10/15/07

lunedì, ottobre 15, 2007

IL TEAM


PATRIZIA





la segretaria storica di Mariano
e del gruppo. Più che una donna,
un generale ma con le tipiche attenzioni
del gentil sesso!



MAX




PATRIZIA: “LA SEGRETARIA STORICA DI MARIANO E DEL GRUPPO l’alter ego di Mariano!
un vero combattente
ma se non è in giornata
è meglio stare alla larga!!!





PATRIZIO




mantiene i rapporti con i media,
TV comprese. Compositore di suonerie
per cellulari, e si districa tra i dedali
e le insidie dei "palazzi"
Un pragmatico viveur




FABIO





il nostro giovane grafico.
E’ il crocevia di tutte le nostre attività.
creativo e folle al punto giusto!
(fotoMACmusicaGRAFICAdevasto parlando)



RICCARDO



collaboratore tutto fare...quasi tutto!
arriva da beinasco alla conquista
della metropoli. Underground,
con passione per il CHE
e i sigari cubani!!! Fa thai-boxe,
quindi occhio perchè "ti scassa"





                    DIDA



la veterana del gruppo
che ci dispensa consigli e saggezza.
da poco ogogliosa nonna
di un bellissimo nipotino,
combatte da tempo
con la fotocopiatrice!!!




GIOVANNI



cura il giornale del gruppo
“punto di vista”, ma come
ogni direttore ammette solo
il suo punto di vista!!!
ah...e’ anche diventato
consigliere a collegno!
 

CENT’ANNI DAL "PENSIERO PIU FELICE DELLA MIA VITA".


di Paolo Turati

Com’è noto, nel 1907, esattamente cento anni fa, Albert Einstein aveva avuto "il più felice pensiero della mia vita", con l'intuizione del principio di equivalenza per un sistema in caduta libera. Intuizione, tocco divino, chiaroveggenza? Si usi il termine che può apparire più adatto: si trattò certo del frutto di quella "fonte meravigliosa" che risiede nelle grandi menti di coloro i quali hanno la responsabilità di indirizzare il cammino del mondo. Responsabilità. Un concetto oggi un po’ in disuso con cui anche il grande fisico dovette far di conto a seguito di una decisione che gli avrebbe invece recato, oltre trent’anni dopo, il "pensiero più triste" della sua vita.

"Se avessi saputo, non avrei mai scritto quella lettera": sono parole che sarebbero state più volte ripetute, nel prosieguo della propria vita, da Albert Einstein, riferendosi alla missiva da lui indirizzata nell’agosto del 1939 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt a sostegno del cosiddetto Progetto Manhattan. Com’è noto, si trattava del progetto, sviluppato in particolare da Robert Oppenheimer ed Enrico Fermi, che avrebbe portato alla produzione delle prime bombe atomiche: quelle che avrebbero distrutto Hiroshima e Nagasaki. Einstein firmò quella lettera obtorto collo, convinto da un amico – il fisico Leo Szilard- con motivazioni essenzialmente emotive, facendo leva su quanto stava accadendo in quei terribili momenti.