Che potessero sorgere problemi ad altre centrali nucleari interessate dal sisma e dalle scosse violente che ancora devastano il nord del Giappone lo si sospettava e temeva. Quello che appare sempre più difficile da capire è la reticenza giapponese a fornire informazioni obiettive, a dire le cose come stanno.
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Che potessero sorgere problemi ad altre centrali nucleari interessate dal sisma e dalle scosse violente che ancora devastano il nord del Giappone lo si sospettava e temeva. Quello che appare sempre più difficile da capire è la reticenza giapponese a fornire informazioni obiettive, a dire le cose come stanno.
Oramai anche le parole si sono berlusconizzate, sistematicamente trasformate in segni che “nominano” concetti con cui non hanno più alcuna relazione.
Il processo diventa “giusto” quando serve a tenere al sicuro il capo, ma ai babbei si racconta che garantirà più equità ai poveracci incastrati nel meccanismo giudiziario che, altrimenti li stritolerebbe come già fa. La Magistratura “ingiusta” va raddrizzata, domata, riportata al giudizio, resa efficiente per questo paese ingiusti: a questo serve il “giusto processo”, non ad altro, ci spiegano i commentatori e le teste d’ariete parlamentari.
La prescrizione “breve”, invece, serve a mettere un po’ di pepe sulla coda dei giudici poco produttivi che menano il can per l’aia nelle aule dei tribunali, rendendo interminabili i processi. Il personale che ci vuole a far funzionare la macchina della giustizia? Meno ce n’è meglio è, così i magistrati si accaniscono sui poveracci e lasciano stare i reati da colletti bianchi. Le regole dei processi e il sistema di garanzie formali degli imputati? Più è contorto e meglio è, così la scampano quelli che hanno bravi avvocati, capaci di cavillare e rinviare sine die utilizzando le infinite scappatoie ed eccezioni che, leggina dopo leggina, si vanno introducendo nella gestione del rito processuale.
Nelle nostre democrazie l’ecologia è la più grande delle necessità.
La catastrofe di Fukushima cambia probabilmente la dimensione dell’ecologia politica in Francia e non solo, ma trovo che il termine “manna” non sia quello più adatto. Si tratta piuttosto di una presa di coscienza ciò a cui ci invita questa catastrofe. Una presa di coscienza quadrupla. Innanzitutto il fatto che le questioni di ecologia sono questioni di democrazia. Senza inquadramento democratico, la tecnologia è un fantasma pericolosamente senza controllo.
Poi sul fatto che le questioni ecologiche sono problemi di lungo termine. Non si tratta di un mezzo punto di crescita (del PIL) in più o in meno, ma della nostra capacità di vivere, o sopravvivere, quando gli ecosistemi sono degradati. In terzo luogo, il tema che si pone è quello della resistenza della democrazia elle situazioni di crisi. Infine, l’avvenire dell’energia nucleare. Manna? Veramente non credo proprio; tuttavia non possiamo occuparci d’altro.
Come si fa a parlare di fine del nucleare sapendo che le energie rinnovabili come il fotovoltaico è ‘eolico non possono soddisfare la domanda di elettricità, almeno nel medio termine, a che questa decisione contrasta con la scelta ecologica più importante degli ultimi cinquant’anni, il Protocollo di Kyoto?
Nella domanda ce ne sono due. La prima riguarda l’importanza dell’energia nucleare nell’approvvigionamento energetico dei paesi del mondo, e sotto questo punto di vista bisogna sapere che l’eccezionalità nucleare francese nasconde la realtà seguente: nella produzione di energia nel mondo, l’energia nucleare conta meno di quella da fonti rinnovabili. Seconda parte delle domanda: il cambiamento climatico.
Anche in questo caso l’energia nucleare conta relativamente poco. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, rappresenterebbe il 6% della soluzione al problema dell’emissione di gas a effetto serra. La maggior parte delle soluzioni al problema dell’effetto serra è nel risparmio energetico, nell’efficienza energetica, nelle energie rinnovabili.
A parte “bisogna fermare il nucleare”, quali risposte possono dare gli ecologisti?
Precisamente, se si considerano gli scenari proposti dall’associazione Négawatt, si può disegnare uno scenario energetico al 2050 che permette di eliminare il carbonio dall’economia senza per questo nuclearizzare l’energia. Ci sono scenari energetici simili che attribuiscono un ruolo maggiore agli risparmi energetici e alle rinnovabili. Per esempio quelli elaborati dall’università di Stanford.
Gli ecologisti, e tutti quelli che si oppongono al nucleare, hanno a disposizione delle argomentazioni estremamente convincenti da far valere in materia energetica, tecnologica ed economica. Entriamo nel dettaglio di queste tre misure. Risparmio energetico, vuol dire sviluppare nuove tecnologie in campo energetico e ambientale, come ad esempio le reti intelligenti, capaci di evitare gli sprechi regolando i consumi.
Efficienza energetica vuol dire, ad esempio, investimenti nelle tecnologie dei trasporti, ma nell’isolamento termico degli edifici che è la fonte più importante di lavoro verde. Infine le energie rinnovabili sulle quali, specialmente in Francia, resta da fare tutto, o come nel caso del fotovoltaico, a non disfare.
La catastrofe giapponese rinforza l’ecologia politica per il tempo dell’allarme. Come per ogni incidente o catastrofe, tutto il mondo si emoziona, si assumono delle misure spettacolari e non sempre adatte, poi il ricordo di affievolisce, si ricomincia a costruire in zone esondabili, scommettendo sul fatto che l’incidente non arriverà mai…
Sarebbe spiacevole. Credo che si possa parlare di una generazione Fukushima, composta di persone che hanno improvvisamente preso coscienza di quello che la tecnologia senza democrazia rappresenta come rischio maggiore per l’umanità. Lo spettacolo quotidiano dell’impotenza della tecnologia unita alla carenza democratica del Giappone non potrà essere dimenticato così in fretta, perché noi sappiamo che si presenteranno delle catastrofi che chiamo “social-ecologiche” nella misura in cui il loro impatto dipenderà dalle condizioni sociali e politiche, dal livello delle diseguaglianze e della qualità delle democrazia.
Sono rimasto sbalordito nel sentire il vecchio direttore della prefettura di Fukushima attribuire questa catastrofe nucleare a “una imprevidenza umana” e à “un degrado del processo di decisione politica”. Fukushima ci dice una cosa molto chiara: preparatevi.
Che impatto può avere Fukushima sulla nostra coscienza ecologica?
La domanda richiama la mia prima risposta: Fukushima c ricorda che i problemi ecologici non sono dei vincoli che pesano sulla nostra competitività economica, come si è sentito dire ormai troppo sovente negli ultimi quattro o cinque anni. I temi dell’ecologia determinano il nostro benessere, determinano anche la possibilità di ospitalità per l’uomo su questo pianeta.
Fukushima ci ha brutalmente risvegliati dall’idea che l’ecologia è un lusso che noi non possiamo permetterci in temi di crisi sociale, per ricordarci che (quella ecologica) può essere la più grande necessità nelle nostre democrazie.
In cosa l’ecologia è credibile, dal punto vista economico? Ci sono esempi di crescita verde riusciti? Mi sembra che manchi ancora il ritorno.
Sono d’accordo sulla mancanza di ritorno. Ci sono degli studi, i cui risultati sono beninteso discutibili, e lo stesso concetto di crescita verde è a geometria variabile. In un capitolo del mio libro, cerco di definirla secondo tre dimensioni: lo sviluppo delle eco-imprese, l’economia circolare, vale a dire quella che riduce i rifiuti e il consumo di energie, l’economia di funzionalità, vale a dire quella che trasforma i beni in servizi per diminuirne il consumo. Infine, terza dimensione, la creazione di nuovi indicatori di sviluppo umano che permetteranno un nuovo governo delle politiche pubbliche.
Io parlo più volentieri di “economia verde”, mettendo insieme queste tre dimensioni, che di “crescita verde”. Pe rispondere più direttamente alla domanda, c’è un dibattito in corso sulle previsioni di creazione di posti di lavori verdi, ma non vi è dubbio che si può fare a condizione di disporre di strumenti economici efficaci come quelli dei “sovraprezzi” – per esempio la carbon tax-; questa trasformazione ecologica delle nostre strutture economiche sarà, come tutte le precedenti, creatrice di lavoro, e ancora di iù se si accompagna a una rivoluzione tecnologica.
I partiti verdi sono veramente credibili? I loro programmi mi sembrano sempre troppo leggeri.
Uno dei problemi maggiori, in Francia come in Germania, e più generalmente in Europa, dove i partiti verdi sono più sviluppati, è quello che chiamo la politicizzazione dei temi ecologici, vale a dire la tendenza a collegarli alle tematiche sociali, a cominciare dal tema della diseguaglianza.
Non bisogna che l’ecologia si incateni un una posizione moralista che scoraggerà i cittadini, e lo stesso, che li colpevolizzi, finirebbe per irritarli. Bisogna connettere l’ecologia alla questione sociale. E’ quello che chiamo la social-ecologia. Faccio due semplici esempi i Francia: la precarietà energetica, che tocca all’incirca il 13% delle famiglie, che sono dunque vittime delle cattive condizioni delle loro abitazioni, che aggravano così la loro dipendenza dai consumi di energia.
Questo tema deve diventare centrale nel dibattito pubblico francese. Altro esempio: le disuguaglianze ambientali, vale a dire l’accesso disuguale ai piaceri dell’ambiente e l’esposizione diseguale ai rischi di inquinamento.
Bisogna assolutamente sviluppare questi temi. In Francia, il 60% delle persone espose a rischi industriali abitano in zone urbane sensibili. C’è dunque un “loop socio-ambientale”. Le cattive condizioni ambientali infettano le condizioni sociali e bisogna porre rimedio. Non si può più concepire uno stato previdente che non tenga conto degli effetti delle condizioni ambientali sul benessere della popolazione. Bisogna dunque passare da una social-democrazia, un po’ sorpassata, alla social-ecologia.
Lei pensa che l’azione dell’Unione Europea in questo campo reciti un ruolo cruciale? Non è che questa catastrofe mostra piuttosto i dissensi che esistono fra i 27 circa l’atomo e le politiche energetiche?
Buona domanda. L’UE ha evidentemente un ruolo centrale da giocare in materia di politiche ambientali. E’ uno dei suoi ambiti di competenza più importanti che si è sviluppate nel corso degli ultimi vent’anni. A tale unto che l’UE è oggi il leader ecologico mondiale. Lo si vede sulle questioni climatiche. D’altro canto, le divergenze di reazione, per esempio fra la Francia e la Germania, mostrano quanto siamo ancora lontani da una politica energetica europea, che non è mai stata così necessaria e che pertanto non è mai sembrata così irraggiungibile.
Si tratta di integrare al meglio le differenti fonti energetiche a livello europeo per arrivare a costruire una vera rete europea di energie rinnovabili. Questo permetterebbe di mitigare i problemi di intermittenza di queste fonti di energia.
Da questo punto di vista c’è una cesura incomprensibile tra una politica climatica europea sempre più unificata e una politica energetica sempre più frammentata. Il teme centrale dell’UE dei prossimi trent’anni dovrebbe proprio essere questo.
Ho l’impressione che, prima che una decisione circa la restrizione o la fine del nucleare sia presa, bisognerà che si verifichi il peggio, qui in Francia. Pensa che sia possibile uno sblocco della situazione prima che avvenga una catastrofe nazionale?
E’ il problema del post-Fukushima, che capita un anno prima della scadenza delle presidenziali francesi, e che da questo punto di vista è un’opportunità da cogliere. Bisogna aprire un dibattito sulla strategia energetica francese da qui al 2050, che significa che non dobbiamo aspettare dieci anni per prendere la decisione. Le decisioni debbono essere prese l’anno prossimo per i quarant’anni che seguiranno. Devono essere prese alla luce di ciò che è accaduto, vale a dire la possibilità di realizzazione dello scenario peggiore, quello della catastrofe.
Questa possibilità è reale, e noi dobbiamo comparare il costo dell’energia e il costo della catastrofe nucleare. Che valore ha il fatto di pagare il 20% in meno l’elettricità per vent’anni se, per conseguenza, non si potrà più abitare per secoli un territorio contaminato?
Lo ripeto: Fukushima ci proietta nel lungo termine, che è il quadro adeguato per trattare le questioni ecologiche.
Mentre la “battaglia Fukushima” infuriava, in Francia noi abbiamo visto più del 60% di astenuti. Come credere alla speranza di un rigurgito di vitalità democratica nelle nostre società in queste condizioni?
L’astensionismo, oppure del voto agli estremisti, pone il problema dell’usura degli orizzonti politici in Francia e in Europa. Questa indifferenza non può trovare rimedi se non nella reinvenzione di un progetto collettivo. Che è ciò che gli ecologisti intendono portare. A questo proposito noi abbiamo in Francia fra due forme possibili di terza forza politica: una forza politica che guarda all’avvenire e alla reinvenzione della socialdemocrazia,e una forza politica ossessionata dal passato e dal rimasticamento della pagine buie della storia francese.
Ma questo nuovo orizzonte politico non sarà solido se non si insinuerà nelle realtà sociali. Se no si ridurrà a un partito della catastrofe, ansiogeno e insopportabile per i cittadini.
Fukushima non rischia di orientare la politica ecologista unicamente sui problemi nucleari, scartando tutte le altre problematiche ambientali?
Dono d’accordo. Fukushima deve essere l’occasione per ricondurre il problema energetico alla sua globalità e non soltanto in rifermento al nucleare e inoltre deve essere l’occasione per riportare al centro del dibattito tutte le questioni ecologiche: clima, biodiversità, acqua, degrado degli ecosistemi,, vale a dire tutti i problemi a ungo termine creati dal nostro modello di sviluppo. Così come il cambiamento climatico ha la tendenza ad occupare tutto lo spazio politico, occorre ce il nucleare non riassuma in sè tutti i problemi ecologico di oggi e di domani.
Cecile Duflot la sera delle elezioni cantonali ha dichiarato che l’ecologia non è nè di destra nè di sinistra. Nicolas Hulot è chiaramente un liberale. L’ecologia politica può cambiare le regole? Come si può aumentare il tasso di ecologia senza rimettere in causa l’economia neoliberale? Ci si può fidare dei dirigenti politici dell’ecologismo se i loro discorsi non sono chiari su questo piano?
Nella domanda ci sono numerosi aspetti, due i principali: l’ecologia deve essere politicizzata, ne sono convinto, ma non deve rispettare gli schemi attuali. L’idea che l’ecologia non sia nè di destra nè di sinistra è una trappola. L’ecologia è di destra e di sinistra. Ha a cuore la vita di tutti i cittadini.
Circa il tema dei rapporti fra ecologia ed economia, e del posto da riservare al neoliberalismo, la tesi che sviluppo nella mia opera e che lo sviluppo delle diseguaglianze, nello stesso tempo all’interno di un paese e fra i paesi, intervenuto negli ultimi due tre decenni è insostenibile. Le disuguaglianze debbono essere ridotte e questo suppone l’uscita da una teoria economica che crede di poter risolvere a circuito chiuso tutte le questioni delle società umane applicando lo stesso modello neoclassico.
E’ l’economia aperta alle altre discipline che permetterà, con le altre scienze sociali, di rispondere alla sfide che ci arrivano dalle scienze applicate. La democrazia deve riprendere il comando.
(tradotto da Mariano, che si scusa per le eventuali imprecisioni e cavolate)
Quello di la russa a fini, in pieno parlamento, è stato la dimostrazione plastica dello stato delle relazioni politiche e personali, delle difficoltà del governo e della tensione che agita la maggioranza rischiando ogni minuto l'impazzimento. Nemmeno lo spot di berlusconi a Lampedusa è riuscito a distogliere l'attenzione dallo squagliamento della maggioranza e dalla sua incapacità di affrontare qualunque problema senza generare guai e guasti a se stessa e al paese.
Basta una manifestazione, neanche particolarmente affollata, fuori dal Parlamento per mandare in tilt esimi e potenti rappresentanti politici che sono e si sentono padroni d'Italia. Basta un pretesto qualunque per far saltare tutto, anche i loro ridicoli blitz per far approvare le solite leggi pro capo: così sta andando per l'emendamento sulla prescrizione ad personam, una banalità che in altri tempi avrebbero fatto passare con perizia e tempistica breve.
In questa intervista berlusconi, pittato come una zoccola stagionata e con bocca piena di sussiego, spiega ai tunisini in un buon francese che il nostro paese è accogliente, che sa come aprire i suoi ospedali agli stranieri che arrivano in cerca di qualcosa di buono, che garantisce lavoro, abitazione, assistenza… perché questa è la civiltà dell’Italia. Non di tutti, racconta, ma certamente del suo governo e delle forze politiche che lo sostengono. Insomma, uno spot ben fatto per incoraggiare la traversata del Mediterraneo con qualunque mezzo.
Ogni giorno una nuova notizia, di quella fornite con il contagocce da oramai diciotto giorni. Ieri abbiamo imparato che il plutonio "è uscito" dal reattore n. 2 cominciando a contaminare le aree circostanti e contribuendo in modo determinante all'innalzamento dei livelli di radioattività nell'area.
Intanto il mare è radioattivo, la nube è arrivata anche da noi e si promettono nuovi sviluppi non del tutto prevedibili. Tutte le sere vediamo il premier o qualcuno del governo del Giappone inchinarsi alla bandiera e dire cose che non comprendiamo, ma che hanno sempre un sapore rassicurante.
Il successo dei Verdi nelle due elezioni regionali di ieri è qualcosa di più dell’avanzata di un partito ai danni degli altri, fenomeno abbastanza consueto nelle democrazie mature.
In entrambi i Land raddoppiano i voti e nel Baden-Wutteberg scavalcano anche i socialdemocratici: è il riconoscimento di idee, politiche e personale politico oramai adatto a governare le dinamiche complesse delle complicate società occidentali.
Oramai guardano ai Verdi e agli ecologisti anche settori moderati delle società opulente, parte del mondo civico e soprattutto gli autonomisti, cioè quelli che pensano che la globalizzazione debba essere contemperata con una decisa valorizzazione del “particolare”, del locale, del radicato. Guardano ai Verdi gruppi e associazioni che hanno al centro della loro esistenza l’idea del limite allo sviluppo, della ricerca dell’armonia al posto del conflitto continuo, dell’economia che produce lavoro pulito e non sfruttamento bieco. Soprattutto guardano ai Verdi persone che reclamano un ceto politico migliore, colto, disinteressato per quanto possibile, attento al rispetto delle regole, disposto a mettersi in gioco per un’idea compatibile di futuro.
E noi, in Italia? Bisognerebbe provarci, ma è davvero dura, presi come siamo fra ignoranza, integralismo e massimalismo comico.
Mariano
Il tira e molla di Marchionne, le prospettive americane del gruppo. E il Piemonte?
Le voci ricorrenti di uno spostamento della sede centrale negli USA, il feeling con Obama, la prossima acquisizione di ulteriori quote della Chrysler… sono tutti indizi che fano quasi una prova: la FIAT (Fabbrica Automobili Torino) se ne vuole proprio andare.
A nulla valgono le lusinghe e le prebende che ancora oggi gli enti pubblici elargiscono sebbene non più con la generosità di prima. A nulla valgono le concessioni che i sindacati “responsabili” elargiscono a piene mani e la libertà di spadroneggiare nel mondo dell’indotto di cui ancora gode la FIAT. Non basta, se ne vogliono proprio andare e usano oramai tutte le scuse per mascherare ancora per un po’ la situazione di ritirata, d’altra parte sono un gruppo privato e fanno quello che vogliono. Stupisce l’incapacità dei pubblici amministratori e dei vertici della politica, che dovrebbero fronteggiare con maggiore energia atteggiamenti e prese di posizione che in nessun altro posto Marchionne e gli Elkann potrebbero permettersi di assumere.
Questo è il tono - fra il divertito e l'incredulo - con cui larga parte del mondo dei mass media nostrani tratta il tema dell'arrivo della nube radioattiva rilasciata dalla centrale di Fukushima oramai 13 giorni fa.
La notizia viene messa insieme a quelle che riguardano i "disagi" che patiscono i Giapponesi costretti alla cura dello iodio o a sottoporre tutto al contatore Geiger solo per scoprire che la loro vita è diventata radioattiva, per qualcuno è tornata ad esserlo.
Niente carnevale a Topolinia quest'anno: non ci sono soldi, sostengono il minitopo e i suoi compari, e quindi si taglia sulla festa. In fondo si tratta delle reminiscenze di feste pagane e i capi di Topolinia sono molto devoti, come si evince dai loro stili di vita e dalle varianti al piano regolatore della città.
I piccoli topolini vogliosi di vestirsi da zorro? Stiano a casa o vadano a far carnevale da altra parte, a Topolinia non ci stanno mica per divertirsi!
I pacchi di coriandoli e di stelle filanti già comprate, le mamme desiderose di accompagnare i pargoli alla sfilata per trascorrere qualche ora in compagnia dei papà e dei frugoletti bardati come mai più, fotografando persino i passeri e i topolini neri che vendono roba taroccata? Il prossimo anno, quando Faccia da Bambi sarà in campagna elettorale per dimostrare che il nulla può succedere al nulla.
Venticinque anni fa, le associazioni ambientaliste raccolsero oltre 60 mila firme per richiedere il referendum. Loro, i cittadini firmatari e anche gli animali, aspettano che finalmente il referendum si faccia. Accorpato agli altri, così non c'è l'alibi dei costi.
Perché stanno tutti facendo finta che il problema non ci sia? Aspetto la vendetta della tipica fauna alpina!
Nei prossimi giorni pubblicherò i documenti e i materiali.
Un po' come è successo al pozzo petrolifero della BP e al disastro ecologico che ha prodotto, le vicende della centrale di Fukushima rischiano di entrare nella cronaca "usuale", quella che finisce sulle pagine interne dei giornali e di cui ci si occupa quando non succede niente di più eclatante. Solo che la tragedia giapponese è tragedia mondiale, solo che i pericoli sono ancora tutti lì e i nuclearisti di ieri pensano di cavarsela cospargendosi il capo di cenere e dicendosi che "c'è bisogno di una pausa di riflessione", come se i rischi del nucleare non fossero tutti già conosciuti prima che il Giappone ce li rappresentasse in tutta la loro drammaticità.
Penso che nei prossimi giorni sarà la Libia a tenere banco, insieme con l'Italietta di sempre: berlusconi fischiato, i processi rinviati, i suoi avvocati, l'inconsistenza dell' opposizione, la paura che tutto crolli, le elezioni amministrative, il dato politico dei referendum e così via.
Ecco come la pensano i nuclearisti d'oltralpe.
Non ci sono più dubbi: Fukushima è davvero un disastro nucleare il cui nome appare ora sulla scala di gravità - e nella storia industriale - vicino a quello di Chernobyl.
Probabilmente è prematuro per seppellire l'atomo civile, soprattutto in un paese così "nuclearizzato" come la Francia, ma il settore sta di nuovo per entrare in una crisi acuta nella quale il suo rigore e la sua trasparenza saranno sottoposti a dura prova.
Giustamente messo in discussione, iI piccolo mondo del nucleare civile è infatti afflitto due mali: una forma di arroganza e di poca trasparenza nei confronti dell'opinione pubblica.
Non c'è bisogno di essere credenti per sentire come pericolosa l'attitudine a darsi obiettivi sempre più proiettati nel futuro, senza che si sappia come si potrebbe fare a tornare indietro, se si rivelassero fallimentari.
Questo è il nucleare: al di là di tutte le discussioni, non va bene consegnare al nostro futuro macchine infernali che nessuno sa come spegnere e rendere innocue.
Bisogna darsi dei limiti, perché ci sono nella natura e nelle nostre possibilità. Bisogna darsi dei limiti anche per stimolare le nostre capacità di risolvere problemi complessi con l'aiuto dell'ingegno e la modestia di chi sa che un terremoto può spazzare via tutto in un momento, perfino oscurare quella faccia da schiaffi di Chicco Testa e di tutti quelli che - convertiti al nucleare dopo anni di professionismo sul versante opposto - se ne vanno in televisione a spiegarci perché hanno ragione loro, con dalemiana prosopopea e nessuna vergogna.
Mariano
Stamattina le pagine dei giornali sono piene delle esternazioni di Chiamparino (e dei commenti conseguenti) intorno al suo partito, i PD.
In sostanza il sindaco di Torino sostiene che il PD, così com'è, non ha futuro e che non vede grandi possibilità di riformarlo per renderlo più adatto a costruire una moderna alternativa al centrodestra. Ciò che è più drammatico è che il PD gli appare culturalmente incapace di assumere la scommessa di modernizzare l'Italia e di costruire un futuro decente a questo nostro paese sfibrato.Questa sintesi è un po' arbitraria, ma mi sembra che dia conto del pensiero del Chiampa.
Trattasi della scoperta dell'acqua calda, è da tempo che il suo partito è così. Lo è nel modo in cui è stato fondato (fusione per incorporazione di due forze politiche in crisi e non nuovo partito con regole, tessere e dirigenza eletti ex novo, idee confuse dove il tutto si confonde col suo contrario, capi e capetti a organizzare correnti e conventicole), lo è per come ha continuato il suo percorso.
Dopo anni di leggi ad personam, trucchi e trucchetti per eludere i processi a carico del capo, adesso non sanno proprio più cosa inventarsi per gettare un po' di polvere negli occhi già infiammati di un popolo su cui si sta abbattendo tutto quel che si merita.
Facile immaginare che da domani l'interesse dei media e degli opinionisti si sposterà su temi fondamentali per l'emergenza che viviamo: separazione della carriere, intercettazioni sì o no, responsabilità civile dei magistrati, giusto processo, prescrizione, proscrizione e chissà cos'altro ancora.
I magistrati scenderanno sul piede di guerra e proclameranno l'agitazione, le sacerdotesse della sacrosanta indipendenza della Magistratura torneranno ad animare le piazze e i convegni in un'eterna storia che sembra ripresentarsi come un ciclo maledetto e senza fine.
Tavole rotonde, destra contro sinistra, forse il centro è disponibile al dialogo, anche qualche democratico troverà il modo di pavoneggiarsi spiegandoci dalemianamente che "è ora di mettere un bavaglio a certe esagerazioni dei giudici" e che "non bisogna essere pregiudizialmente contro le proposte di Berlusconi, solo perché è lui".
La notizia del maxi abuso edilizio del figlio della Moratti potrebbe far sorridere in un paese dove se ne fanno di tutti i colori: da affittopoli a puttanopoli, tutto sembra oramai esser permesso e chi più ne fa più merita considerazione e consenso.
Il rampollo ha comprato cinque capannoni industriali, se li è ristrutturati per farci un mega-loft, dotato di tutti i comforts e delle innovazioni più tecnologiche che ci sono in giro. Così come altri milanesi illustri realizzano il loro personale sogno erotico - modellato sui film porno soft degli anni '70, come "La poliziotta", "Infermiera di notte", o anche "Fiorina la vacca", o ancora "Quel gran pezzo dell'Ubalda, tutta nuda tutta calda" - il giovane rampollo morattiano, con troppi soldi in tasca e poca cognizione, ha pensato bene di realizzare il suo sogno di degno emulo di Bat-Man.
Il rampollo non è del tutto scemo e, resosi conto che per trasformare la destinazione d'uso di un locale bisogna pagare gli oneri (lo fanno tutti i bravi cittadini), ha mascherato il tutto al tecnico comunale in visita, spacciando i suoi capannoni per commerciali e nascondendo con muri di cartongesso le opere che non potevano andare bene per l'onesto funzionario. Dunque sapeva di frodare il Comune.
Sarà Benigni, saranno le esigenze professionali, sarà la vecchiaia... non so. Ma certamente una rilettura meno frettolosa della Divina Commedia sollecita riflessioni e stimola sentimenti in modo sorprendente, come se la rappresentazione della condizione umana fosse davvero sempre la stessa, immutabile nella sostanza, mutevole solo nella forma attraverso cui si manifesta. Ancora una volta mi è accaduto - raccontando di tutto questo e di altro ancora a creature simpatiche e intelligenti, ma vogliose d'altro - di sentirmi scosso e coinvolto in ragionamenti e bilanci personali senza neppure volerlo.
Questa volta si tratta dei traditori dei benefattori che Dante colloca nell'ultimo girone dell' Inferno, a stretto contatto col culo di Lucifero che ogni tanto emette una scorreggia tossica. Questa forma di tradimento per Dante è il peggiore dei peccati di cui un essere umano possa macchiarsi.
Penso che abbia ragione, anche se non sempre è facile separare la lealtà dalla fedeltà.
Sul numero 2 di febbraio 2011 della rivista è pubblicato un pezzo edito su questo blog. L'ho scritto allora con parecchia sofferenza e un po' di speranza. Mi sembra di averci preso, ne sono orgoglioso e contento.
Soprattutto sono contento del talent scout che segue il mio blog e ha colto nel profondo il disagio di uno poco credente, ma molto trepidante.
Convinto - come sono - che la fede sia una risorsa impagabile, tanto più apprezzata da chi non ce l'ha, e che il conflitto fra ciò che pensiamo e vorremmo essere e la cruda realtà delle compatibilità di questo mondo sia spesso il vero ostacolo da superare ogni giorno. (leggi sul blog)
Le esternazioni dello sporcaccione di Arcore e il sostegno della sua ministra all'Istruzione, già nota per altri esercizi, soprattutto orali, danno finalmente conto di cosa pensa il governo (e una fetta del paese) della scuola pubblica, statale e paritaria: un posto dove si insegnano cose diverse da quelle che vogliono le famiglie italiane.
Infatti le famiglie italiane - rincretinite dall'ignoranza e da un ventennio della peggiore tivù - vogliono i corsi di zoccolaggine, di velineria, di calcio, di portamento televisivo, di trucco e di massaggio, di tuffo in piscina con idromassaggio, di tronismo, di leccaggio e di riconoscimento marche.
Mica vogliono per i loro figli un'istruzione e un'educazione che li aiutino a crescere bene e a farsi strada nella vita, secondo b e g queste sono fisime da insegnanti deviati, che non assecondano la brave famiglie italiane.
L'epilogo dei regimi tunisino ed egiziano ci avevano fatto sperare che anche la Libia si sarebbe liberata di Gheddafi con un tributo di sangue abbastanza modesto. Invece è il contrario.
L'amico del cuore di Berlusconi sfoga la disperazione e la solitudine inattese con un bagno di sangue senza precedenti nei confronti dei suoi concittadini e sudditi. Non c'è limite alla atrocità e sappiamo poco di ciò che sta davvero accadendo laggiù, ma non possiamo che sperare che le stime siano per eccesso e che in pochi giorni la rivolta vinca definitivamente.
In Italia il governo fa la solita figura di merda, ma siamo talmente abituati ed anestetizzati che non ci facciamo più caso di tanto. Certo che le Italiane pagate qualche mese fa a Roma per seguire le lezioni di Islam da Gheddafi, durante la sua ultima visita con cena di gala e tutti presenti, debbono aver tirato un bel sospiro di sollievo: chissà che fine avrebbero fatto se, fulminate dalla predicazione del Raiss e ammaliate dai suoi soldi come veline da olgettina, lo avessero seguito laggiù, nel luogo dove adesso si è scatenato l'inferno. E chissà le amazzoni, quelle che lo scortavano, i cavalli berberi, la foto che aveva sulla pancia...
Qualche riflessione sulle vicende collegnesi dopo la condanna di Valentino
E' di ieri la notizia della condanna a due anni di reclusione dell'assessore Valentino (leggi il blog di Civica). Quando qualcuno viene condannato - specialmente per reati contro la Pubblica Amministrazione e cittadini vessati nell'esercizio delle proprie funzioni pubbliche - non è mai una bella cosa. Spiace per lui, per chi ha patito dei reati che ha commesso, per la brutta situazione in cui ha messo l'ente e se stesso. Dunque non è davvero il caso di infierire: la legge ha fatto il suo corso e una brutta storia ha trovato un suo primo (e rapido) epilogo.
Quello che è davvero incomprensibile - lo era anche quest'estate quando la storia è cominciata -, è la reazione della sindaca collegnese, che ha trattato la cosa con una colpevole leggerezza, giurando e spergiurando sull'innocenza del suo assessore e lasciando la città per tutto questo tempo senza un'importante figura di governo.
Anche lei preda del vizio oramai diffuso per cui, una volta eletti, si sentono padroni della città e passano in secondo piano la necessità di esserne anche oculati amministratori e umili servitori del bene pubblico. Non c'era bisogno di consulenti legali per immaginare come andasse a finire la storia e nemmeno fini politici per capire che, in ogni caso, la saggezza dell'amministratore pubblico suggeriva di chiudere la collaborazione con Valentino già nel momento in cui del tutto casualmente la città aveva appreso del suo rinvio a giudizio.
Eh, già! Perché c'è anche questo: la notizia del coinvolgimento di Valentino nella brutta storia che l'ha portato alla condanna sarebbe probabilmente rimasta ancora nascosta se casualmente Giovanni ed io non fossimo stati a Palazzo di Giustizia quel giorno....
La più bella della settimana a Topolinia la produce Gigi lo Smilzo, topolone di complemento al servizio permanente del topocapo e sempre pronto a soddisfare i suoi capricci.
Dovete sapere, cari affezionati lettori, che Gigi ha rilasciato una potente intervista a un giornale locale nella quale annuncia che sarà demolita una antica cascina, perché è oramai un rudere e si deve fare posto a un nuovo moderno centro commerciale.
La notizia potrebbe fare dispiacere solo a quei topolini che amano città segnate dal loro passato e con qualche richiamo alle loro radici, ma non a quelli che amano il modello shopping center per cui tutti i paesi e le città debbono essere uguali, con i carrelli al solito posto e anche i prodotti sugli scaffali. Questi ultimi possono stare tranquilli, il topo Gigi lavora per loro.
... mi sembrava di parlare dell'Italia di oggi. E mi sentivo strano, perché non sapevo più se mi stavo trasformando in uno di quegli insegnanti barbosi e autoreferenziali, pieni di boria e di frustrazioni per quello che avrebbero voluto essere e non sono stati.
Mentre raccontavo di come nasce la milizia fascista, era come se parlassi delle ronde padane: per fortuna quella hanno fatto la fine ingloriosa prima di diventare un pericolo. Ma esistono ancora e potrebbero tornare utili a menare le mani se solo lo scontro sociale e politico si radicalizzasse. Anche ottantacinque anni fa si temeva per l'ordine pubblico e si cercava di spaventare la gente col pericolo socialista, comunista, terrorista.
Parlavo loro della formazione del Partito Popolare e della suo sostegno al governo Mussolini, decisivo per trasformare un'emergenza democratica in dittatura, ... e guardo le gerarchie ecclesiastiche di oggi, buone solo a trattare con un governo sputtanato ogni ingiustizia possibile.
L'incipit del ricordo
Senza i ricordi, è come se la intera società vivesse “sospesa”, attimo per attimo: senza passato e senza futuro. Ma, soprattutto, senza cultura (intendendo per cultura quel “complesso di cognizioni, di tradizioni, di procedimenti tecnici, comportamenti e simili, trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un popolo, o dell’intera umanità”. Infatti, la cultura e la civiltà sono visti come due processi paralleli: “la cultura comprendendo le manifestazioni creative e quindi i valori di ogni società, e la civiltà coincidendo con il progresso tecnico e scientifico”).
Ad avere tempo questa mia rubrica dovrebbe diventare quotidiana, anzi potrebbe essere aggiornata più volte al dì, dato che i topoloni una ne pensano e cento ne fanno. Ma io ho altro da fare, compreso portare qualche volta a spasso la mia amata Clarabella. Prima, però, vi racconto questa.
A Topolinia quelli che comandano sono amanti della legalità, sono rispettosi delle regole e a posto con l'etica, la trasparenza, la moralità, sono attenti a non mischiare le cose pubbliche con quelle private, a seguire le procedure che rendono tutti uguali davanti alla pubblica amministrazione. I topolini che ci abitano sono orgogliosi di tutto questo e sono particolarmente felici quando i loro topoloni vanno per convegni a magnificare queste virtù.
Accade che a Topolinia, naturalmente per fare prima e meglio, alcuni lavori che dovrebbe fare i topini che lavorano per la città vengano affidati ad una società pubblica, la Mangiatoia s.r.l., insieme al denaro occorrente.
In Italia è così da molto tempo, ma in questi ultimi tempi l'ostentazione della faziosità fine a se stessa è diventata insopportabile. Le Iva Zanicchi, i Giuliano Ferrara e tutta la serie dei cortigiani e delle cortigiane che si affannano a difendere l'indifendibile - ovvero le prodezze pubbliche di un vecchio porco che, tra l'altro, ha perso il senso del limite - danno l'idea di cosa siamo diventati. Davanti alla banale contestazione di una possibile concussione - la telefonata per far liberare Ruby, magari con la paura che potesse parlare e rivelare cose imbarazzanti - cercano subito di metterla sul moralismi e l'antimoralismo.
Ferrara si spinge a mettere le mutande sul palco, rubando (anche stavolta) un simbolo al sindacato, forse perché annusare quelle sporche era il suo lavoro anche quando militava nel PCI. Dunque lui se ne intende di disinformazione e cerca di spostare l'attenzione sui vizietti del vecchio porco in nome della libertà, perché sa bene quali altri sono i peccati pubblici del suo padrone, quelli che neanche le mutande possono nascondere e potranno nascondere domani, quando tutti si scopriranno antiberlusconiani delle prima ora e la cacca traboccherà dai luoghi dove è stata a lungo nascosta.
Il degrado morale dell'Italia sta anche e soprattutto in questo: volti accecati dalla rabbia, cervelli offuscati dalla faziosità, menti altrimenti lucide improvvisamente appannate se solo si sfiora il capo, difesa a oltranza di tutto e del suo contrario in nome delle comune militanza, del comune sentire, della contiguità personale e ideale che tutto pare giustificare. Ma solo il centrodestra fa così? Sono loro i colpevoli unici di questo banchetto dello Stato ad opera delle tifoserie? Io credo proprio di no.
Come funziona? Tutti coloro che hanno un qualche interesse in comune con i capi vengono richiamati, uno per uno, interrogati e minacciati di estromissione se solo osano non prendere le distanze dai criticoni.
L'avrete vista anche voi la foto del signore egiziano che, durante una delle manifestazioni di questi giorni, se ne stava in piazza a tirare un sasso, insieme a molti altri signori abbigliati per altra incombenza che una manifestazione. Era - lui come gli altri - in giacca e cravatta, capelli e barba curati, aspetto signorile e l'aria di trovarsi poco a suo agio in un contesto come quello.
Certamente non era uscito di casa per andare a tirare sassi. Si sarebbe detto che fosse uscito da una scuola, un ufficio, un ministero, il centro direzionale di un'azienda, a manifestare insieme con gli altri per chiedere la fine di un regime trentennale, un po' più di libertà e di democrazia, una balzo in avanti verso un futuro meno truce di quello che vive. Perfino lui che, dai vestiti che indossa, sembra appartenere alla fascia alta di quel ceto medio che sta sconquassando le piazze in Tunisia e in Egitto a causa del suo scivolare lentamente verso la proletarizzazione.
Che Berlusconi sia oramai alla fine è fatto acclarato. Assai meno lo sono il quando, il modo e cosa succederà dopo la sua caduta, ma il fatto che per lui la situazione non possa che peggiorare è di una tale evidenza che nemmeno il più fesso dei suoi non può non accorgersene. Eppure stanno tutti stretti attorno a lui, gli votano tutto e il contrario di tutto - anche se sanno che verrà loro rinfacciato domani - vanno a farsi sbertucciare in tivù, sposando tesi che cominciano a far sorridere perfino le pensionate più assuefatte alla realtà di plastica degli ultimi vent'anni.
I libri di Storia ci consegnano il racconto della fine di regimi attraverso il progressivo distacco dei più svegli tra gli schierani della prima ora, che improvvisamente si scoprono anti da sempre, ansiosi di legittimarsi con il nuovo che avanza come pontieri nel trapasso da una stagione politica all'altra.
Una serata affollata, quella di ieri alla Fabbrica delle E. C'era Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, a ragionare di Costituente ecologista, di politica di programmi, di credibilità personale di chi si mette in gioco, di necessità di coniugare le varie ecologie (della politica, della natura, dell'economia, della finanza...) in un programma politico ed elettorale di trasformazione del nostro paese. Di fronte a un pubblico curioso e attento è stato interrogato e ha risposto colpo su colpo per due ore davvero intense.
E' impossibile rendere conto di tutti i temi trattati e delle domande e sollecitazioni che sono venuti dal pubblico, non sarei capace di darne conto e finirei per rendere torto alla ricchezza della serata. Per questo mi limito ad alcune riflessioni in libertà.
La prima riguarda gli altri invitati alla serata, che non si sono presentati scrivendo che non volevano parlare con noi, segnatamente con me, troppo "governista".
Non sono poche le famiglie italiane travagliate da infinite discussioni - a volte finiscono in tribunale - che hanno come oggetto le passioni senili del nonnino, invaghitosi della badante procace e disponibile a sperperare con lei il patrimonio che gli eredi sperano di vedersi lasciare alla sua morte.
Vedi il vecchietto, tornato improvvisamente arzillo, correre dietro a tutti i simboli della nostra società: jeans a vita bassa con elastico della mutanda firmata bene in vista, foulard al collo come i gigolò di altri tempi, provvista di viagra, auto sportiva e tanta voglia di vivere alla grande gli ultimi anni di vita. Soprattutto in compagnia di una donna decisamente più giovane, servizievole e disponibile: chissene frega se finge, se punta all'eredità, se ha degli altri fidanzati che vede di nascosto.
Il bello è godersela un po', vedere quelle facce stranite degli amici vecchietti e dei parenti incazzati, gli stessi che dovranno provvedere a lui una volta che la badante sarà fuggita coi soldi, il conto prosciugato e la salute definitamente perduta.
Fine della prima parte dell'anno scolastico, le scuole si animano nel tardo pomeriggio per la consegna delle pagelle: genitori con passo militare, studenti rassegnati dietro a loro col capo chino.
Madri battagliere pronte a scusare tutto dei loro frugoletti si alternano a genitrici arcigne che promettono botte e punizioni con lo sguardo mentre ascoltano le giaculatorie degli insegnanti.
I padri sono spesso succubi delle loro signore, le seguono un passo indietro (come Michelle con Obama, ma al contrario), come se fossero lì per sbaglio, al massimo per intervenire se perdessero il controllo; quelli separati poi strisciano lungo i muri e si squagliano davanti alle ex mogli che li guardano con compassione come ad attribuire loro, e solo a loro, i fallimenti dei figli, ammiccando alle insegnanti donne, a sollecitare una loro inevitabile complicità tutta femminile.
Mentre pagine e pagine di parole e foto rendono conto del dramma di un vecchio sporcaccione e della tragedia della nazione che si è affidata a lui con la complicità dei suoi oppositori e dei suoi cortigiani, passa quasi inosservata la notizia che in Italia, fra i giovani di età compresa fra i 15 e i 29 anni, bel il 21% non fa nulla. Vale a dire che non studia e non lavora.
Se i numeri hanno ancora un senso, significa che 1/5 dei soggetti che devono garantire un futuro al nostro paese sono già out, fuori dalla società e dalle sue dinamiche, o che stanno per esserlo. Fra loro ci saranno certamente aspiranti veline mancate - per mancanza di fisico o per scrupolo morale - e tanti calciatori che non hanno sfondato.
Mai più affermare che abbiamo toccato il fondo, non è mai vero. Adesso tornano sulle prime pagine le prodezze del cavaliere con le donnine a pagamento, che siano minorenni o maggiorenni. Nell'ordine abbiamo appreso che: usa il suo potere di uomo di Stato per far liberare le sue amichette quando vengono arrestate, adopera minorenni per i suoi festini ad Arcore insieme ad altre vecchie volpi come Mora e Fede forse anche Cicchitto, tiene una specie di troiaio nei paraggi dove alloggiare le sua zoccole perché siano sempre pronte per l'uso, tutti quelli che deplorano questo suo modo di fare o che gli chiedono conto dei reati che commetti sono comunisti.
Fin qui nulla di nuovo, ma che dire degli ammiratori del cavaliere che lo ammirano proprio per questo?
Possibile che la massima aspirazione per un genitore, fratello, nonno di una bella e giovane ragazza sia quello di farne una zoccola che la da in giro per sperare di poter sculettare in televisione? Possibile che il modello che passa sia sempre e solo quello del vendere la propria merce, incuranti della dignità personale e apparentemente dimentichi delle conseguenze future? Davvero chi sta vicino a queste ragazze non le mette in guardia dai soldi troppo facili che girano, magari avvisandole di cosa ne sarà di loro non appena altra carne più giovane verrà a soppiantarle?
Nelle ultime elezioni interne a Mirafiori la FIOM aveva ottenuto il 22 % e con gli altri sindacati del fronte del no arrivava a stento al 30%. Nella notte le urne hanno consegnato un risultato che nemmeno il più ottimista oppositore avrebbe immaginato: il sì è passato col 54% dei voti, vale a dire di misura così stretta da consegnare a tutti noi spunti di riflessione per i prossimi giorni.Infatti - se nemmeno la pistola della chiusura degli stabilimenti puntata alla tempia degli operai che votavano ha prodotto il risultato che la destra, Marchionne e un bel pezzo di centrosinistra volevano - allora vuol proprio dire che qualcosa di particolare sta maturando nel nostro paese. Forse si sta ritrovando l'orgoglio del proprio ruolo, la voglia di combattere e anche un po' di speranza nell'efficacia delle azioni che mettiamo in campo, con sacrifici e rinunce. Si sta ritrovando l'indignazione per un mondo fatto di plastica dove nemmeno le parole hanno più lo stesso significato per tutti.
In questi tristi giorni di referendum, ricatti e bisticci, quando sovente ci si meraviglia perché nessuno sembra alzare la testa per ribellarsi a questo schifo... ebbene, in questi giorni, una storia piccola, ma significativa, ci fa capire che non tutto è perduto. Solo che è successa a Topolinia.
Da tempo i dipendenti del comune di Topolinia sono in agitazione. Ce l'hanno con il topocapo per le esternalizzazioni, per la progressiva dequalificazione del lavoro e per tante altre questioni ancora. Non a caso Faccia da Bambi li aveva definiti come già abbiamo raccontato (leggi qui), forse a testimoniare una condizione di nervosismo e di sottovalutazione sistematica del lavoro e delle capacità dei dipendenti municipali.
Accade che il topocapo - essendo oramai prossime le festività natalizie - decida di invitare tutti i lavoratori del municipio nella sala delle feste del comune di Topolinia per lo scambio degli auguri e la distribuzione del panettone, gentilmente offerto da una grosso benefattore locale con propiezioni internazionali, almeno così si dice. Tutto normale se non fosse che...
A mano a mano che si avvicina il fatidico 17 gennaio (oramai manca una settimana scarsa) aumentano le fibrillazioni e si fanno sempre più roboanti le dichiarazioni della Lega che deve portare a casa questo benedetto federalismo altrimenti minaccia lo scioglimento delle camere e le elezioni anticipate.
Per chi vuole saperne di più nel dettaglio un articolo imponente di Massimo Bordignon su lavoce.info chiarisce abbastanza bene la caratteristica dei provvedimenti contenuti nei decreti già licenziati dalla Bicamerale e di quelli ancora in fase di discussione, in particolare il decreto sul federalismo fiscale..
Basta una lettura frettolosa per comprendere che il contenuto dei decreti tutto fa tranne che introdurre il federalismo nel nostro paese. Si modifica la denominazione delle tasse, di accorpano balzelli diversi, ma sempre la gestione della raccolta e della distribuzione delle risorse avviene centralmente. Alla faccia di tutti quelli che pensavano che il federalismo avrebbe almeno prodotto una maggiore responsabilizzazione degli enti locali nella costruzione di un sistema fiscale decentrato e capace di combattere l'evasione fiscale per ridurre le tasse e liberare risorse per investimenti.
Di solito Pippo scrive le sue poche righe sulle vicende di Topolinia una volta la settimana. Qualche volta la salta perfino, ma il minitopo e la sua corte non gli lasciano un attimo di pace, proprio durante le vacanze, quando tutti dovrebbero essere più buoni e calmi. In questi giorni, a Topolinia, Tony the Death (messo a occuparsi di tubi sotterranei senza arte ne parte e perciò grande produttore di danni e disastri) ha tolto il disturbo alla collettività, innescando una serie di eventi davvero esilaranti. Ma andiamo per ordine e diamo la parola a Pippo.
Gesù Bambino non aveva fatto in tempo a nascere che già un evento ne metteva in ombra l'importanza: Tony the Death - messo anni fa dal minitopo alla presidenza di una importante azienda pubblica di Topolinia e, nei fatti, suo liquidatore alle peggiori condizioni possibili per la collettività - ha rassegnato le dimissioni nelle zampette del minitopo. Dopo aver ucciso tutto il possibile di un progetto importante per Topolinia, la sua missione era finita ed ecco l'epilogo.
Com'è costume nelle alte sfere di Topolinia, il minitopo e il suo servo Faccia da Bambi si sono ben guardati dal comunicare la notizia. Trattano anche questo come "cosa loro", ridendosela della dabbenaggine dei loro sostenitori che ancora sperano nelle briciole e che perciò se ne stanno con la bocca aperta e la bava alla bocca aspettando che il boccone caschi dalla loro parte, magari anche solo per sbaglio.
Il giorno che segue l'Epifania è davvero triste per i topolini, combattuti fra i saldi anticipati, il referendum della paura, l'ansia delle prossima festa patronale, il posto di lavoro, la salute che vacilla e la continua minaccia di elezioni anticipate. Non c'è proprio nulla che riesca a smorzare questo clima di incertezza e di tristezza da fine delle vacanze: i topolini normali hanno da tempo smesso di fare festa, quelli che avevano motivo per farla hanno esaurito le cartucce, quelli che non sanno dove sbattere la testa la festa non l'hanno nemmeno vista e si domandano che cosa ne sarà di loro le prossima settimana.
Ma a Topolinia non sono tutti così tristi. Per qualcuno a Topolinia la festa continua, anzi è appena cominciata
Fanno festa i nuovi gestori del servizio di scuolabus, gratificati di lauti compensi (oltre 17 mila euro nei mesi di settembre e ottobre e solo per il trasporto degli allievi diversamente abili!), forse non faranno festa gli autisti comunali riciclati per esternalizzare il servizio. Non fanno festa le scuole che usavano gli scuolabus per portare le classi in gita e adesso si pagano tutto.
Questi primi giorni del'anno sono tutti dedicati alla vicenda della FIAT e alle discussioni intorno al ruolo e al carattere di Marchionne. Va detto che i suoi guadagni - da qualunque punto di vista la si guardi - sono scandalosi, lo sono le poche tasse che paga e tutto questo è ancora più disgustoso perché stiamo vivendo un periodo di vacche magre dove pagano anche gli operai, perfino quelli che non sono della FIOM.
Se non fanno schifo ai suoi supporter i modi e lo stile, non vanno certo assunti come unico elemento di valutazione del suo operato. D'altra parte un innovatore - come viene dipinto dai più - non può curarsi della forma, della cortesia, del rispetto delle regole... sennnò che uomo della provvidenza sarebbe? E allora tutti a lodare il suo abbigliamento, il suo stile di vita, a tessere lodi sulla sua capacità di ristrutturare, di infrangere tabù secolari, di destrutturare centri di potere che si credevano eterni e che paralizzano la nostra ingessata società italiana. Che è molto peggio di quella americana dove, com'è noto, se la passano tutti bene perché sono flessibili e pronti al cambiamento.
Negli ultimi due anni la FIAT di Marchionne non ha avviato la produzione di nessun nuovo modello, ha mandato in pensione la Stilo e la Multipla senza rimpiazzarle con alcun altro modello. L'unica auto "nuova" uscita dalla catene di montaggio italiana è la Bravo. Anche la Mito dell'Alfa ha oramai più di tre anni e così la Lancia Delta. Tutto questo mentre i concorrenti sfornavano nuovi modelli a ripetizione.
Il risultato si è ben presto visto: le vendite sono crollate e stanno costantemente scendendo, perfino nei settori dove la FIAT è tradizionalmente più forte, quello delle utilitarie. In compenso le azioni salgono in borsa perché lui doma gli operai e i riottosi sindacati comunisti.
L'anno è appena cominciato fra morti e feriti, per via dei botti, e buoni propositi, per via degli auguri e... ci risiamo! Credevamo che le cose potessero cambiare, ma la musica è sempre la stessa, anzi!
Comincerei dall'attentato burla alla sede della Lega di Gemonio, ridente villaggio padano dove abita Bossi. Si scopre che si trattava di un megapetardo scagliato da due ragazzi del luogo, figli di militanti della Lega. Insomma una ragazzata, una bravata dei nostri allegri giovani padani pieni di esuberanza e di voglia di vivere; se fossero stati marocchini sarebbero stati terroristi islamici al soldo di Al Qaeda. Con una bella bevuta e qualche vaffanculo a roma ladrona, la faccenda si è risolta per il meglio.
In Australia un'area grande come mezza Europa viene completamente allagata per via di piogge continue e battenti come non si erano mai viste. I nostri TG ne danno la notizia dopo quelle sulle caratteristiche del cenone del tronista del momento, fanno vedere un po' di immagini prese dal web e tornano a parlare dei tiramenti di culo della politica. Non uno che colleghi - come hanno fatto in tutto il mondo - questi avvenimenti al cambiamento climatico in atto e agli effetti incredibili delle emissioni di co2 in atmosfera. In questo, tutto come prima. I velinari italiani hanno altro di cui occuparsi, per esempio del calo di vendite dei loro giornali. Chissà perché?
2019
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Proviamo a raccontare una storia incredibile in modo comprensibile a tutti, anche a quelli che continueranno a sostenere di non aver capito....
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C'è chi afferma che fra Cavour e Cirio non c'è poi tutta quella differenza, sempre Piemontesi sono... ... solo che il primo ha f...
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Quando la retorica finisce per sfiancare anche l'ottimista più determinato, quello è il momento di fare ricorso alla ragione La sta...
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Niente da fare: sono ancora troppi gli Italiani che leccano il culo dei potenti a prescindere da quello che dicono e fanno. Solo perché non ...
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A seguito del post di Franco Maletti pubblicato su questo blog ( leggi ), un lettore gli ha scritto proponendogli il suo caso. Anche stavolt...














