UNA STORIA FINITA E LA REPUTAZIONE

giovedì, settembre 05, 2019

UNA STORIA FINITA E LA REPUTAZIONE


La gran parte della gente di questo paese ha a cuore la propria reputazione, per questo cerca di vivere il più possibile come dice che sarebbe giusto. Nella massa ci sono anch'io...


Fine luglio 2015: "Buongiorno sig. Turigliatto, sono il luogotenente *** della Guardia di Finanza di Torino. La chiamo perché ci siamo accorti di non aver acquisito a suo tempo la documentazione contabile del suo mandato di consigliere regionale. Vorrei sapere se lei ce l'ha ancora...".
"Così sui due piedi non saprei dirle, dato che dopo cinque anni la documentazione fiscale non è più utilizzabile, potrei averla buttata. Mi dia il tempo di controllare e la richiamerò subito".
Ero praticamente certo di non averla ancora buttata, però volevo verificare che fosse tutta dove ricordavo di averla depositata oltre cinque anni prima, nella cantina di casa mia. Ben bizzarro che l'ex-consigliere debba portarsela a casa e non lasciarla, come sarebbe logico, agli uffici del Consiglio Regionale. Controllo in cantina: era ancora lì.
Rapida consultazione con amici esperti, decido di non seguire i loro consigli: anche se la richiesta della Guardia di Finanza è arrivata fuori tempo massimo, si tratta pur sempre di danaro pubblico. E' doveroso fornire tutte le pezze che servono a ricostruire il modo in cui è stato impiegato, perfino indipendentemente dalla poca tempestività di chi controlla.

Così richiamo e fisso l'appuntamento per la consegna dei faldoni contenenti la contabilità del gruppo regionale di cui sono stato presidente dal 2005 al 2010. Si tratta della documentazione dei movimenti relativi alle spese per il funzionamento del gruppo stesso (personale, cancelleria, bollette, iniziative,,,). Ci vado il 31 luglio del 2015. Nei mesi successivi alcuni ex-collaboratori vengono sentiti dalla GdF sostanzialmente per confermare la loro attività di collaborazione, lo stesso per i fornitori principali (essenzialmente tipografie), poi più nulla.
Fino all'11 giugno 2018, quando cinquanta consiglieri regionali (su 63) in carica nel quinquennio 2005-2010 vengono raggiunti da un avviso di garanzia per presunto peculato. Fra questi anche io, in qualità di presidente di uno dei gruppi del consiglio regionale. Mi vengono contestate spese indebite per circa 69 mila euro. Chiamo l'avvocato Mosetti, mio difensore, e gli propongo di chiedere subito di essere sentito dalla PM Gabetta che conduce le indagini per sapere di che spese si tratta. Vengo sentito a inizio luglio dopo aver acquisito l'elenco delle spese che mi vengono contestate: in realtà si tratta dell'intera prima nota dell'ultimo anno e  mezzo di attività in consiglio regionale. Sono passati 8 anni, ma la memoria funziona ancora e un po' di documentazione conservata aiuta ulteriormente a ricostruire il quadro. Arriviamo così alla conclusione della fase delle indagini preliminari - siamo già nel 2019 - e l'importo contestato è sceso a circa 14 mila euro. Si tratta prevalentemente dei rimborsi dei pasti e  delle trasferte ai dipendenti e ai collaboratori del gruppo regionale, di spese per convegni e iniziative collegate all'attività legislativa e politica. Oltre alle spese legali collegate alle attività del consigliere, il sottoscritto.
Minuziosa opera di ricostruzione, collegando le spese alle iniziative documentate, e produzione di articoli e manifesti a riprova di ciò che era stato speso; per le spese legali evidente il collegamento con l'attività istituzionale, ma la fattura è imprecisa perché è collegata a un procedimento relativo a un'interrogazione in Consiglio relativa a un illecito edilizio nel Comune di Poirino (leggi la storia) che al tempo ha avuto forte evidenza anche sui giornali (leggi), ma nella sua formulazione contiene riferimenti desunti da una prestazione precedente. Colpa mia, non ho controllato a suo tempo, avrei dovuto ma non l'ho fatto. E' però evidente che non si tratta certo di peculato, di qui l'archiviazione (leggi decreto).
La brutta storia adesso è finita, ma non riesco a descrivere neanche oggi il dispiacere di essere stato raccontato come uno della cricca delle "mutande verdi". Non mi sono mai fatto rimborsare nemmeno spese per le quali avrei avuto diritto, tipo viaggi, pasti, trasferte, alberghi, benzina, autostrada eccetera perché mi ritenevo coperte dal lauto emolumento di consigliere regionale. Non ho nemmeno mai utilizzato i biglietti aerei in dotazione di ogni consigliere per la stessa ragione. E non ho lo stesso fatto la fame.
In questa storia ho patito tanto solo per la reputazione. Dato che so quanto impegno e scelte dolorose  richieda la sua costruzione, so anche quanto poco basti a distruggerla. Mi rendo conto che ai nostri tempi questa storia della reputazione sembra davvero anacronistica, ma io ci tengo proprio, non so che farci. Sono particolarmente grato all'avvocato Mossetti, oltre che per la superba prestazione, anche e soprattutto perché ha capito questo mio disagio e l'ha incanalato perché facesse il meno male possibile.
Non credo che possa esistere una "giustizia giusta" in assoluto, ma credo che la tempestività possa aiutare a renderla più giusta. Nove anni per una vicenda come questa sono davvero troppi, specie per chi non riesce proprio a vivere tranquillo perfino quando sa che dovrebbe esserlo.
Amici miei, grazie per la discreta vicinanza.
Mariano

PS Archiviazione significa che i magistrati inquirenti, al termine delle indagini preliminari, non hanno riscontrato ipotesi di reato.