NOVITA'
latest

468x60

header-ad

I più letti

Visualizzazione post con etichetta Merkel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Merkel. Mostra tutti i post

IL BLUFF DELLA POLITICA: SERVI SCIOCCHI AI VERTICI, NESSUNA PROSPETTIVA. A MENO CHE...

In UE come in Italia e giù giù fino al più piccolo comune, una classe dirigente rivela tutta la sua inadeguatezza e malafede
Fra gli effetti dell'epidemia da coronavirus c'è anche la caduta del "velo del prestigio" che avvolgeva le massime autorità dell'UE, finora incontrastate sul piano politico, qualche volta criticate per la scarsa incisività delle loro azioni e per loro dipendenza dai governi nazionali più forti e dalle agenzie economiche e finanziarie mondiali, ma mai messe veramente in discussione. Finché, in condizioni ordinarie, sono stati tenuti lontani dal campo di battaglia - generali presunti di conflitti che si giocavano altrove con la loro supposta regia - il gioco ha tenuto. Appena la crisi sanitaria ha cominciato a mordere, con tutte le conseguenze che già conosciamo e quelle che ancora debbono presentarsi, il velo è caduto.

STESSA FACCIA, STESSA RAZZA?

L'Europa tedesca e la Grecia cicala, i debiti che si pagano, le banche che comandano, la politica che illude obbedisce e dice alla stampa cosa scrivere. Ora è tutto più chiaro.
Graecia capta ferum victorem cepit
Adesso che una parte della tragedia si è consumata, qualche riflessione sulle vicende greche si  impone. Perché stavolta è davvero chiaro a tutto che l'UE che esce da queste giornate è profondamente diversa da quella che in tanti avevamo in mente: parla tedesco, qualche volta sbraita ordini nella stessa lingua e ha la gola all'interno dei caveau delle grandi banche che fanno e disfano governi, regole e condizioni, senza freni e senza controllo.
Che i Greci - come gli Italiani negli anni '80 e già fin oltre il 2000 - siano stati indotti a vivere sistematicamente al di sopra delle proprie possibilità, indebitando il paese e scaricando sul futuro il benessere del presente, è indiscutibile. In Grecia i partiti responsabili di questa gestione scellerata l'hanno pagata cara alle elezioni che hanno visto la vittoria di Syriza, in Italia speriamo sempre ma non succede mai. Che ai Greci questo andasse benissimo è altrettanto incontestabile, così come lo è il constatare che nessuno ha profferito verbo fino a quando il Bengodi ha continuato a produrre i suoi benevoli effetti. Certamente qualcuno già allora sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la resa dei conti - non sono mica scemi - solo che speravano che sarebbe arrivata in un altro tempo e in un altro luogo (le tappe della crisi).
In piccolo, una dinamica del genere l'ho vista al lavoro anche io e qui da noi  negli anni fra il 2005 e il 2010, quando mi occupavo di sviluppo di aziende.

TSIPRAS: E SE…

I nostri media, passata l’euforia per il braccio di ferro fra Tsipras e il resto del l’Europa, hanno cominciato a predire sciagure per il fresco vincitore delle elezioni greche. Ma…
Il realismo in salsa greca
Confesso che verso Tsipras ho sempre provato solo la simpatia che è naturale sentire per i deboli coraggiosi e  speranzosi, per quelli che ce la mettono tutta, per quelli che ci provano davvero a gettare il cuore oltre l’ostacolo, proponendosi imprese proibitive e destinate quasi sempre  e finire male anche per loro. Degli emuli nostrani di Syriza penso male: la somma di sigle e siglette che nessuno ricorda più che cosa abbiano di diverso l’una dall’altra, i leaderini che hanno vissuto tempi migliori, la retorica insopportabile fatta di proclami roboanti, accompagnata da una pratica quotidiana opposta, le declinazioni esasperate del rosso e del falcemartellismo fino a trasformare storie gloriose in parodie di una storia già consumata da tutti i furbacchioni della compagnia… Insomma, un partito di sinistra da noi ci sarà solo quando si riuscirà a togliere di mezzo tutti quelli che, con la presenza e l’infantile protagonismo, minano alle fondamenta ogni tentativo di costruzione di un soggetto politico di sinistra degno di questo nome. Sempre che interessi.
Tsipras i sinistri e ultrasinistri greci li ha messi tutti insieme, li ha fatti lavorare a soccorrere la gente azzoppata da governi irresponsabili prima e affamatori poi, li ha mandati a fare mense per i poveri, ambulatori, ripetizione e soccorso scolastico e chissà cos’altro ancora. Così hanno radicato una proposta politica...

GERMANIA: PERO’, I VERDI!

Qualcosa di buono accade in Europa.

Il successo dei Verdi nelle due elezioni regionali di ieri è qualcosa di più dell’avanzata di un partito ai danni degli altri, fenomeno abbastanza consueto nelle democrazie mature.
In entrambi i Land raddoppiano i voti e nel Baden-Wutteberg scavalcano anche i socialdemocratici: è il riconoscimento di idee, politiche e personale politico oramai adatto a governare le dinamiche complesse delle complicate società occidentali.

Fior di commentatori si scervellano per scrivere qualcosa di interessante sul tramonto della Merkel, sul suo ondeggiare fra posizioni opposte che ha suscitato la voglia di rivalsa da parte degli elettori, sul nucleare tornato prepotentemente all’attenzione mondiale. Certamente nell’affermazione straordinaria dei Verdi ci saranno anche questi fattori, ma andrebbe ricordato che in Germania e nel resto d’Europa i Verdi hanno cominciato a vincere anche prima di Fukushima.

Oramai guardano ai Verdi e agli ecologisti anche settori moderati delle società opulente, parte del mondo civico e soprattutto gli autonomisti, cioè quelli che pensano che la globalizzazione debba essere contemperata con una decisa valorizzazione del “particolare”, del locale, del radicato. Guardano ai Verdi gruppi e associazioni che hanno al centro della loro esistenza l’idea del limite allo sviluppo, della ricerca dell’armonia al posto del conflitto continuo, dell’economia che produce lavoro pulito e non sfruttamento bieco. Soprattutto guardano ai Verdi persone che reclamano un ceto politico migliore, colto, disinteressato per quanto possibile, attento al rispetto delle regole, disposto a mettersi in gioco per un’idea compatibile di futuro.

E noi, in Italia? Bisognerebbe provarci, ma è davvero dura, presi come siamo fra ignoranza, integralismo e massimalismo comico.

Mariano

NUBE RADIOATTIVA

E' arrivata la nube... e non ho niente da mettermi!

Questo è il tono - fra il divertito e l'incredulo - con cui larga parte del mondo dei mass media nostrani tratta il tema dell'arrivo della nube radioattiva rilasciata dalla centrale di Fukushima oramai 13 giorni fa.
La notizia viene messa insieme a quelle che riguardano i "disagi" che patiscono i Giapponesi costretti alla cura dello iodio o a sottoporre tutto al contatore Geiger solo per scoprire che la loro vita è diventata radioattiva, per qualcuno è tornata ad esserlo.