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LA SCUOLA ITALIANA TRA NOSTALGIE E CRISI DI IDENTITA.

Anteprima

 

                                                              di Tito Boeri e Fausto Panunzi 

Grazie a un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sulla crisi di identità della scuola italiana e a un dibattito apertosi sulle colonne del Corriere della Sera, sappiamo finalmente quali siano i piani del governo sulla scuola italiana. Non che siano particolarmente promettenti. Oscillano tra passatismo e irrilevanza. Speriamo in qualche ripensamento. Senza dimenticare che una società che risparmia sull'investimento nella scuola è una società che sta rinunciando al suo futuro.

Grazie a un editoriale di Ernesto Galli della Loggia e a un dibattito apertosi sulle colonne del Corriere della Sera, sappiamo finalmente quali siano i piani del governo sulla scuola italiana.

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

Prima di discutere le proposte dei ministri Gelmini e Tremonti è opportuno richiamare i contenuti dell’intervento che ha avuto l’indubbio merito di stimolarle. La tesi di Galli della Loggia è che la crisi della scuola italiana sia l’altra faccia della medaglia della crisi di identità del nostro paese, incapace di “progettare il suo futuro, perché non riesce più a incontrare il suo passato”. Questa diagnosi è così astratta da rendere difficile una sua valutazione. Anche se fosse corretta, non offrirebbe comunque terapie di immediata attuazione. Come fa una società a riappropriarsi del suo passato e a definire una nuova identità? Chi dovrebbe promuovere tale processo? E quale sarebbe l’orizzonte temporale? La scuola non può permettersi il lusso di aspettare che la società italiana riconosca se stessa allo specchio, ma ha la necessità di interventi urgenti.

ORDINALE, CARDINALE E VECCHIO MANUALE

Questa necessità viene riconosciuta negli interventi dei ministri Gelmini e Tremonti, che hanno il pregio di proporre misure potenzialmente di efficacia immediata. Partiamo dalle due proposte avanzate dal ministro dell’Economia: il ritorno ai voti al posto dei giudizi e una riduzione della frequenza nel cambiamento dei libri di testo. Si tratta di interventi marginali, se non del tutto irrilevanti. I giudizi, come i voti, hanno un valore ordinale. Come 8 è meglio di 7, così ottimo è meglio di distinto. Riesce difficile capire perché la scala 9-8-7-6-5 (peraltro già applicata nei licei) sia preferibile alla scala ottimo – distinto – buono – sufficiente – insufficiente o a quella A-B-C-D usata nei paesi anglosassoni. Quanto ai libri di testo, è vero che sono cambiati nel tempo, ma lo stesso è avvenuto anche a livello di testi universitari. La ragione è che nel tempo è cambiata la modalità di studio e apprendimento degli studenti a ogni livello. Il diffondersi di nuove tecnologie come il computer ha arricchito gli strumenti didattici a disposizione degli insegnanti e i libri di testo si sono adattati a tali cambiamenti, inserendo supporti didattici come i cd dedicati al ripasso degli argomenti e una grafica meno spartana di quella dei libri di testo degli anni Settanta. Questo processo è avvenuto in tutti i paesi. Certo, vi sono case editrici che procedono ad aggiornamenti cosmetici pur di spiazzare il mercato dell’usato. Ma non ci si può affidare che agli insegnanti per impedire che queste scelte editoriali appesantiscano il bilancio delle famiglie. Esistono già tetti di spesa. Intervenendo d’imperio si corre il rischio di ritardare l’innovazione didattica.

LE QUATTRO “I”

La stessa ottica “passatista” ispira le proposte del ministro Gelmini: ripristino del voto di condotta, divisa scolastica, maestro unico, insegnamento dell’educazione civica. Inoltre, si aggiunge alla vecchia ricetta delle tre I (inglese, informatica e impresa) una quarta I (italiano), cioè lo studio della letteratura, della storia e delle tradizioni italiane. Il maestro unico, il grembiule e il voto di condotta c’erano negli anni Settanta e così anche l’insegnamento dell’educazione civica. Ma la società italiana è cambiata e così la scuola. In particolare, sono cambiati gli studenti e le loro famiglie. Il massiccio flusso di immigrati ha reso meno omogenee le classi. I bambini con disabilità, che venivano prima lasciati a casa, adesso vanno – giustamente – a scuola. La maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro ha fatto fiorire il tempo pieno, riducendo il coinvolgimento delle famiglie nel processo di apprendimento degli studenti.
Non è certo con il ritorno al passato che la scuola italiana troverà la soluzione dei suoi problemi. Cosa si può fare allora per la scuola italiana? Un sistema di buoni (voucher) che consenta alle famiglie di scegliere tra le varie scuole, anche private, mettendole in competizione, è la proposta che è stata
avanzata da più parti. Ma anche l’introduzione del sistema di voucher non farebbe in alcun modo scomparire il ruolo della scuola pubblica. E per migliorare la scuola pubblica le ricette non sono molte: c’è bisogno di una iniezione di capitale fisico e capitale umano.
Molte scuole pubbliche sono ancora in edifici vecchi, spesso inadatti a ospitare le attività scolastiche. Mancano laboratori scientifici e linguistici e ci sono troppo poche aule di scienze. In altri paesi gli studenti si spostano tra diverse aule a seconda degli insegnamenti. Da noi, la carenza di aule impone di fare spostare gli insegnanti anziché gli studenti, col risultato che i docenti di materie come biologia, chimica e fisica non possono svolgere bene il loro mestiere. La scarsità di palestre adeguate e quindi l’impossibilità di consentire ai ragazzi di svolgere attività sportiva è un altro dei problemi cronici della scuola italiana, le cui conseguenze si sono evidenziate anche alle Olimpiadi di Pechino. Ad oggi, purtroppo, non è stata ancora completata l’anagrafe edilizia e quindi non sappiamo ancora quali siano le scuole che necessitano di interventi rilevanti. Un programma di miglioramento dell’edilizia scolastica non è rinviabile. Accanto al miglioramento delle strutture occorre migliorare la qualità dell’insegnamento. Una selezione più severa per l’immissione in ruolo dei docenti. Incentivazione degli insegnanti, con premi per chi svolge con dedizione il suo lavoro e sanzioni per chi invece brilla per assenteismo o scarso impegno in classe. Maggiore potere ai presidi nella scelta dei docenti e nella loro incentivazione. Taglio dei plessi scolastici marginali. Formazione e test periodici per gli insegnanti. Tutti, in qualunque parte d’Italia. Test nazionali per verificare il grado di apprendimento degli studenti che serviranno alle famiglie per conoscere il contenuto formativo di tutte le scuole italiane. Potranno così, soprattutto al Sud, esercitare pressioni sui docenti affinché migliori la qualità della didattica anziché puntare solo ad avere un pezzo di carta per i loro figli.
Tutte queste proposte costano. Ma sarebbe miope rinviare l’investimento nella scuola invocando la già eccessiva spesa per il corpo docente. Bene invece utilizzare ogni risparmio nella spesa corrente e derivante dalla chiusura dei plessi inefficienti per investire nei materiali didattici e nell’edilizia scolastica. E se ci sono insegnanti che non fanno il loro lavoro, occorre fare tutto il possibile per espellerli dal sistema scolastico. Ma senza dimenticare che una società che risparmia sull’investimento nella scuola è una società che sta rinunciando al suo futuro.

 

(Fonte: www.lavoce.info)

 

 

 

La scuola in retrò marcia.

 

di Eva Milano

Al post di Dida pubblicato ieri fa eco l'articolo di Tito Boeri e Fausto Panunzi comparso sul sito de La Voce, che commenta i particolari della riforma della scuola approvata in questi giorni.  Il concetto espresso, ampiamente condivisibile, è che "una società che risparmia sull'investimento nella scuola è una società che sta rinunciando al suo futuro".

Come altre iniziative del governo, anche questa sembra essere una strategia molto attenta alla forma forse più che alla sostanza, e ancora una volta le norme suggerite dal buonsenso sembrano essere disattese: voti o giudizi, è fondamentale il cambiamento? I grembiuli cambiano la qualità dell'insegnamento? Vi lasciamo alla lettura dell'articolo per qualche spunto di riflessione in più e vi segnaliamo in particolare un passaggio che analizza la tematica dei testi scolastici.

"Il diffondersi di nuove tecnologie come il computer ha arricchito gli strumenti didattici a disposizione degli insegnanti e i libri di testo si sono adattati a tali cambiamenti, inserendo supporti didattici come i cd dedicati al ripasso degli argomenti e una grafica meno spartana di quella dei libri di testo degli anni Settanta. Questo processo è avvenuto in tutti i paesi. Certo, vi sono case editrici che procedono ad aggiornamenti cosmetici pur di spiazzare il mercato dell’usato. Ma non ci si può affidare che agli insegnanti per impedire che queste scelte editoriali appesantiscano il bilancio delle famiglie. Esistono già tetti di spesa. Intervenendo d’imperio si corre il rischio di ritardare l’innovazione didattica."

A proposito! Tra pochi giorni, in alcuni istituti del territorio piemontese avrà inizio la sperimentazione basata sull'uso dei mini pc di ultima generazione nella didattica scolastica, grazie al progetto del nostro gruppo consiliare. Il forte entusiasmo che anima le scuole,  gli insegnantio e la disponibilità delle case costruttrici che ci assistono nel progetto sono segnali incoraggianti. Nei prossimi giorni vi racconteremo nel dettaglio cosa bolle in pentola.

 

 

 

Povera scuola !!!.

 


 

Da insegnante in pensione, voglio esprimere alcune considerazioni sulle esternazioni, ormai giornaliere, della ministra alla Pubblica Istruzione. Data la mia età, ho compiuto il percorso scolastico con grembiule bianco alle elementari, nero dalle medie in su, compreso l'esame di maturità, ho subito l'incubo dei voti ( non tanto di quello di condotta perchè ero "una brava bambina"!) e l'odioso confronto con il 6 meno del vicino rispetto al mio 5 e mezzo. Poi è arrivata l'Università, il '68 e la scelta di fare l'insegnante delle medie inferiori: sono quindi una di quelle persone responsabili, secondo i nostri governanti attuali, di tutti gli sfaceli in cui versa la scuola italiana. Esaminiamo solo alcuni aspetti: Libri di testo: tutti gridano al caro-libri ma forse è il caso di ricordare che ci sono stati molti insegnanti che hanno tentato di fare a meno dei libri di testo (per lo meno nella scuola dell'obbligo) e che non hanno avuto la vita molto facile: oggi, con gli strumenti informatici a disposizione, c'è una formidabile opportunità in più. Peccato che il bilancio della Pubblica Istruzione non vada in quella direzione nè come investimenti nè come formazione degli insegnanti! Ripristino dei voti dalle elementari: è vero che a volte i cosiddetti giudizi erano fumosi e contorti però permettevano, soprattutto con i bambini, di valutare percorsi e progressi. Seguito a pensare, come diceva una persona ormai scomoda e dimenticata che rispondeva al nome di Don Milani, che se un ragazzo passa da 20 errori a 10 debba essere gratificato anche se non ha ancora raggiunto la preparazione adeguata, e poi adeguata a che cosa??? Evito di commentare il ritorno di grembiuli vari, anche per i maschietti?, l'introduzione di inni e bandiere che sventolano, mi sconvolge che la ministra decida di "introdurre un'ora settimanale di educazione civica": qualcuno dovrebbe avvisarla che c'è già da decenni ma forse, nelle scuole che ha frequentato non era ritenuta importante e i risultati si vedono. La lista potrebbe continuare all'infinito, intanto si tagliano i fondi, si tagliano gli insegnanti di sostegno, i mediatori culturali, gli insegnanti in generale: l'ultima è il ritorno al maestro, anzi alla maestra, unico/a nelle elementari con buona pace delle competenze che sono diventate sempre più specifiche e determinanti e che è impossibile riassumere in un' unica figura.

Dida Neirotti

 

La violenza in tv.

  

Il post che vi proponiamo oggi è comparso pochi giorni fa su Targatocn, quotidiano online di Cuneo e ci è stato segnalato dall'autore, amico del gruppo e consigliere comunale di Cuneo Fabio Di Stefano che interviene sul tema dei rapporti tra giovani e televisione.

di Fabio Di Stefano

"Egr. Direttore, Le invio alcune mie considerazioni:
Sono allibito per le immagini(che mi hanno riferito), trasmesse dai vari telegiornali... un tir che invade la corsia opposta finendo addosso ad altre autovetture, facendo una strage.
Capisco che bisogna fare informazione, ma dov´è finito il rispetto per i familiari delle vittime, e non solo, molti credono che queste immagini servano a far sì che si vada più piano, che la gente sia prudente...Mi dispiace io non la penso così...
Queste immagini, come tante altre fanno molto male, metti in circolazione paura, e soprattutto nei bambini vengono memorizzate e mai più dimenticate!
Pensate ad un tizio che viaggia in autostrada... che per un attimo rivede le immagini trasmesse in televisione... potrebbe bloccarsi dalla paura e sbagliare manovra...
In effetti dopo qualche giorno si sono verificati incidenti stradali simili, con auto che viaggiavano in contromano.
La violenza e l'efferatezza nella televisione in genere, è diventata ormai quotidianità, e nei telegiornali pur di fare più ascolti si mandano in giro video crudeli e atroci, è diventato un rito macabro... la morte in diretta che fa spettacolo!!
C´è un limite a tutto credetemi... noi siamo adulti... ma il nostro futuro ossia i bambini non traggono benefici da queste atrocità!!!
E più circolano notizie di questa violenza, e altrettante ne saltano fuori quasi attratte!!!
Tante sono le famiglie che si riuniscono ad ora di cena, con bambini piccoli, che percepiscono qualsiasi immagine o suono... a volte ci sembrano distratti, ma i loro sensi sono superiori rispetto all´adulto!
E pensare che la televisione potrebbe essere uno strumento stimolante e di crescita, attraverso un informazione pulita, cristallina e neutrale, senza violenza... è mai possibile che la nostra società sia interessata soltanto alle scene violente... e che l´utente richieda soltanto questo?
Io non credo... il bello è, che poi ci scandalizziamo per un bacio passionale in un film romantico...
Bisogna CAMBIARE, se proprio non si può istituire un organo di controllo che verifichi la possibilità di non mandare in onda certi video, credo sia necessario, lo dico soprattutto ai genitori, alla gente comune... cambiate canale... quando propongono queste scelleratezze... gli ascolti si abbassano... e forse... chissà, si stancheranno di proporcele!!!
Se la televisione continuerà a comunicarci... violenza... i risultati saranno identici... ossia altra violenza... odio...
Non esagero quando dico che la televisione è un microchip virtuale che tutti abbiamo innestato nel nostro cervello... chi lo sa... prende precauzioni... chi non lo sa ne viene catturato... tanto da diventare spesso violento, senza rendersene conto...
Io credo in un mondo diverso... e sono certo che tanta gente come me ne è convinta... ma cominciamo a sbarazzarci di queste tossine psichiche...
Informazione si...ma decente... immagini pure... ma positive...
Televisione... si... ma come strumento educativo..."

 

TORNA LINCUBO DEI TEST UNIVERSITARI.

Anteprima
                                                                                                di Patrizio Brusasco
Riparte l'anno accademico, riaprono le scuole, tornano i famigerati test per la regolazione dell'accesso universitario e riscoppiano le giuste e inevitabili polemiche. Non ci stuferemo mai di dire che queste norme restrittive, poco di gestione dei flussi occupazionali, certamente molto fasciste, sono clamorosamente anticostituzionali, lesive della dignità e del diritto di ogni persona di provare a costruirsi qualsivoglia progettualità di vita, fonte di enormi ingiustizie umane e sociali, incubatrici di prebende, privilegi e reati di ogni tipo, in un mercato del lavoro che ormai mostra tutti i suoi limiti, le sue aporie nonché i suoi malcostumi, spesso appetibili dalla stessa magistratura, tra continui ricorsi al Tar e al tribunale ordinario, come illustrano le cronache di ogni giorno.
Ci si permette dunque di ripubblicare un articolo che il sottoscritto aveva scritto a seguito dell'uscita del libro del dottor Citro dal titolo suggestivo "Vietato studiare". Questo anche per dimostrare come, in Italia, articoli datati siano sempre di attualità e di un certo tono profetico dotati, alla luce peraltro dei recentissimi scandali che hanno nuovamente colpito l'ateneo subalpino (non iam deus in corpore inclusus Cassandra loquitur, ah..ah...)
SEGUE PARTE DELL'ARTICOLO REDATTO E PUBBLICATO IN DATA DOMENICA 20 APRILE 2008
Si possono accettare crimini di ogni tipo poiché connaturati alla bestialità umana; si possono accettare soprusi per ogni motivazione che sia, ma sempre legata alla umana bestialità. Non si può accettare il crimine che stanno perpetrando in Italia ormai da molti anni, vale a dire l'UCCISIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO!  Un crimine gravissimo, soprattutto nella società di oggi, quanto mai affamata di sapere, come radice e unica fonte di sviluppo presente e futuro, in primis umano poiché lo studio, di per sé, rimane altamente formazione dell'individuo e della persona, anche se sempre più spesso si trasforma in esercizio di potere di qualsivoglia natura.
Che il suk dei numeri chiusi all'Università sia uno scempio dell'intelligenza, perpetuato peraltro da soggetti ritenuti affatto intelligenti, è cosa arcinota e che nasce da inaccettabili logiche di lobby e di difesa dei propri feudi baronali, a partire dall'arroganza conclamata e debordante di una classe-casta docente accademica sempre più esautorata dal suo blasone e sempre più attenta a logiche extra-intellettive, legate allo scambio di interessi privati e a mercimoni corporei che si consumano vergognosamente in tutti gli atenei di ogni facoltà. Ma non è il caso di dilungarci su un tema che necessiterebbe di un ipertesto piuttosto che di uno striminzito articolo su web!
Il massimo del clamore lo suscitò il medico Massimo Citro che, plurilaureato con lode e mai dimentico delle sane conoscenze umanistiche, affrontò il test di medicina a Torino per dimostrarne l'assurdità, quando non anche - è cronaca di questi tempi - le plurime irregolarità di ogni tipo e il mercimonio che vi era dietro (il discorso peraltro si proietta bene anche sulle scuole di specializzazione e sull'ingresso nel mondo del lavoro - almeno quello tradizionale e non precario - e sul prosieguo della carriera di ogni individuo!!!). E' chiaro che il medico Citro, anzi l'alunno Citro, non passò il test: troppo difficile, complicato e volutamente astruso!
Scrisse allora un libro illuminante, dal titolo suggestivo "Vietato studiare" che andò ovviamente a ruba, in cui denunciava tutte le assurdità del sistema di cooptazione intellettuale in Italia, che poi si traduce nelle seguenti inferenze:Chi è tuo padre (alias, di chi sei figlio?); Hai una mammasantissima in paradiso? Sei Massone? L'hai data/o a qualcuno? Quanto ti è costato?... e via dicendo...insomma, un puzzle di tasselli tutti rigorosamente ed estremamente "virtuosi" che fanno di questa italietta un paese di cloache, per essere gentili, più che di civiltà.
Ma si sa che il mondo, soprattutto di oggi, è appannaggio dei "furbetti del quartierino", per citare un'icona della furbizia italica (al secolo Ricucci),  e allora si faccia a gara a chi peggio si comporta, trasgredisce ai protocolli e alle regole e via dicendo. Si cambi il patto sociale, vera fregatura, e si riscrivano i codici civili, penali e del galateo, affinché il santo diventi delinquente e il delinquente (ma è già così!) santo! Ma il diritto allo studio, per amore degli dèi, lo vogliamo lasciare in pace? L'Università italica è forse privata?  Ma se poi un Sig X. volesse crogiolarsi nella sua decima laurea, per puro prurito intellettuale...ma saranno pur fatti suoi...e come se poi il numero chiuso avesse migliorato l'annosa questione del trovare un legittimo lavoro dopo un già lungo iter formativo?!
L'ex ministro Mussi difendeva il fortino dei baroni accademici, asserendo come la colpa si dovesse addossare alle famigerate direttive europee. Ma tale difesa non regge come ben si evince dal libro del dottor Citro, in cui si denunciano le aporie del sistema politico, economico e accademico - nonché l'incostituzionalità dell'uso dei test di ammissione -, mirabilmente tutti coesi e intrecciati nelle loro operazioni, con tanto di teorie dimostrate o confutate, dati, cifre, letterature giurisprudenziali e quant'altro....
In calce, come dice il dottor Citro: "Comunque la si rigiri, ci troviamo di fronte a un colpo di Stato anche se limitato al settore dell'istruzione: perché è sempre colpo di Stato ogni volta che il potere di pochi prende il sopravvento su quello pubblico"...
POTREBBE ANCHE ESSERE CHE QUEST'ANNO, A FRONTE DEGLI SCANDALI PAZZESCHI DELLO SCORSO ANNO, DECIDANO DI FARE LE COSE PER BENE E IN REGOLA, MA NON VI FIDATE PERCHE' E' L'ESTREMA ARMA DEL DEMONIO DI FINGERSI BUONO PER CONTINUARE A INFINOCCHIARCI TUTTI!
BUON TEST A TUTTI GLI STUDENTI!!!
 

MALASANITA COL VIZIETTO?.

Anteprima

di Patrizio Brusasco

 

I porcellini che appaiono in foto rappresentano l'anima animale che contraddistingue, al pari di quella intellettiva come ci ricordava Aristotele, l'essenza umana fino al divenire assenza umana, di valori, di buoni sentimenti, di onestà e via dicendo.

Un'anima che sembra imperversare sull'ultimo scandalo che sta colpendo la Facoltà di Medicina di Torino, coinvolta, suo malgrado, in un caso di mercimonio sessual-professionale. Insomma è la solita vecchia icona del prof., meglio se barone, che chiede prestazioni sessuali a stundentesse, più o meno attempate, in cambio di facili esami, lauree, accessi in scuole di specializzazione, assunzioni e quant'altro.

Al di là della veridicità della denuncia da parte della studentessa, che sarà logicamente indagine della magistratura - dopo che il Tar ha riconosciuto i gravi estremi del caso, bloccando di fatto il concorso per entrare in specialità a medicina legale - certo è che qualcosa di marcio si annida anche all'interno delle massime istituzioni accademiche.

L'aspetto triste è che noi tutti sappiamo come spesso funzionino certe cosucce, come tutti sapevano che esistevano (ed esistono tuttora) le tangenti, tanto nel pubblico che nel privato - vox populi, vox dei! E poi si sa che ormai medicina, come un po ' tutte le altre facoltà,  è a tutti gli effetti un' enclave di raccomandati per sangue, censo, amicizie varie, legami massonici, intrecci sessuali che finiscono per colpire soprattutto i "capi deboli" del sistema; come si sa, nel contempo, che purtroppo e oggigiorno a medicina si ha un rapporto, diciamo,  particolare con la fisicità, il corpo e la sessualità; basti avere qualche esperienza di ospedali e qualche amico medico per essere bene informati sui retroscena di quanto accada spesso nei nosocomi.

Ora ci sarà il ritualistico balletto delle controaccuse da parte del professore e vedremo quanto saranno bravi e fortunati i difensori di entrambi nel far venire a galla la verità, con la speranza che si ricordino del vecchio adagio: amicus Plato, sed magis amica veritas".

Sarebbe poi il caso di non nascondersi dietro a false ipocrisie e a difesa della categoria di turno. L'università italiana, come lo Stato italiano, è un malato terminale e la spocchia del suo corpo docente - la stragrande maggioranza - è ben nota a noi tutti che abbiamo avuto l'onore e l'onere di frequentare vari corsi di laurea e di aver acquisito collaborazioni varie con gli atenei nostrani, scontrandoci infine con le solite logiche di cooptazione che ne caratterizzano, per lo più, la selezione del personale. Sia chiaro che le altre istituzioni non sono  per nulla differenti.

Resta il patetico fatto che questi malcostumi sono ormai quasi la regola, sempre che non si goda di particolari protezioni come anzi detto, e che medicina, tra i test di ammissione e questi continui scandali su esami, concorsi e quant'altro, viva di un suo regime speciale.

Ricordo di aver condotto una puntata su Telestudio sulla malasanità piemontese e di aver avuto come ospite telefonico il dott. Palestro; in quel caso c'era la "denuncia" degli specializzandi che sostenevano di non ricevere adeguata preparazione pratica (altra cosa arcirisaputa): ovviamente il preside Palestro negò in modo totale, mostrando uno scollamento, con la realtà, preoccupante e foriero di futuri smottamenti.

Anche in questo caso la casta dei docenti, salvo rari grilli parlanti, si schiererano dalla parte del professore, probabilmente per difendere le loro stesse abitudini, ma non muta la sostanza del discorso. Mentre i più onesti diranno: "ah sì, giravano strane voci su di lui" (ma valle a dimostrare!)

Certo, molto ci sarebbe da dire anche sul comportamento delle studentesse - in queso caso parliamo di una donna di 38 anni, sposata, mamma di due figli e in attesa di un terzo, e con un marito verosimilmente consenziente! -, e allora forse, ci viene l'atroce sospetto, varrebbe la pena di cambiare per iscritto le regole della civile convivenza per legalizzare l'illegale e rendere fattibile, quando non anche degno di merito, la devianza di qualsivoglia natura.

La nota triste di questa storia è che tutto continuerà come e forse peggio di prima e probabilmente anche il sottoscritto avrebbe dovuto scrivere un' apologia del fatto e non un' inutile, noiosa, moralistica, sterile e ipocrita reprimenda. Dunque complimenti al Professore e alla studentessa di turno...e ci risentiamo al prossimo scaldalo!

 

Ciotole in mostra a San Raffaele Cimena.

 

E' dedicata alla ciotola la mostra in programma a San Raffaele Cimena, da venerdì 22 a domenica 24 agosto, nell'ambito delle manifestazioni previste per la festa patronale.
L'inaugurazione avverrà venerdì 22 alle ore 18.30 nel complesso scolastico del Comune: all'interno sarà inoltre sistemato un tavolo per la vendita delle opere in ceramica prodotte dagli espositori. L'intero ricavato verrà devoluto in favore di Emergency, che sarà presente all'inaugurazione con un proprio rappresentante.

 

PICCOLA STORIA (DI SINISTRA) - seconda parte.

Ecco il seguito del post pubblicato lunedì 11 agosto.

di Paolo Merlo

Questa sinistra nel suo complesso è inadeguata ed insoddisfacente. Eccesso di pessimismo? Allora facciamo parlare i fatti citando due esempi che conosco bene perché mi riguardano personalmente.

1) La professione di avvocato non mi garba molto (ci vuole più grinta di quanto disponga); vado in pensione anticipatamente e faccio il Giudice di Pace: mi piace e mi permette di arrotondare la pensione giustamente striminzita. La mia interpretazione della funzione (tento la conciliazione direttamente con le parti) suscita qualche malumore nel corpo forense. Interviene un autorevole personaggio della sinistra torinese, nel quale evidentemente prevale l’interesse corporativo sulle convinzioni politiche, che mi fa cancellare dal corpo dei Giudici di Pace. In quale modo? Semplice: nessuno mi dice nulla (ricordate il KGB staliniano?) e un bel giorno arrivo in ufficio e non trovo più la scrivania. Faccio ricorso al Consiglio di Stato? Rinuncio: trascorrerebbero molti anni e spenderei un sacco di soldi senza sapere come andrà a finire. Per completezza del quadro: in tutto il territorio nazionale gli allontanamenti dalla funzione sono eccezionali; normalmente si tratta di individui con precedenti penali sfuggiti alla prima selezione. A fronte della mia reazione, sorpresa e scandalizzata, qualcuno da sinistra si è mosso non dico a rimediare (impossibile ormai) ma almeno a solidarizzare di fronte ad una palese ingiustizia? Nessuno ha alzato un dito.

2)Ultime elezioni amministrative. La prospettiva reale di una vittoria di questa destra impresentabile è uno stimolo fortissimo a partecipare: mi candido come indipendente nella lista dei D.S. Senza partito, senza sindacato, senza soldi e, confesso, senza molta convinzione, ottengo un risultato non del tutto insoddisfacente: forse mi ha giovato l’attività svolta nel Comitato dei Cittadini per l’Ulivo e comunque risulto primo degli esclusi. Dopo la vittoria del centrosinistra qualcuno mi ha detto: grazie? Nessuno. Trascorrono mesi di discussioni furibonde all’interno della coalizione: qualcuno mi ha interpellato? Nessuno. E’ stata organizzata almeno una riunione di lista per sentire il parere dei candidati? Niente di niente. I partiti politici occupatissimi a spartirsi le poltrone (pardon: a discutere di equilibri all’interno della maggioranza) si sono completamente dimenticati dei portatori d’acqua (ovviamente non sono il solo).
Che fare? Suicidarsi? Emigrare? Ritirarsi in campagna?
Temo  che il virus della politica, come quello dell’epatite C, sia difficilmente estirpabile...

 

PICCOLA STORIA (DI) SINISTRA - pirma parte.

Un amico del gruppo ci invia una riflessione sulla sinistra italiana sulla base del significativo e toccante resoconto dell'esperienza di una vita. È uno spaccato che, pur essendo stato realizzato negli anni del primo governo Berlusconi, appare di grande attualità. Ringraziamo l'autore per avere messo a diposizione dei nostri lettori la sua storia personale. Il contibuto viene pubblicato in due parti.  

 di Paolo Merlo

Dopo la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento dell’Unione Sovietica taluni intellettualoidi si sono esercitati a farfugliare di “pensiero unico”. In Italia almeno con l’esperienza del governo Berlusconi esiste ancora, eccome, una bella differenza tra destra e sinistra.

Che cosa significa essere di sinistra? Significa, ad esempio, credere che se è falso che tutti gli uomini sono uguali (li differenziano i cromosomi) è però vero che tutti nascono con i medesimi diritti: a vivere in una società priva di privilegi e ingiustizie, ad un lavoro dignitoso per se ed i propri figli, insomma ad una vita degna di essere vissuta e non paragonabile ad una giungla dove prevale la legge del più forte.

Perché si diventa di sinistra? Osservando la propria storia e quella della maggior parte delle persone che ci circondano, salvo eccezioni, si può rispondere: sulla base della propria sensibilità, delle frequentazioni praticate, delle letture fatte, della propria esperienza individuale. L’esempio della fatica dei genitori, le difficoltà allo studio (prima del mitico ’68 era molto peggio di oggi), le ruvidezze dei primi lavori praticati: insomma ciò che è successo a me e a migliaia di altri come me, mi ha orientato e deciso a dare il mio piccolo contributo di partecipazione alla vita associativa, ricercando la compagnia e la solidarietà di coloro che la pensavano come me.

Semplice? Mica tanto. Mi sono iscritto al P.S.I. nel 1961 all’età di 24 anni e vi ho militato ininterrottamente per 30 anni fino al 1991, quando la bufera di tangentopoli ha spazzato via quello che ritenevo, e ritengo tuttora, la formazione politica che meglio interpretasse le mie aspirazioni. La degenerazione affaristica dell’apparato del partito, avvenuta sotto i miei occhi e di tanti bravi compagni (la maggior parte dei militanti), prima ignari e poi increduli, fu una mazzata durissima di cui ancora oggi portiamo le conseguenze. Finalmente a svegliarmi dallo stordimento arriva Prodi con il progetto dell’Ulivo: i partiti fanno un passo indietro, prevale l’interesse della coalizione, i contenuti ed il programma sono largamente condivisibili.

Semplice? Nemmeno per sogno.
Fin dall’inizio la storia dell’Ulivo è caratterizzata da conflitti interni, individualismi narcisistici, interessi di parte, colpi bassi: insomma il peggio del peggio della politica, tanto che ci ritroviamo un governo di destra che, per la maggior parte degli osservatori nazionali e stranieri, rappresenta il punto più basso espresso dal nostro paese nel dopoguerra.
Né l’esperienza passata pare abbia insegnato a rimediare agli errori: se si osserva oggi l’Ulivo, nazionale e locale, non pare che la situazione sia migliorata: medesimi difetti, medesima storia.

Ma, si dice: esiste la società civile, i movimenti, i girotondi, il popolo di piazza S.Giovanni…Dove sono? Cosa fanno? Ma sono capaci di “fare politica”?

 

LOrdine di San Fortunato per il Camerun.

Lo scorso 27 luglio il Sub-Priorato del Piemonte dell’Ordine di San Fortunato onlus ha donato cinque pc completi, otto mouse, due casse, sei tastiere, un lettore cd, due cartucce, due adattatori, un mangianastri e due raccoglitori floppy e vari accessori all’associazione "Pro Fide Pro Utilitate Hominum" con sede a Moncalieri. Scenario della donazione è stata la chiesa di Santa Maria Consolatrice a Torino, da alcuni mesi riferimento spirituale del Sub-Priorato. Il Priore del Piemonte, Alfredo Mulè, unitamente alla sua delegazione di Cavalieri e Dame ha consegnato il materiale al Priore dei Cavalieri Ospitalieri Roberto Volpe, sancendo una nuova amicizia tra diverse realtà regionali unite dal medesimo spirito filantropico e caritatevole. Il materiale ha già una destinazione definita: i pc verranno infatti installati presso il nuovo centro medico di Bamenda in Camerun, oggi in fase di completamento e che sarà inaugurato nel mese di settembre.
“Questa donazione - ha spiegato Mulè - deve essere una chiara testimonianza di consolidamento dei legami tra i Cavalieri di diversi Ordini, antichi e non”. Dopo questa donazione il Sub-Priorato del Piemonte dell’Ordine di San Fortunato non andrà in vacanza, ma al contrario continuerà a lavorare per realizzare il progetto biblioteca in cantiere da più di un anno e per ultimare l’organizzazione del Gran Concilio Internazionale che si terrà a Torino dal 9 al 12 ottobre di quest'anno.
Per eventuali informazioni riguardanti il Sub-Priorato onlus è sempre a disposizione il numero 338.91.96.038 oppure il sito web: www.priorato-osf-to.it

 

Clima e Kyoto, non pervenuti.

 

Dove sono finiti i cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyoto nelle 56 pagine del documento di programmazione economica-finanziaria per gli anni 2009-2013 deliberato dal Consiglio dei Ministri? Dove sono le risorse messe a disposizione dal Governo per fronteggiare i mutamenti climatici?
Se lo chiedono un po’ tutti, ma Legambiente e Wwf Italia esprimono le loro preoccupazioni in una nota congiunta, proprio alla vigilia dell’iter parlamentare per l'approvazione del documento. “Nel 2008 il Protocollo di Kyoto è entrato nella sua fase operativa, per cui la distanza tra le emissioni dei Paesi e l'obiettivo sottoscritto si inizia a quantificare in termini di costi del mancato raggiungimento che, ricordiamo, sono a carico dello Stato" spiegano le due associazioni.

 LEGGI L'ARTICOLO SUL SITO DI QUALENERGIA

 

Ambiente e innovazione: un premio.

Il Premio all'innovazione amica dell'ambiente bandito da Legambiente è rivolto alle imprese e agli enti pubblici che abbiano adottato scelte eco-efficienti. Viene attribuito a tecnologie, processi, prodotti, servizi e sistemi gestionali innovativi che abbiano dimostrato di contribuire a significativi miglioramenti in campo ambientale e che si segnalino per la loro originalità e per le loro potenzialità di sviluppo. Scopo del Premio è creare un contesto favorevole alla ricerca e contribuire alla diffusione di buone pratiche orientate alla sostenibilità ambientale, valorizzando quelle realtà che sappiano raccogliere le sfide dell'ambiente come valore e opportunità irrinunciabile di sviluppo e di crescita per sé e per l'intera collettività. Il Premio consiste nel diritto all'uso del logo “Innovazione Amica dell'Ambiente” per la durata di un anno. Il bando scade il 31 agosto.

Fondazione Legambiente Innovazione
tel. 02 45 47 57 77 , fax 02 45 47 57 76
e-mail: osservatorioimpresa@legambiente.org
PER MAGGIORI INFORMAZIONI CLICCA QUI

 

Il fascino della divisa.

 
di Eva Milano

“Più curiosità che paura per i soldati nelle città”, “Questo non è il Kosovo. Ma che emozione” o ancora “La gente ci incita: continuate così”. La presenza dei militari nelle città suscita su La Stampa titoli che troverei più appropriati per l’arrivo di Angelina Jolie al Festival di Cannes. Il provvedimento, insensato per definizione (chiedete a un bambino cosa fanno i militari: la guerra, no? E allora, a Torino non c’è mica, la guerra!) ha tutta l’aria di essere un provvedimento demagogico come altri visti in questi giorni (per esempio: i rifiuti dei quartieri di Napoli che sono stati ripuliti, sotto quale tappeto sono stati nascosti?).

A parte il dibattuto tema della dubbia utilità dell’operazione, i commenti al primo giorno di presidi sul quotidiano nazionale presentano una leggerezza d’approccio che, non so voi, ma invece di distendermi, mi inquietano. Non si può far passare un provvedimento così serio e oneroso come un episodio di cronaca. I militari in strada suscitano brutti ricordi di situazioni politiche in cui il controllo d’autorità si camuffa da garanzia di sicurezza. Queste sono cose che capitano nella Repubblica delle Banane, ma noi non viviamo nella Repubblica delle Banane… No, vero?

 

Deregulation.

fiducia alla camera 5 agosto verificare

Qualcosa va pur sacrificato. Se il trend del nuovo Governo è semplificare le norme eliminando provvedimenti inutili, perché non cominciare dall'energia. Tanto, si sa, non è un tema importante. Così è andata: è stato approvato l'emendamento che abolisce l’obbligo di certificazione energetica degli edifici negli atti di compravendita di immobili esistenti e nei contratti di locazione. Il certificato, introdotto dal governo precedente, rimane valido solo per le nuove costruzioni.

L'emendamento introdotto dalla Camera è in contrasto con una delle principali finalità della Direttiva europea 2002/91/CE, in cui viene posto come obbligo quello di informare i cittadini, tramite l'attestato di certificazione energetica, sui consumi energetici dell'edificio.

Il provvedimento sulla certificazione energetica era una tra le poche soddisfazioni che il debole Governo Prodi ci aveva concesso. Ma dove passa il Cavaliere non cresce più l'erba.

http://www.edilio.it/nqcontent.cfm?a_id=12083

 

 

 

Pasquale Cavaliere: quanto ci manca!.

di Luca Incarnato 

Ringrazio di cuore Mariano e il suo staff che da ormai alcuni anni con cortesia e disponibilità mi danno la possibilità di poter ricordare sul sito la figura di Pasquale Cavaliere, il “politico che manca”.
Quest’anno per ricordarlo - anziché elencare le piaghe del malcostume italiano – sarei stato ben felice finalmente di elogiare le gesta di politici capaci e onesti. Invece anche in questo 2008 continuiamo a registrare la solita guerra per le poltrone, possiamo citare anche gli scandali della sanità (a cominciare dalle cliniche private), per non parlare della gestione dei rifiuti e dell’operato di veri e propri comitati d’affari che si infiltrano nelle ASL e nei Consorzi.


E poi lo scandalo Alitalia che continua a bruciare il denaro dei contribuenti allungando un’agonia che dura da troppo con destra e sinistra che bisticciano senza trovare una soluzione. Ancora più scandalosa la faccenda di corruzione della Regione Abruzzo con l’arresto del suo presidente. Questo tanto per ricordare che tangentopoli non è finita, semmai la corruzione è più forte e devastante di prima.


Il fatto è che occorre un cambio di generazione nella politica italiana. Occorre che politici nuovi ridiano la speranza ai cittadini frustrati da troppi scandali e ruberie. Ecco perché Pasquale ci manda… e sempre di più. Tutti noi che gli abbiamo voluto bene dovremmo assumerci la responsabilità di continuare da dove lui era arrivato. E’ questo il  proposito che serve a colmare il vuoto che ci ha lasciato.

 

Il silenzio degli indifferenti.

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di Dida Neirotti

Tante, troppe cose passano sotto silenzio in questo nostro sgangherato paese!
Vi proponiamo un piccolo suggerimento per non dimenticare un episodio, quanto meno agghiacciante, accaduto a Trieste non troppo tempo fa che sembra non interessare assolutamente a nessuno.
Come afferma Massimo Gramellini sulla Stampa del 30 luglio scorso a proposito di ragazzi che hanno torturato un pesciolino: "Ciò che fatico a mandare giù è l'atrofia delle emozioni che impedisce ormai a troppe persone di mettersi nei panni di un altro, di chiunque altro, persino di un altro particolarmente piccolo e inerme come un pesciolino".
Nei filmati che vi invitiamo a vedere si ripercorre la breve vita e la morte di un ragazzo, Riccardo Rasman, distrutto dalla vita militare e ucciso dalla polizia durante un'incursione nella sua casa a seguito delle lamentele dei vicini per i comportamenti anomali di una persona evidentemente disturbata.
Buona visione.

CLICCA QUI PER VEDERE LA SECONDA PARTE DEL VIDEO

 

Il mutuo che risparmia energia.


Prende vita nella Provincia di Milano un'interessante iniziativa a sostegno dell'utilizzo delle fonti energetiche alternative. Il Mutuo a-profitto© è finalizzato ad interventi di risparmio energetico e di utilizzo delle rinnovabili negli edifici residenziali. L’iniziativa è stata realizzata dall'Assessorato Ambiente della Provincia di Milano grazie all'accordo con sei Banche del Credito Cooperativo.

Il Mutuo a-profitto© consiste nell’erogare prestiti personali a favore delle famiglie, a tasso zero fino a 50.000 € per un massimo di sette anni, per realizzare interventi di riduzione dei consumi di energia nelle abitazioni, anche condominiali. Gli interessi sui prestiti sono, infatti, pagati e ripartiti in parti uguali tra la Provincia di Milano e le Banche di Credito Cooperativo che hanno aderito all’iniziativa.

 LEGGI L'ARTICOLO SUL SITO DI QUALENERGIA

 

 

prova.

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La situazione dei rifiuti in Piemonte.

Qual è la situazione dei rifiuti in Piemonte? Quanti inceneritori sono necessari nella Provincia di Torino? Quali sono le soluzioni su cui puntare? Michele Bertolino, responsabile in materia di rifiuti per Legambiente (Piemonte e Valle d'Aosta), ci ha illustrato il panorama regionale, in un incontro pubblico che si è svolto lo scorso martedì 29 luglio presso la sede del gruppo. L'analisi di Legambiente, legata alla prospettiva di realizzare un secondo inceneritore nella Provincia di Torino oltre al già approvato progetto del Gerbido, afferma senza esitazione l'inutilità di un ulteriore impianto: "Se si realizza un adeguato pretrattamento dei rifiuti, l'inceneritore del Gerbido è sufficiente", ha concluso Bertolino.

Vi trasmettiamo il materiale presentato durante l'incontro, in cui vengono presentati i risultati dello studio svolto. Michele Bertolino, che ringraziamo per il suo intervento, ha garantito la propria disponibilità per chiunque fosse interessato a organizzare incontri divulgativi mirati a un'illustrazione più ampia dei temi esposti nella serata di martedì.

 

 

 

 

 

Partiti leggeri e pesantezze ideologiche.

di Mariano Turigliatto 

La conclusione del congresso di Rifondazione ha messo in luce certamente i contenuti di una situazione di crisi, ma anche e soprattutto un’attitudine che sembra pervadere la sinistra (estrema e non) oltre che settori consistenti di questo nostro paese malato: la tendenza a distruggere tutto mediante la ricerca della purezza ideologica, dell’omogeneità a tutti i costi, di una tranquillizzante uniformità.

E dire che – per contro - sembrava che i partiti fossero avviati a diventare sempre più dei contenitori “leggeri”, fortemente personalistici, da dare in “appalto” a quelli che giurano fedeltà (non lealtà) al capo. Giusto il contrario, dunque.

Entrambe le tendenze mettono in luce la malattia italiana perché costituiscono l’antipolitica per antonomasia, cioè l’incapacità di sviluppare dialettiche progetti, programmi, iniziative mettendo in relazione opzioni diverse, scegliendo, assemblandole, scartando quelle non convincenti o non aderenti alla propria sensibilità, inserire aspetti che rappresentano punti di vista dell’altro non in conflitto con i nostri.

L’antipolitica non è forse l’incapacità di fare tutto questo? Rifugiandosi in assunti indimostrabili, in stereotipi ideologici corretti per definizione, ma che non portano da nessuna parte. O, al contrario, riducendo l’attività politica a organizzazione della raccolta di voti, con le stesse strategie e i medesimi obbiettivi di chi vende beni e servizi.

L'arroccamento del congresso di Rifondazione – almeno per come lo apprendiamo dai giornali - è un segno dei tempi e l’espressione di una difficoltà a navigare nel mare periglioso accettando sfide e confronti che possono mettere in crisi non tanto i valori, ma certamente i modi di sviluppare l’attività politica. Spaccare il capello in quattro, fare continui esami del sangue ai compagni di viaggio, distinguere su tutti e discutere fino allo sfinimento, sono tutte attività che producono il rigetto e la facile ricerca di semplici e inutili scorciatoie

Chi si occupa di politica - ma in generale chi si occupa di relazioni, di società – non può non tenere conto della crescente difficoltà di ascoltarsi, darsi ragione e cercare insieme la strada migliore per realizzare i progetti di cui si è portatori. Spero che non si cada mai nell’errore della pretesa autosufficienza e mi auguro un rapido rinsavimento della sinistra perché ce n’è bisogno, drammaticamente ormai.

Guai se si continua a pensare che la sistematica potatura di tutto ciò che è anche solo leggermente difforme, nei rami e nelle radici, serva a far crescere meglio l’albero. Al massimo produce un deforme bonsai.

 

LA NOTA SUL CONSIGLIO REGIONALE.

Anteprima

 

                                                                                                                                                     di  Patrizio Brusasco


Questa settimana il Consiglio regionale del Piemonte si occupa di federalismo, grande tema da tempo agli onori della cronaca, ma che oggi diviene sempre più apicale dal punto di vista della riforma delle autonomie locali in ossequio al dettato costituzionale.

Il problema si pone ormai da molto tempo, a partire dalla lontana Bassanini per arrivare alle novità costituzionali in materia di decentramento e di sussidiarietà, e le ultime decisioni finanziarie messe in atto dal governo di centrodestra hanno spinto sull'acceleratore di una maggiore autonomia locale, soprattutto finanziaria, in un panorama affatto complesso e variegato laddove si affrontano gli snodi delle materie concorrenti Stato-Regioni, delle disparità ormai insensate tra Regioni a Statuto speciale e a Statuto ordinario, del grande dibattito che si è acceso sulle Città metropolitane e sulle province, in un più vasto riordino amministrativo dell'apparato statale italiano.

La grande novità di questo passaggio epocale delle politica nazionale è la verosimile convergenza tra il Partito democratico e la Lega che, mai come ora, vede la concreta possibilità di realizzare quel federalismo che da sempre ha rappresentato la vera ratio della sua presenza governativa e della sua identità: due sensibilità dunque che si uniscono perfettamente tra la giunta regionale piemontese e i leghisti dell'aula consiliare.

Lo slogan con il quale Mercedes Bresso ha invocato la necessità di autonomia locale - "Si potrebbe dire che chiediamo al governo di ridarci i nostri castelli" - sintetizza magistralmente, con una semplice battuta, il senso del "federalismo differenziato" che si dovrebbe estendere a tutte le Regioni, criteri di perequazione a parte.

Infrastrutture, Università, ricerca scientifica, ambiente, sono i settori nei quali la Regione Piemonte chiede un ruolo principe e un ruolo rilevante in termini di poteri e risorse, attraverso un documento che dovrà essere approvato dal Consiglio regionale questa settimana. Un ruolo ugualmente importante è altresì giocato dal federalismo fiscale e da una più netta e chiara definizione di "materie concorrenti" che finiscono per creare un numero elevatissimo di ricorsi in materia di competenza costituzionale Stato-Regioni.

Per capire meglio quanto incida l'operato del governo centrale sulle autonomie locali, basti pensare a quanto sta accadendo in questi giorni con la cancellazione dell'Ici, che si ripercuoterà inesorabilmente sui bilanci dei comuni, e coi tagli alla sanità, che notoriamente rimane di competenza regionale (è chiaro che siamo tutti felici di risparmiare sulla tassa sugli immobili o sulle tasse per la salute, ma resta da vedere come si pensa di trovare le risorse necessarie a coprire i buchi creatisi nel frattempo).

Nelle prossime ore la presidente della Regione Piemonte incontrerà il ministro Calderoli, insieme agli altri presidenti regionali, per discutere di federalismo fiscale, che pare "l'unico modo - dichiara Mercedes Bresso - per garantire competitività tra Regioni e più risorse per tutti". 

 

 

Ma non basta.

  

"L'energia solare raddoppia nel giro di un anno e quella eolica aumenta del 42 per cento, ma non basta. Nella corsa alle rinnovabili l'Italia rimane come un'automobile ferma, troppo lenta rispetto alla velocità degli altri concorrenti. A sfrecciarci accanto sono infatti la rapidità dei cambiamenti climatici, l'incremento dei consumi e anche le performance degli altri paesi europei. Il risultato è che il traguardo del 20 per cento di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 fissato dall'Unione Europea anziché avvicinarsi si allontana".

Su Repubblica di questi giorni un articolo di Valerio Gualerzi traccia una panoramica sulle energie rinnovabili nel nostro Paese. Purtroppo non ci sono buone notizie.

LEGGI L'ARTICOLO

 

 

 

Tutti in business.

 

di Eva Milano 

Altri grandi esempi di strategie politiche da cicale, questa settimana! L'esempio di oggi nasce da uno spunto fornito da Stella e Rizzo sul Corriere del 24 luglio, che riportiamo di seguito. Il tema è quello delle scelte del Governo in merito al bilancio del Senato.  Anziché diminuire, i costi previsti salgono.

In effetti che i senatori siano privilegiati nel trattamento lo conferma un deputato, "l'umiliato" Emerenzio Barbieri, che lamenta la disparità di trattamento in un articolo del 25 luglio su Libero. I senatori volano in business class e i deputati in economica? Che scandalo!

Le priorità di quel deputato non sono le mie. Lui non rappresenta gli italiani che lavorano duro, se serve per far quadrare i conti di tutti i giorni. Dovrebbero viaggiare in economica anche i senatori. Dovrebbero andare a piedi, anzi, visto che c'è da risollevare un paese in ginocchio. Sarà pure il caso comico della settimana anche per un giornale come Libero, ma vorrei sapere cosa ci fa lui lì alla Camera, uno che non ha la grazia di tenere per sé i commenti idioti. Va bene, non è l'unico, pensa a Bossi con l'inno. Però che nervi.

"Quattro milioni l'anno: tanto il Senato avrebbe risparmiato grazie alla riduzione dei gruppi parlamentari. Il calcolo l'aveva fatto l'Ansa, quarantotto ore dopo le elezioni, citando «fonti parlamentari». Quattro milioni: sui circa 600 che ogni anno spendiamo per la Camera alta non è una gran cifra. Ma sarebbe stato sempre meglio di niente. Invece di quei quattro piccoli milioni, nel bilancio che il Senato approva oggi, non c'è nemmeno l'ombra. Anzi. Nonostante il numero dei gruppi si sia dimezzato, passando da 11 a sei, e quest'anno ce ne siano stati quindi cinque in meno per otto mesi (la nuova legislatura è iniziata il 23 aprile), spenderemo addirittura 750 mila euro in più. Il conto salirà dai 39 milioni 350 mila euro del 2007 a 40 milioni 100 mila euro: è scritto nero su bianco a pagina 65 del bilancio. L'aumento è dell' 1,91%, superiore anche a quell'inflazione programmata che doveva rappresentare il limite invalicabile delle spese. Chiamiamola col suo nome: un'autentica beffa".

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Irene, gioca tu!.

di Eva Milano 

Dopo cena Luca chiama Marco dal cortile del palazzo ad alta voce. Marco esce sul terrazzo dell'appartamento al primo piano e dice: "Stasera non posso scendere a giocare, mia mamma non vuole". Ma che problema c'è? "Allora giochiamo con il Nintendo!" Luigi e Marco non vedono l'ora di sfidarsi a un nuovo gioco che, se capisco bene origliando dal mio appartamento, ha per protagoniste le rane. Dopo qualche minuto la bisca è organizzata. Luca è seduto a gambe incrociate in cortile, Marco al primo piano con la sorellina Irene a fianco, con le gambe ciondoloni dalla ringhiera. Console in mano, e parte la sfida. Marco dal balcone è agguerrito e di sotto Luca si difende mica male. Poi la mamma chiama Marco e la console rimane sul pavimento del terrazzo. "Gioca tu!" Luca, preso dalla gara, dice alla piccola Irene. Non sarà brava come il fratello, ma l'importante è non perdere tempo, quando c'è da giocare!

Certo che, chi li ferma, i bambini? Penso mentre spio l'insolita cyber-sfida tra Romeo e Giulietta.
I bambini si fermano solo quando non si permette loro di andare avanti. Ora, se il supporto tecnologico è più dotato di un Nintendo DS, i ragazzi possono imparare più cose. Penso al nostro progetto di dotare ogni bambino di un laptop superportatile (vedi progetto), ovviamente, e immagino quante cose potrebbero imparare già da piccoli (lo penso non senza una certa invidia). Penso anche a quei nuovi aggeggi che simulano gli sport e fanno fare movimento ai ragazzi (vedi articolo di Dario Zucchini su D-Schola). Io preferisco gli sport veri, ma se proprio la mamma non ti lascia scendere in cortile...

 

CAMBIARE IDEA SI PUO, MA NON PARLATEMI DI SAGGEZZA!.

di Massimiliano Abbruzzese 

"Invece di tagliare l'ICI, imposta comunale sugli immobili sulla prima casa, sarebbe stato meglio intervenire su qualche altra tassa". Sono queste le parole del Ministro Roberto Calderoli battute da un'Ansa martedì 22 luglio a non più di due mesi dall'introduzione della norma, voluta dal governo di cui lui stesso fa parte, che abolisce per tutti l'imposta sulla prima casa di proprietà.

La manovra del governo Berlusconi, successiva alla già prevista riduzione dell'ICI effettuata da Prodi per il 2008, è stato calcolato che comporterà una caduta di gettito per i comuni di circa 2 miliardi di euro, che l'amministrazione centrale dovrà in qualche modo ripianare, come ricorda Gilberto Muraro sul sito de La Voce .

Così faccio una rapida riflessione e mi chiedo:
- ma è normale che un governo che professa il federalismo poi elimini l'unica imposta locale di una certa importanza?;
- ma è normale che un governo che professa come tra i suoi principali obiettivi la sicurezza, il rilancio e la cresciata trovi poi copertura per il decreto fiscale che abolisce l'ICI da capitoli di spesa quali i fondi per il trasporto pubblico locale, quelli contro la violenza sulle donne e per le opere infrastrutturali?;
- ma non era meglio recuperare milioni di euro da usare per rimpinguare proprio quei capitoli di bilancio che sono stati invece colpiti, lasciando ancora per qualche anno il taglio dell'ICI previsto dal governo Prodi? Era una norma che andava incontro alle famiglie meno agiate ma comunque proprietarie di una piccola casa e manteneva l'imposta per gli immobili di una certa metratura in possesso generalmente di persone un pò più agiate. Mi sembra molto più questa una norma da chiamare "Robin Hood Tax" che non quella che colpisce banche, assicurazioni produttori e distributori di petrolio per il prossimo triennio per circa 4 miliardi di euro ma che poi al fondo di solidarietà per i ceti meno abbienti ne invia, solo per il 2008, meno del 10%! (Vedi ricerca di Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra)

Ma di chi siamo governati? chi prende le decisioni, sulla base di quali riflessioni. Poi mi viene in mente il film di Robert Redford "Leoni per Agnelli" (http://it.youtube.com/watch?v=ZuMv_xnAzTs&feature=related) ed ho trovato la risposta.

 

prova.

http://it.youtube.com/watch?v=ZuMv_xnAzTs&feature=related

{youtube}0WKAyRAHdVc&eurl{/youtube}

 

 

 

Voci da Cuba.

 

di Eva Milano 

Yaona Sánchez è il nuovo fenomeno mediatico self-made di Cuba. Giornalista e appassionata di informatica, Yaona ha ricevuto il Premio Ortega y Gasset per il giornalismo digitale, e inizia in questi giorni a collaborare con L’Intrenazionale. Il massimo della fama lo deve a Generación Y, il suo esplosivo blog, contattatissimo. È uno spazio in cui Yaona racconta la vita quotidiana a Cuba con severa critica e che definisce “esercizio di codardia” perché, afferma, “mi permette di dire quello che mi è vietato nel mio agire civico”. Fidel Castro, nell'introduzione al libro Fidel, Bolivia y algo más lo ha apertamente criticato. Chi legge lo spagnolo può dare un’occhiata ai post che Yaona pubblica sul suo blog. Per i curiosi pubblichiamo la traduzione di un estratto che ci ha colpito e tocca il tema, che sta tornando di moda anche da noi, della tessera annonaria. Il pregio di Yaona è che sa rendere bene e con grande semplicità la difficile situazione in cui Cuba versa e che, malgrado tutto, non sembra dare segni di cambiamento.

“Finiscono i corsi scolastici e vedo già in pericolo il mio pane della tessera. Mio figlio starà a casa da scuola per due mesi e nell’agitazione delle vacanze, potrebbe mangiarsi anche i cardini delle porte. Non si accontenterà del farinoso esemplare da 80 grammi che riceve con la tessera e sicuramente attaccherà la mia o quella di suo padre.
Mi preparo da subito a domande del tipo: “Mamma, andiamo dai parenti di Camagüey?” E io che cercherò di spiegargli che la cola per gli autobus provinciali dura tre giorni (…). Non lo calmerà nemmeno sapere che i prezzi per viaggiare sugli scomodi autobus Yutong verso il centro dell’isola costano la metà dello stipendio di un lavoratore medio.
Ma cercherò di accontentarlo e gli cederò il mio pane, dormirò tre giorni nella fila per il  biglietto per Camagüey e forse gli affitterò addirittura una Playstation da un vicino per un paio d’ore. Questo solo perché è rimasto promosso”.

 

Divide et impera.

È un sistema che potrebbe avere gran peso nell'evoluzione del trattamento dei rifiuti. L'unico stabilimento al mondo che si avvale di questa nuova tecnologia si trova a Sidney, ma stanno per nascerne altri due in Gran Bretagna, costruiti dalla stessa azienda costruttrice, la Golden Renewable. Saranno pronti del 2010, costeranno 200 milioni di euro ciascuno e recupereranno il 75% dei rifiuti trattati.

Si tratta di un sistema di separazione e riciclaggio a valle, dove i sacchi di immondizia indifferenziata vengono vuotati e, tramite un processo di vagli ad azione meccanica e biologica, trattati con un processo di separazione quasi totalmente meccanizzato.

Ci fa piacere sapere che c'è anche un contributo italiano in questa operazione. Infatti, la trasformazione del residuo organico in compostaggio, è opera dell'azienda Sorain Cacchini Tecno di Roma.

 

GIOVENTU: UN GREGGE DI PECORONI?.

Anteprima

di Patrizio Brusasco

Le due recenti morti delle due giovani italiane che hanno perso la vita nel tentativo di divertirsi, sono il preciso e perfetto segno dei tempi di oggi. Sia chiaro, fin dal titolo, non si vuole dire che solo i giovani siano pecoroni, poiché la società di oggi mantiene l'indiscusso e indiscutibile primato di essere demente nel suo complesso - e non vi è persona, categoria o casta che si possa chiamare fuori - , ma resta indubbio come simili problematiche si indossino affatto meglio sulla ingenua effigie di un giovane che non sulla scorza di un uomo-donna adulti. E pensiamo poi a oggi come, tra adulti afflitti dalla sindrome di Peter Pan, giovani sempre più immaturi, che ritardano il loro ingresso in società, e anziani che rifuggono la violenza del tempo impietoso - tutti legati nel folle e dissacrante vano tentativo di allontanare la morte e la noia -, il quadro sociale che emerge sia decisamente dei più preoccupanti, ma non per questo capace di indurre a comportamenti diversi intergenerazionali.

Intanto la colpa di chi è? Stabilito che questi discorsi sulle più o meno presunte colpevolizzazioni o attribuzioni di responsabilità sono a mio parere senza senso e usurate - l'argomento è stato sviscerato in ogni modo e se è pur vero che non tutti recepiscono i concetti, il pensiero sociale ha introitato in maniera esaustiva vari punti di vista - non mi resta ormai che addossare la "colpa" ai diretti interessati. Nel senso che non ci si può più rifugiare nel "ma io non sapevo" oppure "è la società che è cattiva maestra" o ancora "al tempo d'oggi" e via dicendo con queste saghe e sagre dei luoghi comuni che veramente hanno nauseato, ancor prima che stufato, un po' tutti. Dunque la "colpa" al singolo, all'individuo che sceglie comunque e sempre, nel bene e nel male, in modo più o meno cosciente, di che morte - è il caso di dire - morire!

Che nel contempo l'individuo sia il prodotto dei tempi e dell'educazione che riceve, che a sua volta, guarda caso, è figlia dei suoi tempi - forse unico esempio nella millenaria storia della civiltà in cui l'accademia non si distingue più dall'agorà, e dunque il sacro dal profano, e il serio dal faceto - è altresì cosa arcinota, secondo una spirale che è difficile da fermare o da invertire. In cauda  venenum, dicevano i Latini, oppure "in fine moto velocior" per gli amanti dell'Apocalisse, ma certo è che mai come negli ultimissimi anni si è assistito a una escalation di devianze sociali irrefrenabili, che ci piaccia o meno.

Cosa poi singolare è che queste due "morti goliardiche", che rappresentano giocoforza l'enorme vuoto cher si cela nei meandri degli animi più insospettabili, fanno da contraltare, ironia della sorte, all'incontro planetario dei giovani cattolici in quel di Sidney, alla presenza del Santo Padre: un tempismo veramente eccezionale; un regista non sarebbe riuscito a fare di meglio! E allora si riscopre il tema della cultura della morte, le solite invocazioni ai giovani - gli adulti credo si lascino fuori perché ritenuti già del tutto persi! - di farsi testimoni dei valori fondanti l'essere umano e via di questo passo.

Nessuno di noi ha una vaga idea di quello che ci riserverà il futuro prossimo e venturo, ma credo che in cuor nostro proprio nessuno di noi possa dire di essere sereno, salvo prima sballarsi con qualche droga e rischiare di fare la fine delle due sventurate italiane.

 

Emergenza per Daba.

Qualche tempo fa avevamo lanciato la partenza del gruppo T.R.A. - Turismo Responsabile Autogestito - nel villaggio di Yeral Fall in Senegal. I nostri eroi sono tornati con tante cose da raccontare e un'emergenza. Lasciamo la parola a Evelyne, responsabile del gruppo, a raccontarvi direttamente di che si tratta. (Vi ricordiamo anche che se non avere ancora pianificato le vacanze, ci sono un sacco di spedizioni in partenza per Yeral Fall fino a fine anno, andate a vedere sul sito!).

"Siamo tornati da pochi giorni dalla nostra missione in Senegal e vi racconteremo presto a che punto siamo arrivati nel nostro percorso. Però preme una cosa che devo fare subito:

Mentre eravamo in Senegal, più esattamente a Dakar, si é presentato a noi un "papà" incoraggiato da un nostro caro e fidato amico del posto che ci ha confidato il suo grande dolore. Sua figlia malata di Sarcome d'Ewing, altrimenti detto cancro, deve sottoporsi a 6 sedute di chemioterapia il più urgentemente possibile. Il tutto per una somma di euro 1037,00.

Ovviamente, questo papà la somma non ce l'aveva e non potrebbe mai averla lavorando anche giorno e notte. Ci ha quindi chiesto se potevamo dargli una mano a cercare questi fondo per le chemio. Gli abbiamo risposto che avremo fatto il possibile e abbiamo iniziato lasciandogli quello che già avevamo con noi. Questi primi soldi hanno permesso il giorno 14/7 di fare la prima chemio; ora dobbiamo trovare tutti gli altri.
In Senegal senza soldi non puoi curare niente, non é come da noi. Noi pensiamo che forse con l'aiuto anche minimo di tanti potremo farcela a trovare questi soldi e  permettere a Daba detta anche Khadì di curarsi e di evitare l'amputazione della gamba che altrimenti le é stata già annunciata.

Potete aiutarci mandando qualcosa sul conto corrente dell'Associazione

 Associazione Culturale "Parole & Musica" Onlus
  
   Credito Piemontese S.p.A.
   Agenzia 1

   Corso Giulio Cesare, 60
   10154 Torino
   IBAN IT36U0501001197000000004935
 precisando Terapie Daba sulla causale o contattandomi direttamente.

Grazie per aver letto la lettera.
Appena raggiunta la somma vi avvertiamo immediatamente.
La documentazione completa della Signorina Daba é in mio possesso, se qualcuno dovesse visionarla, non ci sono problemi".

--
Evelyne CORATELLA
tel:00 39 338 79 41 593
Viaggia con noi - TRA
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GIOVANI: UN BRANCO DI PECORE.

Anteprima

di Patrizio Brusasco

 

In realtà non sono neppure tanto convinto del titolo di questo articolo poiché le pecore si trovano in tutte le età anagrafiche e in tutte le fasce sociali; tuttavia tra i giovani ricoprono ancora un ruolo privilegiato per le ovvie ragioni del caso, cùvale a dire un'identità in formazione e costruzione che ha come quasi unici modelli dei disvalori assoluti e una certa cultura della morte, del non rispetto, dell'arroganza, della strada più facile, della furbizia, della risate generalizzate, del sesso facile, insomma di una supergficialità di intendere la vita e di rapporti, basati molto spesso sullo "sfruttamento" delle altrui potenzialità e sul concetto della massima convenienza

 

Il dito e la luna.

Ancora qualche parola sulla manifestazione dello scorso 8 luglio a Piazza Navona. L'occasione è data da un articolo di Paolo Flores D'Arcais , che su Micromega analizza i dati di un sondaggio sull'indice di gradimento post.manifestazione. Risulta chiaro quanto sia semplice manipolare i dati e incanalare il giudizio. Ve lo trasmettiamo perché ci sembra uno spunto di riflessione interessante.

Sullo stesso sito anche il commento di Moni Ovadia, il quale, lasciando da parte le polemiche, ci sembra sostenere una posizione limpidamente incontestabile. Riassunto: si rischia di fare la fine dello stolto della novella, che guarda il dito che punta e non la luna, l'oggetto segnalato. La discussione sul fair play ha la meglio sul vero problema, l'inaccettabilità delle misure adottate dal governo...

 

I treni del futuro.

 

In questi giorni i media si sono dedicati alle nuove sfide del trasporto su rotaia, vedi Ntv di Montezemolo e Della Valle e Arenaways di un gruppo di imprenditori piemontesi. Tendenzialmente una maggiore concorrenza sul mercato dovrebbe decretare una riduzione delle tariffe per gli utenti e servizi migliori. Ci auguriamo che anche in questo caso ciò accada, ma il comitato spontaneo pendolari Torino-Milano non la pensa proprio così.

 LEGGI ARTICOLO E COMMENTO

 

Il dilemma dellinceneritore.

Il problema è: serve o non serve un secondo inceneritore nella Provincia di Torino?

La Provincia di Torino ritiene di sì. Ma il suo piano provinciale dei rifiuti non tiene conto della normativa nazionale ambientale (d.lgs. 152/06 e legge 296/2006) che prevede il raggiungimento graduale del 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2012, fissando i seguenti obiettivi intermedi:
• entro il 31 dicembre 2007 il 40%;
• entro il 31 dicembre 2008 il 45%;
• entro il 31 dicembre 2009 il 50%;
• entro il 31 dicembre 2010 il 55%;
• entro il 31 dicembre 2011 il 60%.

Considerato che gli ultimi dati di Ecosportello, sulla raccolta differenziata in Piemonte vanno nella direzione degli obiettivi del d.lgs 152/06, è proprio necessaria la spesa di circa 300 MILIONI DI EURO per un secondo inceneritore nella provincia di Torino? 

 SAITTA

 

 

 

Anomalie.

Un amico del gruppo ci invia una breve - ma pesante - riflessione sulla politica italiana basata sulla sua esperienza di una vita e sulle sue riflessioni personali. È un mini resoconto per punti sullo stato del nostro paese dal punto di vista di una persona onesta e arrabbiata. Immediato e impietoso come un'istantanea, ci ha fatto riflettere, così lo pubblichiamo.

di Paolo Merlo 

Il nostro è un paese anomalo rispetto alle altre democrazie occidentali: ipoteca controriformista saldamente gestita dal Vaticano che purtroppo risiede nel nostro territorio; criminalità organizzata che controlla quasi interamente l'intera parte meridionale con forti influenze sul resto del paese; cultura fascista (Eugenio Montale: "fascismo inconsapevole"); basso livello generale di istruzione della popolazione facilmente manipolabile dal monopolio televiso; centrodestra affarista e privo di limiti morali e legali; centrosinistra perennemente indebolito dalle divisioni e dal narcisismo individualista.

Ci resta la speranza che da qualche parte riesca a emergere anche da noi uno Zapatero, nel frattempo tenuto artatamente nascosto da una classe politica autoreferenziale.

 

Detersivi self- service.

 

di Stefano Zanotto
Sono 23 i supermercati e ipermercati in Piemonte dove è possibile acquistare i detersivi sfusi “alla spina”. Il flacone si acquista la prima volta e si riutilizza poi in seguito, con un duplice vantaggio: il costo del detergente inferiore alla media e il ridotto impatto ambientale che deriva dal mancato utilizzo di volta in volta di nuove confezioni e imballi. In commercio, per ora, si trovano detersivi per il bucato a mano o in lavatrice, per piatti, pavimenti, ammorbidenti.

Il progetto è promosso dalla Regione Piemonte, che ha riunito a un tavolo di lavoro le case produttrici del settore e le maggiori catene della grande distribuzione (da Auchan a Ipercoop, da Carrefour a Crai) per favorire la diffusione dei distributori “fai da te”. La filosofia che sta alla base del progetto è opposta a quella dell’”usa e getta”: riutilizzare tutto ciò che può essere nuovamente usato e ridurre gli imballaggi per diminuire rifiuti, utilizzo di energia ed emissioni di CO2 legate a processi produttivi e trasporti di materie prime e prodotti. L’andamento del progetto è monitorato da un gruppo di ricerca: al 4 luglio 2008, a poco più di un anno e mezzo dalla loro comparsa nei primi supermercati, i distributori self service hanno permesso di risparmiare 10 tonnellate di plastica e 5,6 tonnellate di cartone, evitando l’immissione in atmosfera di 28,1 tonnellate di CO2 e facendo risparmiare 433,22 MWh di energia e 42,19 milioni di litri d’acqua.

Vedi l’elenco dei punti vendita della grande distribuzione in Piemonte dove è possibile acquistare i detersivi alla spina. In alternativa è anche possibile telefonare al numero verde della Regione 800-333444, dove si forniscono anche info su prodotti e prezzi. 

Gli stipendi dei sindaci.

In una breve intervista pubblicata su Repubblica del 13 luglio scorso Mariano viene intervistato da Sara Strippoli, che lo invita a esprimere un giudizio di confronto tra le retribuzioni nell'ambito politico. Potete leggerla di seguito.

 

 

Prova.

prova 15/07/08 

Gli stipendi dei sindaci.

In una breve intervista pubblicata su Repubblica del 13 luglio scorso Mariano viene intervistato da Sara Strippoli, che lo invita a esprimere un giudizio di confronto tra le retribuzioni nell'ambito politico. Potete leggerla di seguito.

 

 

Gli stipendi dei sindaci.

In una breve intervista pubblicata su Repubblica del 13 luglio scorso Mariano viene intervistato da Sara Strippoli, che lo invita a esprimere un giudizio di confronto tra le retribuzioni nell'ambito politico. Potete leggerla di seguito.

 

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Gli stipendi dei sindaci.

In una breve intervista pubblicata su Repubblica del 13 luglio scorso Mariano viene intervistato da Sara Strippoli, che lo invita a esprimere un giudizio di confronto tra le retribuzioni nell'ambito politico. Potete leggerla di seguito.

 

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I comuni ricicloni.

 

Ogni anno Legambiente presenta un dossier sulla produzione dei rifiuti dei comuni d'Italia. Comuni Ricicloni è un riconoscimento assegnato alle amministrazioni locali che volontariamente si confrontano sulle performance in materia di gestione dei rifiuti realizzate nell’anno precedente. Quest'anno, per entrare nella classifica, i comuni hanno dovuto centrare l'obiettivo del 40% di raccolta differenziata. Ai comuni del Nord al di sotto dei 10.000 abitanti, invece, la giuria ha imposto il superamento della soglia del 55%. Nella graduatoria sono entrati ben 1081 comuni italiani, di cui 968 al Nord, 42 al centro e 71 al Sud.


"Dopo il consolidamento della raccolta differenziata, per il Nord Italia la nuova sfida sarà la riduzione a monte della produzione dei rifiuti – dichiara Vanda Bonardo, Presidente di Legambiente in Piemonte e Valle d'Aosta –. Saranno necessarie politiche nazionali sull’intero ciclo di produzione dei beni e sul settore della distribuzione e diffondere a livello locale le buone pratiche già messe in atto in diverse parti d’Italia. Solo così il nostro Paese potrà imboccare una volta per tutte la via di una corretta gestione dei propri rifiuti”.

 Leggi il comunicato stampa

Leggi il dossier completo: http://www.ecosportello.org/

 

 

Rifugiati somali a Settimo.

  

Qualche giorno fa la stampa italiana ha riportato la notizia di un gruppo di 80 rifugiati, in prevalenza somali, ospitati temporaneamente a Settimo Torinese. Abbiamo sentito i referenti del centro di accoglienza, che ci hanno manifestato il bisogno di un grande supporto, soprattutto in questa prima fase critica, in cui le difficoltà partono dalla mancanza della capacità di comunicare in italiano... Serve una mano da parte di chiunque possa fare qualcosa.

Le coordinate bancarie dell'associazione che si occupa dell'accoglienza:

Associazione Soomaaliya Onlus - IBAN IT62J0300201005000065488531 - CAUSALE: RIFUGIATI SETTIMO T.SE
Da parte mia un abbraccio affettuoso e ancora grazie soprattutto per la prontezza del tuo attivarti concretamente.
Siamo a completa disposizione per qualsiasi altro ti serva.
buona giornata e buon lavoro
Cicci

Associazione Soomaaliya Onlus
Via dei Mille, 23 - 10123 Torino (Italy)
tel +39 011 8123675 - fax +39 011 8140861
web: http://www.soomaaliya.it/

 

 

NIENTE GARANTE PER I DISABILI AL COMUNE DI TORINO.

Questo è l'epilogo di una storia che vi abbiamo raccontato e per cui avevamo richiesto il vostro appoggio. Conoscendo la determinazione di chi porta avanti questa iniziativa, probabilmente è solo una battaglia persa, ma la guerra è lunga e i nostri sono forti e ccombattivi! Nel frattempo, le famiglie dei disabili gravi sono pregate di inoltrare le richieste al solito, buon vecchio angelo custode...

dal blog di Paolo Turati 

NIENTE GARANTE PER I DISABILI AL COMUNE DI TORINO

Nonostante l’impegno profuso anche attraverso l’ottenimento di 1200 firme che abbiamo contribuito a raccogliere, non è stato possibile ottenere dal comune di Torino l’istituzione della figura del “Garante per i disabili”. Un’occasione persa e un altro po’ di “distacco” in più nell’attività volta ad affrontare le problematiche sociali da parte della nostra Amministrazione rispetto a quella di altre grandi città, come Roma. Nonostante ciò, qualche motivo di soddisfazione lo si può registrare grazie ad un clima di apertura generale che è apparso andarsi a formare presso alcuni degli uffici competenti. Ecco qui sotto il comunicato stampa in merito a cura dell’Associazione (x disabili gravissimi) promotrice “Claudia Bottigelli”.

Lo Staff di A.R.E.A. Civica di Responsabilità.

Questo è il comunicato stampa diffuso in merito alla notizia.

Torino   5/07/2008
                                             COMUNICATO STAMPA :

                                                

                                       AUDIZIONE IV COMMISSIONE

PER  MOTIVARE LA RICHIESTA DELLA  NOMINA DEL GARANTE PER I DISABILI PRESENTATA CON REGOLARE PETIZIONE AI SENSI DELL’ART. 13 DELLO STATUTO  COMUNE DI  TORINO.
 
Pur continuando  a ritenere che la figura del Garante per i disabili o comunque di un referente  a cui rivolgersi in caso di mancato rispetto  delle normative vigenti  sia necessario per tutelare le persone disabili ci riteniamo soddisfatti  di quanto  è scaturito dall’incontro  perché  sembra , (e l’impegno preso dalla Presidente della Commissione  M..Teresa.  Silvestrini a contattare il Difensore Civico Comunale per un incontro ne è solo l’inizio) che  un’apertura per affrontare  veramente e approfonditamente le problematiche  da noi presentate  sia stata presa seriamente in considerazione..

Siamo molto rammaricati  però della dura opposizione presentata  contro la nomina di tale figura istituzionale da alcune delle associazioni presenti che conferma quanto la quotidianità e le difficoltà incontrate dalle famiglie siano quasi sconosciute  anche dalle associazione che dovrebbero tutelarle.
 

Riteniamo anche  che la nomina del Garante per la disabilità non  avrebbe in alcun modo intaccato i privilegi che alcune di queste associazioni hanno conquistato .

Si è persa un’altra buona occasione di coesione, necessaria, per affrontare concretamente l’argomento disabilità  che come già  da noi espresso  in altri contesti  è un  TEMA SOCIALE  a cui  tutti sono chiamati a interessarsi  senza continuare a chiudere e criticare  l’operato altrui  senza neppure conoscere gli intendimenti.

 la Presidente
Marina Cometto

 

La casalinga di Voghera e gli straordinari.

 

Su Repubblica è comparso ieri un articolo di Carlo Clericetti dal titolo Non basta lavorare di più, che  annuncia  la conferma, data dalle ultime proiezioni Istat, dell'inutilità della detassazione degli straordinari per aumentare la produttività e manifesta lo scetticismo dell'autore di fronte questa misura apparentemente vantaggiosa. Un amico ci scrive sottoponendoci il testo e esprimendo il suo commento, secondo noi assolutamente giustificato, che vi proponiamo.

di Giovanni Nepote 

Non è che Repubblica sia la Bibbia, ma tutto sommato conferma un paio di cose che ricordo di aver studiato in economia e su cui invece c'è un inquietante silenzio da parte degli opinion-maker (a differenza dei sostenitori del concetto esattamente opposto, che è la posizione di Confindustria). Montezemolo, Marcegaglia e banda continuano a ripeterci che "ogni aumento salariale deve derivare solo da aumenti di produttività".

Bene. Si può discutere, ma:
la produttività come ogni fenomeno economico si può misurare e i fattori sono: lavoro, capitale e tecnologia. La casalinga di Voghera a questo punto si chiederebbe: "ma perchè solo chi lavora deve pagare il prezzo dell'aumento di produttività e non anche chi mette il capitale (spesso non proprio) o dovrebbe investire in ricerca e sviluppo?" La stessa massaia direbbe: "ma se i salari si sono fortemente deprezzati negli ultimi anni, per quale motivo per avere lo stesso salario di uno, due o tre anni fa i lavoratori dovrebbero lavorare di più, mentre l'inflazione nel frattempo ha fatto guadagnare di più gli imprenditori? Non dovrebbero essere loro a pagare?"  Non mi risulta che la casalinga di Voghera sia comunista, è solo una che ha studiato un po' di economia prima di uscire dal mercato del lavoro diventando "inoccupata" e non risultando neanche più nelle statistiche della forza-lavoro.
L'altra questione è: aumentare la produttività del lavoro significa solo lavorare di più o lavorare meglio e/o con sistemi più avanzati? La norma sulla detassazione degli staordinari sembrerebbe dare una risposta chiara (la prima ipotesi) che però è puramente ideologica, perchè basata sull'esatto contrario di una vecchissima teoria condivisa da tutte le scuole economiche,  nota come "produttività decrescente dei fattori di produzione". La teoria in sostanza dice che se una macchina producenormalmente 100 pezzi all'ora, puoi aumentare la produzione sempre di più, 120, 150 pezzi, finchè la macchina si romperà, bloccando la produzione (chi ha studiato seriamente economia scusi la semplificazione, ma la brava massaia se la ricorda così). Stessa storia per il lavoro: oltre un certo numero di ore lavorate i lavoratori rendono sempre di meno, e magari distrattamente finiscono pure sotto una pressa o cadono dal ponteggio. Ma queste cose da noi non succedono...


Il silenzio sul tema è assordante. Forse il tema non è pruriginoso come le intercettazioni sulla Carfagna o emergenza nazionale come la "magistratura politicizzata", ma è storia di tutti i giorni. Meno male che ci sono i sindacati e l'opposizione a spiegare alla gente come la stanno fregando. Ops, non ne stanno parlando nè i sindacati nè l'opposizione. Scusate, forse mi sono sbagliato io, e l'economia sta andando bene. Basta solo lavorare un po' di più...