 

giovedì, dicembre 07, 2006

La vita spericolata del ciclista.


Una pista ciclabile sulla Strada provinciale 174. La chiedono a gran voce i cittadini di Rivalta riuniti nei comitati RivaltaInBici e Rivalta Sostenibile. Peccato che finora nessuno si sia degnato di rispondere loro.   

Tutto ha avuto inizio qualche mese fa, quando su Rivalta Informa, pubblicazione a cura del Comune, si leggeva che la Provincia di Torino aveva approvato, in accordo coi Comuni interessati, un intervento di manutenzione straordinaria per la SP 174. Una legge nazionale, la 366 del 1998, "Norme per il finanziamento della mobilità ciclistica", prevede che le strade di nuova costruzione e quelle interessate da interventi di manutenzione straordinaria abbiano una pista ciclabile lungo il loro percorso.

I cittadini di Rivalta decidono allora di prendere in mano carta e penna e il 21 settembre scorso scrivono al presidente della Provincia, agli assessori interessati e ai sindaci di Rivalta, Orbassano e Beinasco. Domandano se è prevista la costruzione di una pista ciclabile protetta lungo la SP 174, chiedendo in caso negativo che venga costruita così come impone la legge. Nessuna risposta. Ma i nostri non sono tipi che si perdono d'animo facilmente e a fine novembre riscrivono agli enti locali interessati dal progetto. «Siamo ancora in attesa di risposte - spiega Lorenzo Pivetta del comitato RivaltaInBici -, ma se non arriveranno di sicuro non staremo con le mani in mano. Non escludiamo altre vie per far valere le nostre ragioni, comprese quelle legali: le leggi devono valere sempre e per tutti».

   

Stefano Zanotto

 

lunedì, dicembre 04, 2006

amarcord.


Il 3 dicembre 2006 si festeggiava l’anniversario: 100 anni di Toro, di rosso granata che ha ammantato la città; la bandiera granata orgogliosamente sventola al balcone, ma mi chiede pietà: è esposta alle intemperie ma soprattutto allo smog da quella sera in cui festeggiammo il ritorno del Toro nella serie maggiore. Tra me e me la contemplo: osservo che il rosso granata si è tinto di nero smog quasi a renderlo irriconoscibile. Vado sul sito internet del Comune di Torino e alla pagina qualità dell’aria, tra gli altri dati, osservo che da ormai oltre tre settimane vengono superati i limiti delle PM10 alla stazione Consolata: polveri sottili ed infingarde che s’infilano ovunque, polmoni compresi. La bandiera sventola e sullo sfondo una lunga coda di auto striscia serpeggiando.

Il puzzo mi stringe le narici, quando mi viene in mente un’immagine degli anni ’40, per intenderci quelli del Grande Torino e di capitan Mazzola: un torpedone alimentato a metano con due grosse bombole montate sul tetto, soluzione autarchica al bisogno di carburante di quegli anni. Proprio in quel periodo infatti, la Snam realizzava il metanodotto Cortemaggiore-Piacenza per alimentare le prime stazioni di rifornimento di metano che cominciavano a sorgere lungo la via Emilia. In quegli anni lungi dal pensare alle micropolveri e al benzene, si posero le basi per un’industria, quella dei veicoli a metano che ha portato l'Italia a disporre oggi di una tecnologia all'avanguardia nel mondo. Sicuramente il problema dell’inquinamento atmosferico è causato da molti fattori e non solo dal traffico: impianti di riscaldamento ed emissioni industriali fanno la loro parte.

Fabio Santo

 

sabato, dicembre 02, 2006

Montanaro: esiti del convegno sulle fonti energetiche rinnovabili.


Grande successo dell’iniziativa dell’associazione Clips, di Montanaro, un gruppo di ragazzi che hanno deciso di impegnarsi su più fronti, forti della consapevolezza dei propri mezzi e delle opportunità che essi stessi possono creare per il loro futuro. Sensibili alle tematiche ambientali, e persuasi di una crescente attenzione su scala internazionale verso un'alternativa alle forme energetiche non rinnovabili, hanno realizzato l'evento L’Alternativa C’è, cui hanno partecipato, in qualità di relatori, oltre agli ospiti "di casa", anche Mariano Turigliatto e Dida Neirotti.
L’argomento delle fonti energetiche rinnovabili, è stato analizzato sotto quattro differenti punti di vista passando da una panoramica generale al risparmio energetico domestico, e dalle leggi in materia di ambiente ai biocarburanti.
La carta vincente di questo incontro è stata la natura eterogenea dei relatori, che ha visto affiancare a esperti del settore quanti, per interesse o nell'ambito di un percorso di crescita professionale, sono venuti a contatto con questo tema di grande attualità.
Dal convegno è risultato evidente quanto in Italia ci sia ancora da fare in tutti i campi, dalla ricerca all’applicazione. Due esempi emersi durante l'incontro. Biomasse: se è vero che ci possiamo vantare di essere i terzi produttori di olio di colza al mondo, è anche vero che gran parte del prodotto non viene distribuito nel nostro territorio, ma all’estero. Settore abitativo: se è vero che ci sono certificati bianchi e aziende che classificano gli immobili, è anche vero che tutto questo è circoscritto all'ambito regionale o addirittura locale.
Le piccole realtà felici, come il Comune di Montanaro, incuriosiscono, ma non hanno forse rilevanza sufficiente per fare da traino. Quando poi si scopre che la FIAT produce e commercializza in Brasile autovetture che possono utilizzare indifferentemente ben quattro tipologie di combustibile si sfiora il paradosso.
Dal convegno è risultata chiara la mancanza di leggi efficaci in tema di risparmio energetico. Il cammino per avvicinarci agli altri stati Europei e mondiali, è ancora molto, troppo lungo, ma forse qualcosa si sta muovendo, anche se per scaramanzia è meglio non parlare della Legge Finanziaria ancora in fase di approvazione.
 Rocco Di Giorgio

venerdì, dicembre 01, 2006

Appuntamenti.


l'agenda degli appuntamenti con mariano - gli eventi da non perdere 

Vi trasmettiamo l'invito del gruppo Kyoto dal basso per una giornata sul tema

EMERGENZA CLIMATICA E COMPITI DELLE ISTITUZIONI

giovedì 14 giugno dalle 9.30 alle 18.00

Assessorato Regionale al Turismo, via Avogadro 30 (zona Cittadella) -sala incontri- Torino

Paolo Degli Espinosa dell'Istituto Sviluppo Sostenibile Italia (autore del volume: Italia 2020. Energia e ambiente dopo Kyoto, 2007) introdurrà il tema: Una politica energetica per l'Italia

Interverranno: Andrea Bairati, assessore regionale all’Università, Ricerca e Politiche per l’Innovazione Monica Cerutti, presidente della Commissione Ambiente del Comune di Torino Silvio De Nigris, Assessorato all’Ambiente della Provincia di Torino Leonardo Libero, direttore di «Energia dal sole (EDS) », sul tema: La politica degli incentivi in Italia Roberto Palea, direzione nazionale del Movimento Federalista Europeo sul tema: Unione Europea e obiettivo 2020

Scarica il programma

 

martedì, novembre 21, 2006

I più amati dagli italiani.


 

Alla scadenza del primo semestre di governo sono arrivate le prime sentenze riguardo l’operato di Prodi e di tutta la sua squadra.

In questo caso la pagella la danno gli organi di comunicazione più importanti che, commissionando sondaggi alle varie agenzie di marketing, svelano il pensiero degli italiani sulla politica fin qui portata avanti dal capo di governo e da i suoi “prodi” partiti del centro sinistra.

Per chi vuol fare un’ampia panoramica su tutti i sondaggi politico-elettorali pubblicati in questi giorni, consiglio di dare un’occhiata al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it. Troverà tutto quello che ancora non è riuscito a leggere o vedere.

Non mi soffermo a darvi i risultati, tanto quelli in maniera più o meno precisa li conosciamo già, ma su tutti un sondaggio mi ha colpito, non fosse altro perché tiene conto del consenso nei confronti dei vari presidenti di regione.

Infatti, l’ente di ricerca IPR Marketing per conto de “Il Sole 24 ore”, ha effettuato la seguente domanda: Le chiedo un giudizio complessivo sull'operato del Presidente della Regione nell'arco del 2006. Se domani ci fossero le elezioni regionali, lei voterebbe a favore o contro l'attuale Presidente di Regione?. Ho riportato per intero la domanda perché spesso i sondaggi che riportano unicamente una percentuale possono trarre in inganno.

Ebbene, tutti i presidenti di centro sinistra scendono nei consensi. Possiamo fare qualche esempio: Bassolino (Campania) dal 61,6% al 51,5%; Del Turco (Abruzzo) dal 58,1% al 51,5%; Marrazzo (Lazio) dal 50,7% al 50%; Loiero (Calabria) dal 59% al 48%. I dati si riferiscono nel primo caso al giorno delle elezioni regionali; nel secondo, al sondaggio appena effettuato.

Gli unici due presidenti che non solo tengono il passo ma anzi incrementano l’appeal elettorale sono Niki Vendola (dal 49,8% al 52,5%) e, udite udite, Mercedes Bresso (dal 50,9% al 53,5%)!

Insomma, non che si debba essere così allegri vista la situazione nazionale, ma i primi frutti del lavoro della nostra presidente e di tutte le persone impegnate nella governance regionale sembra stiano arrivando. Ciò nonostante, molto si può e si deve ancora fare, ricordando che i conti si fanno sempre e solo alla fine!!

Massimiliano Abbruzzese

 

venerdì, novembre 17, 2006

CITTADINI PER GRUGLIASCO DEMOCRATICA.


Grugliasco Democratica: facciamo ripartire la città

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Grugliasco Democratica è costituita da un gruppo di cittadini iscritti, e non, ai partiti del centrosinistra ed elettori dell’Unione interessati al futuro della città. Ci proponiamo come uno spazio aperto dove esprimere le proprie idee e partecipare raccogliendo le proposte di ciascuno.  

 

È tempo di avviare una seria verifica sullo sviluppo

delle opere pubbliche nella nostra città.

 

 

A che punto è l’insediamento dell’Università, motore di sviluppo e occupazione? Quali “grandi opere” sono state realizzate e quali sono ancora da realizzare? Perché tanti ritardi e cambiamenti di programma? La raccolta differenziata funziona davvero? Porterà un cambiamento nel progetto dell’inceneritore? Come sono state attuate le politiche sociali, giovanili, culturali e della casa? È sufficiente la frequenza delle corse della metropolitana? E la stazione ferroviaria?

contatti pergrugliasco@libero.it contatti

 

 

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IL PROGRAMMA DI GRUGLIASCO DEMOCRATICA

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A urne aperte…

di Mariano Turigliatto

Disastro dellle liste del centrosinistra nelle province piemontesi extratorinesi: solo Cuneo si salva. I loro sindaci, alla prova della riconferma dopo il primo mandato, se ne vanno mestamente a casa senza preavviso. E’ il caso di Alessandria e Asti - vittoria al primo turno del centrodestra - oltre che di Borgomanero, in provincia di Novara. Va meglio in provincia di Torino dove si confermano quasi tutte le amministrazioni di centrosinistra uscenti; in qualche caso, come ad Alpignano e Rivalta, si andrà al ballottaggio, ma il centrodestra non sembra in grado di insidiare davvero il centrosinistra.

Adesso già comincia il rosario delle recriminazioni e parte la ricerca delle scuse della débacle dell’Unione: colpa di Prodi e dell’assenza di una linea politica del governo, colpa della Regione… no, dei partiti… no, delle liste civiche, eccetera.

Non sappiamo indicare di chi sia la colpa, sappiamo che il distacco fra politica e cittadini ha raggiunto livelli di guardia: si vede da come la gente vota e si vede anche dal numero di quelli che a votare non ci vanno più, in costante e rapido aumento.

Quanto alle liste che conosciamo a apprezziamo, a Grugliasco Dida Neirotti ha sfiorato il 10% in un contesto di riconferma alla grande del sindaco uscente (che perde circa 2000 voti rispetto alle passate elezioni amministrative, ma mantiene la percentuale del 67,5% di cinque anni fa, grazie all'ingresso nella coalizione in particolare di Moderati e SDI). La lista Grugliasco democratica è il terzo raggruppamento cittadino dopo l’Ulivo e Forza Italia-Udc. In città deludente risultato della lista dell’Ulivo e forte ridimensionamento dei Comunisti Italiani e di Rifondazione. Bene Verdi e Sdi, benissimo i Moderati che ottengono oltre il 7% e ben tre consiglieri comunali. La destra al minimo storico.

A Rivalta, Mauro Marinari - candidato a sindaco della lista Rivalta Sostenibile - ha ottenuto un quasi 19% davvero lusinghiero. Vedremo cosa succederà al ballottaggio fra la sindaca uscente Amalia Neirotti (centrosinistra) e Calzolari (centrodestra). Buoni risultati a Caselle, ad Avigliana (riconferma del sindaco uscente) e ad Alpignano, dove Accalai manca il ballottaggio, ma potrebbe essere decisivo fra due settimane. Rimandiamo ai siti dedicati la disamina dei risultati elettorali città per città. Ci dispiace tanto per Santena, dove la città - messa davanti a una proposta interessante e valida - ha preferito scegliere un tuffo nel passato, premiando pratiche politiche e personaggi che si credevano dimenticati per sempre.

Agli elettori un grazie di cuore e l’impegno a riferire in corso d’opera le iniziative e le attività degli eletti che vorranno farlo anche attraverso questo sito.

RASSEGNA STAMPA RASSEGNA STAMPA

La Stampa 30 maggio

Repubblica 29 maggio

La Stampa 29 maggio

Luna nuova 29 maggio

La Stampa 23 maggio

Luna nuova 22 maggio

 Luna Nuova 18 maggio 

La Stampa 3 maggio

Luna Nuova 27 aprile

La Stampa 22 aprile

Luna Nuova 22 aprile

LUNA Nuova 6 aprile

La Stampa 6 aprile

  

Marco Travaglio al Perempruner 28 marzo

LUNA Nuova 28 marzo

Foto 1

Foto 2

Foto 3

Foto 4

Foto incontro 17 novembre

Foto incontro 17 novembre

Il post di Marco d'Acri 18 novembre 2006

Luna Nuova Davide Melis 21 novembre 2006

Luna Nuova Davide Melis 24 novembre 2006

Luna Nuova Angela Terlizzi 28 novembre 2006

La Stampa 1 dicembre 2006

Luna Nuova 23 gennaio 2007

Luna Nuova 26 gennaio 2007

Foto presentazione lista, 13 febbraio, Teatro Perempruner

Foto presentazione lista, 13 febbraio, Teatro Perempruner

Foto presentazione lista, 13 febbraio, Teatro Perempruner

Foto presentazione lista, 13 febbraio, Teatro Perempruner

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mercoledì, novembre 15, 2006

Baby-xitter.


Il 25 novembre 2006 al Palasport di Collegno c'è uno spettacolo divertente. Anzi, uno XPETTACOLO! Diverse forme d'arte si incontrano per festeggiare la nascita di un'iniziativa socio-assistenziale importante, nata da qualche mese:

BABY-XITTER è il primo servizio di baby-sitter specialistico

a domicilio per bimbi e ragazzi diversamente abili in Italia

L'associazione Baby-xitter di Torino è anche uno sportello informativo sui diritti e agevolazioni del disabile e si occupano di intervenire come portavoce nel caso questi diritti non vengano rispettati.

Siamo soltanto all'inizio, si respira grande entusiasmo e ci sono grandi progetti in cantiere: laboratori, corsi di formazione, una compagnia teatrale per i non-vedenti...

La serata è un'iniziativa finalizzata a far conoscere l'associazione e a raccogliere fondi per sostenerla. L'ingresso è a offerta libera e la serata è divertente... Non resta che andare a farci un giro.

IL PROGRAMMA. MUSICA. Alla serata saranno presenti: gli STATUTO, i RIGHEIRA i FRATELLI SBERLICCHIO, i BUFFO ROBO’.

Dettagli sull'evento...

 

sabato, novembre 11, 2006

Eolico prêt-à-porter.


Risale a qualche giorno fa la notizia di  Repubblica sulla catena britannica di ferramente B&Q, dove si può comprare un kit per l'impianto eolico domestico fai da te. Con circa duemila euro si entra in possesso di una microturbina e della documentazione necessaria sia all'installazione, sia all'adempimento delle pratiche burocratiche necessarie. In condizioni ottimali, la turbina è in grado di produrre circa 1 Kw di potenza, quindi di integrare per circa un terzo il fabbisogno energetico domestico.
La microturbina della Windsave è uno dei sette prodotti lanciati dalla B&Q in merito alla produzione energetica domestica. La linea prevede infatti una serie di pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua. La scelta di mercato della catena commerciale britannica evidenzia una tendenza in crescita in Gran Bretagna, dove l'idea di produrre privatamente l'energia per il proprio consumo, la microgenerazione, di sta diffondendo tra i cittadini e sembra riscuotere l'attenzione del mondo politico.
In Italia il concetto di microgenerazione fa timidi passi, al momento. Sarà che l'idea implica un'indipendentizzazione dal sistema centrale?
Una notizia fresca dalla Basilicata. La Regione ha deliberato in questi giorni il nuovo bando per la concessione ed erogazione di contributi per l'innovazione tecnologica e per il contenimento dei consumi energetici. C'è attenzione anche per questo tema. Sono previsti contributi per favorire la diffusione di "impianti di minieolico per la produzione di energia elettrica destinata a strutture adibite ad uso commerciale, turistico, sportivo e produttivo, sia esistenti che di nuova realizzazione (...) per autoproduzione".
Torino, 11 novembre 2006
Eva Milano

mercoledì, novembre 08, 2006

Pannocchie "energetiche".


Vi sono nuove frontiere per gli agricoltori. Le aziende agricole giocheranno, in un futuro che da qualche parte è già cominciato, un ruolo di primaria importanza nella prospettiva della produzione di energie alternative da biomasse. Le biomasse sono tutte quelle sostanze di origine animale vegetale, non fossili, da cui si può produrre energia o combustibili: legno, rifiuti vegetali, scarti di lavorazione sono preziosi come l'oro. Dalle biomasse si può produrre l'energia elettrica, il biogas a sostituzione del metano, i combustibili per le auto e per il riscaldamento. Si tratta senza dubbio un mezzo intelligente per compensare la scarsa redditività della produzione agricola.

Attualmente sono all'incirca 1500 le aziende agricole che producono energia elettrica da biomasse. Ma mica a casa nostra! È dalla Germania che, come al solito, arrivano le buone notizie. Le fattorie tedesche sono all'avanguardia nell'installazione di impianti di biogas e le coltivazioni producono abbastanza carburante per alimentare circa 1900 stazioni distributrici di biodiesel distribuite sul territorio nazionale.

Anche in Piemonte qualcuno ci crede. A pochi chilometri da Ivrea c'è la prima e unica azienda agricola piemontese che ha deciso di lanciarsi nella produzione di energia elettrica pulita. Da  qualche parte bisognerà pur cominciare.

 

È l'azienda agricola "La Schiavenza" di Piverone, di proprietà della famiglia Bagnod, gruppo di lungimiranti imprenditori agricoli provenienti dalla Valle d'Aosta.

 

I proprietari hanno pensato di produrre biogas dalla produzione del mais, che ha un valore di vendita molto poco conveniente, ma che se trasformato diventa una fonte di guadagno interessante. Il mais, opportunamente lavorato e unito ai vari scarti delle lavorazioni agricole e al letame, produrrà gas che alimenterà i motori di un grande impianto per la produzione di energia elettrica.

 

Il progetto dovrebbe essere ultimato entro la fine dell'anno e prevederà l'apporto di materiale daparte di altre aziende agricole con la produzione iniziale di 1 megawatt. A quel punto la fattoria sarà autonoma dal punto di vista energetico e l'elettricità in eccesso potrà essere condivisa con chi vorrà comprarla.

 

Lungimiranti e coraggiosi. Un bell’esempio piemontese.

 

Torino, 8 novembre 2006

Eva Milano

 

martedì, ottobre 31, 2006

PER ANDARE AD ALCOOL.


In Brasile vanno ad alcool. . È notizia diffusa che circa un terzo dei veicoli circolanti in territorio brasiliano utilizza motori dotati di sistemi ibridi in grado di utilizzare sia i combustibili fossili, come la benzina e il gasolio, sia il bioetanolo, prodotto a partire dalla canna da zucchero e distribuito in tutto il paese.

Non si tratta di un miracolo della scienza, tutto sommato. L’adattamento del motore a diversi tipi di carburante non è un problema. Il motore a combustione funziona con qualunque tipo di carburante che abbia un certo tipo di caratteristiche. Che si tratti di benzina o di GPL, o di combustibili di origine vegetale. La tecnologia che permette l’utilizzo di carburanti di varia natura è alla nostra portata. Non si tratta della migliore soluzione possibile alla sostituzione dei derivati dal petrolio, ma in un’ottica di evoluzione continua verso fonti alternative, si tratta già di una soluzione vantaggiosa e l’esempio della politica energetica brasiliana in fatto di trasporti è un esempio evidente.

In Europa ci sono cenni di sviluppo in questo senso. I nostri vicini francesi, la cui situazione energetica non brilla in rapporto ai parametri dettati da Kyoto per l’evoluzione e la diffusione di energia a basso impatto ambientale, per esempio, ci stanno provando. Il ministro dell'economia Thierry Breton ha annunciato che entro il 2007 saranno operativi 500 punti di distribuzione dell'E85, un carburante composto per l'85% da etanolo e per il 15% da benzina.

In Italia, per andare ad alcool, ci sono due modi. Si può ubriacare il conducente, metodo che non risolve il problema della carburazione, o fare come fanno pochi invasati, che comprano su Internet i kit brasiliani per adattare la loro automobile al sistema Flexfuel, che consente alle vetture di funzionare con alcool, benzina o una qualsiasi miscela dei due combustibili

Volendo entrare a far parte della schiera dei fantasisti, si viene a contatto con un’interessante scoperta: la tecnologia Flexfuel commercializzata in Brasile è in buona parte italiana. La Magneti Marelli è leader nel settore, e i suoi motori vengono montati su veicoli di molte case automobilistiche, tra cui la Fiat, che ha un’intera linea di produzione dedicata a questo tipo di sistema. Sempre in Brasile, ovviamente. Ma si sa, le compagnie private seguono leggi commerciali e la domanda determina l’offerta.

C’è da farsi qualche domanda?

Eva Milano

 

venerdì, ottobre 27, 2006

Genova:il porto oltre lAppennino.


L'Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l'Innovazione (SiTI) ha presentato uno studio di pre-fattibilità, "Porto oltre l'Appennino", dal quale emerge una nuova prospettiva di sviluppo  per l'intero sistema portuale ligure conferendo al porto di Genova un ruolo di primissimo piano nel Mediterraneo.

Gli interventi infrastrutturali previsti riguarderebbero non solo il territorio ligure ma anche una parte significativa del Piemonte. 

Un ringraziamento al Presidente prof. Roscelli e a tutto il gruppo di lavoro che ci ha permesso la pubblicazione del documento.

 

lunedì, ottobre 23, 2006

Muhammad Yunus.


L’opera di un banchiere sui generis è alla ribalta in questi giorni grazie all’attribuzione del Nobel per la pace.

All'inizio degli anni Settanta ero professore di economia all'università di Chittagong, in Bangladesh. Insegnavo eleganti teorie ma ben presto il mio entusiasmo cominciò a diminuire. Iniziai a considerarle con sospetto quando il mio paese, dovette affrontare una carestia: fu allora che scoprii la distanza tra la vita reale dei poveri e degli affamati e l'astrattezza di quelle teorie economiche.

Muhammad Yunus, economista originario del Bangladesh, è l’inventore del sistema del microcredito, il sistema di prestiti concesso ai poveri per sostenere e incrementare la microimprenditorialità a scapito del circolo vizioso dell’usura, estremamente diffuso tra le fasce più deboli della popolazione del Terzo Mondo.

Prestai io stesso quel denaro a quelli che erano sulla mia lista: me lo avrebbero restituito come avrebbero potuto.

Il miliardo di persone che costituisce il 20% più povero della popolazione produce l'1% del risparmio mondiale. La perplessità che l’ambiente finanziario sollevò di fronte all’impresa di Yunus dipendeva dalla sfiducia in un progetto che contasse di ricavare margini interessanti da un’operazione come quella che lui aveva in mente.

Mi rivolsi alla banca del campus. L'impiegato della banca rispose che non si poteva prestare denaro a quella gente perché non la si poteva considerare degna di credito.

Il microcredito, è strumento ormai riconosciuto di un modello di sviluppo sostenibile. Le banche etiche hanno diffuso e consolidato nelle zone più povere del mondo l’idea di Yunus, attraverso la concessione dei prestiti a individui esclusi dal sistema tradizionale.

Tutti mi restituirono i loro prestiti senza problemi. Ma la banca non cambiò la sua opinione.

Oggi l’istituto di credito a cui fa capo il Nobel, la Grameen Bank conta partecipazioni in 137 organizzazioni e 37 paesi. A partire dal 2001 lo sviluppo del sistema è stato esponenziale. Al momento attuale il capitale ceduto supera i 250 milioni di dollari e il tasso di restituzione dei prestiti (che si aggirano in media sui totale del 100 dollari l'uno) in rari casi è inferiore al 97%.

Cominciai a capire che non si tratta di sapere se le persone sono degne di credito, sono le banche che non sono degne delle persone. Decisi allora di creare io stesso una banca per i poveri.

Già l’assegnazione del premio Petersberg nel 2004 aveva sancito un grande riconoscimento internazionale al banchiere dei poveri, confermato e nel 2005 dalla proclamazione, da parte dell’Onu, dell’ Anno internazionale del microcredito, incluso nei Millenium Development Goals, il programma Obiettivi di sviluppo del millennio.

Quando si chiedono garanzie collaterali non si è al livello delle persone che hanno necessità.

Tutto qua. A volte le idee vincenti e rivoluzionarie consistono nel saper gestire constatazioni banali come quella che chi ha bisogno di soldi, di solito non ne ha.

I brani autobiografici di Muhammad Yunus sono tratti da: Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano.

 Eva Milano

 

lunedì, ottobre 09, 2006

ASTI 10 E LODE.


Il Comune di Asti sta considerando seriamente la questione del risparmio energetico, e lo sta facendo con grande impegno e una serie di progetti ben pianificati. Lo scorso 2 ottobre l’assessore all’Ambiente Giovanni Pensabene e l’assessore all’Urbanistica Fabrizio Brignolo hanno presentato ai giovani della città il panorama completo degli interventi in questo ambito in occasione della conferenza "Crisi energetica e nuovo modello di sviluppo".

Il Piano energetico comunale, approvato nel 2005, comprende un’ambiziosa serie di provvedimenti dall’ampio respiro. Sono in cantiere i lavori per la collocazione di impianti pilota fotovoltaici alla Ragioneria comunale e alla scuola Domenico Savio, uno dei tre istituti cittadini coinvolti nel progetto della riconversione degli impianti degli edifici comunali.

L’illuminazione pubblica è stata integrata negli ultimi anni con lampioni a basso consumo energetico.

È aperto il bando per l’assegnazione gratuita di un lotto nell’area industriale di Quarto tra quanti si impegneranno a costruirvi un impianto di riscaldamento a biomasse.

Per quanto riguarda il campo della bioedilizia, sono stati avviati i corsi di formazione per creare figure specializzate, mentre si sta pensando a una futura certificazione energetica dei fabbricati, misura che consentirà agli acquirenti di una casa di farsi un’idea sui costi di riscaldamento e refrigeramento.

Asti si dimostra un vivace centro attento alle tematiche dello sviluppo sostenibile in ambito europeo, ricettivo rispetto agli input che provengono dal mondo politico e tecnologico.

In regione c’è un buon esempio da incoraggiare e da seguire.

Eva Milano

 

lunedì, ottobre 02, 2006

Ecologismo tra passato e futuro.


L’ecologismo è una tendenza ideologica di nascita recente. L’ideologia ecologista nasce intorno agli anni Settanta, come segnale della percezione di un “nuovo” pericolo sentito come imminente: l’inquinamento. Da allora il fenomeno dell’attenzione ambientale, espressione di una fascia culturale e sociale ben definita nell’ambito del mondo occidentale, si è evoluto e diffuso. C’è un bel libro dal titolo Pensare verde. Psicologia e critica della ragione ecologicadi Felice Perussia, che racconta in breve questa storia e ne analizza con lucidità gli aspetti psico-sociali collegati (Guerini, 1989).
Visto così, il tema ambientale rivela alcuni aspetti che tendono a sfuggire nella percezione quotidiana. Per esempio, a parte l’indubbia civiltà del gesto, quanto ci fa sentire buoni comprare prodotti del mercato equo e solidale, non buttare le cicche a terra e differenziare la raccolta dei rifiuti? La sensazione di avere tra le mani un valore positivo in senso assoluto è molto seducente in un contesto controverso come quello in cui viviamo.

 Per millenni l’umanità cacciatrice e contadina è stata inconsapevolmente ecologista, cui l’esperienza data dalla tradizione e dalle prove empiriche forniva i limiti e le potenzialità del territorio e delle sue risorse. Un agricoltore e un cacciatore saggio non possono permettersi di nuocere all’ambiente naturale perché sarebbe controproducente: hanno tutto l’interesse a privilegiare l’equilibrio che garantisce loro la continuità.

 Smascherata così, alla veloce, la patina retorica soggiacente alle dinamiche ecologiste, è proprio la logica semplice dei nostri nonni a dimostrarsi utile nel contesto attuale. La necessità di conservare un equilibrio tra i bisogni e la continuità è la chiave che collega le pratiche agricole alle nuove spinte internazionali volte allo sviluppo tecnologico ambientale. La dipendenza energetica dell’Europa è il motivo principale dell’evoluzione della ricerca di fonti energetiche alternative. Chi non ha di questi problemi, dagli Stati Uniti alla Cina, elude olimpicamente il Protocollo di Kyoto. Detto questo, una situazione economicamente sfavorevole per il vecchio mondo sembra poter volgere a nostro vantaggio e l’impressione è che gli sforzi attuali d’investimento possano produrre risultati vantaggiosi, tra qualche anno. Fare di necessità virtù, potrebbe rivelarsi una scelta economica vincente e nel contempo, favorire logiche volte alla conservazione ambientale.

 Eva Milano

venerdì, settembre 29, 2006

SORPRESA: UN TRENO AD ALTA CAPACITA CHE NON PASSA DALLO SCALO MERCI.


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTA LETTERA SULLA TAV

Su Repubblica di ieri leggiamo che il responsabile dei Trasporti della giunta Bresso, Daniele Borioli, ha dichiarato: "Bocciamo un progetto che non comprende Torino nel traffico delle merci….le aziende…non avrebbero nessun vantaggio, assisterebbero solo al passaggio di convogli…".

Finalmente, sembra che il governo regionale cominci a prendere coscienza almeno di uno dei numerosi aspetti inaccettabili del progetto TAV in Val di Susa. Nell’articolo "per uscire dal tunnel" di alcuni mesi fa scrivemmo "l’attuale progetto TAV/TAC risulta finalizzato all’Alta Velocità piuttosto che all’Alta Capacità….". D’altra parte, nello stesso documento CEE del 2002 "Rete di Trasporti Trans-Europei", si dichiara apertamente che il collegamento ferroviario ad alta velocità fra Italia e Francia, che secondo il documento doveva comprendere la tratta TAV Torino-Lione, porterebbe il vantaggio di "ridurre di quasi tre ore il tempo di percorrenza per i passeggeri in viaggio fra Milano e Parigi". Milano-Parigi? ma il vantaggio della linea per il Piemonte non doveva essere quello di trasportare le nostre merci a Lisbona e a Kiev? A quanto pare, forse non è vero.

Siamo ancora molto lontani dalla meta di poter guardare con obiettività a questo progetto e giudicarlo come si merita, ma confidiamo che qualche spiraglio di ragionevolezza si stia aprendo.

Alessandro Gily

Per approfondimenti vedasi anche:

Val di Susa: per uscire dal tunnel

TAV in Valsusa: le ragioni del no di un Ulivista

Breve valutazione del rapporto commissionato dalla Comunità Europea

 

lunedì, settembre 25, 2006

Quando la povertà è un lusso.


Sospendere per due anni la propria vita da giornalista affermata per provare a sopravvivere in USA. Un mese in un luogo, trovare lavoro e casa, poi cambiare. Questo è l’esperimento di Barbara Ehrenreich, un’indagine sul campo per la rivista Harper’s.

L’idea è stata quella di mettersi nelle condizioni di vita di tutte quelle persone che costituiscono la fascia sociale più bassa della catena produttiva americana. Camerieri, donne delle pulizie, impiegati notturni dei supermercati: i nuovi poveri, una realtà in costante aumento, non sono clochard che frugano nei cassonetti, ma persone la cui condizione lavorativa non consente un reddito sufficiente per permettersi un tetto e una base solida per vivere.

Nel suo libro Nickel and dimed (pubblicato in traduzione da Feltrinelli con il titolo Una paga da fame. Come (non) si arriva alla fine del mese nel paese più ricco del mondo) Barbara spiega la difficoltà di tirare a campare. I lavori umili, precari e mal pagati sono la base di questo stile di vita. Impossibile pensare di affittare un alloggio, per esempio, perché la cauzione da versare in anticipo non è affrontabile, quando lo stipendio serve a malapena per tirare a campare. C’è il motel, più caro di un affitto, oppure la roulotte. Si mangia piuttosto male, perché in una camera di motel non si cucina, quindi si finisce spesso per andare avanti con hamburger e patate fritte. Ovviamente si spera di godere sempre di ottima salute, perché le cure mediche hanno costi proibitivi.

Su Liberazione dello scorso venerdì 22 settembre, la saggista mette in luce un aspetto di questa condizione di vita che rasenta il paradossale. Essere costretti al risparmio spesso costringe a spese maggiori. Cambiare un assegno senza conto bancario costa caro, l’assicurazione di un’auto costa di più per chi ha un reddito basso, comprare un televisore a rate comporta interessi spesso folli. Così Barbara Ehrenreich conclude che un benestante non potrebbe mai permettersi di essere povero, negli Stati Uniti. Costa troppo.

Eva Milano

 

 

giovedì, settembre 07, 2006

QUALE GIOVENTU?.


Ha suscitato un nutrito dibattito il corsivo di Massimo Gramellini pubblicato su La Stampa del 23 agosto scorso, intitolato "La molle gioventù". Il giornalista torinese scrive che se l'Italia è in mano ai vecchi, qualche colpa sarà pure dei giovani e cita a questo proposito le poco invidiabili statistiche sui ritardi con cui gli studenti italiani giungono - quando non abbandonano prima - alla laurea. E si chiede poi come mai, accertato da un po' di tempo come le lauree umanistiche producano soprattutto lavoratori precari e insoddisfatti, quando non disoccupati, le stesse continuino ad attrarre tanti giovani, a scapito di discipline scientifiche come matematica, fisica, biologia, snobbate dai più ma meglio spendibili sul mercato del lavoro.

In tanti hanno risposto a Gramellini sul sito de La Stampa, altri hanno dibattuto le sue tesi su vari blog, altri giornalisti hanno preso spunto dalla sue parole, come ad esempio Giampaolo Pansa, che nel suo Bestiario su L'espresso si lancia in una paternale del tipo "la scuola ai nostri tempi era una cosa seria...", "i giovani di adesso non hanno voglia di far niente...". Tra i giovani che hanno risposto a Gramellini c'è chi ha messo in dubbio l'appetibilità sul mercato del lavoro delle lauree da lui citate. Un'indagine di Almalaurea, un consorzio di più atenei italiani, pubblicata lo scorso febbraio, conferma che i laureati dell'area tecnico scientifica, a distanza di qualche anno dalla laurea, sono occupati in numero maggiore e in maniera meno precaria dei loro pari specializzatisi nell'area umanistica.

All'interno di queste aree ci sono però delle distinzioni ben precise: ad esempio gli ingegneri si trovano in condizioni decisamente migliori di biologi o geologi, mentre sull'altro versante buone possibilità si aprono per i laureati dell'area politico-sociale assai più che per i filosofi, ad esempio. In aumento in tutti i settori - ma questa è un po' la scoperta dell'acqua calda - il numero di lavoratori atipici, mentre davvero inquietante è la crescita del lavoro nero (il 7% dei neolaurati che lavorano).

Molti lettori hanno scritto rivendicando il diritto di ognuno a seguire le proprie aspirazioni. Un nobile principio, che però può dar luogo a cocenti delusioni. E allora meglio tenere i piedi per terra, studiare per il piacere di farlo, per arricchire il proprio bagaglio culturale e per acquisire metodo e apertura mentale. Senza che ciò implichi il rassegnarsi a fare un lavoro che non piace o peggio ancora a subire passivamente il mancato rispetto di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori.

Stefano Zanotto

 

mercoledì, settembre 06, 2006

LA DURA LEGGE DEI PADRI.


Alla storia di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal genitore perché aveva rifiutato la vita che la sua tradizione avrebbe imposto, fa eco dalla Gran Bretagna l’episodio più recente di una giovane inglese nata da un matrimonio misto, la cui madre ha denunciato il rapimento da parte del padre per portarla con sé in Pakistan, a sposare l’uomo che ha scelto per lei. Casi estremi di un fenomeno diffuso, queste storie suscitano nuove ansie e portano alla luce un nuovo aspetto del difficile processo di incontro tra la cultura occidentale e l’islamismo.

Quanto più minacciata dal rischio della contaminazione, ogni cultura tende a un irrigidimento che sfocia in un’adesione accanita ai dettami tradizionali. È in gioco un valore primario: si percepisce il rischio della perdita dell’identità. Questi casi recenti non sono altro che le risposte più estreme a tale impulso secondo cui la legge dei padri va difesa e perpetrata a tutti i costi, fino al sacrificio umano.

Una voce che proviene dal cuore dello stesso Islam evoca l’unica alternativa possibile. Nagib Mahfuz, il premio nobel per la letteratura di origine egiziana scomparso nei giorni scorsi, non di rado si è confrontato con il tema morale dell’applicazione della legge. In Notti delle mille e una notte, l’ideale proseguimento del testo letterario fondante della cultura araba, avviene il dialogo tra Gamasa, capo della polizia e Singàm, un genio che taccia quest’ultimo di compiere massacri e torture efferate in nome di un’autorità abusata. Quando Ganasa ribatte "Noi crediamo nella misericordia anche quando mozziamo i colli e tagliamo le teste", Singàm domanda: "Svolgi il tuo dovere in modo di compiacere Allah?". "Il mio dovere è eseguire gli ordini" risponde l’altro. Il genio, laconico: "Frase perfetta per compiere ogni genere di misfatto". Quando la legge assurge a fine e diventa più importante della coscienza di un uomo, succedono disastri.

Eva Milano

 

lunedì, agosto 28, 2006

DONNE E ISLAM: SEGNALI POSITIVI.


di Eva Milano

Quando apri il giornale e ti viene il magone, è bello andare sul sito di Peace Reporter e cliccare sulla pagina delle buone notizie. Ultimamente ho letto di due segnali positivi dall’Islam che riguardano la situazione delle donne.

Lo scorso luglio il re Abdullah in persona ha dato l’ordine di formare delle commissioni di studiosi di diritto familiare per monitorare e punire le violenze domestiche. È successo in seguito al coraggioso appello di Rania al-Baz, una bella giornalista televisiva di Channel One, che si è presentata sugli schermi con i segni delle ferite inflitte dal marito per denunciare la gravità di una situazione troppo diffusa e troppo a lungo tollerata. Rania ha scosso l’opinione pubblica su un tema che negli ultimi mesi sta uscendo dallo stato di tabù. Già allo scorso marzo, infatti, risalgono i primi segnali di una presa di posizione pubblica, in occasione di un workshop sul tema della violenza sociale e domestica. Un primo passo che lascia ben sperare.

La seconda buona notizia viene dal Marocco, dove è stato di recente sfornato il primo gruppo di donne imam. Cinquanta studentesse dell’accademia statale di Rabat ora guidano le preghiere dei fedeli. Pur se con qualche limitazione rispetto agli uomini e talvolta sotto pressioni minacciose, ce l’hanno fatta. E la prima volta che questo succede nel mondo islamico moderno. Se vi interessa, sta per arrivare un documentario della regista Gini Reticker prodotto dalla Pbs, dal titolo Class of 2006.

Una sferzata di ottimismo anche per dire che forse gli islamici non sono così testardi come sembrano, almeno non tutti. Con chi sa cambiare c’è possibilità di dialogo.

Eva Milano

 

martedì, agosto 08, 2006

Proibizionismo: Nel Kerala la Coca Cola fa la fine di Al Capone!.


Non riesco proprio a immaginare come possano farne a meno. Fatto sta che nello stato del Kerala, all’estremo sud-ovest dell’India, il fronte democratico di sinistra (LDF), attualmente al governo, ha chiesto all'esecutivo di proibire la vendita della Coca Cola e della Pepsi nel paese. Il quotidiano “The Hindu” di lunedì 7 agosto riporta quanto espresso dal portavoce Vaikom Viswan: secondo recenti scoperte scientifiche entrambe le bibite contengono ingredienti pericolosi per la salute.

Gli indiani sono un popolo strabiliante, e immaginare la seduta del parlamento in cui si è dibattuto sull’argomento è fonte di grande divertimento. Da chiedersi se davvero non avessero di meglio da fare. Eppure ognuno ha le sue priorità, il suo programma politico, e tutti i mezzi sono buoni per segnalare un’intenzione.

Da parte mia, che in India ci sono stata, non in Kerala ma da quelle parti, devo dire che di questa notizia mi stupisce principalmente una cosa. Posso immaginare che in India o in qualsiasi altro luogo sperduto dei pochi paesi in via di sviluppo che ho avuto la fortuna di visitare, manchino l’acqua, i medicinali, la corrente elettrica, il cibo. Ma la Coca Cola, giuro, c’è dappertutto. Nel raggio di qualche chilometro si trova una lattina, o almeno uno di quei cartelloni pubblicitari tutti rossi. E credo proprio che quando un indiano vuole togliersi uno sfizio, se può si compra una Coca invece del lassi, che è tanto naturale ma è così poco internazionale. Quanto a noi turisti, la Coca la beviamo eccome, perché si dice che in Kerala bere l’acqua del posto non sia così raccomandabile. Sarà tossica, ma almeno vai sul sicuro...

Almeno una considerazione seria. Tutti aspirano ai simboli del progresso, e quelli che non ce l’hanno a portata di mano lo fanno con un accanimento speciale. Per quanto antipatici siano gli specchietti per le allodole, vietarne arbitrariamente l’accesso non ha senso. L’impronta occidentale crea strani mostri di ibridazione in luoghi come l’India, eppure nessuno ha il diritto di proibire la Coca Cola a chi ha in tasca i soldi per pagarla. Non è il modo di preservare una cultura, se questa era l’intenzione. Ovviamente, se i fantomatici scienziati che hanno scoperto livelli pericolosi di tossicità nella Coca e nella Pepsi sapranno dimostrare la loro tesi, ritiro tutto.

Torino, 7 agosto 2006

Eva Milano

 

lunedì, luglio 24, 2006

BUONI E CATTIVI A SAN PAOLO.


di Eva Milano

Qualche giorno fa su L'express c'era un articolo sulla guerriglia urbana in Brasile. Dopo gli eventi sanguinari della settimana tra il 12 e il 18 maggio a San Paolo, periodo di violenze senza precedenti, la situazione non ha cessato di essere critica. Poco meno di trecento attacchi a mano armata e ben 176 vittime. Ma in seguito le cose non sono andate meglio. La situazione è tesa, gli episodi di terrorismo e le reazioni pesanti delle forze dell'ordine si succedono da allora con frequenza allarmante. L'episodio più recente è avvenuto il 26 giugno, quando tredici presunti delinquenti sono stati uccisi all'alba dalla polizia a seguito di un attacco contro un centro di detenzione provvisoria.

In maggio il trasferimento di un gruppo di detenuti in un nuovo carcere di sicurezza aveva scatenato la serie di attacchi contro la polizia da parte del PCC, il Primo Commando della capitale. Si tratta di un'organizzazione terroristica composta per la maggior parte da detenuti, stimata in numero di centomila membri, capeggiata da Marcos Williams Herbas Camacho. Marcola, questo è il suo nome d'arte, per la legge è un rapinatore di banche. Non è mai stato incriminato per reati più gravi, nessun omicidio. I suoi occhiali fanno moda tra i carcerati, pare abbia letto tremila libri ed è un fan di Machiavelli e Che Guevara. A parte, pare, gestire il controllo del traffico di stupefacenti a San Paolo, l'organizzazione di cui è a capo è portavoce di una serie di richieste volte all'umanizzazione delle condizioni della vita dei carcerati. Grazie a queste iniziative e il suo charme la sua popolarità si è diffusa a dismisura. Si occupa anche di politica, infatti sembra che il Pcc stia finanziando la campagna di un candidato che alle prossime elezioni presidenziali di ottobre porti avanti le istanze dei reclusi.

In Brasile il numero delle vittime della guerriglia urbana degli ultimi anni è esorbitante. Il rapporto tra l'alto tasso di criminalità cittadina e il braccio duro delle forze armate è causa di un clima pesante. I rapporti annuali di Amnesty International testimoniano la gravità della situazione, riportando una serie spaventosa di esecuzioni sommarie da parte della polizia locale e di vigilantes che, non restii all'uso della violenza, agiscono senza passare attraverso il vaglio di un sistema giudiziario inefficiente come veicoli di un'epurazione spesso discutibile. La situazione dimostra tutta la fragilità del sistema democratico che, insediatosi da vent'anni dopo altri venti di dolorosa dittatura, non mostra che fragili cenni di sviluppo. Il presidente Luís Ignacio Lula da Silva  è attaccato dalle critiche di politici, attivisti di organizzazioni umanitarie e ex prigionieri del regime, che ne deplorano la debolezza nell'affrontare il problema degli abusi di potere dei militari.

"Sono il maledetto cane da guerra / sono stato addestrato per uccidere / anche se questo mi costasse la vita / la missione verrà compiuta / ovunque sia necessario / diffondendo la violenza, la morte e il terrore". Questo è uno dei motti che si insegnano ai membri dell'ufficialissimo Batalhão de operações policiais especiais, l'organo ufficiale della polizia militare di Rio, noto per gli interventi armati nelle favelas.

Se andate in vacanza in Brasile, un consiglio. Evitate di parlare con i bambini di San Paolo: se vi chiedessero quali sono i buoni e quali i cattivi, fatti vostri.

 

lunedì, luglio 17, 2006

JEUNE AFRIQUE.


Un longevo signore tunisino è il fondatore di Jeune Afrique. Il news magazine, redatto in lingua francese, si occupa di informazione sulle realtà del continente africano e propone con bell’equilibrio lucidità critica l’analisi delle multiformi realtà delle nazioni africane. Il suo infaticabile direttore, Béchir Ben Jahmed, fondò la rivista a Tunisi nel 1960, una volta terminato l’incarico di ministro dall’informazione nel primo governo di Habib Bourguiba. Jeune Afrique si rivolge a un pubblico francofono di livello culturale medio-alto. In giro per il mondo la si può vedere sotto il braccio di un uomo d’affari algerino, o di un funzionario amministrativo francese, che con forti probabilità sarà di origine africana. Da noi si trova con facilità in biblioteca e nelle edicole specializzate in stampa estera. La tiratura attuale è di 87.000 copie.

Negli anni la sede del giornale si è spostata a Parigi e il raggio d’azione di quello che è divenuto il Groupe Jeune Afrique, si è sviluppato ampiamente. Le pubblicazioni si sono moltiplicate, al settimanale si è aggiunto nel 1983 un mensile di costume, AM Afrique magazine, con una tiratura di circa 47.000 copie per numero. Nel 2005 è nato il trimestrale La Revue, pensato per un pubblico attento alle analisi politiche e sociali, che tratta in forma approfondita soggetti di attualità di respiro politico, economico e sociale del mondo africano. Il gruppo possiede anche una casa editrice, Les éditions du jaguar, che vanta pubblicazioni ad ampio raggio sul continente, dagli atlanti geografici ai libri di cucina. Una filiale del gruppo è anche Difcom, l’agenzia che si occupa di comunicazione e pubblicità. C’è ovviamente anche un sito, che si presenta come il primo sito di informazione panafricana

Ma la chiave di volta è rappresentata da The Africa Report, che non ha ancora compiuto un anno. Il cambiamento di lingua è un passaggio epocale per la diffusione e il taglio monografico di ciascuna uscita arricchisce lo sguardo d’insieme. Passare all’inglese significa automaticamente rendere possibile l’accesso a un’enorme porzione di pubblico. Valicare altre frontiere.

Jeune Afrique ha avviato un percorso fondamentale, che consiste nel portare a conoscenza le realtà dei paesi in via di sviluppo assegnando a questi la stessa dignità e autonomia di quella goduta dagli stati economicamente dominanti. Il nuovo impulso verso la diffusione globale è al tempo stesso il segno di un’operazione di successo e l’affermazione di una possibilità di evoluzione della coscienza collettiva.

Vi invitiamo a visitare il sito: www.jeuneafrique.com

Eva Milano

 

lunedì, luglio 10, 2006

THE GATES OF HEAVEN.


È un'esperienza tipica dell'età matura. Le cose per cui hai lavorato ogni santo giorno finalmente ti appartengono, sono a tua completa disposizione. Ma c'è un momento in cui ti accorgi inesorabilmente che non ti interessano più come prima. Sono buone come trofei del tuo successo, ma non hai nessuna voglia di vederle intorno a te. Il desiderio anima l'azione, mentre ciò che è conquistato è destinato a impolverarsi. Potrebbe anche essere andata così, immagino per un attimo, nella testa di Bill Gates quando ci ha stupiti con il colpo di scena della filantropia. In questi giorni la mirabolante donazione di Warren Buffett, la più grande della storia, fa assumere all'operazione umanitaria di Gates dimensioni inverosimili.

Le fondazioni sono la materializzazione del desiderio di immortalità di chi le crea. In esse risiede la garanzia di una memoria positiva ma, più banalmente, diventano anche l'occupazione tipica di tutti quelli che non sono i veri attori del sistema capitalistico: donne, vecchi e bambini. Così, anche questa volta la storia si ripete e il grande uomo d'affari, che scaltramente prevede in tempo il futuro declino, entra nel raggio d'azione tradizionalmente destinato alla moglie, la beneficenza.

Il risarcimento simbolico dei vinti, si sa, fa parte del gioco della democrazia.

Nel caso di Gates e di Buffett la sensazione è quella di vedere gli uomini di maggior successo del mondo, menti straordinarie e grandi manovratori, alle prese con una nuova, entusiasmante sfida. Warren Buffett ha saggiamente osservato la diversa natura della filantropia rispetto agli affari e ha riconosciuto una certa difficoltà di approccio. Ha notato che gli affari prediligono scelte più facili, mentre i problemi più urgenti dei poveri sono "quelli che hanno resistito sia al cervello che al denaro". Certe ingenuità che compaiono nei rapporti della fondazione rivelano la difficoltà e lo sforzo di chi è abituato a pensare in termini di profitto e si trova di fronte a dinamiche sconosciute. Ad esempio, in una relazione riguardante un ambizioso programma per la vaccinazione e le cure sanitarie in India, si legge: "Come le aziende farmaceutiche, anche le organizzazioni non-profit devono impiegare ogni strumento per capire quale sia il mercato per una nuova terapia, quali siano le aspettative di chi ne ha bisogno e quali siano i modi più intelligenti per 'fabbricare la domanda'".

Meglio non pensare a come si fabbrica la domanda per una malattia.

 Ammettiamo la buona fede e consideriamola come un'espressione un po' ambigua, infelicemente mutuata ad altri ambiti…

In fin dei conti, anche se mancano di certe finezze, Bill e Melinda Gates con Warren Buffett rappresentano un modello vincente. La lezione da imparare per chi vive in questo mondo, anche per chi lo vorrebbe diverso, è un po' dura per chi pensa che la virtù sta nel mezzo. Prima si conquista il mondo pensando unicamente al fine che ci si è prefissati, poi si passa alla seconda fase: occuparsi del resto. Sarà un successo.

Eva Milano