IL BIVIO

mercoledì, marzo 07, 2018

IL BIVIO


L'esito elettorale costituisce una grande possibilità di cambiamento, ma anche l'occasione per finte trasformazioni, magari simili a quelle degli anni passati che gli Italiani hanno già scartato col loro voto
Legge elettorale: ha prodotto i risultati attesi. Nessuno vince abbastanza da fare un governo da solo, confusione e difficoltà ulteriori per un paese già stremato. Pensavano forse alle difficoltà dell'Italia, e a darle un governo stabile, Gentiloni (col voto di fiducia), Renzi e Berlusconi quando l'hanno confezionata, i parlamentari che l'hanno votata? Dato che si sapeva prima qual era lo scopo, a qualcuno verrà chiesto conto o passerà ancora una volta tutto in campana con la complicità dei giornalisti di facciata e della proverbiale "memoria corta" degli Italiani?
Vincitori: il M5S vince, poco importa stabilire se vinca per meriti propri o per demeriti altrui, per tantissimi anni abbiamo scelto il meno peggio con la sola forza della disperazione, farsi queste domande adesso non serve proprio a nulla. Ed è l'unico che vinca davvero.
La Lega prende tantissimi voti (dunque vince), ma svuotando quello stesso serbatoio che le servirebbe per andare al governo, da anni variamente collocato intorno al 37/40% con distribuzione dei voti altalenante fra le diverse formazioni che lo compongono. Insomma, la Lega vince a spese degli alleati, facile profetizzare che sarà ben più dura trovare i 50/60 voti che in Parlamento le servirebbero per fare un governo che non il centinaio che servirebbe ai Cinquestelle per farne uno loro.
Sconfitti: il PD. Tutto, tutti e forse irrimediabilmente. A meno di una rivoluzione nei soggetti, idee, metodi e pratiche, tutti aspetti che non appaiono oggi neanche nelle agende dei contestatori di Renzi. Hanno passato anni a contendersi i posti selezionando il personale politico in base alla fedeltà e all'obbedienza. Hanno cresciuto una generazione di imbecilli, con la chiacchiera facile, la morale elastica, un ego smisurato e l'ignoranza sbandierata come una virtù. Veri e propri squali capaci di piegare al loro comodi qualunque buona idea, convinti come sono che le regole valgono solo per gli altri. Pronti perfino a farsi piacere una legge elettorale come il rosatellum, così come ingoiano di tutto perché il branco di cui fanno parte non ammette tentennamenti: sempre tutti attorno al capo, pronti a compiacerlo e fargli strada e mettersi in buona luce, sperando che si accorga di loro e li faccia diventare dei Lotti e delle Seracchiani. Con personale così non si rilancia un partito, specie se il collante (com'è) non è la condivisione di un progetto di trasformazione del paese, ma la conquista gestione e conservazione del potere. Adesso che tutto comincia a traballare e di potere ce n'è meno, ecco che cominciano le turbolenze, i distinguo e gli smarcamenti. La qualità è quella, perciò, anche se si riposizionano alla ricerca delle nuova collocazione utile, restano sempre gentaglia dannosa. Sconfitta anche la dépendance di LeU, qualche giovane interessante e un manipolo di attempati ex alla ricerca di un posto in Parlamento, assai attenti a scegliere i collegi in cui candidarsi, molto meno alla coerenza fra le dichiarazioni e i fatti. Giovani fuori, vecchi dentro, operazione quasi riuscita.
Sconfitti anche i soliti delle liste di folklore, neofascisti compresi (notare: hanno preso la malattia dei partiti comunisti, presentano sempre almeno due liste per decidere chi è più fascista dell'altro), perfino la Bonino che faceva tanto tendenza e che attirava le simpatie dei delusi del PD vogliosi di restare nell'area politica. Finita anche lei, travolta dalla caduta del renzismo.
Il Cavaliere: ha avuto il suo funerale e, con le esequie, una parte del mondo anziano italiano ha perso il riferimento. Renzi sarebbe andato bene per sostituirlo, non escluderei che tentasse un'operazione per provare a inglobarli in qualche partito di nuova costituzione.
Non è chiaro se, come dice Di Maio, si tratta dell'inizio della Terza Repubblica. Certamente queste elezioni, come ci si aspettava, hanno segnato la fine della Seconda: escono di scena - e malamente - i protagonisti della politica dal '92 in avanti. Probabilmente è un abbaglio, ma quelli della Terza Repubblica in giro ci sono già, ma non hanno ancora fatto  la loro comparsa sulla scena: attendiamocela a breve, mentre salutiamo con soddisfazione giovani e vecchie carriere stroncate da un popolo astuto, ma non previdente.
Mariano