NOVITA'
latest

468x60

header-ad

I più letti

Visualizzazione post con etichetta Giornata della Memoria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giornata della Memoria. Mostra tutti i post

150: RETORICA, CELEBRAZIONI E MEMORIA

Sul tema un interessante contributo che un amico, Franco Maletti, ha voluto inviarmi e  che molto volentieri pubblico.

L'incipit del ricordo
Oggi intervenire su qualunque argomento dicendo “ricordo”, (o ancor peggio “ai miei tempi”), è un pessimo incipit: viviamo infatti in una società senza ricordi. E nella quale addirittura si “rifiutano” i ricordi.
La dimostrazione di quanto ciò sia vero è possibile sperimentarla ad esempio ascoltando in televisione, durante i telegiornali, le dichiarazioni solenni dei vari portavoce politici, (in particolare del centrodestra e a partire dal Premier): sono così certi che la gente non ricorda più quello che è stato detto, anche solo il giorno prima, da essere in grado di sostenere l’esatto opposto a seconda della convenienza del momento…

Senza i ricordi, è come se la intera società vivesse “sospesa”, attimo per attimo: senza passato e senza futuro. Ma, soprattutto, senza cultura (intendendo per cultura quel “complesso di cognizioni, di tradizioni, di procedimenti tecnici, comportamenti e simili, trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un popolo, o dell’intera umanità”. Infatti, la cultura e la civiltà sono visti come due processi paralleli: “la cultura comprendendo le manifestazioni creative e quindi i valori di ogni società, e la civiltà coincidendo con il progresso tecnico e scientifico”).

27 GENNAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA

Gli strani scherzi della memoria

Oggi è la Giornata della Memoria, è anche l’anniversario dell’ingresso degli Alleati ad Auschwitz, il  momento in cui la barbarie del nazismo si personifica e si rappresenta in tutta la sua drammatica crudeltà e follia, dimostrando anche nei posti più sperduti che non c'è limite alla disumanizzazione.
Il solo fatto che si sia sentito il bisogno di dedicare una giornata alla memoria - a quella memoria, quella dei totalitarismi e degli immani disastri del ‘900 – indica come sia forse facile perderla o anche come non la si sia mai ritrovata del tutto. Tanto più se è offuscata dal settarismo, dagli effetti perversi delle ideologie, dal tifo da stadio che confonde le idee con il fanatismo, la battaglia politica e ideale con la cancellazione dell'altro.
C’è la memoria a intermittenza di chi ricorda solo quello che gli interessa e che nega perfino l’esistenza di ciò che gli risulterebbe difficile ricordare, pronto a criminalizzare chi segnala ricordi che dovrebbero diventare parte della memoria. Dalle mie parti ce ne sono tanti che ancora oggi rifiutano di ricordare cosa è successo alla fine della guerra.