NOVITA'
latest

468x60

header-ad

I più letti

LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO

Oltre millesettecento anni fa, i barbari premevano alle porte. Ecco un dialogo immaginario e di fantasia, ma non troppo.
"Dai, vieni Clodia, usciamo da questo calidarium sennò finiamo lessate. Proprio come la carne che servirò stasera a mio marito Licinio".
"Sì, hai ragione: qualche minuto nel frigidarium per dare freschezza e consistenza alla pelle, poi via  a casa. Sai Cornelia, stasera abbiamo ospiti che vengono direttamente dal barbaricum e speriamo che abbiano portato cose buone e altrettanto buone notizie. Si racconta di nuove partite di sclaves, appena catturati e tutti molto giovani, pronti per i bordelli dell'impero. Si dice che siano molto violenti e che non si lascino facilmente domare, ma le donne fanno fare ottimi affari ai tenutari perché sono belle e ricercate".
Seguite da ancelle di varie razze e colori, le due nobildonne si dirigono al frigidarium sempre chiacchierando amabilmente fra loro.

L'ALTRO TURIGLIATTO: PESI E LEGGENDE

"Ma tu..., sei quello che ha fatto cadere Prodi?". Da otto anni a questa parte convivo con un doppio e ne condivido la riprovazione di buona parte degli elettori del centrosinistra. Non finisce mai!

Il 24 gennaio 2008 il governo Prodi - formato da tutte le forze politiche di centro e di sinistra, era il tempo dell'Unione - veniva sfiduciato dal Senato (156 sì e 161 no). La sconfitta veniva dall'Udeur di Mastella e dai seguaci di Dini, che facevano parte della maggioranza, ma votarono contro lo stesso. Votò contro anche un senatore di Rifondazione Comunista che già aveva criticato aspramente il governo sulla partecipazione alla missione "umanitaria" in Afganistan e sul raddoppio della base militare americana di Vicenza: Franco Turigliatto. Il suo voto non era assolutamente decisivo, ben altri furono i killer di Prodi (leggi la ricostruzione di Travaglio), ma lo stesso lui assurse a simbolo della sua sconfitta. Colpa di Turigliatto. Il premier rassegnò le dimissioni e le cose presero la piega che sappiamo, anche grazie alle manovre e agli intrighi di Napolitano che, dal Quirinale, contribuiva con le sue gesta a rendere, la nostra, quella repubblica extraparlamentare che vediamo oggi.
La sera della sfiducia, quel 24 gennaio, me ne torno a casa da una giornata in Consiglio regionale e vengo apostrofato davanti al portone da un concittadino che mi dice: "Perché ha fatto cadere Prodi? Non si rende conto che, così, spalanchiamo le porte a Berlusconi?".

L'IMPIEGATO SI FA GLADIATORE: SUCCEDE ANCHE QUESTO

Arrivi al lavoro, accendi il pc e... Russel Crowe ti spinge a dare il meglio ai cittadini. Follie amministrative e insipienza umana: la politica dell'ombrellone in funzione tutto l'anno.

"Il dipendente pubblico va motivato perché dia il meglio di se stesso" - debbono essersi detti i valenti amministratori della mia città, dopo averlo letto su qualche settimanale di gossip vacanziero e aver risposto con successo ai test allegati (sei un maschio alfa o una donna iena?) - "adesso lo facciamo anche noi. Così vedrai che Comune coi fiocchi, potremo fare conferenze stampa e comunicati a go-go che il nostro giornalista da passeggio (una leccata e via) rilancerà sulle pagine locali del noto quotidiano torinese". Ignoravano i valenti amministratori che il dipendente (che sia pubblico o privato) si motiva proponendogli di partecipare a progetti che ne arricchiscono le conoscenze e il curriculum; se poi qualcosa arricchisce anche il portafoglio, tanto meglio. Ignorano che il dipendente, per lavorare meglio, ha bisogno di compiti definiti, di stimare i dirigenti che glieli assegnano, di avere una qualche considerazione delle capacità degli amministratori eletti che danno la linea. Ignorano che, in un paese dove la regola è tirare a campare e farsi i c****i propri, il processo e il percorso è lungo e complesso; che se il dipendente vede che il politico è più impegnato a coltivare la clientela che a far crescere l'ente in cui lavora, tutta 'sta voglia di motivarsi proprio non la coltiva....
Ma sindaco&co niente! Loro vanno avanti per la loro strada e quindi: detto? Fatto! Parte il progetto EasyGru: far trovare ogni giorno sul desktop dei dipendente comunale una specie di newsletter con le comunicazioni di servizio e gli avvisi che amministratori e dirigenti vogliono che arrivino a tutti e in fretta. Cosa c'entrano la motivazione e le bizzarrie degli amministratori con questa lodevole iniziativa che, però, non fa certo parlare i giornali e motiva davvero poco i dipendenti a superare se stessi? C'entrano.

Perché, non contenti, decidono di strafare per mezzo del curatore del servizio: non solo comunicazioni di servizio, ma frasi ad effetto, citazioni stile fb, inviti autorevoli a dare, dare, dare. Così il dipendente, oltre all'oroscopo e alla propria posta personale, al mattino ha anche occasione di riflettere sul senso della vita, sull'amore, sull'impegno, insomma sui temi portanti della nostra esistenza. Basta così? No, i prodi e valenti amministratori, forse ingannati dalla rassegnata apatia dei dipendenti che subiscono ben altro che questo, si eccitano oltremodo e decidono di rilanciare: oltre alle frasette dei cioccolatini, nella paginetta quotidiana i dipendenti trovano anche spezzoni di film famosi.
Forse è una leggenda, ma si racconta che, eccitati dal discorso di Russel Crowe alle truppe imperiali in Gallia (Il Gladiatore), da motivare adeguatamente perché si facessero massacrare dagli indigeni, numerosi dipendenti del comune si siano conficcati penne e matite nelle carni per imparare a sopportare il dolore, fissando senza paura e senza gridare per il male il ritratto del sindaco e dell'assessore di riferimento.
Sicché ogni mattina i dipendenti vanno al cine: immagino che si facciano quattro risate alla faccia di quei fresconi che pensano, così facendo, di motivarli al lavoro. Non sanno, i fresconi, che parecchi di loro la motivazione a dare il meglio già ce l'hanno, solo che i fresconi stessi non mettono a loro disposizione gli strumenti per sfogarla a favore dei cittadini. Ma questa è un'altra storia.
Quello che comincia a preoccupare i dipendenti più accorti è la mancanza di tempo da dedicare al lavoro: se la mattina accendi il pc e ti si apre il programma EasyGru, perdi una quantità di tempo a meditare sulla frase del giorno, a guardarti il film bellicoso che deve caricarti... così dopo sei già spompo. Soprattutto, però, in parecchi cominciano a chiedersi come continuerà questa escalation, si teme l'esplorazione del porno, naturalmente quello motivante. Su qualche giornale da spiaggia potrebbero aver letto che un po' di porno aiuta il dipendente a migliorare la sua prestazione, dunque c'è da aspettarsi che prima o poi...
Suggeriamo per questo qualche titoletto di soft porno, per cominciare: "Anche i maschi di Grugliasco certe volte fanno fiasco", "Il bel membro della Commissione comunale", "La pratica edilizia". Poi si potrà passare all'hard e i titoli non serviranno più. Si sa di dipendenti che non aprono più la pagina, di altri che approfittano per mettere in ordine le carte, ma come fare a fermare questo trionfo della follia?

Mariano

PS Non c'è il link a Easy Gru, perché i lettori possano vederlo di persona, dato che funzione solo nella intranet del Comune. Forse si vergognano.

O LE BORSE O LA VITA


Fra la finanza, l'economia e la vita delle persone "comuni" il nesso è sempre più evanescente. Tranne che quando si debbono pagare i danni e colmare i buchi. La fine della politica è anche questo.
La crisi finanziaria in corso e i collassi che ciclicamente coinvolgono le borse di importanti paesi sono più che scricchiolii. Potrebbero essere il segno della fine di un'epoca e dell'inizio di una nuova stagione della storia, non solo economica, dell'umanità intera. Sarebbe difficile spiegare, sennò, come sia possibile che un'economia - dipinta da tutti gli esperti come la locomotiva del mondo - in pochi giorni riveli una fragilità così accentuata da far temere la fine di un sistema politico, quello cinese, sopravvissuto a tre rivoluzioni e a cataclismi di portata epocale. Un'economia oltretutto capace di incidere complessivamente sul valore delle monete e sull'equilibrio dei cambi di tutto il pianeta.
Due mesi fa il primo mondo si occupava del debito pubblico della Grecia e delle vendette tedesche per gli affronti subiti - utili per mostrare al mondo cosa sia diventare l'UE, ma inutili ai fini di migliorare la vita delle persone, ovvero l'obiettivo di qualunque visione politica da che esiste la parola e l'attività umana -, fingeva di commuoversi per la mattanza dei migranti e si preoccupava per le oscillazioni del cambio fra il dollaro e l'euro per via delle manovre della Banca Europea. Nel mentre si formava nella borsa di Shanghai l'ennesima bolla finanziaria, che esplode adesso, sul finire dell'estate, bruciando soldi, speranze, velleità, ma soprattutto persone.

FOLLIE DI FERRAGOSTO

Nella settimana di Ferragosto se ne sentono e leggono sempre di ogni genere. Anche quest'anno abbiamo dato del nostro meglio. La mia selezione...
FOLLIA n.1: la "deportazione" dei docenti.
Prima parte del mese con giornali pieni di una storia strana: i posti disponibili per le immissioni in ruolo degli insegnanti precari non si trovano in prossimità delle loro residenze. Si comincia perciò a parlare di "deportazione", parte la solita polemica condita da pianti greci e vittimismo a go go e non si contano le contumelie verso Renzi e il suo governo. Premesso che le contumelie non sono mai abbastanza - Renzi e i suoi davvero stanno dando il colpo di grazia alla scuola e al paese - stavolta davvero non mi sembra che possano essere accusati di niente di diverso dall'aver truffaldinamente associato una pseudo-riforma della scuola all'immissione in ruolo sacrosante di precari vincitori di concorsi. I vincitori di cattedra debbono andare a lavorare dove ci sono le cattedre, ovvero gli allievi, a meno che non vogliano lottare perché vengano spostati vicino a casa dei docenti "aventi diritto".Direi che non ci piove, anche se è dura e il sacrificio è accentuato dal fatto che pochi precari hanno ancora la giovinezza spensierata e libera dalla loro parte. Adesso il Ministero ha trovato un accrocchio che - vedrete - sembra risolvere il problema, ma che in realtà genererà un sacco di ricorsi. Con buona pace di chi vorrebbe nelle scuole organici stabili, così da costruire un po' di continuità didattica ed educativa.
FOLLIA n.2: le televisioni, Salvini e gli sbarchi.
I barconi partono lo stesso, alcuni affondano, altri si trasformano in camere a gas per gli sfortunati migranti, altri ancora giungono a destinazione scaricando persone come se fossero rifiuti.

L'ESTATE TORRIDA DELLA CISL

La notizia è davvero ghiotta e funziona meglio del solito delitto d'estate per vendere giornali e ascolti tivù... Ecco a voi, la casta sindacale!
Estate sonnacchiosa e troppo calda per permetterci la cedere la nostra attenzione all'epico scontro fra la coraggiosissima minoranza PD e la corte di Renzi. Meglio lamentarsi dell'umidità e perché non cambia mai niente in questo paese in declino. Possibilmente in riva al mare e sotto l'ombrellone.
Il bel delitto che ruba le copertine dei rotocalchi estivi finora non c'è stato, anche gli sbarchi e le condizioni spaventose dei migranti non fanno più notizia, al massimo una polemica fra la Chiesa e la Lega, mentre Emiliano in Piglia sia accorge che Vendola è stato un bluff (noi il sospetto lo avevamo maturato sentendo le intercettazioni delle telefonate coi dirigenti dell'ILVA di Taranto). Sembrava un'estate in tono minore e invece, ti arriva la CISL a confezionare il notizione estivo.
Un ex dirigente in pensione, Fulvio Scandola (nomen omen?), presenta un esposto ben documentato dal quale si evince che alcuni dirigenti sindacali incassano prebende ben superiori a quella dei vertici della politica mondiale: 200.000, 3000.000 euro annui lordi come niente e perdipiù a veri "signori nessuno". Casa fanno i vertici sindacali? Invece di ringraziarlo e chiedergli di continuare con l'opera di analisi delle storture nelle spese del sindacato, lo espellono. Lui si incazza e rende pubblico il carteggio che, fino ad allora, era rimasto all'interno del mondo cislino (leggi).

SMARTPHONE

Senza che quasi ce ne accorgessimo, il nostro mondo sta cambiando alla velocità della luce, anzi della connessione. E qui cominciano i guai…
Essere connessi
Angolo di una strada, spogliatoio di una palestra, corridoio di una scuola, bagni di un ufficio, mamme e papà ai giardini o dal pediatra con i figli: dappertutto c’è qualcuno con uno smartphone in mano che, incurante del contorno, osserva il video e diteggia la tastiera virtuale come se fosse una questione di vita o di morte.
Fino a non molto tempo fa era parte della gestualità rituale delle nostre latitudini, in occasione di pubbliche adunanza (riunioni, feste, incontri di varia natura), tirare fuori il pacchetto di sigarette e l’accendino. Si mettevano bene in vista sul tavolo o sul punto di appoggio più prossimo così, oltre a consumare le cicche, si adoperavano anche per giocherellarci nei momenti di noia o di tensione frenata. Chi non fumava già allora rimediava con bloc notes e biro, di solito utilizzati per farci dei ghirigori e disegnini accompagnando il fluire dell’evento. Sigarette e accendino quasi sparite e chi ancora fuma sta bene attento a tenere nascosto in tasca gli oggetti del vizio; biro e bloc notes hanno lasciato il posto a tablet e supertelefoni su cui si possono annotare le cose che servono.
Solo che nessuno lo fa mai: tirando fuori il tablet, la prima cosa che normalmente si fa è guardare se c’è nuova posta, magari approfittando per eliminare la valanga di email inutili che riceviamo e  mandiamo ogni giorno. Poi si passa a facebook e twitter (magari qualche nostro “amico” ha scritto qualcosa di fondamentale che dobbiamo assolutamente condividere), infine al cazzeggio informatico su instagram e simili.

RASSEGNAZIONE

Ovunque ti volti, con chiunque parli registri che una patina di rassegnazione si è posata viscida sul nostro mondo. E non è colpa del caldo…
Il veleno dell’inedia

Di cibo ne ingurgitiamo anche troppo, così poi facciamo la dieta. Ne parliamo compulsivamente, guardiamo i cuochi superstar in tivù, cerchiamo il posto dove si mangia meglio, andiamo a comprare le cose buone e genuine da Eataly, speriamo pure che siano a km zero! Lo stesso quando dobbiamo smaltire le conseguenze delle sovralimentazione o mettere qualche pezza al corpo che invecchia e non è più tonico come prima. Via con diete strane, consigli di abbinamenti per non ingrassare, esercizi e trucchi per contenere l'adipe.
L’attenzione è costantemente rivolta verso noi stessi in una specie di compulsione che non è egoismo, semmai un disperato antidoto alla noia di un mondo che non promette quelle svolte epocali a cui aspiriamo anche oggi e che, qualche volta, abbiamo intravisto dietro l’angolo. Allora la rivoluzione è mangiare verdura cotta la sera e carboidrati a pranzo, oppure camminare un'ora al giorno volenti o nolenti, o ancora eliminare il glutine.

PIU’ PELO PER TUTTI!

La berlusconizzazione di Renzi e del PD compie un altro importante passo avanti
#cambiaverso!
Perfino quelli di destra l’hanno capito: tassare la proprietà è più utile al progresso (e al profitto) che tassare il lavoro e gli investimenti in campo produttivo. Dunque anche un cretino patentato – trovatosi per le vicende italiche, ma non per elezioni, a capeggiare un governo qualunque –, che volesse provare a fare qualcosa per rilanciare un paese alla canna del gas, comincerebbe a tagliare le tasse sul lavoro (per dipendenti e imprese). Poi passerebbe agli artigiani e alle partite IVA, magari chiedendo loro in cambio il pagamento puntuale delle tasse dovute.
Nel mentre che c'è, detasserebbe gli investimenti per avviare nuove attività o per implementare quelle che ci sono con riconversioni produttive o potenziamenti nella produzione e nella promozione. Più gente occupi, più sconti hai sulle tasse, più aumenti il fatturato (al netto delle speculazioni finanziarie), meno tasse in proporzione finirai per pagare.
Tutto questo in un contesto dove il diritto fallimentare non produce cause eterne e dagli esiti creativi, la burocrazia ci mette il tempo che deve per evadere le pratiche, tutti devono pagare le tasse, chi non lo fa è considerato un criminale e come tale perseguito dalla legge. Sono i classici compiti di un Governo, solo che i governi non lo fanno mai. Sembra facile, naturalmente solo a parole, ma la strada è quella. Non mi sembra che ve ne siano altre.

STESSA FACCIA, STESSA RAZZA?

L'Europa tedesca e la Grecia cicala, i debiti che si pagano, le banche che comandano, la politica che illude obbedisce e dice alla stampa cosa scrivere. Ora è tutto più chiaro.
Graecia capta ferum victorem cepit
Adesso che una parte della tragedia si è consumata, qualche riflessione sulle vicende greche si  impone. Perché stavolta è davvero chiaro a tutto che l'UE che esce da queste giornate è profondamente diversa da quella che in tanti avevamo in mente: parla tedesco, qualche volta sbraita ordini nella stessa lingua e ha la gola all'interno dei caveau delle grandi banche che fanno e disfano governi, regole e condizioni, senza freni e senza controllo.
Che i Greci - come gli Italiani negli anni '80 e già fin oltre il 2000 - siano stati indotti a vivere sistematicamente al di sopra delle proprie possibilità, indebitando il paese e scaricando sul futuro il benessere del presente, è indiscutibile. In Grecia i partiti responsabili di questa gestione scellerata l'hanno pagata cara alle elezioni che hanno visto la vittoria di Syriza, in Italia speriamo sempre ma non succede mai. Che ai Greci questo andasse benissimo è altrettanto incontestabile, così come lo è il constatare che nessuno ha profferito verbo fino a quando il Bengodi ha continuato a produrre i suoi benevoli effetti. Certamente qualcuno già allora sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la resa dei conti - non sono mica scemi - solo che speravano che sarebbe arrivata in un altro tempo e in un altro luogo (le tappe della crisi).
In piccolo, una dinamica del genere l'ho vista al lavoro anche io e qui da noi  negli anni fra il 2005 e il 2010, quando mi occupavo di sviluppo di aziende.

LES PARVENUS

Renzi dalla Merkel: quando la postura, le smorfie e gli sguardi dicono più delle parole…
Il parente povero
Avete presente la sindrome del “parente povero”, chiamata anche della “piccola fiammiferaia” o, in ambienti più colti, un variante del “bovarismo”? Produce danni incalcolabili ai singoli e alla società perché genera una spirale di scontenti, di invidie, di aspirazioni destinate al fallimento e anche qualche gesto fuori dalle righe che, nel caso di personaggi pubblici, squalifica il ruolo e chi lo ricopre. Persone a volte di umili origini a volte nemmeno, insoddisfatte e frustrate che credono di meritare molto di più di ciò che hanno, sempre pronte a dare la colpa della loro condizione alla malevolenza altrui, al destino cinico e baro, alla sfiga. Gente che non si accontenta mai, che aspira sempre a qualcos’altro non per semplice ambizione, ma quasi come restituzione di presunti torti subiti; desiderosa di rivalsa per ciò che ha patito o per ciò che vorrebbe essere, ma che non riesce proprio a  raggiungere per palese inadeguatezza personale.
Quando questi soggetti riescono a raggiungere una posizione importante, siccome non basta mai, eccoli desiderare di divenire parte di un mondo che non è il loro. Lo hanno sognato, coi suoi riti, le sue ricchezze, le sue gestualità e le sue magie.

SANITA’ E DELIRI

Questo paese va a picco: lo diciamo spesso per esorcizzare la paura che succeda sul serio. Eppure c’è tanta gente che lavora perché a picco ci si vada davvero… Provate a cambiare medico!

In questo paese complicato ne succedono davvero di tutti i colori. le storie di vessazione da parte della Pubblica Amministrazione sono però tra le più inquietanti perché ci confermano l’idea di essere nelle mani di delinquenti patentati, svogliati e a volte corrotti. Sentite questa storia.
Una signora, che chiameremo Anna, decide di trasferire la sua abitazione per avvicinarsi ai figli: deve aiutarli in negozio e badando ai nipoti quando i loro genitori sono l lavoro. Meglio stare a Grugliasco, nei paraggi, è più comodo per tutti. Le dispiaceva però di lasciare, insieme all’abitazione a Torino città, anche il suo medico di famiglia. Va da lui e gli chiede come fare (se si può) per mantenerlo come medico della mutua. Lui, gentile, rilascia una dichiarazione di disponibilità a continuare a prendersi cura della signora Anna, anche se, cambiando abitazione cambierà anche ASL. Nel frattempo Anna si è trasferita e, dieci giorni dopo l’avvenuto accertamento del cambio di residenza, ha anche ricevuto la comunicazione della vecchia ASL che le faceva sapere che non aveva più il medico della mutua e che avrebbe dovuto cercarsene uno nella nuova ASL in cui era andata a stare.
Accidenti! - aveva pensato Anna quando aveva ricevuto il plico al suo nuovo indirizzo - davvero l’informatica ha fatto miracoli… il collegamento fra le banche dati ha permesso all’ASL di sapere in tempo reale che avevo cambiato casa e di invitami a regolarizzare la situazione per quanto riguarda la scelta del medico di base.

VENARIA, MON AMOUR

Non è il solito post celebrativo delle meraviglie del passato, tornate a risplendere e ad attrarre turisti e curiosi, si tratta invece di
Un presente che incoraggia
Oltre 2500 voti al primo turno (il 17%, risultato in linea con le liste grilline), 9150 al ballottaggio (quasi il 70%) contro il candidato della nomenklatura PD. Con questo risultato Roberto Falcone si appresta a governare una città di 35 mila abitanti con 15 consiglieri comunali (su 24), tutti new entries nelle istituzioni cittadine. Una bella soddisfazione per lui, i suoi compagni di avventura e per i molti che, come me, nella sua vittoria ci speravano tanto per mandare a casa il peggiore PD (sempre che esista ancora uno migliore) insieme ai suoi usi, costumi, metodi, cooperative e camarille.
E’ inutile negare che questo risultato è stato reso possibile dalla frammentazione di liste e candidati a sindaco. Credo, per esempio, che siano incomprensibili ai più le ragioni che hanno prodotto la divisione fra le liste a sostegno di Saverio Mercadante e Fosca Gennari (insieme circa il 20% al primo turno), ma il M5S è stato bravo a cogliere le contraddizioni di un partito senza più nerbo e radicamento sociale.

LO STATO STRAPPATO

Una nuova ondata di arresti torna a ricordarci che mafia Capitale non ha ancora terminato di mostrarci di perversi effetti di un sistema di potere che va ben oltre la città di Roma…
La retata, parte seconda
Consiglieri comunali del PD e di FI, affaristi legati alle uniche attività redditizie rimaste in Italia, quelle collegate allo spolpamento di ciò che resta di questo Stato. Uno spregiudicato intreccio fra malavita e politica che neanche i romanzi più fantasiosi avrebbero potuto raccontare senza che gli autori scivolassero nel ridicolo. Attività economiche inventate per dragare fondi pubblici - magari persino speculando sui lavoratori impegnati, costretti a diventare “soci” di cooperative che di solidale hanno solo il nome – con i quali finanziare questo o quel personaggio pubblico, le sue campagne elettorali, le sue clientele e i suoi interessi personali. Costui, a sua volta, finanzia la corrente del partito che lo porta e, se proprio occorre, la campagna elettorale di tutta l’organizzazione.
Si è rovesciata la gerarchia della democrazia. Essa prevedeva che i partiti – organizzazioni sociali volte a promuovere progetti di trasformazione della società,  selezionando le persone idonee a realizzare al meglio sia il successo elettorale che la realizzazione del programma stesso – costruissero attraverso la discussione, la militanza, la propaganda e l’azione classi dirigenti capaci di governare nel momento in cui il partito sarebbe stato chiamato a farlo.

NON PODEMOS, MA ESPERAMOS

La faccia della Moretti domenica notte: pura poesia! E  Serracchiani e soci che, col solito sussiego, davano agli “altri” la colpa della sonora trombatura della Paita in Liguria…
Il gufo
… mi ha fatto piacere. Ancora più piacere mi ha dato lo strano modo con cui De Luca festeggiava la sua vittoria. E ancora, i musi scuri dei candidati del PD, tutti convinti che il partito avrebbe fatto sfracelli e che perciò avrebbero posato i loro culetti democratici nei consigli regionali, e riportati alla dura realtà da percentuali meno che bersaniane (perfino i loro elettori più fedeli sono stati costretti a catapultarsi sulle finte liste civiche e sostegno del loro candidati a presidente, pur di non votare quel simbolo e quella gente).
Il topos però è stato Renzi pateticamente vestito da soldato a fingere per le TV di essere uomo di stato, preoccupato non già delle elezioni regionali, ma della salute dei “nostri ragazzi” in missione umanitaria all’estero. A Roma le vallette e i valletti si apprestavano ad arginare le palate di cacca che, in parte, avevano previsto in arrivo per via dei sondaggi segreti a ridosso del voto. La buona retorica guerrafondaia prevede che, nei momenti difficili, il comandante stia con le prime linee per dare l’esempio e spronare i soldati fedeli. Renzi se la batte sistematicamente ogni volta che sente odore di difficoltà o di insuccesso lasciando i suoi a svolgere il compito più ingrato. Anche questo deve essere “rottamismo”, ma è certamente un modo di fare e di essere che dice parecchio del personaggio. Molto piacere mi ha fatto scoprire che il successo di Salvini è semplicemente un parziale travaso dei voti del PdL alla Lega, l’area elettorale del centrodestra e la sua consistenza sono all’incirca le stesse.
Ancora più piacere mi ha fatto scoprire quello che provavo di fronte alle notizie che davano conto dei risultati delle elezioni: non mi importava nulla che in Lombardia e Veneto avesse vinto il centrodestra, che il PD fosse andato indietro, che perfino il M5S avesse perso qualcosa.

LA SCUOLA IN SUBBUGLIO

Scioperi con partecipazioni altissime, discussioni acese sulla riforme di cui la scuola avrebbe bisogno, insomma un gran parlare di istruzione e formazione. E allora…
Ma cosa sta succedendo?
Solo il progetto di riforma Berlinguer (oramai 15/16 anni fa) era riuscito a provocare discussioni e prese di posizioni accese e perentorie come quelle d’oggi. E dire che il cosiddetto decreto “La buona scuola” - a leggerlo con occhi laici e ripuliti dai dubbi e delle legittime diffidenze – è poco più che un’aggiustatina risparmiosa con la quale Mr Bean e le sue donzelle pensano di mettere insieme le sentenze dell’Europa e la voglia di glamour. Se non ci fossero di mezzo le stabilizzazioni dei precari e le misure per dotare finalmente le scuole di un organico che comprenda anche gli insegnanti necessari alle supplenze e alle attività aggiuntive, si potrebbe parlare della solita burletta in salsa renziana: prendi una leggina mal scritta, la battezzi con un roboante nome inglese, cominci a definirla “riforma” e fai finta che cambi il paese. La mai varata riforma Berlinguer era davvero qualcosa di più di questa sciacquetta buona per menare il torrone fino alle elezioni regionali di fine maggio, che se ne pensi bene o meno.
Proprio le mediocrità e il pressapochismo superficiali di questa legge - ora in fase di approvazione alla Camera per poi passare al Senato per una nuova finta battaglia delle opposizioni e minoranze varie - semmai rendono evidente meglio di altre iniziative l’incoscienza di un ceto politico che non sa più che direzione prendere, vivendo di slogan vuoti e di apparenze vistose in attesa che capiti qualcosa.

KARI

Ha amato profondamente questa città e seguito la crescita di tre generazioni di bambini. Era suo desiderio lasciare un saluto a tutti coloro che hanno condiviso con lei il meraviglioso cammino della vita”, questo il manifesto affisso in città dalle figlie
Lasciare tracce indelebili
imageSono passati 42 ani da quando un medico scolastico mi guardò con occhi azzurri e un po’ freddi per chiedermi come mai non mi fossi presentato a ritirare le pastigline di fluoro da somministrare ai ragazzini della mia classe. Balbettai qualche giustificazione scomposta (me ne ero semplicemente dimenticato) e feci così la conoscenza di Kari Norstrom. Quasi mezzo secolo fa a Grugliasco nelle scuole c’era un medico che teneva sott’occhio la salute dei ragazzi, che li visitava periodicamente e che interveniva quando osservava la necessità di specialisti o di intervento sulla famiglia. Non erano infrequenti casi di denutrizione e di malnutrizione, spesso il pasto a scuola era anche l’unico della giornata e le condizioni delle abitazioni lasciavano a  desiderare. Kari, capelli biondissimi, statuaria quanto basta per una donna del nord, occhi azzurro chiaro e un fare diretto perfino un po’ esagerato, faceva questo mestiere. Di bambini ne vedeva tantissimi (circa 1200, ciascuno tre volte l’anno almeno), li osservava muoversi nella scuola, interrogava gli insegnanti, poi li esaminava ciclicamente per cogliere eventuali segni di problemi alla salute, in special modo allo scheletro. Si capiva anche quanto li amasse perché li guardava con gli occhi di chi vede in loro il futuro e la speranza di un mondo più giusto e armonico.
Kari aveva sistemi di riferimento ben chiari, sapeva dove voleva stare. Già allora era una persona eccezionale, una di quelle che vorresti frequentare per assorbire tutto il possibile, una persona capace di grandi sofferenze e di altrettanto grandi gioie.

GLI ULTRAS DEL NULLA

Movimenti di protesta che si fanno soffiare le manifestazioni da incappucciati organizzati, perbenismo a pene mani e una spaventosa incapacità a garantire la sicurezza della gente…
Rompi e disfa, che ti passa!
Mesi e mesi di propaganda televisiva per inculcarci per bene l’idea che i barconi di migranti (quelli che riescono ad arrivare sulle nostre coste, per gli altri una lacrimuccia e via) rappresentano un grave pericolo e  una minaccia alla sicurezza delle nostre vite. Un pomeriggio di violenza a Milano distrugge tutto il formidabile lavorio fin qui svolto.
Eh già, cari miei, le minacce alla nostra sicurezza ce le abbiamo in casa. Li abbiamo allevati noi, li intratteniamo a scuola, li foraggiamo con paghette multiple, ci illudiamo di controllarli con i telefonini sempre più costosi di cui li dotiamo, li giustifichiamo perché quello che fanno “sono solo ragazzate” (leggi). I nostri bravi ragazzi possono scegliere fra l’intruppamento in una qualche fazione degli ultras al seguito delle squadre di calcio o, da almeno qualche lustro, possono comperarsi la divisa d’ordinanza e trasformarsi in black block. Da ultras del calcio potranno devastare le zone nei pressi dello stadio, sfondare reti di separazione una volta dentro, svaligiare autogrill quando seguono la squadra in trasferta… oppure tutte e tre le cose insieme, magari arricchite da aggressioni singole, partecipazione a squadracce per punire il nemico e via immaginando.
Da black block potranno scegliere la manifestazione giusta, infilarvicisi (magari contando anche sulla possibilità che qualche altro manifestante li protegga, li assecondi e magari li segua pure)...

IL METODO DELLA RISSA

Chi grida più forte, chi esaspera le situazioni per sostituire le buone ragioni con le relazioni spazzatura. Chi vince, chi perde, cosa si vince e cosa si perde…
Grida & minaccia, che qualcosa ottieni!
E’ oramai diventato difficile immaginare un contesto con più di due persone dove non ci sia uno dei partecipanti che cerca con prepotenza, urla e minacce di avere la meglio sugli altri. Che di solito gliela danno vinta – non hanno voglia, coraggio, energie per combattere con gli stronzi urlanti – abbandonando il campo e rifugiandosi in nicchie appositamente create per garantire la sopravvivenza stentata alle persone miti.
E’ successo nella politica - sembrano spariti quelli capaci di ragionamenti più lunghi di un tweet o capaci di ascoltare le argomentazioni altrui per cercare, se possibile, una sintesi comune –, nell’economia, nei mass media, nella cultura, nello sport e anche nei rapporti famigliari. Stabilire relazioni si trasforma automaticamente un una specie di corsa a far vedere chi la vince, a gareggiare spietatamente con ogni mezzo con l’obiettivo non di prevalere, ma di annientare l’altro e gli altri, costruendo così l’illusione che potremo trionfare in solitaria e che il nostro Io elastico si potrà tendere fino a comprendere tutto il mondo che ci interessa.
Se non gridi, se non minacci, non ti calcola nessuno. Questo è il modello che si è affermato nel nostro paese e che è causa e generazione dei disastri di oggi. Il virus si è diffuso dapprima senza quasi che ce ne accorgessimo...

MELE FOR PRESIDENT

L’ex parlamentare dell’UDC, condannato per i festini con prostitute e cocaina, è il candidato a sindaco anche del PD alle elezioni comunali di Carovigno in Puglia. Anzi, no
Il segno dei tempi
Di lui si occuparono le cronache del tempo: era il 2007 e Cosimo Mele, deputato, venne scoperto in una camera d’albergo adibita a sede di orge a base di sesso e droga. Una delle donne che partecipava al festino era stata male e si era reso necessario chiamare l’ambulanza, con tutto il corollario di pubblicità che ne derivò. Il soggetto finì per qualche tempo nell’oblio, ma la tentazione italica si sa che è forte: non appena possibile, si candidò a sindaco nel suo paese e gli elettori lo votarono entusiasti, chi meglio di un perbenista puttaniere e drogato può guidare una pubblica amministrazione efficiente e giusta? O forse, gli altri candidati erano perfino peggio di lui e gli elettori hanno scelto il meno peggio? Non lo sappiamo, ma il Mele nel 2013 viene eletto sindaco.
Il PD sta all’opposizione, ma l’astinenza dura solo un anno: all’inizio del 2014 anche il PD entra nella giunta di Mele con un assessore, grazie ai buoni uffici del Presidente del Consiglio, ex segretario provinciale proprio del PD. Un bel miscuglio, non c’è che dire. Ma c’è di più.
Anche a Carovigno il centrodestra è in disfacimento e i supporter originari di Mele cominciano a litigare, fra loro e con lui. Così il sindaco multicolore questa primavera si dimette: il comune  andrà alle elezioni il 31 maggio di nuovo con lui candidato in pole position.