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AVERE PAURA

Le stragi di Bruxelles sollevano l'asticella della paura. I racconti di quello che succede nell'Asia minore anche, lo stesso i profughi che muoiono nel Mediterraneo. Un assedio, il terrore...
La paura è un sentimento difficile da controllare: ti entra dentro e ti prende un po' per volta spingendoti prima a cambiare il tuo modo di vedere il mondo, poi a diffidare dei tuoi vicini, infine a cercare modi per barricarti, per tenere gli altri lontano. Ricostruisci la tua esistenza intorno alla sindrome dell'accerchiamento che si accompagna, di solito, con una visione pessimistica del futuro.Se bastano la ripetizione ossessiva di previsioni meteo non belle per tenere le persone lontane dai luoghi di villeggiatura, l'annuncio di un fronte nuvoloso per farci barricare in casa, la scoperta che mangiare troppo fa ingrassare, magari ripetuta compulsivamente in tutti i talk show del pomeriggio... per indurre in noi quell'ansia che ben presto diventa una senso irrazionale ma reale di panico diffuso, figurarsi quando i tg raccontano di bombe, kamikaze, aerei dirottati, innocenti massacrati e vite distrutte.
Dopo la metà degli anni '70 abbiamo avuto paura di partecipare alle manifestazioni politiche: finire sparati da esaltati con le P38 o essere scambiati per fiancheggiatori del terrorismo era un rischio troppo alto, meglio stare a casa. Quelli che non ci stavano potevano finire come a Brescia, saltati in aria insieme al cestino dei rifiuti dove qualcuno aveva messo la bomba.

PICCOLI DEMOS CRESCONO...

Noi che abbiamo allevato bambini per molto tempo (e non solo figli nostri), ben sappiamo che un lieve cedimento sulle regole a volte determina il fallimenti di anni di sforzi...
Dunque, anche le elezioni del segretario nazionale dei Giovani Democratici sono finite in rissa prima e burla poi (leggi). A dimostrazione che i giovanotti e le signorine di fede dem hanno già imparato i vizietti dei loro più anziani compagni di taxi, eccoti arrivare la due giorni della democrazia: gazebo dovunque e sezioni spalancate alle migliaia, decine, centinaia di migliaia di giovani democratici che avrebbero dovuto eleggere i vertici nazionali del movimento.
Solo che gli iscritti non si sono presentati, forse non c'erano mai stati per davvero e e tessere erano una fioritura primaverile anticipata. Un tempo si tesseravano i morti, non gli appena nati. Ma, si sa, siamo nel paese dell'impossibile e cosa vorrete mai che sia una taroccatura nelle tessere.. è tutto a fin di bene, serve a far crescere la democrazia. Due erano i candidati all'ambita carica, ma uno dei due si è ritirato durante le votazioni, invitando i suoi fans a disertare le urne.

LA SPINTA REPULSIVA...DELLE PRIMARIE

Primarie a Roma, Napoli e in tanti altri posti: dal trionfo delle democrazia alla peggiore rappresentazione del marciume morale della politica. Non c'è strumento "buono" che tenga, se chi lo adopera è marcio dentro

A Roma vanno a votare  pochi intimi, ancora adesso non si sa esattamente quanti, ed è tutta una corsa a nascondere, minimizzare, parlare d'altro. Ci siamo abituati, dunque niente di nuovo. A Napoli hanno fatto di meglio: hanno mandato la gente a votare rimborsando l'obolo in anticipo, qualcuno ha ripreso (sarà un caso?) e adesso è bufera. Soprattutto perché si scopre che non è vero che sono andati in tanti a votare, ma sono pochi che hanno votato in tanti posti. Una miseria umana come nessuno avrebbe potuto immaginare, anzi no.
Se nelle grandi città l'attenzione dei media è alta e dunque è più difficile farla franca, nei comuni più piccoli durante la "festa della democrazia" succede già da tempo di tutto e di più, solo che tutti quelli che contano si voltano dall'altra parte e fanno finta che vada tutto bene . In tempi non sospetti avevo raccontato cosa è successo nelle primarie della mia cittadina (leggi), quella che esprime - pensate un po' - un sindaco addirittura presidente nazionale di Avviso Pubblico, associazione per la legalità. Lo stesso che non paga le tasse ed è stata beccato anche a raccontare balle.

ZOTICI E FURBACCHIONI. L'ITALIA RIPARTE COSI'?

I fatti che hanno portato all'approvazione della legge sulle unioni civili sono l'esatto paradigma del dilemma di questo povero paese...

In tempi di crisi economica, di annunci clamorosi che non diventano mai fatti compiuti, di sfiducia, di scazzo, di voglia di lasciar perdere o di scappare... il tema dei diritti civili (sacrosanti, per carità!) rischia di essere il diversivo giusto per distogliere l'attenzione dai drammi di questi nostri tempi. L'UE ci condanna e ci sgrida perché non abbiamo una legge sulle unioni civili, lo fa da tempo e nessuno se ne era mai preoccupato più di tanto. Adesso anche questo dovere diventa - in assenza di competizioni pseudosportive internazionali, di campionati avvincenti, di fatti di cronaca particolarmente cruenti - il modo per fare un po' di fumo. Infatti il governo, mentre il Senato si scanna sulla stepchild adoption, regala le nostre case alla banche senza che nessuno se ne accorga. Addirittura progetta un intervento militare in Libia del quale apprendiamo dalle conferenze stampa degli statunitensi che danno il permesso via etere. 
Gli scandali delle banche amiche passano in terzo e quarto piano, nel Mediterraneo non muore più nessuno e dei profughi se ne occupano gli altri paesi europei nei modi che vediamo. Il governo italiano no, non ha tempo perché deve occuparsi di coordinare la prossima guerra di Libia (la seconda in cui si imbarca l'Italia, la prima nel 1911), naturalmente di nascosto al paese.

LA CAPITALE AMORALE

A Roma tocca da sempre l'appellativo di Capitale amorale,  senza interruzioni da Romolo a Buzzi&Carminati. A Milano tocca di diritto quello di Capitale immorale. E dire che giornali e  tv hanno fatto a gara per farci credere che fosse un esempio di virtù...

"Se bastasse un Pisapia a cambiare una città...", lo sussurrava la settimana scorsa sul treno una signora attempata commentando lo scandalo della sanità della Regione Lombardia. L'ultimo di una lunga serie, dalla Clinica S. Anna in avanti, tutti localizzati in quella regione il cui sistema sanitario - a detta di tutti i commentatori e tuttologi - rappresenta l'eccellenza italiana. Di solito si invitano le altre regioni a prendere esempio dalla Lombardia: cittadini soddisfatti, spesa sotto controllo, ricerca e cura, pubblico e  privato che cinguettano allegramente e servire al meglio il cittadino fortunato di essere nato in un simile bengodi.
Si scoprono, oltre ai soliti giri di mazzette, apparecchiature e attrezzature di qualità scadente pagate per eccelse, protesi dentarie che neanche nel Terzo Mondo, amici e amichette a gogò. Il tutto secondo lo schema, mai abbastanza collaudato, che discende direttamente da Mario Chiesa e dal Pio Albergo Trivulzio, il luogo da cui prese il via il crollo della Prima repubblica e la successiva stagione di Tangentopoli. Stesse storie, sovente stessi personaggi e stesse narrazioni, sembra che non sia cambiato davvero nulla tranne che...

INDIZI CHE INQUIETANO

Quando i tempi si fanno cupi, gli individui mediocri che sono rimasti nelle fogne fino a quel momento, se ne escono a conquistarsi il momento di gloria. E non finisce mai bene

Ce lo insegna la Storia - e quella più recente non si è limitata ad insegnarcelo, ce lo ha invano ripetuto un'infinità di volte - che a ogni difficoltà, politica sociale economica, la paura trionfa e con lei il bisogno di sicurezza, di ordine, di ciò che può garantire un po' di tranquillità. Se si deve, in nome di tutto questo, rinunciare a un po' dei nostri diritti di cittadini... pazienza! Li ritroveremo quando tutto sarà tornato normale.
Invece non li troviamo più: loro non esistono una volta per tutte, sono il prodotto di dialettiche, lotte e equilibri fra i diversi interessi di una società che va avanti, non aspetta proprio nessuno. Nel'ambito dell'analisi politica e sociale molti indizi non fanno una prova, tuttavia inquietano e gettano allarme perché l'oggi è tutto troppo uguale a un passato che tutti diciamo di non voler ritrovare e che, invece, sembra proprio tornare a farsi presente e, magari, futuro. Ecco qualche indizio:

PRIMARIE IN SALSA DI SOIA

Lo scandalo non sono i cinesi milanesi ai seggi del centrosinistra milanese, la vergogna è la "normalizzazione" di una pratica schifosa che ammazza la democrazia... 

I consueti cinguettii di sdegno della minoranza PD, dei satelliti dalle anime candide e dalle voglie poderose, della società civile perbene, quella sempre pronta a stigmatizzare la gestione padronale del M5S, sono tutti ingredienti che oggi condiscono gli articoli dei quotidiani che raccontano delle primarie per il sindaco di Milano. Un'altra volta si svegliano - ovviamente in ritardo - e fingono di denunciare una pratica che nel PD è ampiamente diffusa. Ce lo raccontano le cronache della Liguria, per trattare solo l'ultima delle occasioni, ma anche di Napoli, di tantissimi altri luoghi dove le primarie sono diventate l'occasione per gigantesche opere di cammellaggio (pago, con soldi con promesse con favori,  la gente perché vada a votare il mio candidato) da far impallidire i maestri americani del bui anni '50.
Ma tutti fanno finta di niente: il PD e i satelliti continuano a comportarsi come se niente fosse...

GIOCHIAMO AL DOTTORE?

Il gioco rivela davvero e più di ogni altra attività i cambiamenti epocali che stanno trasformando il nostro mondo: quello "alto" e quello con cui facciamo i conti ogni giorno, qui a casa nostra
"Dai nonni, giochiamo al dottore?" ci fa la nostra nipotina quasi cinquenne sul finire della giornata. Vado a prendere lo stetoscopio e gli altri strumenti di plastica nella sua stanza e dico a mia moglie di fare lei la paziente, così io potrò essere l'infermiere. Ma non serve...
La nostra nipotina non degna di uno sguardo gli strumenti del mestiere, vuole una scrivania e dei pezzi di carta: ci ordina di farli a pezzi regolari e di passarle le penne perché vuole scriverci su qualcosa. Intanto sistema per bene il suo tavolinetto (ora scrivania professionale) mettendo in ordine cancelleria e foglietti. Il tavolo lo sistema in modo che il paziente stia il più possibile lontano da lei.
Il gioco può cominciare e consiste in questo: la nonna, che fa la paziente, entra dalla dottoressa, si siede sulle sedia davanti alla scrivania e il medico in erba la interroga. Nessun contatto fisico, neanche per sbaglio, nessun intervento con l'ausilio degli strumenti che le abbiamo regalato per Natale, solo l'interrogatorio che permette la diagnosi attraverso il racconto dei sintomi operato dalla paziente. Alla fine la dottoressa prescrive la cura scarabocchiando sui fogliettini (ecco a cosa servivano!) e congeda la paziente.

UN AMICO SBAGLIATO

Un amico racconta su fb di un conoscente che lo ha apostrofato perché "amico dell'amico sbagliato". Continua così: "Bene, da allora sono sempre più orgoglioso di essere amico dell'amico sbagliato". Seguono commenti, forse parlano di me
La barbarie che oramai attraversa anche i rapporti interpersonali non risparmia neppure quei legami informali, senza implicazioni di prestigio o di potere, giusto cordiali... un tempo si sarebbero detti "fra conoscenti". La politichetta locale (e anche quella nazionale) si nutre proprio di questa degradazione, fatta di minacce, pettegolezzi mischiati a vittimismo, allusioni offensive e azioni consumate nell'ombra. Tutto come se si potesse ridurre una vita, tante vite, a uno schema molto simile a quella del villaggio dell'ottocento, dove pratiche mafiose, intimidazioni e sottomissione stabilivano l'esatta collocazione di ogni individuo nella piccola società del luogo e del tempo.
Non è così solo nella politica, la barbarie ha contagiato oramai tutti i luoghi della socialità: dal lavoro agli amici del bar... giù giù fino al circolo sportivo o all'associazione di volontariato. Il pettegolare intorno agli altri è diventato acido, corrosivo, offensivo anche per chi lo fa, doloroso per chi lo subisce, insomma è il mondo che si è bullizzato.
Non dovrebbe sorprendere più di tanto che siano proprio quelli che hanno responsabilità collettive ad alimentare questa modalità di rapporti, forse convinti di poter primeggiare ulteriormente in una microsocietà dive tutti cercano di azzannarsi e, così facendo, si lasciano passare sulla testa travi spaventose.
Che la spiegazione sia questa o un'altra poco cambia per il clima complessivo sempre più truce, alla volte perfino al di sopra di ciò che si riterrebbe sopportabile.
In questo brodo sguazzano gli stronzi, quelli che - insensibili - approfittano di una condizione di sofferenza generale per imporre i loro interessi, per scandire le loro inutili e vane giaculatorie, per rimandare ancora una volta la resa dei conti. Che cosa volete che sia per questa gente l'amicizia? Ovviamente quella della malavita organizzata, dove il termine connota la totale subordinazione al capo, ai suoi voleri e alle sue decisioni, in cambio di tranquillità economica e di un ruolo sociale che altrimenti non si potrebbe avere. Anche quassù nel Nord la politica, l'economia, le relazioni industriali e quelle sindacali, quelle associative hanno il linguaggio e le forme della Mafia: il modello funziona, è abbastanza naturale e non è difficile da imparare e gestire. Molto meglio che sforzarsi di affermare la civiltà e l'igiene delle relazioni in un mondo che non ne vuole proprio...
Ho avuto anche io tanti "amici sbagliati": molti mi hanno dato tantissimo, tutti mi hanno insegnato parecchio, qualcuno ha anche fatto una brutta fine. Sono stati il condimento della mia esistenza e ancora lo sono perché non ho smesso di cercare, a volte insieme con loro.
Mi rendo conto che essermi amico è a volte faticoso e poco popolare, per questo sono grato a chi mi corrisponde in amicizia e affetto. Sono anche orgoglioso di avere tanti amici e di non averli persi quando il mio ruolo pubblico e la mia popolarità sono calati. Vorrei esserci di più per loro, ecco un buon proposito per il nuovo anno.
Mariano

FELICE 2016

LA CLASSE DIRIGENTE

Osservare chi è al vertice, studiarne le mosse e le parole sono attività alla portata di tutti. Perché si fa così fatica ad associare il trionfo della mediocrità al declino del paese?
Non c'è persona dotata di cervello e un po' di spirito critico che non lamenti il declino di questa povera Italia che da molti anni (troppi!) ha perso il gusto di immaginare  e lavorare - qualche volta fare sacrifici - per costruire un futuro più accettabile per le giovani generazioni. E' come se - ciascuno avviluppato alle sue proprietà, al lavoro da conservare, al mutuo da pagare, al benessere faticosamente raggiunto e sempre in pericolo - avessimo perso la capacità di metterci in gioco, di scommettere davvero qualcosa di noi per mettere in pista i nostri figli e nipoti.
Non è solo l'egoismo dei vecchi a paralizzare qualunque iniziativa di cambiamento di sostanza, è il terrore che ci portino via anche quello che ci è rimasto e  con cui, spesso, soccorriamo la parte più giovane della nostra famiglia quando si trova in difficoltà: la paura di vivere in un posto dove nessuno si occupa veramente della popolazione e, se lo fa, è per fotterci. Questo è il sentimento diffuso ed è anche il motivo per cui la sfiducia nella politica porta poi gli Italiani a votare comunque sempre gli stessi. Li disprezzi, ma li voti.

LO SMEMORATO DI GRUGLIASCO

La vicenda del sindaco debitore (leggi), le sue dichiarazioni e le conseguenze che si vanno delineando impongono considerazioni e ragionamenti che vanno al di là del fatto specifico...

Il problema non sono i 1400/1500 euro che Montà doveva al Comune di cui è stato prima assessore al Bilancio e ora sindaco. L'entità dell'importo è tale che chiunque capirebbe che non si tratta di indigenza o dimenticanza. E' evidente che si tratta di impunità  e di arroganza: questi i tratti caratteriali e culturali del soggetto, queste le ragioni di una sua drammatica sottovalutazione dell'impatto che potrebbero avere azioni e prese di posizione che al cittadino comune verrebbero perdonate in cambio di una sanzione pecuniaria, ma che al sindaco non possono essere permesse.
Già il 16 novembre gli ho mandato una lettera riservata (regolarmente protocollata in busta chiusa) nelle quale gli facevo presente che qualcosa non andava nella sua situazione di contribuente del Comune... e gli chiedevo precisazione e risposta. Ho aspettato 15 giorni nel suo più assoluto silenzio, mantenendo segreta la scoperta in attesa che mi fornisse le spiegazioni che avevo richiesto, non volevo fargli male. Poi, il 1 dicembre ho presentato l'interrogazione. E' incredibile che lui non abbia adoperato quei giorni per rendersi conto del pericolo che correva e cercare soluzione per minimizzare l'impatto. Che faccia nello stesso modo anche per le questioni che deve affrontare da sindaco? In questo caso c'è da aver paura... soprattutto per la qualità dei collaboratori di cui si è circondato.
Il 2 dicembre, vale a dire il giorno dopo la presentazione dell'interrogazione mi ha chiamato per dirmi che la risposta alla mia lettera precedente l'aveva preparata, ma che si era dimenticato di darmela. E me l'ha portata. La risposta porta la data di protocollo del 1 dicembre: l'ha scritta dopo che aveva saputo dell'interrogazione. Il senso dell'impunità e la boria abituale lo hanno spinto anche a sottovalutare le mie capacità di comprensione e di interpretazione. Che faccia così anche quando, da sindaco, deve valutare persone e situazioni per assumere decisioni utili al progresso della città?

IL DEBITO SFIORA IL MILIONE: BOTTI A CAPODANNO!

I botti tradizionali di fine anno stavolta nel mio comune festeggeranno anche il primo milione di euro. Di debiti verso l'erario da parte di un amico dell'amministrazione comunale. La storia, il seguito e le possibili evoluzioni...
Era il marzo del 2013, quando raccontai per la prima volta e con dovizia di particolari la storia di un grande debitore di Grugliasco, probabilmente il più grosso di tutti. Allora doveva all'erario € 552.812,64 (leggi qui il dettaglio del debito monstre). Oggi - due anni e nove mesi dopo, il debito sfiora il milione, per l'esattezza il 4 dicembre 2015 assommava a € 958.392.
Anche stavolta ho ricavato questi dati chiedendoli agli uffici comunali, secondo le modalità e le regole che prevede la legge. Dunque niente di clandestino o di oscuro, si tratta di informazioni che qualunque amministratore pubblico può ottenere e di cui, - se avesse un barlume di decenza - dovrebbe tenere conto nelle relazioni con un siffatto soggetto. Credo che sia normale aspettarsi che il mondo della politica, e ancora di più quello della pubblica amministrazione, mantenga debite distanze da un simile individuo. Magari gli amministratori potrebbero anche ricordarsi di quale trattamento praticano a quei cittadini che ritardano i pagamenti o sbagliano gli importi, giusto per praticare un poco di giustizia e di parità. A Grugliasco questo non succede. Infatti, mentre il debitore accumulava quelle somme, gli amministratori comunali (presenti e predecessori)  partecipavano tranquillamente ai barbecues che organizzava casa sua con i loro supporter e imprenditori "amici".

VENARIA, MODERATI ALLA RISCOSSA?

Pochi mesi fa  grande gioia per l'imprevedibile vittoria del M5S a Venaria. Apprezzamenti positivi anche chi si era schierato a favore del loro candidato a sindaco al ballottaggio. Oggi avvisaglie di una brutta politica che non volevamo veder tornare

Non sono certamente  stato l'unico e neanche il più autorevole fra i commentatori "amici" a mettere in guardia i M5S dalla troppa sicumera, dall'arroganza e da un approccio troppo manicheo alla realtà dell'amministrazione (buoni e onesti Vs cattivi e disonesti). I pentastellati non sono tutti capaci e belli per definizione e gli altri non sono tutti brutti, sporchi e cattivi, o almeno non lo sono tutti nello stesso modo. A vedere il modo in cui il sindaco Falcone ha composto la giunta di Venaria qualche dubbio mi è venuto da subito, ma la conferma comincio a trovarla nelle vicende di questi giorni, altrimenti inspiegabili.
Accade che una consigliera 5 stelle decida di abbandonare il gruppo consigliare e la maggioranza per passare all'opposizione con i Moderati. Povera lei, verrebbe da dire, viste anche le performances di passati consiglieri di quel partito proprio a Venaria e non molto tempo fa. Proprio per questo viene però la voglia di chiedersi quali siano le ragioni della scelta della giovane banderuola. A sentire lei il tema centrale è la mancanza di collegialità nelle decisioni amministrative e nella pratica politica sviluppata attraverso schemi ideologici e non secondo l'interesse collettivo. Pare anche che il malessere attraversi un po' tutto il gruppo, coinvolgendo altri consiglieri. Vedremo.
Incredibilmente i Moderati esultano (leggi), già pronti a puntare il dito contro il sindaco e la sua amministrazione, incapace, a loro dire, di tradurre in programmi di governo le idee e le proposte con cui hanno vinto le elezioni.

L'ETICA E L'ETICHETTA

L'etica ridotta a etichetta, ultima trovata di un ceto politico che mescola ignoranza estrema e l'astuzia dello zotico in un impasto mefitico e velenoso,  impegna l'Italia in una discesa senza fine. Non rassegnamoci
I fatti di corruzione che quotidianamente occupano una bella fetta delle cronache ci fanno ritrovare vecchie volpi della politica, ma anche tanti gggiovani rottamatori che hanno imparato fin troppo bene dai vecchi come si affossa un paese, spolpandolo fino all'osso e anche oltre. Una discreta parte dei corrotti è del PD - la statistica empirica ci dice che corrotti sono distribuiti fra i partiti più o meno in proporzione alla quota di potere che occupano per effetto del consenso ricevuto - che comanda oramai quasi dappertutto, tranne che nelle grandi regioni del nord, dove la corruzione non è certo assente.
L'impressione è che, giovani o vecchi che siano, il magna magna sia comunque forte e multiforme: non è quasi più dazione, mazzetta, ingrasso. E' più scambio di favori, fatture pagate da tizio a cui renderai il piacere con provvedimenti favorevoli; elargizioni mascherate da sconti, occhio di riguardo nelle alienazioni di beni pubblici: dalla casa popolare al bene messo all'asta, al terreno permutato, alla variante urbanistica, al project financing amorevole; ammiccamenti e incarichi di prestigio - che siano meritati o no è irrilevante - in cambio di azioni a favore di questa o quella lobby. La stessa che, sovente, corrisponde a una corrente del partito-taxi. Insomma, il solito, solo che stavolta è condito da una insolita creatività nella forma della corruzione e colorato dalle tinte scure di un paese che non riparte, stagna, si dispera, non sa che fare e aspetta sempre che qualcun altro provveda.

IL CARO TUTORE E UNA STORIA SCHIFOSA...

Letto il post in cui racconto di una incredibile "tentata truffa" ai danni del sistema sanitario, in parecchi mi hanno scritto e chiamato per ottenere più particolari e dettagli. Credevo che la storia importasse poco, sono stato sbrigativo e superficiale. La realtà è anche peggiore del racconto che ne ho fatto, dato l'interesse stavolta racconto tutto con precisione, così...

... quando la figlia della signora che si era rotta il braccio esce dal Pronto Soccorso con foto del negozio dove "deve" andare a comprare il tutore e prescrizione dell'aitante dottore, ha in mano un foglio nel quale c'è scritto che la mamma abbisogna di un "Tutore di spalla, tipo Desault", vale a dire un tutore generico (eccone uno). Non è nemmeno indicato nel nomenclatore del Ministero e il costo rimborsabile è di € 43.
Solo che la stessa prescrizione riporta, invece un codice di ben altra natura: 06.06.30.003, che corrisponde a un ausilio fatto su misura (eccone uno) che costa all'ASL € 335. Dunque, sulla stessa prescrizione di un tutore ci sono due indicazioni diverse: la prima quella di un tutore generico, la seconda tratta di un attrezzo su misura e di ben altra importanza.
Una volta ottenuto l'ausilio, il cliente cosa deve fare? Tornare all'ospedale e farsi vidimare la fornitura dal medico che l'ha prescritto e che lo certifica come conforme alla prescrizione stessa. Poi porta il foglio al negozio dove ha preso l'ausilio e lascia il tutto. Sarà il negozio a farsi rimborsare dall'ASL territoriale di competenza.
In questo caso cosa sarebbe potuto succedere? Facile: se la giovane signora fosse andata nel negozio "caldamente consigliato" dall'aitante dottore, avrebbe potuto ricevere lo stesso ausilio generico da € 43, Se lo sarebbe fatto vidimare dall'aitante dottore e l'avrebbe riportato al negozio. Il cui titolare avrebbe avuto in mano una prescrizione (asseverata) da € 335 di cui chiedere il rimborso. Capito, adesso?

IL DEFICIT SANITARIO E UN TUTORE MOLTO CARO

Una storia esemplare di questo paese dove tutti ci provano, tanti ci riescono e molti fanno finta di niente. Come si fa a fregare il Sistema sanitario facendola franca

Signora, la mamma adesso sta bene… Il braccio che si è rotta è immobilizzato e la frattura composta, ha bisogno di un tutore. Noi la teniamo qui, le faccio la prescrizione (la mutua lo passa) così lei può andare a prenderlo. Una volta che ce l’ha torna qui e dimettiamo la signora, speriamo che stia meglio”. Deve essere andata più o meno così la conversazione fra un valente dottore del Pronto Soccorso di un importante ospedale del torinese e la figlia di un’anziana signora che si era fatta male cadendo. Solo che poi il colloquio è continuato così:
Ecco qua la prescrizione, vada nel negozio di via *******, che lo trova… Ha capito bene dove deve andare? Aspetti, le mando sul cellulare una foto del negozio, così non sbaglierà”. La signora, che abita in tutt’altra direzione, decide invece di entrare in un negozio di sanitari vicino alla sua abitazione. E’ munita di regolare prescrizione che riporta il codice del nomenclatore, vale a dire del prontuario degli ausili protesici a prezzo definito dalla Regione Piemonte. Serve ad evitare che lo stesso ausilio venga venduto a prezzi diversi e che i meccanismi di rimborso possano incoraggiare frodi a carico del sistema sanitario che rimborsa le spese. Il valente dottore ha prescritto un ausilio che, dice alla signora, costa 322,39 euro oltre IVA, totale 335 euro...

MARINO E IL PD: LO SPECCHIO DEL PAESE

Oggi Marino ha ritirato le dimissioni, motivando il gesto con il desiderio che tutto avvenga nelle sedi giuste - in questo caso il Consiglio comunale - in piena trasparenza e responsabilità. La palla al PD e ai gruppi che chiedono le dimissioni: dovranno sfiduciarlo davanti alla città.
Dunque una nuova puntata di questa stucchevole telenovela che, ad ogni giorno che passa, rivela meglio di tante denunce politiche qual è il clima all'interno del PD e qual è la concezione della politica che, da ben prima di Renzi, fa parte del DNA di quel partito: avanti i capataz e i lacchè, nessuno spazio a quelli bravi, solo gente mediocre e  allineata, confusione massima fra istituzioni della Repubblica e organismi del partito, così da non farci capire che cosa stanno cucinando.
Con Marino hanno fatto tutto questo e anche di più, solo che il personaggio ha prestato il fianco con così tanti scivoloni che, al di là della simpatia umana, è davvero difficile prendere le sue parti con determinazione e convinzione (leggi). Tuttavia oggi è più simpatico di ieri, non fosse altro che per il tormento che sta procurando a quel branco di incapaci in malafede che governa il suo partito.
Fra qualche giorno comincia il processo Mafia Capitale  - se ne vedranno e sentiranno delle belle - e i più accorti fra i demos sanno che avere uno come Marino, e nelle condizioni attuali, sullo scranno di sindaco della città è un bel problema.

IL PADIGLIONE GIAPPONESE

Cosa ci spinge a fare ore di fila per accedere a un padiglione dell'Expo? E poi a uscire da lì per fare altre ore di coda per entrare in un altro? E chi ha organizzato tutto questo?

Ieri il padiglione giapponese ha chiuso l'accesso quando le ore di attesa sarebbero state 8. Qualche saggio organizzatore ha capito che era il caso di porre fine al martirio dei pazzi che si passavano mezza giornata in fila per entrare a godere della visita di circa 50 minuti di uno dei padiglioni più azzeccati dell'Expo. Anche altri padiglioni vantano file chilometriche e tempi di attesa da sfinire chiunque, ma come il Giappone nessuno. In prossimità della chiusura di Expo2015 e, dunque, anche del padiglione giapponese qualche considerazione bisognerà pur farla, non fosse altro che per capire cosa siamo diventati.
Cominciamo dall'organizzazione. Stando alle stime che la stampa riportava appena prima dell'apertura dell'Expo, i visitatori attesi avrebbero dovuto essere i fra i 150 e i 200 mila al giorno. Queste cifre sono state raggiunte solamente a partire dall'estate, con un avvio zoppicante e che ha fatto temere il flop...

UN MESE DI "BUONA SCUOLA"

Era giusto un mese fa quando le scuole riaprivano dopo le vacanze estive e la "buona scuola" cominciava a dispiegare i suoi benefici effetti nei meandri dell'istituzione. Un bilancio molto parziale...
Cominciamo dagli insegnanti e dal personale  d'ordine (in burocratese si chiamano ATA). Quest'anno, all'apertura delle ostilità, nella mia scuola di insegnanti ne mancavano davvero pochi (circa 5/6 su 112), pochi meno dell'anno scorso. Sono aumentati quelli di ruolo per via delle immissioni di personale che è stato precario talmente a lungo che ancora non si capacita di non esserlo più. Dato che si trattava di "vecchie lenze da graduatoria", lavoravano già tutti da tempo. Solo con meno garanzie e tranquillità... e questo non è poco. Purtroppo, date le modalità con cui sono state realizzate le immissioni in ruolo, parecchi di loro non resteranno nella a scuola dove sono perché cercheranno di avvicinarsi a casa. La continuità didattica va a farsi benedire, ma va anche detto che almeno un po' di stabilizzazione si realizza: in una scuola è molto importante che ci sia un nucleo di insegnanti e bidelle "storico" perché diviene il depositario dell'identità e della cultura di quella scuola. Garantisce anche ai nuovi arrivati il necessario accompagnamento e ambientamento.
Organico aggiuntivo, ovvero aumento del numero dei docenti per attività di sostituzione degli assenti e per aprire la scuola al pomeriggio con attività di sostegno, approfondimento e individualizzazione dell'insegnamento.