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AVVENTURE GIAPPONESI E STORIE PASSATE

Potenza della pandemia: mentre metti in ordine le carte accumulate, ti viene in mano un giornale giapponese di vent'anni fa...
A pagina 2 del quotidiano giapponese Sheikyo Scimbun, tiratura di oltre 6 milioni di copie, il 3 luglio di 20 anni fa i lettori trovavano ben quattro foto famigliari ai grugliaschesi, a corredo di un articolo che raccontava di un'iniziativa internazionale ospitata dalla nostra città. Le quattro foto sono quelle dello stemma della città, dalla sala della Nave (due), allora appena ristrutturata e restituita all'uso pubblico dopo cinquant'anni di abbandono, infine quella del sindaco, il sottoscritto.
L'iniziativa era un convegno internazionale sulla pace organizzato dall'Istituto Buddista Soka Gakkai e dal suo presidente, Daisaku Ikeda. Dal convegno prenderà poi il via l'organizzazione di una mostra sui diritti umani e della loro sistematica violazione su tutta la Terra che si svolgerà nell'autunno, sempre alle Serre. Sarà visitata da circa 30mila persone provenienti da tutta l'Italia settentrionale oltre che dalla Francia meridionale e dalla Svizzera. 

IL PADIGLIONE GIAPPONESE

Cosa ci spinge a fare ore di fila per accedere a un padiglione dell'Expo? E poi a uscire da lì per fare altre ore di coda per entrare in un altro? E chi ha organizzato tutto questo?

Ieri il padiglione giapponese ha chiuso l'accesso quando le ore di attesa sarebbero state 8. Qualche saggio organizzatore ha capito che era il caso di porre fine al martirio dei pazzi che si passavano mezza giornata in fila per entrare a godere della visita di circa 50 minuti di uno dei padiglioni più azzeccati dell'Expo. Anche altri padiglioni vantano file chilometriche e tempi di attesa da sfinire chiunque, ma come il Giappone nessuno. In prossimità della chiusura di Expo2015 e, dunque, anche del padiglione giapponese qualche considerazione bisognerà pur farla, non fosse altro che per capire cosa siamo diventati.
Cominciamo dall'organizzazione. Stando alle stime che la stampa riportava appena prima dell'apertura dell'Expo, i visitatori attesi avrebbero dovuto essere i fra i 150 e i 200 mila al giorno. Queste cifre sono state raggiunte solamente a partire dall'estate, con un avvio zoppicante e che ha fatto temere il flop...

GIAPPONE: SEMPRE PEGGIO

Catastrofe nucleare in seconda pagina, il rischio dell'oblio

Un po' come è successo al pozzo petrolifero della BP e al disastro ecologico che ha prodotto, le vicende della centrale di Fukushima rischiano di entrare nella cronaca "usuale", quella che finisce sulle pagine interne dei giornali e di cui ci si occupa quando non succede niente di più eclatante. Solo che la tragedia giapponese è tragedia mondiale, solo che i pericoli sono ancora tutti lì e i nuclearisti di ieri pensano di cavarsela cospargendosi il capo di cenere e dicendosi che "c'è bisogno di una pausa di riflessione", come se i rischi del nucleare non fossero tutti già conosciuti prima che il Giappone ce li rappresentasse in tutta la loro drammaticità.
Penso che nei prossimi giorni sarà la Libia a tenere banco, insieme con l'Italietta di sempre: berlusconi fischiato, i processi rinviati, i suoi avvocati, l'inconsistenza dell' opposizione, la paura che tutto crolli, le elezioni amministrative, il dato politico dei referendum e così via.

LE MONDE: EDITORIALE DI OGGI

Riflettere sul nucleare, senza tabù né settarismi 

Ecco come la pensano i nuclearisti d'oltralpe.
Non ci sono più dubbi: Fukushima è davvero un disastro nucleare il cui nome appare ora sulla scala di gravità - e nella storia industriale - vicino a quello di Chernobyl.
Probabilmente è prematuro per seppellire l'atomo civile, soprattutto in un paese così "nuclearizzato" come la Francia, ma il settore sta di nuovo per entrare in una crisi acuta nella quale il suo rigore e la sua trasparenza saranno sottoposti a dura prova.
Giustamente messo in discussione, iI piccolo mondo del nucleare civile è infatti afflitto due mali: una forma di arroganza e di poca trasparenza nei confronti dell'opinione pubblica.

TERREMOTO, TSUNAMI E NUCLEARE

La nave dei folli e i limiti dell'umanità

Il terremoto in Giappone e lo tsunami in diretta televisiva hanno portato nelle nostre case il dramma quasi senza filtri, mostrandoci la fragilità dell'umanità. Perfino di quella parte dell'umanità che, essendo abituata alla catastrofi, ha fatto della cultura della sicurezza il suo credo e il tema portante della vita collettiva a dei singoli individui.
Il fatto è che ci sono dei limiti -  queste spaventose catastrofi ce lo ricordano - solo che in troppi fanno finta di non saperlo: non si può costruire dove non si dovrebbe, può sempre capitare la scossa più forte delle altre, anche quando va tutto bene da un moneto all'altro potrebbe andare tutto male, anche gli impianti più sicuri lo sono solo in condizioni ordinarie. L'uomo non è dio e, se si illude di esserlo, rende solo più dolorosa la sua caduta, atroce il confronto fra la pretesa di infallibilità e la fallacia delle sue azioni.
Non c'è bisogno di essere credenti per sentire come pericolosa l'attitudine a darsi obiettivi sempre più proiettati nel futuro, senza che si sappia come si potrebbe fare a tornare indietro, se si rivelassero fallimentari.

Non possiamo immaginare che lo sviluppo proceda ininterrotto e senza danni, come se fosse una religione contenente già tutte le risposte alle domande fondamentali dell'uomo. Anche se non interviene la natura a darceli, è un fatto di civiltà porsi dei limiti e farlo prima che sia la contingenza o una catastrofe a farlo.

Questo è il nucleare: al di là di tutte le discussioni, non va bene consegnare al nostro futuro macchine infernali che nessuno sa come spegnere e rendere innocue.

Bisogna darsi dei limiti, perché ci sono nella natura e nelle nostre possibilità. Bisogna darsi dei limiti anche per stimolare le nostre capacità di risolvere problemi complessi con l'aiuto dell'ingegno e la modestia di chi sa che un terremoto può spazzare via tutto in un momento, perfino oscurare quella faccia da schiaffi di Chicco Testa e di tutti quelli che - convertiti al nucleare dopo anni di professionismo sul versante opposto - se ne vanno in televisione a spiegarci perché hanno ragione loro, con dalemiana prosopopea e nessuna vergogna.

Mariano