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I REGALI DELLA SICILIA

Le elezioni siciliane - le campagne elettorali che le hanno precedute e i fatti che le seguono - sono un bel segnale di cosa è diventato questo paese

Se si volesse sintetizzare in poche parole la "morale" delle elezioni siciliane, si potrebbe affermare che:
a) i Siciliani hanno detto al PD che, all'imitazione, preferiscono l'originale e se lo sono votato. D'altra parte dopo Crocetta, e con Renzi che impazza, ci voleva del fegato...
b) i Siciliani hanno finto di credere che tutto fosse "pulito" e che il voto non fosse di scambio. Chi non aveva voglia di fare finta se ne è stato a casa, facendo vincere clientele e camarille, impastate con la proclamazione di valori di legalità, onestà e antimafiosità. Insomma, il solito e mica solo in Sicilia, quante volte anche in zone molto lontane da lì succede la stessa cosa: associazioni al soldo nutrite con fondi pubblici, diritti trasformati in favori, emarginazione di qualunque dibattito, fascismo strisciante.
c) i Siciliani hanno gratificato con tanti voti il M5S, ma non abbastanza da portarlo alla guida della Regione...

MENO MALE CHE SILVIO C’E’

L’annuncio della ricandidatura del Cavaliere ha improvvisamente rivitalizzato soggetti e partiti che sembravano morti con lui. In attesa di un futuro che non viene mai, l’Italia assiste disperata.
Deliri d’estate
the_banquet Dunque Silvio non ha alcuna intenzione di farsi da parte, di sostenere Alfano e il suo rosario di Gasparri e Santanché e Cicchitto variamente combinati e agghindati da personaggi politici.
L’annuncio della sua nuova avventura elettorale, invece che gli entusiasmi di qualche tempo fa, ha suscitato apprensioni, timori, gesti di sconforto, palpeggiamenti alle parti basse, prese di posizione poco lusinghiere nei suoi confronti e tante altre manifestazioni di un imbarazzo per un ritorno al passato che non può che generare guai a ripetizione.
Questo nel centrodestra.
Nel centrosinistra, invece, è tutta un’altra storia. La ricomparsa di Berlusconi ha prodotto l’immediato risveglio dei suoi interlocutori di sempre, fra una Bicamerale e una ammiccante sottovalutazione di troppo.

FINE DEL BIPOLARISMO?

Dal fallimento di un'illusione, una nuova stagione per l'Italia

La rottura del PdL, al di là delle inevitabili personalizzazioni e degli strascichi ancora tutti da scoprire e godere, segna una cambio epocale nella poltiica italiana. La fine del bipolarismo, la fine dell'idea che tutta la politica italiana fosse riconducibile a due poli e che in ciascuno di questi si dovesse lavorare per il partito unico, quello che avrebbe finito per essere il polo stesso, inglobandone via via le varie componenti e riducendo ai minimi termini le forze politiche che non si schieravano o che i partiti maggiori non ritenevano degne di far parte del polo.

Cominciò il centrosinistra componendo l'Ulivo - nella sua prima edizione formato da PDS, Verdi e Popolari, dunque dagli eredi dei partiti di massa e dall'emergente ambientalismo - una aggregazione che era di più di una coalizione elettorale  edi meno di un vero e proprio partito. L'idea dell'Ulivo da sempre fu quella di superare se stesso per divenire la forza politica progressista del futuro: il Partito Democratico.
In molti - anche io ci ho creduto a lungo e ci ho anche messo delle energie e delle aspettative, tutte puntualmente deluse - celebrammo la nascita del PD come il compimento del processo che aspettavamo da almeno 10 anni, capace di cambiare la politica italiana e di innovare questo nostro paese cantando una canzone davvero nuova.

BRRR! GELO DA RICORSO SULLA POLITICA PIEMONTESE.

"Il gelo è di sinistra, una fiaccolata per scaldare Cota"

Coll'avvicinarsi del giorno del giudizio, cresce la tensione nella politica piemontese per le conseguenze che potrebbero derivare da quanto il TAR deciderà il 1 luglio. Una decisione qualunque, non importa quale, darebbe il via a una valanga di cui nessuno oggi può stimare la portata distruttiva: dalla semplice pernacchia al caos.
Intanto alcuni risultati sono già sotto gli occhi di tutti: la Bresso ha fatto harakiri, andando a posarsi sullo scranno europeo di Presidente delle Regioni con i favori del PD, che ha così detto chiaramente che cosa pensa delle battaglie per la legalità e di quelli che le combattono fino in fondo; un ceto politico prima scettico sulla portata dell'iniziativa senza nemmeno essere entrato nel merito, poi preoccupato, adesso in trepidante attesa del responso; legalitari che diventano improvvisamente possibilisti, trattativisti che si scoprono intransigenti. Tutti a discettare di leggi e di principi, qualcuno da indagato, qualcun altro da corresponsabile, qualcun altro ancora di possibile "ripescato" dal gioco della democrazia all'italiana.
Il più buffo però è certamente il Presidente Cota: isterico, padano per caso, mal consigliato (possibile che i Presidenti della Regione Piemonte si scelgano collaboratori di così scarsa capacità?), invece di governare straparla. E' così poco sicuro di ciò che potrebbe succedere che continua a non dimettersi dal Parlamento (alla faccia delle regole e della necessità che le rispettino prima di tutto quelli che le fanno), aggiungendo alla beffa anche il danno arrecato a una Regione che avrebbe bisogno di essere governata, diretta, aiutata a superare la crisi con politiche innovative e radicate sul territorio.