“Più curiosità che paura per i soldati nelle città”, “Questo non è il Kosovo. Ma che emozione” o ancora “La gente ci incita: continuate così”. La presenza dei militari nelle città suscita su La Stampa titoli che troverei più appropriati per l’arrivo di Angelina Jolie al Festival di Cannes. Il provvedimento, insensato per definizione (chiedete a un bambino cosa fanno i militari: la guerra, no? E allora, a Torino non c’è mica, la guerra!) ha tutta l’aria di essere un provvedimento demagogico come altri visti in questi giorni (per esempio: i rifiuti dei quartieri di Napoli che sono stati ripuliti, sotto quale tappeto sono stati nascosti?).
A parte il dibattuto tema della dubbia utilità dell’operazione, i commenti al primo giorno di presidi sul quotidiano nazionale presentano una leggerezza d’approccio che, non so voi, ma invece di distendermi, mi inquietano. Non si può far passare un provvedimento così serio e oneroso come un episodio di cronaca. I militari in strada suscitano brutti ricordi di situazioni politiche in cui il controllo d’autorità si camuffa da garanzia di sicurezza. Queste sono cose che capitano nella Repubblica delle Banane, ma noi non viviamo nella Repubblica delle Banane… No, vero?
Dresda 13 -14 febbraio 1945
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Quella nella foto è Dresda dopo il bombardamento della notte dal 13 al 14
febbraio 1945. Due settimane dopo la liberazione di Auschwitz da parte
dell’es...
