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L'INFINITO TORMENTO DEI RICORSI ELETTORALI

...e posso perfino dire che l'avevo detto!

Fioriscono sulle pagine locali dei quotidiani nazionali le polemiche, le inchieste, gli approfondimenti, il disegno di scenari futuri... tutte attività collegate alla sentenza del TAR di giovedì scorso. Comunicati stampa, correnti dei partiti che si affrontano, ipotesi e opinioni: adesso che la prima puntata è terminata, voglio fare qualche considerazione anch'io.

Sono da sempre convinto che le leggi debbono essere chiare, prive di eccezioni e non interpretabili. Quando viene meno una di queste caratteristiche cominciano i guai, specialmente perché le eccezioni servono sempre a soddisfare interessi particolari, mentre le leggi dovrebbero definire gli interessi generali e le regole universali di funzionamento della società.

LE AGENDE ROSSE

18 anni fa le stragi di Capaci e via D'Amelio
Domani sarà il 18° anniversario della strage di Via D'Amelio a Palermo, nella quale persero la vita Paolo Borsellino (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina; si salva Antonio Vullo). In via D'Amelio abitava la mamma di Borsellino, stava andando a trovarla quando esplose un FIAT 126 con dentro 100 kg di tritolo comandata a distanza. Due mesi prima a Capaci era stato ucciso Giovanni Falcone. Dalla scena della strage mancava un'agenda rossa di Borsellimo quella dove annotava le idee e le notizie ancora da riordinare.

Quella stagione proietta ancora oggi le sue ombre tossiche, ciclicamente emergono sospetti e dubbi circa il coinvolgimento diretto dei Servizi segreti in allenaza con la mafia. Con queste due stragi quest'ultima, mira a riprendere il ruolo che le inchieste in quel momento in corso, proprio ad opera di Falcone e Borsellino, stavano minando alla base. Le inchieste stavano cominciando a toccare i legami profondi e oscuri fra mafia e politica, dunque l'interesse a metterli a tacere non riguardava più solamente il folklore delle coppole e dei pizzini. C'erano anche pezzo considerevoli dello Stato che vedevano messo in pericolo la loro stessa esistenza, non mancavano memmeno le gararchie vaticane. Il solito incredibile groviglio di interessi, di collusioni, di intreccio e alleanze fra stato e antistato, la dannazione di un paese senz acoscienza civile e fondato sull'indiovidualismo sfrenato.

TOPOLINIA: SESSO & POLITICA

Quasi quasi mi faccio un'amante!
Grande fermento fra i cittadini di Topolinia: il bel mondo della politica locale si è finalmente messo alla pari con le mode d'oggi.  Sono sempre in ritardo i politici di Topolinia, ma alla fine ci arrivano anche loro!

C'è stato il momento dello scamiciamento: andavano di moda il look rivoluzionario e allora... tutti scamiciati e trasandatì, antipartito e sempre dalla parte della trasgressione e della modernità!

Poi è arrivato Berlusconi coi suoi topolini in doppiopetto blu, occhiali da sole, mentina in bocca,  portafogli gonfi di danaro di dubbia provenienza e modi di fare da squali... e tutti sono corsi a farsi curare il look. Alcuni topolini - a parole strenui avversari del berlusconismo - avevano addirittura consiglieri che facevano solo quello: curare il look del capo perché siamo nella civiltà dell'immagine, cribbio! Non solo l'abbigliamento, ma anche le pratiche, personali e politiche, a imitazione della moda del momento.

RICORSI ELETTORALI: AVANTI PIEMONTE!

Dunque, la sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) è arrivata a tarda notte: il primo ricorso viene sostanzialmente accolto e il Tribunale dispone che vengano esclusi i voti delle liste dei Consumatori e del Centro con Scanderebech ad eccezione dei voti a Cota chiaramente espressi. In altre parole, nei 30 giorni assegnati dal TAR, si dovranno scrutinare un'altra volta i circa 15.000 voti alle due liste, eliminando tutti quelli che hanno il solo voto di lista espresso. Vengono recuperati quelli che portano anche una croce sul nome di Cota presidente. A fine agosto sapremo se questa attività avrà portato a sottrarre a Cota più o meno dei 9 mila voti circa con cui ha vinto sulla Bresso.
Quanto al secondo ricorso, quello contro la lista truffa di Giovine, ogni decisione è rinviata al 14 novembre. Appare chiaro che dovrà fare la stessa fine, visto che le irregolarità di questa lista sono ben più gravi di quelle delle altre due.
Cota strepita, Bresso pontifica (tranquilli è la stessa che ha svenduto la sua iniziativa di ricorrere in cambio di un posto in Europa, mettendo in difficoltà tutti quelli che le avevano creduto), a tutti appare chiaro che la situazione di una regione allo sbando esce accentuata da questa situazione... e tale rimarrà ancora a lungo.
Cota dice che ricorrerà al Consiglio di Stato, fa bene perché diversamente rischia di essere accompagnato fuori dalla porta; la situazione è in grande movimento. Massima è la confusione sotto i cieli.

Mariano

MILANO DA BERE CHIAMA CALABRIA

Lega e 'ndrangheta unite nella lotta, Formigoni benedice

Ogni giorno una nuova: ,adesso lo scenario comincia a chiarirsi in tutta la sua drammaticità. La regione più interessante per la 'drangheta è la Lombardia e le commistioni fra malavitosi e politica trovano proprio nella regione che confina con noi la loro espressione più matura.

D'altra parte ce lo ricordano da almeno vent'anni Caselli, Ciotti, Ingroia e quelli di Libera: la malavita organizzata si diffonde dove ci sono i soldi, affari da fare, una politica permeabile e una società disattenta. Sono tutti requisiti che la Lombardia - non da sola, per carità - possiede in quantità.

Di soldi ce ne sono tanti, ancora di più oggi con l'expo in ballo. Non sono solo i finanziamenti pubblici per le opere necessarie, ma soprattutto il gran movimento di terreni, le varianti urbanistiche per valorizzarli, le operazioni finanziarie per sostener eimprenditori bolliti, ma ancora capaci di decretare le fortune di questo o quel personaggio politico. C'è anche la potente Compagnia delle Opere a cavallo fra fede, affari e centrodestra. Insomma un fiume di danaro, di faccendieri, di operazioni coperte, di agganci e contatti fra soggetti che hanno interesse a trovare mercati e occasioni di investimento del danaro che hanno accumulato con le faccende sporche.

LA QUESTIONE IMMORALE

Cade la maschera: troppi delinquenti! Torniamo a sperare?

Le storie di questi giorni sono davvero lo specchio di un paese alla deriva. Il coordinatore del partito del premier accusato - con qualche prova di rilievo - di essere parte di una nuova organizzazione segreta dedita allo spolpamento di ciò che resta dell'Italia, insieme a noti faccendieri e compari assurti agli onori delle cronache da un trentennio buono eppure sempre in pista. C'è anche il Cappellacci che un anno fa ha battuto Soru in Sardegna, ci sono ministri appena nominati che devono già dimettersi perché sono così sfacciati da non aspettare almeno un po' per farci capire il perché della loro nomina, c'è Draquila, l'expo milanese, il G8 e perfino il Giubileo del 2000.
C'è la Chiesa... ma non quella dei parroci, dei missionari, delle suore che assistono i barboni a Porta Nuova o che si occupano dei nomadi allontanati da tutti. No, c'è quella importante, quella con la c maiuscola, quella dell' 8 per mille, quella che ha tanti soldi e un patrimonio da fare spavento. Scopriamo che le case, quelle belle e nei quartieri bene, andavano ai potenti, naturalmente a prezzi di favore e magari pure con la benedizione. Scopriamo una vasta rete di amicizie, complicità e allegre commistioni fra sacro e profano, in un tourbillon di favori, feste a affari da rendere irrealistico qualunque resoconto.

LA FRANCIA CONTRO I SUOI RE

di Barbara Spinelli, tratto da "La Stampa" di oggi
 Leggetelo, per favore! E' un articolo così illuminante che non ha bisogno di alcun commento.. Davvero fondamentale, quante analogie con l'Italia di oggi e i nostri tormenti!

Nei film più neri di Claude Chabrol, sono personaggi di infima origine - una governante analfabeta, una postina, una spogliarellista, un maestro alla deriva - a scombussolare d’un tratto i finti equilibri dell’alta borghesia precipitandola nell’orrore o nella morte. Nel Buio nella mente, la governante analfabeta Sophie governa perfettamente la villa, ma l’umiliazione l’ha come prosciugata e i suoi sogni li sfama trangugiando cioccolata e Tv. I tenutari della villa sono serviti con la massima meticolosità fino al momento in cui ogni cosa barcolla e si rovescia: il padrone frana nella soggezione; il servo insorge e si fa padrone dell’universo. L’ignorante-analfabeta ha come un occhio in più; il colto e ricco borghese si scopre cieco. Non ha visto che la storia, quando i rapporti di potere s’immiseriscono, sono i domestici a farla.

INCENERITORE DEL GERBIDO: LA PRIMA PIETRA?

Tra una crisi isterica e qualche senso di colpa i politici a parata nel prato.

Dunque la prima pietra dell'inceneritore del Gerbido è stata posta. Insieme alle autorità, alle televisioni e ai giornalisti c'erano anche un'ottantina di contestatori che ribadivano ancora una volta le buone ragioni di chi non lo voleva proprio o ne voleva uno più piccolo, per mantenere la tensione alla differenziazione della raccolta e pretendere una politica degli imballi meno sfacciatamente dalla parte dei produttori. Tra i contestatori c'era anche il mio amico Carlo, consigliere comunale della lista civica di Grugliasco e medico, non c'era il sindaco di Grugliasco, forse impegnato a prendere le misure per fare il municipio nel parco e l'oratorio nell'altro giardino.
Ha mandato il vicesindaco e l'assessore all'ambiente, entrambi imbarazzati e particolarmente aggressivi, specialmente quando sono stati riconosciuti dai protestanti e fatti oggetto di qualche reclamo.
Dovevate sentirli! Ma la cricca grugliaschese è fragile e basta poco a farla andare in tilt.
Due parole, proclami di lavori eseguiti a tempo di record davanti alle televisioni, e poi... tutti al rinfresco!

POMIGLIANO: DOPO IL REFERENDUM, TRATTATIVE IN CORSO.

Note su un accordo singolare

di Luigi Mariucci 21.06.2010 pubblicato su lavoce.info
 
La cosa che più colpisce dell’accordo di Pomigliano è già evidente nelle righe che precedono il testo. Si dichiara che ciò che di seguito viene definita “ipotesi di accordo” altro non è che un  “documento conclusivo” presentato dalla Fiat l’8 giugno 2010, a cui si aggiunge un punto 16, per nulla irrilevante. Il testo consiste in realtà in una dichiarazione unilaterale della azienda, travestita poi da accordo negoziale. Un caso davvero unico. E’ difficile infatti rintracciare una qualche natura “contrattuale” del documento. Esso assomiglia piuttosto a un regolamento aziendale, sottoscritto per accettazione.
Si tratta di un regolamento duro: 24 ore di produzione continua, 18 turni settimanali, compreso il sabato notte, lavoro straordinario per almeno 80 ore direttamente esigibile dall’azienda, riduzione delle pause di lavoro.

SINISTRA OMERTA'

L'interpretazione della democrazia e del conflitto di interessi nel centrosinistra locale
Ieri pomeriggio, occasione mondana, di quelle che chiamano a raccolta il bel mondo locale. Sono inivitato e vorrei davvero esserci, ci tengo alla festeggiata. Solo che ho un impengo di lavoro concomitante: niente di male, passerò qualche minuto prima a farle i miei auguri e a darle un piccolo regalino che ho scelto con mia moglie. Faccio così e arrivo alla festa prima che cominci.
Trovo la festeggiata insieme a un mio ex collega, ora  presidente della Spa che si occupa dei rifiuti dell'Ovest,  e segretario del PD di Grugliasco. Una rappresentazione vivente del conflitto di interesse - sapete quella roba per cui i benpensanti di sinistra arricciano il labbro atteggiando la boccuccia a un'aria schifata? - che se la vive proprio bene, senza imbarazzo perché gli ex-comunisti giudicano gli altri con severità almeno pari all'indulgenza con cui giustificano se stessi. Suvvia, è lì per meriti professionali, mica per nomina politica!

STATO E COMUNI, IL BARATTO DI UN PEZZO DELL'ITALIA

 di Mario Tozzi (da La Stampa del 28 giugno 2010)

E' un articolo che illustra finalmente in modo chiaro le implicazioni del "federalismo demaniale" sul consumo di suolo, sulla tutela die paesaggi e sulla speculazione immobiliare. Buona lettura e... cominciamo a preoccuparci sul serio!

Quanto vale una spiaggia dell'arcipelago toscano o una torre calcarea delle Dolomiti? O, come sembra paventarsi in questi giorni, l'isoletta di Folegandros in Grecia? O, comunque, quanto vale una bellezza naturale nel mondo del terzo millennio, dilaniato da una crisi economica che rischia di confondere i valori con i prezzi?
In Italia la risposta a questa domanda è obbligata: nessun valore economico o finanziario può essere assegnato ai beni culturali a carattere naturalistico, semplicemente perché il solo pensare di metterli in vendita (o porli a garanzia di prestiti bancari) è pura follia. Sarebbe come alienare i gioielli di famiglia nella speranza di una congiuntura migliore che, però, sempre provvisoria sarà. E non si capisce cosa si potrà mettere in vendita la volta successiva.
Non sappiamo ancora se il passaggio dei beni demaniali alle amministrazioni locali diventerà realtà, permettendo di fare merce di natura e paesaggio. Quello che è certo è che la tutela sarà allentata, per almeno due ragioni.
La prima è che i sindaci hanno, come si è visto recentemente, il cappio stretto al collo, e non riescono a fare cassa neppure per garantire servizi essenziali come sanità e trasporti. Figuriamoci l'ambiente.
La seconda è che un'autorità statale è sempre più efficace quando deve agire in termini di tutela, mentre nessun amministratore è in grado di resistere al corteggiamento del parente o dell'amico degli amici, visto che ne risponderà, poi, in prima persona - e sul posto - dopo cinque anni. Se c'è un settore che paga la crisi economica, in Grecia come in Italia o dovunque ci sia patrimonio naturale di pregio, quello è l'ambiente. E più la crisi colpisce duro, peggio sarà per i tesori naturali: se fosse vera la notizia di Mykonos parzialmente in vendita sarebbe gravissimo, ma già è grave che solo se ne parli.
Quei pezzi d'Italia sono il nostro bene più prezioso, perché non è tanto la somma di monumenti e bellezze naturali, ma il contesto, a rendere unico in tutto il mondo un Paese che dovrebbe porre a fulcro della propria identità nazionale e della propria memoria collettiva il patrimonio culturale e naturalistico. Questo il motivo per cui a Venezia non sono stati innalzati grattacieli, la Torre a Pisa non crolla e Siena è ancora medievale; questa anche la ragione per cui a L'Aquila terremotata si ricostruiscono le chiese insieme alle case e non dopo.
Invece, in una sciagurata storia che inizia da quando si cominciò a parlare di monumenti e territorio come «petrolio d'Italia» (!), il valore venale del patrimonio culturale e naturalistico diventa qualcosa da investire per fare altro (le opere pubbliche), una risorsa da spremere, dando la tragicomica impressione di essere arrivati al fondo del barile mentre si hanno aspirazioni da quinta potenza industriale del mondo. Nessuno dice che si porrà in vendita l'isola della Maddalena, ma è grave che intanto possa diventare teoricamente possibile, come una specie di miccia sempre accesa in prossimità di un bomba che distruggerebbe non solo beni, ma anche cultura e identità nazionale. Se si gestiscono i beni ambientali e culturali in pure ottiche di mercato, il cittadino viene alienato di un patrimonio che è prima di tutto collettivo e viene trasformato in un mero consumatore.
Anche se sono in pochi, oggi, a pensare che il paesaggio non sia un bene culturale e che un parco non vada tutelato né più né meno di come si fa con la Cappella Sistina o con Venezia, siamo arrivati al punto di ipotizzare la privatizzazione anche dei parchi nazionali. Ma a cosa servono un parco naturale o un'area protetta? Semplicemente, migliorano la qualità delle nostre esistenze e, spesso, portano il valore aggiunto di uno sviluppo economico basato su pratiche eco-sostenibili. Un parco conserva la biodiversità del pianeta Terra, una specie di polizza sulla vita della nostra specie, che riuscirà a sopravvivere solo fintanto che saranno garantite varietà biologica e evoluzione naturale. Tutti i giorni godiamo dei servizi che la natura gratuitamente offre senza nemmeno darvi troppo peso, dall'acqua all'aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici. Ma quando si tratta di garantire un futuro alla natura nessuno ricorda quei servizi e sembra che se ne possa fare a meno, tanto è che si discute se dare o meno alla gestione dei parchi italiani l'equivalente di una tazzina di caffè all'anno per ciascun cittadino. Si tratta di ballon d'essai estivi per «vedere che aria tira»? Può darsi, ma intanto, in tema di natura e paesaggio, è bene agire preventivamente: aver sottovalutato il problema ha solo sconciato il territorio nazionale ai limiti dell'irreparabile

TOPOLINIA: VIZI PUBBLICI E POCHISSIME VIRTU'

Continua a Topolinia la caccia al coraggio: il problema è che non se trova davvero più in giro. Chi ne aveva un po' - e lo sbandierava al vento come Rocco Siffredi la minchia - l'ha venduto in cambio di qualcosa; bisognava sentirli i topolini coraggiosi in passato, sempre pronti a puntare il ditino e a rivendicare partecipazione, democrazia, discussione, attenzione a come si spendono i soldi pubblici, a mettere topolini capaci nei posti giusti perché facciano il bene di tutti.
Si sussurra che, per timore delle bizze del topolinocapo, tutti tacciano chinando la testa anche di fronte alle pretese più clamorose. Poi, appena lontani dalla sua regale figura, si lanciano in proclami coraggiosi, in critiche talmente crudeli e aspre da far presagire un imminente rivoluzione. Non c'è bisogno di posti, basta la promessa o la speranza di poterne occupare prima o poi uno... tutto si smorza e si vogliono di nuovo tutti bene. E i topolini sudditi stanno a guardare, qualcuno si flagella per punirsi del voto che ha dato in cambio della promessa di un piatto di lenticchie.
La corte intanto fa quadrato: teme il peggio e allora mischia il sacro col profano. Scambia la follia del comune nel parco con la giusta necessità di spostare il palazzo, il sovvertimento delle regole con lo snellimento. Quialche cortigiano va perfino al mercato a raccogliere firme contro la privatizzazione dell'acqua, ma quando cambia casacca accetta la privatizzazione dei nidi, la scomparsa delle squadre di manutenzione di Topolinia e parecchie altre furbate del genere.
Da mesi un gruppo di topolini presidia una fabbrica, appena chiusa dall'imprenditore topo di turno, con pochisisme speranze di ripresa del lavoro e tante chiacchiere delle politica: l'impresa si chiama Local Mouse Business.

TECNOLOGIA E SCUOLA: EPPUR SI MUOVE!

Le buone idee camminano con le gambe delle persone in gamba.

I lettori affezionati del blog ricorderanno il progetto "Un PC per ogni studente" di cui sono stato promotore, insieme ad alcune persone speciali, importanti e decisive.
Questo progetto è stato pesantemente boicottato dal mondo della politica - l'ex-assessore regionale Pentenero in testa - per ragioni ancora a me oscure. In compenso ha trovato una vasta risonanza in tutta Italia - e anche in qualche angolo d'Europa - così da essere ripreso in tanti posti e diventare un riferimento per l'innovazione tecnologica educativa nelle scuole. Nel mio blog trovate una sezione apposita con tutti i materiali raccolti e prodotti.
Così in Abruzzo, ma anche in Trentino e in tanti altri posti, l'idea dell'innovazione tecnologica legata alla didattica nuova per i "nativi digitali" ha lasciato il segno e germogliano tante piante che cominciano a dare i primi frutti. Se ne occupano le riviste, gli insegnanti protagonisti del progetto sono oramai delle star. Ma - ed è la cosa più importante - proprio quando il progetto sembrava segnare il passo anche per effetto della mia scomparsa dal Consiglio regionale - ecco che rispunta sotto altre spoglie e con uno slancio ancora da apprezzare.

POMIGLIANO: CHI VINCE E CHI PERDE

Qualcuno si ricorda della marcia dei 40.000?

Il risultato del referendum di Pomigliano ha ancora una volta la capacità di sorprendere tutti: ci si attendeva una affluenza non entusiasmante e sono invece andati a votare tutti; ci si attendeva un plebiscito a favore del sì e invece i no sono stati oltre 1/3 dei votanti (a Nola i no hanno addirittura vinto); ci si aspettava che anche i sindacati favorevoli al sì evitassero di gioire troppo per questa bruta vicenda, invece li senti in tv fare i realisti più realisti del re...
Andiamo per ordine.

Il referendum - lo stesso modo in cui è nato, la natura delle questioni che poneva e l'enfatizzazione che lo ha accompagnato - ha da subito acquisito una valenza simbolica molto forte: il capitale, quello sano quello che investe in produzione e non si limita a speculare nell'alto mondo della finanza, contro i "privilegi" dei lavoratori, contro quei profittatori fannulloni che mandano a picco le nostre belle aziende italiane obbligandole a delocalizzare.

IL MIO AMICO ROBERTO E L'ARROGANZA DEL POTERE.


Sentite questa, è davvero una storia interessante... Un mio amico di nome Roberto, oramai già in età, ma ancora battagliero e soprattutto capace di lotte epiche contro gli arroganti, i mafiosi e i mediocri. Lui abita a Collegno, a pochi metri dal confine con Grugliasco, proprio nei paraggi di una parrocchia che ancora oggi è nota per aver ospitato una comparsata domenicale di Cota (invitato da Don Angelo, il parroco) mentre il sindaco di Grugliasco se ne stava pateticamente fuori dalla chiesa a distribuire volantini e anatemi contro questo sgarbo alla sua augusta persona e al suo grande e potente partito.
Torniamo al mio amico: come molti di noi, su pressioni sempre più minacciose della moglie, a inizio maggio decide finalmente di mettere ordine nella sua cantina. Ne viene fuori una bella giornata di lavoro in solitudine - si sa che gli amici in questi casi hanno un sacco di impegni - e una macchinata di rifiuti da smaltire. Il mio amico è ecologista, attento alle sorti del pianeta e rispettoso delle regole fino allo sfinimento, dunque i rifiuti vengono impacchettati per categorie onde poterli smaltire al meglio e caricati sull'auto, alla volta dell'ecocentro. Questo l'antefatto, entriamo ora nel cuore della storia.

TOPOLINIA: SI AVVICINA IL COMUNE NEL PARCO!

Gente stramba a Topolinia. Devono costruire una casetta per gli ecovolontari, dove la fanno? Nel parco, ovviamente! Non al bordo, o magari in una zona senza erba e piante... no nel prato, sotto le fresche frasche, con battuto in cemento e panchine all'esterno. Sono ambientalisti gli amministratori di Topolinia, mica come quei consumatori di suolo dei loro amici dei comuni vicini!
Talmente ambientalisti, amanti della natura e degli animali, che adesso davvero stanno per cominciare a spendere soldi pubblici per studiare la fattibilità del municipio nel parco. C'è bisogno di pagare qualcuno perché studi? Anche un bambino lo vede che non si può e si deve fare.
I topolini più accorti pensavano che l'istante di ebbrezza da vin santo del topo-capo lo avesso convinto - oltre che a baciare le pile con ancora maggiore intensità - anche a lasciar perdere questa follia. Niente: nemmeno l'ascoltato suo compare Gigi lo smilzo può nulla..., pare che perfino l'altro suo socio, Rebb no-job (nel senso che non ha mai lavorato fuori dalla politica in vita sua) abbia espresso parecchie perplessità abbandonando per un istante le sgomitate con il rivale Steve Omnibus (per via del suo lacerante conflitto interiore).


BRRR! GELO DA RICORSO SULLA POLITICA PIEMONTESE.

"Il gelo è di sinistra, una fiaccolata per scaldare Cota"

Coll'avvicinarsi del giorno del giudizio, cresce la tensione nella politica piemontese per le conseguenze che potrebbero derivare da quanto il TAR deciderà il 1 luglio. Una decisione qualunque, non importa quale, darebbe il via a una valanga di cui nessuno oggi può stimare la portata distruttiva: dalla semplice pernacchia al caos.
Intanto alcuni risultati sono già sotto gli occhi di tutti: la Bresso ha fatto harakiri, andando a posarsi sullo scranno europeo di Presidente delle Regioni con i favori del PD, che ha così detto chiaramente che cosa pensa delle battaglie per la legalità e di quelli che le combattono fino in fondo; un ceto politico prima scettico sulla portata dell'iniziativa senza nemmeno essere entrato nel merito, poi preoccupato, adesso in trepidante attesa del responso; legalitari che diventano improvvisamente possibilisti, trattativisti che si scoprono intransigenti. Tutti a discettare di leggi e di principi, qualcuno da indagato, qualcun altro da corresponsabile, qualcun altro ancora di possibile "ripescato" dal gioco della democrazia all'italiana.
Il più buffo però è certamente il Presidente Cota: isterico, padano per caso, mal consigliato (possibile che i Presidenti della Regione Piemonte si scelgano collaboratori di così scarsa capacità?), invece di governare straparla. E' così poco sicuro di ciò che potrebbe succedere che continua a non dimettersi dal Parlamento (alla faccia delle regole e della necessità che le rispettino prima di tutto quelli che le fanno), aggiungendo alla beffa anche il danno arrecato a una Regione che avrebbe bisogno di essere governata, diretta, aiutata a superare la crisi con politiche innovative e radicate sul territorio.

Petrini-Rifkin: il nuovo patto per la natura

di Carlo Petrini e Jeremy Rifkin da Repubblicadel 09/06/10

Dalla tavola alle fonti rinnovabili. Due esperti spiegano come salvare il mondo cambiando le nostre abitudini quotidiane. Ecco il loro dialogo:

Petrini: Caro Jeremy, trovo ci siano straordinarie similitudini e parallelismi tra la nuova politica energetica che tu promuovi e la nuova politica alimentare che cerchiamo di portare avanti con Slow Food. La politica alimentare, infatti, si deve basare sul concetto che l’energia primaria della vita è il cibo. Se il cibo è energia allora dobbiamo prendere atto che l’attuale sistema di produzione alimentare è fallimentare. Le prime due idee che, secondo me, condividiamo sono il rifiuto di sistemi troppo centralizzati e il ritorno a una concezione olistica della nostra esistenza su questo pianeta. Il vero problema è che da un lato c’è una visione centralizzata dell’agricoltura, fatta di monoculture e allevamenti intensivi altamente insostenibili, e dall’altro è stata completamente rifiutata la logica olistica, che dovrebbe essere innata in agricoltura, per sposare logiche meccaniciste e riduzioniste. Una visione meccanicista finisce con il ridurre il valore del cibo a una mera commodity, una semplice merce. È per questo che, per quanto riguarda il cibo, abbiamo ormai perso la percezione della differenza tra valore e prezzo: facciamo tutti molta attenzione a quanto costa, ma non più al suo profondo significato. Inoltre, con questo sistema, abbiamo ridotto i contadini in ogni angolo del mondo alla disperazione. Non si può più andare avanti in questo modo, bisogna cambiare paradigma.

VERCELLI E "LA PROVINCIA CHE VOGLIAMO"

Due mesi fa Masoero, presidente della Provincia di Vercelli, è stato arrestato e rinviato a giudizio per reati contro la Pubblica Amministrazione. Si è ritirato dalla corsa per le regionali e si è ovviamente dimesso sia dalla carica di sindaco di Livorno Ferraris, sia da quella di presidente della provincia. Nella primavera prossima si terranno nuove elezioni e una novità importante si afferma nella sonnacchiosa provincia: un gruppo di persone sta cercando di dare vita a una scommessa politica che ribalti il destino, già segnato, delle prossime elezioni. Noi siamo con loro. Leggi l'appello.

I GIOVANI D'OGGI NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE!

"Allora, Mariano" - in tanti mi dicono in questi giorni di rientro a scuola dopo l'esperienza in Regione e la recente trombatura - "come trovi gli studenti di oggi? Hai notato che non hanno più voglia di studiare? Che sono peggiorati rispetto a quando sei andato via? Che con le famiglie è più difficile avere a che fare senza bisticciare? Che la scuola è peggiorata?". Qualcuno dei miei interlocutori si aspetta che io esprima un'opinione maturata in questi pochi giorni di attività, forte dei miei 38 (trentotto!) anni di servizio nelle scuole prima repubblicane, ora dell'Impero di Berlusconia.
Ma io un'opinione non ce l'ho.

Ho imparato che, per tenere su i pantaloni tenuti sotto la chiappa, si adoperano spille da balia per ancorarli alle mutande; che per questo non vanno bene le mutande di tessuto troppo fine perché cedono e si strappano. Che la calza va messa sotto la lingua della scarpa onde "gonfiare" la parte superiore del piede, che i capelli negli occhi sono emo e indicano una scelta di vita con una sua cultura, che le stringhe non ci devono proprio essere... Ho imparato che basta avviare un discorso con uno degli studenti per trovarsi sommersi di domande, curiosità, considerazioni ingenue e fancazziste, manifestazioni di disponibilità, tutte cose sospette in una scuola.

Ho anche imparato che i miei colleghi sono bravi, che si fanno mille problemi circa la loro professione, che non si rassegnano a una scuola sciatta che sono alla ricerca di modi più adatti per fare al meglio il loro lavoro. Ho imparato che alcuni di loro hanno paura degli studenti e sviluppano perciò atteggiamenti aggressivi nei loro confronti; avrebbero bisogno di un aiuto, di un avvio, di un confronto, ma fanno fatica a trovarlo un po' per non mostrare la loro fragilità, un po' perché ognuno si fa i fatti suoi, al massimo un caffè al bar!

TE LA DO IO LA ZTL!


Ecco che cosa ne fa la casta della ZTL e di tutte le polemiche di questi mesi...
Sabato sera, ieri, ore 22 circa in Via Cesare Battisti a Torino, a metà fra piazza Carlo Alberto e piazza Carignano. Un fiume di pedoni, orgia di gelati, panini, moscato, ravioli, banchetti di vestiti e orecchini, qualche turista, gente che, come me, aspetta che arrivi il tempo dell'ultimo spettacolo al cinema Romano e fa una passeggiata lì intorno con mogli incollate a vetrine di negozi, per fortuna chiusi.
Una mini rossa è parcheggiata sul bordo della strada, deploro il parcheggio in zona pedonale e comincio a smadonnare sui vigili che non ci sono mai quando servono e così via... quando leggo (e prontamente fotografo) il cartello affisso sul parabrezza anteriore dell'auto: REGIONE PIEMONTE- Gruppo Consigliare Popolo delle Libertà.
Dunque l'auto ha il permesso di stare lì anche se solo cinquanta metri più avanti potrebbe trovare pacheggio senza rompere le balle. Allora decido di fotografare anche la targa.
Naturalmente il proprietario era lì da qualche parte per assolvere importanti impegni istituzionali, naturalmente ci sarà una bella giustificazione per questa ostentazione di libero menefreghismo, condito dall'arroganza dei parvenu della casta.

LA SCUOLA REPUBBLICANA MUORE [1]

Non è un'esagerazione, le cose stanno proprio così. In tanti lo sanno, parecchi lo avvertono e ne hanno terrore, qualcuno lancia grida d'allarme, qualcun altro fa il conto di quanto gli manca per andare in pensione, qualche genitore si trascina per i corridoi a pietire la promozione del rampollo, altri si lamentano per le condizioni di lavoro, per il numero di allievi per classe, perché "gli studenti non sono più quelli di una volta". Difficilissimo imbastire una reazione che vada oltre la pur importante manifestazione estemporanea del sabato pomeriggio o la partecipazione a qualche convegno/assemblea sul tema.
La scuola pubblica statale l'hanno smontata e adesso la stanno facendo morire. Chi? Il centrodestra? Magari fossero solo loro!
La Moratti prima e la Gelmini poi hanno lavorato con criterio e determinazione per disfare tutto senza un'idea di cosa metterci al posto, ma hanno trovato la collaborazione un po' di tutti i soggetti che con la scuola hanno a che fare. Le generalizzazioni falsano la realtà, con questa avvertenza passiamo a "fare l'appello".

LA MALEDIZIONE DI TURIGLIATTO? MA VA!

Sabato scorso passeggiavo sul viale di Collegno, salutando le persone che conosco e soffermandomi per qualche battuta con quelle più famigliari. Mi fermano due ex-militanti - non so se rimasti nell'alveo del Grande Partito o migrati verso più moderne sponde leghiste, o ancora in uno dei partitini eredi dell'ortodossia - già piuttosto in età, ma sempre vogliosi di discutere e battagliare. Simpatici e rappresentativi, a loro modo.
Commentando le recenti disavventure dell'amministrazione collegnese e la sprovvedutezza della sindaca , uno dei due afferma sghignazzando: "La maledizione di Turigliatto ha colpito ancora" e mi rifila una gomitata complice di chissà quali gesta e conoscenze in comune.

Resto basito solo qualche istante, poi capisco: tre mesi fa la lettera dei sindaci dell'ovest contro di me, prontamente adoperata dalla Bresso per farmi fuori dalla sua lista per favorire il suo cocco.
Subito dopo uno dei più accesi nel chiedere la mia testa, Pollari, viene fatto fuori nelle primarie da un candidato a me molto vicino, un amico, che poi viene anche eletto sindaco di Venaria al primo colpo.
Della Bresso è inutile richiamare le disavventure elettorali, quelle dei suo delfino e anche le mirabolanti giravolte successive in rapporto al ricorso per l'annullamento delle elezioni oramai giunto agli sgoccioli.
Adesso la Accossato, quantomeno improvvida nella gestione della vicenda Valentino: se le parti fossero rovesciate e fosse stato il centrodestra a gestire così una brutta storia (i cui contorni non sono ancora del tutto svelati e daranno, credo, sorprese a breve) sarebbe anche lei stata in prima linea a manifestare per la legalità, il rispetto delle istituzioni, con l'occhio tumido per l'indignazione e la vocetta stridula a rivendicare giustizia e coerenza. (La storia collegnese è ben raccontata in http://www.civicacollegno.blogspot.com/.)

L' ETICA "PRET -A- PORTER"

Fai politica? Ti occupi di qualche associazione o gruppo che "sta nel sociale"? Senti che si sta avvicinando una bella bufera che travolgerà questo sistema scalcagnato che brucia le prospettive e le velleità del paese? Vuoi portarti avanti col lavoro e coprire le porcherie che potresti aver fatto nell'esercizio delle tue prerogative pubbliche? Ancora, vuoi essere di moda e suscitare ammirazione nei polli che ancora credono in te?
E' il momento dell'etica pret-a-porter! Dai, vieni anche tu, ci si diverte...
Funziona così: abbandoni per un attimo la boria e la prosopopea con cui hai trattato gli altri fino ad ora e metti su un'arietta dimessa. Obbligatoria la boccuccia a culo di gallina e scuotimenti del capo che testimonino al meglio la tua partecipazione e la tua sofferenza interiore per il malcostume, la corruzione, la sistematica violazione delle regole, la sopraffazione del debole ad opera del forte.

Poi fai convegni con esperti di delinquenza poltica, scali associazioni che si occupano sul serio di etica della politica e di legalità, così tanto che non riescono nemmeno a immaginare di richiedere una prova di onestà intellettuale da chi le scala. Metti i loro loghi vicino a quello del tuo comune come il bollino blu della Chiquita e sei felice: adesso sì che sei etico!

Provino a parlare gli altri, quelli che ti vogliono male, adesso sei certificato.
Perciò puoi continuare a cambiare le regole per fare quello che vuoi, a disfare tutto ciò che è trasparente perché dà fastidio ed eccita inutilmente il people, a minacciare quelli che temi possano alzare la testa per ribellarsi. Quelli che lo fanno, provi a comprarli con una promessina o un incarico di sottogoverno, così te li togli dalle palle e ti saranno grati. Il segretario del tuo partito no, vale di più: lo fai Presidente!

MA CHE BRAVA LA GUZZANTI!

Non sono mai stato un amante delle trasmissioni alla Anno Zero o  Ballarò: sono felice che esistano, ma mi mettono agitazione e depressione. Dunque non le guardo, anche perché non vorrei mai sentirmi un progressista col telecomando, uno di quelli che non alzano un dito per cambiare le cose, nemmeno quando non costerebbe niente... ma che non si perderebbero una puntata dell'indignazione nazionale, neanche in presenza di una catastrofe naturale.

E' anche per questo che evito come la peste i film di "impegno sociale e civile", di quelli che purgano le coscienze riportandole alla purezza adamantina dell'infanzia. Ma ci sono cascato: sabato sono andato a vedere Draquila. C'era anche Sabina Guzzanti, in carne e ossa all'Eliseo, che illustrava il film e faceva un po' di garbata promozione. Bello, poi è cominciato il film e già mi preparavo a tirare fuori il sarcasmo con cui mi proteggo in questi casi.
Ancora una volta non avevo capito niente!

TOPOLINIA: FATTA LA LEGGE, TROVATO L'INGANNO!


A Topolinia con la legalità non si scherza mica! I capi della città frequentano convegni dove se ne parla, vanno in giro per l'Italia a propagandarne la meraviglia e la bontà, sono tutti antimafia e contro tutte le criminalità organizzate del mondo. Si commuovono al solo suono della parola "trasparenza" e si fanno eleggere qua e là nelle associazioni che di queste cose se ne occupano per davvero e con serietà. Sono dei duri, a Topolinia, mica come i loro colleghi di altre città che fanno ogni sorta di arbitrio e di pratica clientelare.
Poi quelli di Topolinia sono di centrosinistra, dunque virtuosi per definizione, mica come quegli altri che invece...

Dovete sapere che a Topolinia le aree per costruire case sono molto ricercate e preziose. Era così già molti anni fa, quando una grande emigrazione dal sud impose la costruzione di case per topolini poco danarosi, pronti per andare a lavorare nelle grandi fabbriche della seconda rivoluzione industriale. Intere zone, prima a destinazione agricola, venivano destinate all'edilizia residenziale per fare tanti bei palazzi.
A Topolinia le aree per le case pubbliche - quelle di costo più contenuto, per i topolini meno ricchi - si costruivano su aree che il Comune espropriava, per poi assegnarle ai costruttori. Siccome i costruttori erano assatanati (è il loro lavoro), ecco che la politica divideva le aree fra quelli meglio introdotti: una ai Bianchi, una ai Rossi, una ai Blu.
Perchè non fare una specie di gara pubblica per assegnarle a chi offriva le condizioni migliori ai cittadini? La scusa era già pronta: il Comune non aveva i soldi per comperare le aree, si limitava a indicarle sul suo Piano regolatore, i costruttori le comperavano, le cedevano al Comune in cambio della riassegnazione immediatamente dopo. Fatta la legge, trovato l'inganno!
Sono nati così tanti quartieri di Topolinia, alcuni nemmeno brutti, e il gioco ha funzionato fino a quando un grande scandalo - proprio basato sull'uso disinvolto degli stessi meccanismi - non ha scoperchiato il pentolone.
Lo scandalo ve lo risparmiamo, ma sappiate che le regole per l'assegnazione delle aree vengono cambiate: si scrive nel regolamento del Comune di Topolinia che le aree sarebbero da quel momento state assegnate solo su gara pubblica, per trasparenza e uguaglianza di tutti di fronte alla possibilità di costruire a Topolinia. Qualche furbacchione masticava amaro, qualche altro protestava segnalando che nella metropoli vicina si faceva "alla vecchia maniera", ma la regola era rispettata da tutti e non aveva provocato nessuno degli effetti che erano stati paventati.

All'improvviso un fulmine a ciel sereno arriva a sconvolgere la vita serena della citta.

BASTA, BRESSO, BASTA!

Davvero la realtà supera l'immaginazione... soprattutto offre il quadro desolante di una signora che, molto mal consigliata, inanella una gaffe dietro l'altra e fa spaventosi guasti in giro.
Oggi di lei fanno polpette tutti i giornali e non oso pensare alle difficoltà che incontrerà nel seguito della sua attività politica e sociale: penso anche solo alla serenità e all'autorevolezza con cui svolgerà il suo incarico di serie c in Europa e alle risate che si faranno delle sparate che anche lì certamente non si farà mancare, anche se in francese.

Non basta la sua collaborazione attiva alla sconfitta elettorale - qualcuno del suo partito gliel'ha detto che le elezioni le ha perse lei, facendo quasi tutto da sola, con la sua boria, arroganza, ben accompagnata dalla corte di mediocri? -, adesso in nome delle sue miserie accetta perfino di minare la credibilità di un ricorso assai fondato e perciò pericoloso. Che disfatta e che imbarazzo!

Qualche mese fa fui vittima dell'ego bressiano: prima invitato a ricandidarmi nella sua lista - ero pur sempre il presidente del Gruppo consigliare omonimo - poi scaricato con l'ausilio dei suoi fan della zona ovest a cui avevo pestato i calli, trattando delle loro discutibili azioni sul giornale "Punto di Vista". Spiegai, al pari di molti altri, questo voltafaccia con la sua necessità di garantire il fido Bairati, di cui si conoscono oggi gli esiti in termini di popolarità, mentre della sua simpatia e competenza si sapeva già prima. Forse non era questo, erano i primi segni di quel delirio di onnipotenza che oggi raggiunge, speriamo, il suo apice.

Che idea ha la Bresso della legalità? Negoziabile, specie se serve a garantire una poltrona al suo presidenziale deretano. Si potrebbe pensare che sia solo una questione che riguarda lei, il suo declino, la sua difficoltà ad uscire di scena in modo garbato, invece no.
Parrebbe che il PD romano non sia estraneo a questa decisione: che idea ha il PD della legalità? E' negoziabile, come per la Bresso, oppure la si pratica sempre perché questo paese deve essere rimesso in sesto con comportamenti coerenti, coraggiosi  e rispettosi del vivere civile?

SAN SANTORO, I PENITENTI E I MANIFESTANTI


Santoro chiude la sua trasmissione, lautamente liquidato e pagato da mamma RAI, con un programma futuro di tutto rispetto, perfino se ne realizzasse solo una parte. Indignazione per il "tradimento", per le somme che percepirà, per la mercificazione di valori e la svendita della libertà di informazione il giovedì sera al vil denaro e alla rassegnazione.
Lo stesso Santoro dichiara che si sentiva accerchiato, che non ne poteva più delle pressioni eccetera, insomma era giunta l'ora di chiudere: farlo con questo bel corollario è meglio che farlo in braghe di tela. Può colpire la spregiudicatezza del personaggio, la sua disinvoltura nell'adoperare ora la pollitica ora il giornalismo per costruirsi una personalissima e fortunata carriera. Non si capisce però lo sdegno che suscita in questi giorni: solo polli ciechi potevano pensare che fosse una specie di Santo da venerare, per cui manifestare, da osannare col telecomando in mano. Non ha mai detto di esserlo, non ha mai fatto credere di essere diverso da quello che oggi appare essere: un bravo giornalista, fazioso quanto basta, a volte un po' di più, un conduttore di trasmissioni di successo capaci di fidelizzare il pubblico, dunque di renderle appetibili per le inserzioni pubblicitarie.
Una sua importante funzione l'ha sempre avuta: mettere alla berlina i potenti, dicendo loro le cose che avremmo voluto dire noi, sbertucciandoli e svillaneggiandoli perfino di più del dovuto. Un bello sfogatoio, no? In fondo abbiamo bisogno anche di questo, specialmente in tempi difficili come questi, nei quali sono in pochi ad alzare la testa per trovare il coraggio di rischiare in proprio; meglio starsene a pontificare col telecomando gasandosi ora per il comico che dice cose serie, ora per il presentatore fattosi soggetto politico surrogato.
D'altra parte siamo in Italia, dove si governa per televisione e si fa l'opposizione nello stesso modo, a volte neanche specularmente. Un paese dove la politica, anche la nostra, non si fa discutendo e cercando le idee e le persone più idoneee a realizzare un progetto di trasformazione condiviso, ma tirando fuori ogni giorno il peggio che c'è in noi, come Berlusconi ci ha insegnato.

TOPOLINIA: UN CENTRO COMMERCIALE E AMMINISTRATORI DISTRATTI


A Topolinia c'è un grande centro commerciale. E' sempre pieno di gente, persino di più di quanto si sarebbero aspettati i proprietari. Insomma è una struttura commerciale che funziona e che è invidiata da tutto il circondario... così tanto invidiata che ogni comune prova a costruirne una, con l'invidiabile risultato di vedere la fioritura di centri commerciali a scapito dei prati e dei campi, pur in epoca di contrazione dei consumi.

Il centro commerciale di Topolinia funzionava molto meglio quando nello stesso complesso ci stava anche una importante catena di mobili da montare con calma a casa, prima di sgozzare i figli per sfogare il nervoso accumulato. Il consumatore faceva un giro fra gli scaffali e i mobili esposti, educando il suo gusto e trovando sempre qualcosa di nuovo da acquistare, poi usciva e - già che c'era - andava al centro commerciale a fare la spesa, magari con un tour fra gli oltre 180 negozi della galleria. Insomma il centro trainava il mobilificio e viceversa, col risultato del pienone continuo.

Da tempo i padroni del mobilificio segnalano che gli spazi a disposizione sono troppo scarsi per rispondere al grande afflusso. A più riprese chiedono al comune di farsi carico del problema, tanto più che nella zona sono in corso operazioni di trasformazione di aree industriali in commerciali e residenziali. Quale migliore occasione per ingrandirsi e, nello stesso, tempo continuare a fare sinergia con il centro commerciale, oltretutto senza nemmeno dover costringere i clienti a cambiare strada e luogo?
Il tempo passa e dal comune nulla... fino a che i padroni del mobilificio si stufano e vanno altrove a cercare quello che Topolinia non sembra voler offrire loro.
Esito: il mobilificio oggi è altrove, il capannone è abbandonato e il comune non incassa più neppure le tasse, sempre il comune ha presentato per l'area accanto uno progetto di trasformazione che la Regione ha bocciato oramai due anni fa e che si è tentato di far passare come operazione di salvataggio di una importante impresa automobilistica. Anche il numero dei visitatori del centro commerciale è diminuito considerevolmente, almeno così dicono i commercianti.

Ma c'è di più!

ESILARANTE! B. DICHIARA CHE NON LI DIFENDERA' PIU'.

Le dichiarazioni di oggi del premier si riferiscono ai suoi fedeli implicati nella tangentopoli innescata da Anemone e soci. Berlusca si incavola per il  fatto che - essendosi loro comportati come fa normalmente lui, cioè utilizzare le risorse pubbliche scopi privati - adesso ne ha abbastanza di coprire le malefatte che ogni giorno emergono con la forza di una valanga che non si ferma più.
Al d là dell'imbarazzo del premier e delle difficoltà a tenere insieme una compagine che sempre più assomiglia alla trasposizione in pratica dei sani principi costruiti in vent'anni di storia italica - complici tutti, anche gli avversari - è indubbio che siamo davvero a un bivio.


IMMIGRAZIONE: DALLA CALABRIA CON AMORE

Va a sapere per quali strani percorsi e in base a quali arcane ragioni, il mondo dell'informazione sta cominciando ad occuparsi di un'esperienza - quella del Comune di Riace - che potrebbe insegnarci parecchio sulla solidarietà, sulle politiche dell'immigrazione, sulla integrazione e su molto altro ancora.

Riace è un comune della costa jonica della Calabria, a poco più di 100 km da Reggio. Uno dei tanti, composti quaasi tutti di una "marina", fatta di case costruite recentemente alla selvaggia e senza criterio, e un paese "storico" arroccato sulle colline/montagne immediatamente a ridosso della costa. Un tempo le case le costruivano lì per evitare di essere continuamente preda di quelli che arrivavano dal mare. E ne arrivavano, tanti, continuamente; le trace sono nei volti, negli occhi, nei capelli dei residenti di oggi. E' diventata famosa, Riace, perchè nel mare di fronte sono state ritrovate le due statue di bronzo che continuano a fare il giro del mondo per musei ed esposizioni.Il vecchio borgo di Riace fino a pochi anni fa era quasi del tutto spopolato, le case in abbandono, alcune già crollate, le scuole chiuse, l'economia azzerata, come nella gran parte dei comuni vicini.

Il destino, segnato, di questo paese è cambiato perché un'amministrazione comunale ha saputo capire quello che tanti leaders politici nazionali non comprendono neanche oggi: l'immigrazione può essere una risorsa, l'accoglienza e la solidarietà possono coniugarsi con i progetti di recupero e sviluppo di un territorio in crisi.

mariano a quartarete - un pc per ogni studente

IL PECCATO ORIGINALE DELL'AREA EURO da www.lavoce.info

di Giancarlo Corsetti 11.05.2010

Per molti anni, i paesi dell'area euro hanno preso a prestito emettendo titoli denominati nella valuta comune. Che sembrava produrre una difesa automatica dai problemi associati con il "peccato originale", mettendo i grandi debitori al riparo dai movimenti del cambio. Non è più così. Non solo l'Europa nel suo complesso, ma anche i paesi forti si avvantaggerebbero da una ripresa di investimenti e spesa. Rimane il problema di come renderla possibile, in una situazione di logoramento fiscale diffuso dopo ventiquattro mesi di crisi e parecchie ombre sui segnali di ripresa.

In molti paesi dell’area euro i problemi fiscali (alto debito o alto disavanzo) si sommano a problemi di competitività. I primi richiedono misure decise di correzione fiscale, i secondi si traducono in bassa crescita. Senza crescita, la correzione fiscale è pesante: maggiori imposte e meno trasferimenti riducono redditi già stagnanti, mentre i tagli alla spesa abbassano il livello di offerta di beni pubblici. Senza correzione fiscale, le prospettive di ripresa economica sono minate dal rischio paese: chi investirebbe in aree di instabilità macroeconomica e soggette ad attacchi speculativi?

INDIETRO, PIEMONTE! TRA RICORSI E SGAMBETTI...


Dunque la Bresso ricorre... e non per ottenere il riconteggio, come aveva preannunciato all'indomani dello spoglio. Ritiene che le elezioni vadano annullate per evidenti irregolarità relative alla presentazione di tre liste di centrodestra (totale oltre 50.000 voti, più del triplo della differenza fra Cota e Bresso). In un caso, quello della lista dei Pensionati, alle irregolarità amministrative si aggiungono dubbi di falso che legittimano un esposto alla Procura.
Se la Bresso aveva dei dubbi sulla regolarità delle elezioni, ha fatto bene a fare ricorso e fanno male coloro che scambiano questa sua determinazione per protervia e incapacità di accettare la sconfitta elettorale.
Non sono interessato - credo al pari di molti altri Piemontesi dell'una e altra parte - alle turbe psicologiche o ai contraccolpi emotivi della sconfitta in coloro che l'hanno patita.

CITTA' DELLA SALUTE 2: UN' OPINIONE INTERESSANTE


A commento del mio post di qualche giorno fa sul tramonto della Città della Salute a Grugliasco, un giovane consigliere comunale del PdL, Aldo Olivero, ha ritenuto di tornare sull'argomento con una competenza e una capacità sconosciuta ai più. Condivido molte delle sue considerazioni,meno i suoi valori, ma mi piacerebbe che anche i centrosinistri, grugliaschesi e non, potessero discettare con questa competenza su temi così complessi.

TOPOLINIA: IL COMUNE NEL PARCO.


A Topolinia le sorprese non finiscono mai: adesso il topo-capo annuncia con grande clamore mediatico che vuole vendere il Municipio e farne uno nuovo. Costa 8 milioni di euro, ma si troveranno, una parte dei soldi si ricaverà dalle operazioni immobiliari collegate.
I Topolini che frequentano le scuole rabbrividiscono perché pensano a tutte le manutenzioni non fatte, alle opere per risparmiare energia che sarebbe necessario fare da tempo. Quelli più pudichi evitano di smadonnare perché si sentono responsabili anche loro delle azioni del topo-capo dato che l'hanno votato, quelli più spudorati borbottano senza poi concludere nulla, aspettando che altri si diano da fare per contrastare quella che ritengono una follia.
Che il malcontento sia forte lo si vede dal posizionamento del camerlengo del topo-capo, quello che lo porta normalmente in giro, che da un po' di tempo cerca di non farsi vedere troppo insieme a lui. Persino i maligni - che l'hanno soprannominato "el pibe de oro" forse per evocare l'unico lavoro vero che abbia mai fatto - si sono accorti di questa presa di distanza, probabilmente dettata dall'avvicinarsi del momento in cui i topolini saranno chiamati a nuove elezioni amministrative.

SCAJOLA, VERDINI, CIARRAPICO... L'AGONIA DEL REGIME?


Primavera terribile per Berlusconi. Da quando ha vinto con Bossi le regionali, non gliene è andata più bene una. Prima le mattane di Fini, poi gli scandali legati alal ricostruzione, adesso uno dei suoi ministri più importanti costretto alle dimissioni, il coordinatore del suo partito invischiato forse persino più idi Scajola in questo impasto di affari, compagni di merende e politichetta all'italiana.
Che i nostri siano colpevoli di quello per cui stanno oggi sulle prime pagine oppure no conta poco, la sostanza politica della questione è ormai emersa del tutto: gli intrecci, i maneggi, gli scambi di favori, il reciproco sostegno, perfino le imbarazzanti manifestazini di solidarietà, sono tutti conseguenza del quasi ventennio berlusconiano e ne segnano anche il rapido tramonto.
L'idea che una banda, composta da soggetti arricchiti ancora oggi non si sa come, potesse farsi economia, attraverso questa condizionare la politica, poi diventare essa stessa direttamente la politica medesima, poi ancora puntare decisamente alla conquista dello stato - e tutto questo piegando le regole all'obbiettivo finale - è maturata negli anni '70 e da allora si è fatta realtà.

CITTA' DELLA SALUTE: ADDIO A GRUGLIASCO.

Dunque è ufficiale: la Città della Salute - la cui realizzazione era prevista intorno all'asse di c.so Allamano a Grugliasco - si farà a Torino, nei paraggi delle Molinette. Già lo aveva annunciato Cota all'atto della sua elezione a Presidente della Giunta regionale, la conferma l'ha data il Magnifico Rettore dell'Università di Torino ieri e tutti i giornali l'hanno ampiamente ripresa.
Che l'Università fosse contraria a questo progetto era chiaro da tempo: gli accademici hanno sempre caldeggiato l'ipotesi torinese e hanno maldigerito l'imposizione di Bresso, di cui ancora oggi non sono del tutto chiare le ragioni.
Resta il dato sconfortante che, nonostante cinque anni di tempo, il progetto non è andato avanti di una virgola.

A TOPOLINIA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA...

... succede che il Comune decide di cambiare  la raccolta dei rifiuti. Basta con quegli antiestetici cassonetti dell'indifferenziata, quelle campane per il vetro e la plastica, quei contenitori per la carta e i vestiti. Adesso si fa sul serio: comincia il porta a porta. Ogni condominio viene dotato di minicassonetti per la raccolta differenziata, corredati dall'obbligo di dedicare un apposito spazio nell'area condominiale per custodirli al meglio. Nei giorni di raccolta, qualcuno provvederà a trasportarli sulla strada per lo stretto tempo necessario al loro svuotamento, sennò multa!
Solo che i minicassonetti vanno bene per i quartieri di villette o di residenze con pochi alloggi, non certo per condomini che coprono un intero isolato e che ospitano centinaia di appartamenti. Sfilze di minicassonetti, poco spazio dove collocarli, prime proteste perché i gendarmi cominciano a rifilare multe a chi lascia i contenitori sul marciapiede invece che metterseli nel cortile del palazzo. Lo dice il regolamento di Topolinia, mica si può scherzare!
I topolini mugugnano, ma sanno che è in gioco la salvezza del pianeta.

ALLA FINE... FINI?


L'implosione del PdL è davvero soprendente per rapidità, virulenza e determinazione dei contendenti. Se in tanti avevano previsto che il declino di Berlusconi fosse oramai prossimo e che dentro il partito di plastica fossero maturi i tempi per una resa dei conti, nessuno avrebbe immaginato questi tempi ravvicinati e queste sorprendenti modalità.

Il PdL ha vinto le elezioni regionali, ha dimostrato che il centrosinistra non esiste nella politica, non è quasi più neppure un luogo dell'anima, ha affermato la sua supremazia anche nella capacità di saper rappresentare le pulsioni e le aspirazione del nostri paese, da nord a sud, con forse l'eccezione della Puglia. Tutto ciò nonostante la crisi economica, la non buona performance del governo, le figuracce e gli scandali di Berlusconi. Sono tute cose che avrebbero affondato due o tre governi nelle democrazie occidentali, qui da noi non hanno neppure scalfito lo zoccolo duro del consenso, anzi l'hanno redistribuito implementandolo.

LA PRATICA QUOTIDIANA DELL’ILLEGALITA’. UNA STORIA ESEMPLARE

Poirino: asparagi, tinca gobba e un pizzico di trasgressione.

La berlusconizzazione del paese ha legalizzato l’illegalità, al punto che comportamenti truffaldini finiscono per essere vissuti come del tutto legittimi da coloro che ne sono autori. L’impunità, la sfacciataggine, l’idea che tutto è permesso hanno permeato le pubbliche amministrazioni come un cancro che invade l’organismo fino a provocarne il collasso. La politica se ne disinteressa, è troppo scomodo occuparsene, è sovente troppo difficile entrare nel merito; i giornali neanche a parlarne, vanno pettegolezzi e polemiche politiche e cronache rosa, non queste storie che intristiscono.
Questa storia è il paradigma di un paese alla deriva, per questo merita di essere raccontata almeno per coloro che ancora credono che sia possibile cambiare strada.

ACQUA PUBBLICA: TRA LE PAROLE E I FATTI


Da qualche mese a questa parte il tema dell'acqua bene comune ha finalmente "bucato" i media per assurgere all'attenzione della parte più attenta dell'opinione pubblica. 
E' davvero un bene, perché il ritardo sulla questione andava accumulandosi pericolosamente.
Solo che una certa superficialità nell'affrontare la questione, insieme alla necessità di comunicare il tema con poche frasi incisive, rischiano di produrre un gigantesco abbaglio. Tanto più drammatico visto che si sta avviando una campagna referendaria ed è bene che i cittadini sappiano con esattezza e concretezza di cosa si sta parlando. Sennò si finisce per cadere preda dei politicanti venditori di illusioni.

A PAPEROPOLI NON SI SCHERZA PIU'

La storia che racconto è accaduta in una ridente cittadina che chiameremo Paperopoli e ha per protagonista il suo sindaco, i vigili urbani e... un libro.
Antefatto: un valente giornalista locale scrive un libro che racconta la storia recente di Paperopoli, parlando di ua brutta stagione alla quale segue un'epoca di rinnovamento con tratti anche originali. Il tratto caratteristico è la straordinaria partecipazione popolare alla costruzione di un'alternativa alla vecchia politica che tanti guasti aveva creato in città.

UN MUCCHIO DI CONSIDERAZIONE

Da pochi giorni in edicola, il numero di aprile del “Mucchio” pubblica una più che lusinghiera recensione di “Fuori dal Comune”, il libro scritto dal giornalista Salvo Anzaldi ed edito da Ananke che ripercorre le note vicende politico-giudiziarie grugliaschesi di metà anni Novanta e tutto ciò che ne fu conseguenza.
Nella sezione “Booklet”, tra le interviste a Francesco Pacifico e Lello Gurrado, tra le recensioni degli ultimi romanzi di Joe R. Lansdale e Walter Hugo Mãe, il “Mucchio” si occupa di “Fuori dal Comune” in uno scritto a firma Christian Diémoz che si apre con le seguenti parole: “Questo è un libro sulla dignità”.

“Il Mucchio”, mensile di musica, cinema, libri, politica e attualità, è da oltre trent’anni un punto di riferimento prezioso per chi non si accontenta della “solita” informazione ma ha invece fame di sapere e conoscere ben oltre quanto l’asfittico panorama dei media nostrani è solito offrire.

Se “Il Mucchio” consiglia “Fuori dal Comune”, noi ci sentiamo di consigliare “Il Mucchio”: per chi non lo conosce, sarà una bella scoperta.


UNA BELLA RECENSIONE

Pochi giorni fa sullo Spiffero è apparsa la recensione del libro di Salvo Anzaldi "Fuori dal Comune". Una recensione lusinghiera del libro e un ritratto lusinghierodel sottoscritto. L'augurio finale non si è avverato, ma che bella recensione! Grazie a Bruno e a voi che vorrete leggerla. Qui sotto il link:

http://www.lospiffero.com/index.php?option=com_content&view=article&id=322:un-sindaco-fuori-dal-comune&catid=10:attico&Itemid=9

Dimenticavo! Iscrivetevi  a www.lospiffero.com: è gratis e procura soddisfazione e consapevolezza.

Mariano

SABATO PRIMA DI PASQUA...

Ecco cosa mi ha scritto una amica cara, che so essere di orientamento politico diverso dal mio:

Amico caro, 
inutile spalmarti addosso anche il dispiacere degli altri, credo basti il tuo. Personalmente invece tengo a dirti che se 2000 voti hai raccolto, duemilapersone con un viso e delle mani, ma, soprattutto delle menti  sanno chi sei e cosa sai fare e, cosa avresti potuto fare. 
Questo è, a mio modesto parere, un punto di partenza. Occorre che questi duemila facciano "SENTIRE" ad altri duemila  il valore della politica vera. Non quella dei numeri a tutti i costi, quella del sentimento di unione con la gente che dovrebbe governare chi governa. 
Un abbraccio da Anita.

Ve la giro come mi è arrivata, sperando che susciti in voi il piacere che ha prodotto in me. Buona Pasqua per chi ci crede.
Mariano

DOPO LA DELUSIONE: RAGIONIAMOCI SU!

Ieri e oggi sono state innumerevoli le telefonate di persone che mi esprimevano il rammarico per l'esito elettorale generale, per quello della lista, per la mia mancata rielezione..
Tante considerazioni - alcune dettate dalla arrabbiatura, altre sostenute da ragionamenti e analisi più ponderate - e un invito a non mollare, a continuare l'impegno politico e a non lasciarmi abbattere dalla trombatura. In tanti la voglia di scambiare opinioni, di discutere, di ragionare insieme. Stiamo organizzando una assemblea per tirare le somme e ragionare di cosa fare nel futuro: dobbiamo decidere insieme e costruire insieme percorsi e occasioni di impegno e di interesse.
Daremo presto comunicazione della data e della sede, ma vorrei girare a voi che leggete l'invito che in tanti mi avete rivolto: non molliamo, forse è rialzandosi dalle cadute che si costruiscono basi solide e buone idee per cambiare.

Mariano

CHE DISASTRO!

Dunque: la Bresso perde le elezioni e con lei le liste che l'hanno appoggiata. Ottengono due consiglieri i grillini e vince il centrodestra.
Quanto ai grillini, già sono cominciate le accuse di "aver portato via voti" al centrosinistra consegnando la regione alla destra. I voti non si portano mai via, semplicemente si perdono se si sviluppano politiche non gradite o, peggio, non chiare.
L'arroganza, la spocchia, la superbia e lo snobismo con cui il centrosinistra ha sovente trattato la gestione della politica e dell'amministrazione in regione trova ora il suo riscontro negativo. Chissà che i partiti e i movimenti del centrosinistra non colgano l'occasione per una profonda discussione intorno al ruolo e al carattere di una sinistra moderna e in sintonia con i cittadini.
Quanto a noi, ci sarà tempo per ragionare e assumere decisioni. E' del tutto evidente che non siamo stati capaci di costruire una proposta credibile, comprensibile e che tante persone potessero condividere con noi. Forse il percorso è più lungo, forse bisogna imboccare altre strade, ma non è adesso che se ne può parlare.
Per quanto riguarda me, vorrei riposarmi da questa stanchezza sfibrante godendomi ancora il ricordo delle straordinarie dimostrazioni di stima e affetto che ho ottenuto durante e prima di questa campagna elettorale.
A domani... perché ce n'è sempre uno.

Mariano



MARIANO: "GRAZIE E TENIAMO DURO"

Care e cari voi,
siamo oramai arrivati al termine di questa lunga campagna elettorale e voglio davvero ringraziarVi tutte e tutti: tantissime persone, un sacco di suggerimenti, continue sollecitazioni a non mollare e a dare il massimo fino alla fine (della campagna elettorale, si intende!)
Avete perseguitato i Vostri amici con i miei santini e con la descrizione delle meraviglie di cui sono capace, avete dato tutto ciò che potevate per vincere una scommessa difficile: far valere la forza dei contatti con le persone sulle cene, sulle gigantografie, sui ricchi gadgets, sul sorriso smagliante. Avete invitato gente a casa vostra, rotto le palle per telefono a tutto il mondo, inventato ogni sorta di trucco per raggiungere il risultato. Non sono capace di dirvi quanto vi sono grato, perché lo sono troppo.

Tanta gente decide cosa e chi votare all’ultimo minuto, dunque bisogna fare un ultimo sforzo da qui a domenica, compresa. Oramai il più è fatto, ma non lasciamo nulla di intentato: chiamiamo gli ultimi ancora ignari, portiamoci dietro i santini residui, diamo un ultimo colpo alla campagna elettorale.

Infine, grazie, davvero grazie! Per la forza che mi avete trasmesso, per il bagno di umanità, di simpatia e di stima a cui mi avete sottoposto: ne avrò per anni. Ho faticato a non montarmi la testa, conservo tutto il calore e la spinta a fare sempre meglio e di più. Ve lo meritate ampiamente e ci proverò.

A lunedì…

Mariano

MARIANO IN TUTTE LE SALSE

in rete troviamo veramente di tutto!!!



IL PRANZO DEI FURBI

Qualche giorno fa un noto esponente politico del centrosinistra ha invitato ben 800 possibili elettori a pranzo. In allegria si sono trovati tutti in un famoso ristorante di Caluso. Pagava lui e non era neanche la prima volta che succedeva in questa dispendiosa campagna elettorale.
Una sola considerazione: possibile che i partecipanti non si siano chiesti da dove venissero i soldi e se fosse giusto condurre una campagna elettorale sui succhi gastrici invece che sul confronto di idee e di persone? Che politica si aspettano da eletti in questo modo? Boh!

Mariano

APERITIVO CON SENTIMENTO...

Galeotta la campagna elettorale: ieri sera un aperitivo emozionante con oltre sessanta ex studenti che sono venuti a prendersi qualche battuta e un po' di materiale di propaganda da distribuire agli amici e ai parenti. Emozionante perché sono belle persone e mi hanno trasferito la considerazione e i bei sentimenti che provano per me. Ricambiati.
Grande momento, specialmente quando ho visto che si ritrovavano dopo anni di lontananza e... ripartivano da dove erano rimasti come se il tempo non fosse passato.
Bella gente, davvero, una speranza per l'Italia di domani.

Mariano


 

MARIANO IN PILLOLE _ 03

UN SINDACO FUORI DAL COMUNE


L’amministrazione di una città, tradizionale roccaforte della sinistra, travolta da uno scandalo, i vertici locali dei principali partiti azzerati, l’indignazione di pochi che si fa impegno politico al servizio di una comunità: Salvo Anzaldi in un bel libro ripercorre il quindicennio “caldo” della storia contemporanea grugliaschese, dall’affaire le Gru alle giunte Turigliatto

MARIANO IN PILLOLE _ 02

IL PUNTO SULLA CAMPAGNA ELETTORALE

Siamo a una settimana dalle elezioni e ancora non si sente la tensione che normalmente precede consultazioni di questa portata. Le elezioni sembrano ancora lontane, gli indecisi sono ancora tantissimi e in parecchi ci dicono di voler disertare le urne. Difficile dare loro torto, visto il desolante spettacolo: arresti per corruzione, polemiche personali fra i candidati, pochezza nelle proposte e nelle idee, insomma una bella proiezione della crisi profonda del nostro paese.
Dobbiamo spiegare a tutti che bisogna andare a votare, anche se è difficile. Dobbiamo insistere per un voto alla lista perché sarà importante domani esserci, per essere utili alle persone e all'ambiente, al lavoro e alla giustizia.
L'accoglienza che ho avuto finora mi ha piacevolmente sorpreso: davvero mi aspettavo che la mia e nostra campagna elettorale sarebbe stata più difficile. E' invece solamente faticosa: devo essere dappertutto perché così vogliono le persone che ci credono. E va bene così.
Dai! Diamoci dentro anche in quest'ultima decisiva settimana!

Mariano

MARIANO IN PILLOLE _ 01

In Francia i Verdi hanno fatto 13 (%...)


La Francia ha votato ieri e i Verdi sono andati molto bene.
Ieri oltralpe si è votato per le regionali. Ha fatto notizia il duro ko incassato da monsieur Sarkozy e del suo Ump, "bastonato" dai socialisti di Martine Aubry. Ha fatto impressione anche il risultato dei Verdi: 13 per cento, terza forza politica di Francia, come ha rivendicato con orgoglio il leader verde di Europe Ecologie, Daniel Cohn-Bendit.
Qual è la morale? La democrazia francese si dimostra ancora una volta più avanti di noi  e conferma quanto sia importante la presenza di una forza ambientalista capace di muoversi nell'interesse della gente, senza steccati chiamati partiti e senza pregiudiziali che non riguardino il vivere civile e la salute dei cittadini.
Tra due settimane facciamo come i francesi, allons enfants...

MANIFESTAZIONI NAZIONALI: IL GIORNO DOPO.

Ieri alla manifestazione abbiamo sentito pronunciare parole importanti dai leaders nei partiti del centrosinistra, i nostri: legalità, rispetto delle regole, trasparenza e tante altre ancora. Una però l'ho sentita dire con chierezza ieri per la prima volta: civismo.
Era ora che ci si ricordasse che il senso dello stato si costruisce con la consapevolezza di essere - ognuno di noi, da solo e con gli altri - parte di una comunità e di una collettività e che queste  si tengono se si alimenta quel sentimento comune che a volte chiamiamo solidarietà, altre compassione, altre ancora condivisione. Era ora che diventasse tema e argomento della politica. Bisogna solo che ciascuno lo faccia presente ai capi e capetti, anche di centrosinistra, che la lezione berlusconiana l'hanno imparata talmente bene da competere con lui per cinismo e amoralità.
In ogni caso da ieri i leaders del centrosinistra me li sento un po' meno lontani. E ne sono felice.

Mariano


GIOBBE COVATTA - VERDI CIVICA


FUORI DAL COMUNE...a Borgaro

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