mercoledì, giugno 17, 2020

SUDDITI

Niente da fare: sono ancora troppi gli Italiani che leccano il culo dei potenti a prescindere da quello che dicono e fanno. Solo perché non si sa mai...

Il sindaco del loro comune tiene chiusi gli uffici ben oltre il ragionevole picco della pandemia, mentre intorno tutti quelli che potevano riaprire l'hanno già fatto? Al minimo accenno di una insignificante ripresa delle attività loro si profondono in ringraziamenti, a voce e sui social, già dimentichi dei disagi che hanno patito e insensibili a quelli che ancora patiscono. E leccano: piedi, culo, tutto quello che riescono ad agguantare. Non si sa mai!
Il funzionario li ha maltrattati o ignorati per tanto di quel tempo che nemmeno più ci speravano? Al minimo accenno di un qualche interesse (ben lontano dalla soddisfazione dell'istanza che hanno presentato e che resta ignorata), magari una comunicazione neutra per prorogare i termini, dimenticano tutto e ringraziano fantozzianamente colui che li ha umiliati, schiacciati, trattati come delle merde. E leccano, non si sa mai!
In ufficio col capo che disprezzano, ma a cui vorrebbero somigliare; in fabbrica col caposquadra che li controlla anche al cesso e che li umilia gratis, solo per fare carriera; perfino in palestra o mentre fanno un po' di sport cercano disperatamente qualcuno da adulare e corteggiare, da ingraziarsi per illudersi di averlo vicino se ce ne fosse mai bisogno. E leccano, non si sa mai!
Mentre scrivono un articolo per un giornalone o un post per il loro blog, mentre pronunciano un discorso, mentre vanno a spasso per la strada e incontrano qualcuno che conta, mentre parlano coi docenti dei figli, mentre studiano come entrare nel partito giusto o cambiare sindacato per ottenere qualche beneficio in più, mentre ... Eccoli, glielo leggi negli occhi: si stanno chiedendo che cosa conviene di più fare, dove è meglio essere e chi è meglio leccare. Non si trattengono, nemmeno quando le persone con cui hanno a che fare li prendono in giro per la sfacciataggine con cui esercitano questa attitudine. Leccano lo stesso.

Altro che cittadini, loro sono dei sudditi, a volte dei servi. Solo che i sudditi erano tali in epoche storiche in cui cercare di smettere di esserlo significava mettere a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari. Le istanze democratiche nascono anche dal desiderio di segnare confini fra il diritto (da rivendicare sempre) e il favore che il potente benevolmente elargiva, con la stessa discrezionalità con cui immediatamente dopo poteva trasformarlo in vessazione. I servi, poi, neanche questo. Esserlo ha sovente significato essere schiavi senza possedere i benefici della schiavitù: lo schiavo è pur sempre una proprietà del padrone, con un suo valore per cui necessita tenerlo da conto perché non lo perda, come un capo di bestiame. Il servo neanche questo: ha solo obblighi, nessun diritto ed è sottoposto completamente all'arbitrio del padrone per il quale non vale nulla, che sia vivo o morto. 

Una fetta del nostro paese - ancorché fatta di individui dotati di discernimento, un po' di cultura e di condizioni di vita accettabili - lecca, si comporta da suddito, a volte da servo senza esserlo nel fatti, per puro esercizio di un inutile individualismo di una tale grettezza da essere solo più buono per film comici. Si pensano così per cultura, tradizione, comodità, ignavia e finiscono per diventarlo per davvero, specie se trovano qualcuno che, conoscendone la natura, si comporta da padrone promettendo ciò che non può, ma dando mostra di volitività e potenza.
Costoro hanno trasformato la gentilezza, il riguardo e la considerazione per gli altri in attività sporche, ad alto tasso di inganno. Costringendo tutti che servi non vogliono esserlo a chiedersi continuamente se un atto disinteressato di gentilezza, un ringraziamento, un apprezzamento sono veramente tali o non l'ennesima dimostrazione di un paese nella merda perché i suoi cittadini non diventano mai tali, votati  come sono alla sudditanza e al servaggio. 
Mariano