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"DI PAURE E DI SPERANZA", UN LIBRO DA LEGGERE

"Se una cosa nella mia vita ho finalmente appreso è che per vivere bene occorre una buona dose di benevolenza neo confronti di se stessi e di tutti, a anche di pazienza [...]", siamo alle ultime pagine di un libro intenso, profondo e affascinante nella suo raccontare di una disgrazia, del percorso che innesca e della sue conseguenze sulla vita dell'autore di di quelli che gli vogliono bene. 

Diario tra salute e malattia, così il sottotitolo del libro di Luigi Giario che ci accompagna lungo il percorso di una malattia grave che arriva a cambiare il corso della sua vita. Ogni tappa, ogni successo e ogni fallimento costituiscono lo spunti per operare bilanci e interpretazioni non tanto della malattia quando dell'atteggiamento che l'autore - e noi con lui - ha sviluppato nei confronti della vita, principalmente attraverso le sue "assenze", come marito, padre, forse come amico amante e chissà cos'altro ancora. Il bilancio delle assenze finisce per diventare la base di una consapevolezza diversa, più intima e poco colpevole non perché assolutoria, ma in quanto umana.

Così il rosario di visite, esami medici, diagnosi, interventi, cadute e riprese, finisce per essere la scansione pratica di una stagione della vita che si chiude a favore di un'altra che si sta aprendo: quella della riflessione sugli affetti, sull'evoluzione personale, sulla fugacità delle passioni e sulla superficialità delle vanità che tanto assorbono energie e tempo per gran parte della nostra esistenza. Noi lettori seguiamo Luigi nel percorso che la vita gli ha riservato, nelle relaziono con i suoi famigliari, amici, compagni di lavoro e di sventura. Lo accompagniamo ansiosi nella ricerca di cure e soluzioni al suo carcinoma, ci preoccupiamo per le sue difficoltà nelle nuove relazioni generate dalla comparsa della malattia, vorremmo tanto sostituirci a lui quando lo sentiamo particolarmente giù o quando si abbandona all'affanno e all'angoscia perché non sa decidersi nella scelta della metodologia della cura fra le varie opzioni che gli vengono presentate.

Intanto Luigi cresce, cambia e riflette con un'intensità prima sconosciuta, impara ad applicare anche alla malattia la sua capacità di leggere le cose sotto diversi punti di vista, problematizzando la realtà fino a smontarla in parti microscopiche dove cercare - lui è profondamente credente - il disegno superiore, la traccia di Dio. Il tutto con uno stile e un lessico assolutamente coerente al contenuto, anzi capace di nobilitarlo fino a farne la sostanza del libro. Interessanti e pertinenti gli Intervalli metaforici di Rosalba Grimod che, invece di spezzare la narrazione, ne esaltano la profondità alleggerendone gli aspetti più intimamente drammatici.

Insomma un libro da leggere assolutamente, dentro c'è "il coraggio di abbandonarsi dolcemente all'esperienza condivisa". 

Mariano Turigliatto

  

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