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BUONA PASQUA

Anche quest’anno è arrivata…
Rinascere?
Alberi  frondosi testimoniano il risveglio della natura, fanciulle in fiore esibiscono i doni di natura senza più tremare per il freddo, giovanotti foruncolosi cercano di tenere a bada ormoni grandi come pidocchi che viaggiano in ogni dove come schegge impazzite. Perfino i vecchi sembrano più giovani e badano ai nipoti con ritrovata energia e un pizzico di invidia verso i figli ancora nel pieno della vita eppure già così svaccati.
Nei comuni dove ci sono le elezioni è tutto un fervere di asfaltature e potature, negli altri ciccia. In compenso, sugli autobus affollati si ricomincia sentire quell’afrore di sudore mischiato a deodorante al pino silvestre, a volte combinato con l’aroma del chewing gum o della sigaretta elettronica al gusto cannella. E’ esplosa la primavera, miei cari.
Ci prende quella sonnolenza tipica della stagione e dobbiamo lottare perché l’indolenza non ci induca nell’errore di pensare che le ferie sono vicine. Attenti, miei cari, la natura si prende gioco di noi illudendoci, l’aveva già detto Leopardi e lui di disgrazie se ne intendeva!
La primavera si porta dietro i primi brividi dello studente che ha molte insufficienze: comincia a realizzare che potrebbe lasciarci le penne. La sua famiglia si accorge adesso che esiste la scuola, che il pargoletto l’ha frequentata, non si sa con quale profitto, per più di sei mesi, che gli insegnanti sono colpevoli perché ce l’hanno tutti con lui e che il loro bimbo ha i genitori migliori della Terra.
E’ tempo di rinascita, di risveglio, di cambiamento. E’ tempo di fare progetti e di rialzare la testa. C’è anche una bella festa (l’unica che mi piaccia davvero) che ricorda vicende di resurrezione, di perdono, di redenzione, di ritorno al mondo: Pasqua.
Quest’anno una Pasqua coi fiocchi, piena di ponti, entusiasmante, da farci mille progetti.
Questo per chi ha un lavoro. Per chi non ce l’ha e di ponti ne fa perciò anche troppi, chissà che la rinascita non arrivi davvero ad aiutare a cambiare le cose.
Tanti auguri.

LA GIUSTIFICAZIONE DI PONZIO PILATO

Dopo la Pasqua...
Capita anche ai non credenti che l’occasione delle festività religiose – e la Pasqua è una cannonata in quanto a significati “altri” e “alti”, a cominciare dal tema della resurrezione/rigenerazione – diventi uno spunto di riflessione, di bilancio, di ascolto di temi e opinioni che, diversamente, non si porrebbero nemmeno alla nostra attenzione.
E’ il caso di un breve articolo di G. Niedda apparso sul sito dei Popolari piemontesi in questi giorni. Con arguzia e profondità di analisi, Ponzio Pilato diventa il simbolo di una contraddizione umana che conosciamo tutti fin troppo bene: quella di chi non sa se intervenire o guardare dall’altra parte, quella che  impone la scelta fra coraggio e opportunità, quella di chi vede che le cose stanno degenerando e non sa se dirlo e comportarsi di conseguenza, o scegliere la strada della preservazione del proprio orticello. Già con dentro la consapevolezza che la scelta genererà rimpianti e guai a tutti coloro che hanno creduto nelle parole di speranza e di determinazione. La politica oggi è questo: gente che guarda dall’altra parte, gente che mira a preservare il proprio misero orticello per paura che scelte coraggiose mettano in forse anche quello. E che, così facendo, sa già che farà la fine dei Ponzio Pilato nella storia, quella grande e quella piccola.