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I BAGNI DELLA SCUOLA

Fin dal primo giorno ribadisci che in bagno si va durante gli intervalli e che, durante le lezioni, deve davvero trattarsi di un'emergenza. Qualunque sia l'età ci provano e, a volte, ti sorprendono così.
Mancano poche decine di minuti alla fine dell'ora di lezione, poi potranno usufruire di un intervallo sufficientemente lungo da poterci andare in bagno, volendo anche al bar per una bibita e un panino. Lo stesso, però, almeno uno di loro mette su un faccino sofferente, alza la mano e fa:
"Prof, devo proprio andare in bagno. Lo so che non si deve, ma mi scappa e oltretutto non sto molto bene di stomaco". I vicini di banco sottolineano questa seconda informazione con gesti eloquenti, così devi rapidamente decidere se comportarti in modo inflessibile (come da regolamento) o cercare al fondo della tua anima un po' di indulgenza. Nel primo caso sai che ti capiterà che se la faccia davvero addosso e  ti toccherà vedertela con madri pietose che ti guarderanno come un criminale e ti minacceranno di ogni cosa, incluso denunciarti. Nel secondo hai il ragionevole dubbio che ti stia prendendo in giro, solo che non puoi provarlo e ad esserne sicuro, poi! Così lo fai uscire e te ne vergogni, sei senza carattere...
Lo incontreranno i tuoi colleghi mentre vaga nei corridoi per far passare il tempo, ingannando l'attesa un po' discosto dalla porta dell'aula per evitare che tu lo veda. Così lo crederai ancora chiuso nel bagno fatiscente e puzzolente a soffrire le pene dell'inferno che ti ha lasciato intravedere prima.
Se sei fortunato nessun bidello e  neanche il preside verranno a  richiamarti perché l'hai fatto uscire dall'aula fuori orario, al massimo nell'intervallo successivo ti toccherà beccarti gli sfottò dei colleghi che ridono della tua dabbenaggine perché lo hanno intrattenuto in attesa della campana.
Se, invece, la sfortuna ha deciso di occuparsi di te, lo vedrai entrare in classe giusto mentre stai uscendo perché la lezione è finita. In una mano avrà un panino mordicchiato per metà e nell'altra una bibita gassata. Se poi vorrai continuare a farti del male, lo apostroferai dicendogli:
"Ma scusa, non avevi detto che dovevi andare in bagno? Vedo che, invece, sei andato al bar! La prossima volta non ci casco più!". Masticando lentamente il boccone ti guarderà con l'occhio tumido alla Bambi, una punta di incredulità nello sguardo come a dire "ma che vuole questo qui?". Poi ti spiegherà quello che per lui è già chiaro:
"Prof, ma quando uno ha un vuoto nello stomaco, lo dovrà ben riempire. Sennò non riesco a stare attento e prendo brutti voti. E poi non sono mica andato al bar". Il giovane ti nega l'evidenza del panino+bibita con una spudoratezza quasi renziana.
Così pensi che in fondo potrebbe davvero aver ragione lui: c'è la Buona Scuola, che diamine! Vuoi vedere che, al posto dei cessi vecchi quarant'anni e completamente cosparsi di epiteti irriferibili destinati a colleghi che a volte sono già persino morti, Renzi ci ha fatto mettere una di quelle diavolerie giapponesi che ti fanno anche il bidet e che, per l'occasione, sono anche stati dotate di due mani automatiche. Una volta finito il servizio, mentre ti allacci la cintura e ti lavi le mani, ti sporgono un panino e una bibita per compensare l'evacuato. Così capisci che significa stare nella Buona Scuola e non in quello schifo che era la scuola di ieri.
Mariano

PS C'è ancora qualche ingenuo che sostiene che basterebbe che il bar fosse aperto solo durante gli intervalli. Nella buona scuola, anche nella vecchia, business is business! E poi ci sono sempre le macchinette...
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