NOVITA'
latest

468x60

header-ad

I più letti

MAGNA MAGNA

Lo “sciopero del panino” organizzato dalle famiglie degli allievi della scuole della mia città è il segno della qualità dei suoi amministratori: solo pochi anni fa le mense di Grugliasco erano un modello per tutta Italia…
Il pranzo dei cretini
In questi giorni Grugliasco è tornata agli onori delle cronache per via dello “sciopero del panino”, una forma di protesta messa in atto dai genitori degli alunni per protestare contro i costi eccessivi della mensa scolastica. Ciò che li ha fatti arrabbiare è il trattamento che, da quest’anno, l’amministrazione comunale riserva ai non residenti che vengono a scuola a Grugliasco e alle fasce di reddito individuate come scaglioni per determinare la percentuale di contribuzione al costo totale del pasto, oltre 7 euro. Troppi quelli che pagano quasi l’intero importo, già caro di suo e dunque ancora di più penalizzante per famiglie che hanno un reddito medio e magari due o tre figli a scuola.
Il fatto è che hanno ragione loro… i genitori. Che fosse così abbiamo invano provato a dirlo alla Giunta e ai suoi supporter prima in Commissione, poi in Consiglio comunale, quando i provvedimenti di rincaro delle tariffe sono stati adottati senza colpo ferire. Naturalmente accompagnati dalle roboanti dichiarazioni dei consiglieri PD, IdV Moderati e UDC, secondo i quali questa amministrazione ci fa vivere in una specie di Eden, governati non già da assessori poco capaci, ma da santi infallibili e onniscienti. Proprio come il loro sindaco: quello che vive di politica e non ha mai lavorato un giorno nella sua vita.

IL COMPLOTTO

Stamattina ho corso il rischio di essere preso per matto. Ridevo davanti a una locandina del Comune e pensavo che nel mentre nel palazzo si cercava nervosamente un capro espiatorio…
Due grasse risate
Mickey_Mouse1Certe volte il destino è proprio beffardo: ti colpisce laggiù, dove sei più sensibile e, mentre lo fa, rende ancora più ridicole le tue debolezze. La storia che racconto non è un granché, soprattutto per i personaggi principali, ma rende davvero giustizia ai blasfemi che non credono in nessuna trascendenza. Delle volte la divinità si manifesta, solo che non lo fa come vorremmo noi.
Di personaggi che popolano il mondo della politica della mia città racconto sempre con dovizia di particolari, tratto delle loro debolezze e delle loro manie. Fra i tanti ce n’è uno che simboleggia tutto quello che non sopporto degli ex comunisti. Avete presente la spocchia, quell’aria di superiorità che non si sa bene se sia un residuato sovietico o semplicemente un grumo di educazione da sezione in disarmo, quel maledetto vizio di sparare giudizi e sentenze su tutti come se fossero loro il giusto il bello e il saggio? Avete presente quel modo di parlare arricciando le labbra a culo di gallina, quasi che questo conferisse autorevolezza alle minchiate che vengono diffuse nell’ambiente?

I DANNI DELLA MEDIOCRITA’

Passeggiando per la città è facile compilare un catalogo dei danni dell’incapacità e della presunzione di chi comanda. Sempre più giù, verso il fondo e oltre…
Non di sole clientele…
…. vive una città. Di solito non producono danni immediati, lacerano un po’ per volta la trama delle relazioni, allontanano quelli che non ci stanno, rendono viscide le decisioni e ammazzano la prospettiva. La città muore, si desertifica, perde qualunque prospettiva fino ad accorgersi che non c’è un progetto, una speranza.
A questo pensavo sabato scorso, a spasso per la città con Gianfranco, Dida e mia moglie. Davanti alla residenza universitaria di Villa Claretta - poco meno di 500 posti letto in una bella struttura realizzata su un lotto acquisito dal Comune, insieme alla villa omonima, quando ero ancora sindaco -, osservavamo il deserto che circondava il tutto provando anche un po’ di compassione per gli studenti ai quali era toccata in sorte (che sfiga!) la location di Grugliasco invece che quelle, più appetite, in centro a Torino.
Chissà quanti di loro si saranno chiesti come mai sono finiti proprio lì, in questo immobile funzionale però collocato nell’estrema periferia, in un villaggio dove per i giovani non c’è nulla, proprio nulla se non serrande abbassate la sera ed echi di liscio nei prefestivi d’estate!

SACCHE DI RESISTENZA

Aumentano quelli che “sono stufo marcio”, quelli che “aspetto il momento per scendere in piazza”, quelli che “non ne posso più”. Manca la scintilla, manca il collante. Intanto che ci si lavora… perché stare con le mani in mano?
La potenza dell’esempio
Il momento è quello che è. Dato che dura da ben più di un momento, prima è subentrata la rassegnazione, adesso il suo posto viene preso dalla rabbia. Una furia cieca, incontrollata e che si rivolge verso tutto e tutti: ce l’abbiamo con la politica, la sua invasività cancerosa, la sua capacità di corrompere tutto e tutti, la nocività con cui ha avvelenato le nostre vite.
Sappiamo però anche che è la diretta conseguenza del nostro temperamento nazionale: i nostri valori italici sono gli stessi che il mondo della politica e dell’economia incarnano perfettamente, non abbiamo orizzonti diversi dall’ottusa ricerca del nostro tornaconto personale, meglio se a scapito dell’amico o dei vicino di casa, abbiamo bisogno di sentirci sempre un po’ più furbi degli altri passando davanti, eludendo le regole e ammirando chi riesce a farlo, perfino quando poi paghiamo noi. Nonostante la crisi, il conclamato fallimento di questo modo di essere, fare e pensare non ha smosso in alcun modo il complesso della popolazione del nostro paese.
Mi sembra, però, che siano aumentate le minoranze che resistono.

LA NAUSEA

Essere parte di un mondo che non senti più tuo è difficile, ma ancora più difficile è accettare che il tuo paese finisca così…
Estranei a casa propria
Capita tutti di provare, in condizioni particolari e in certi momenti dell’esistenza, la sensazione di essere degli stranieri a casa propria. Quel senso di lontananza dalle cose e dai luoghi, come se fossi lì per la prima volta e di passaggio, come se nulla fosse parte della tua esperienza e niente ti ci tenesse legato più di tanto. Come se il tuo posto vero fosse un altro… solo che non c’è, perché le tue radici sono proprio lì, in quel luogo che ti sembra un altro posto, popolato da altra gente che ha la faccia delle persone che conosci, ma non ne ha l’animo. Brutta sensazione, per fortuna passa.
Infatti poi ti riconcili col mondo e questa sensazione sparisce: ritrovi le cose che sono parte della tua esperienza, le persone care, la voglia di essere in relazione con loro, il piacere di amare posti e situazioni con l’intensità che meritano. Ti è passata la nausea: resta la bocca impastata, quell’acidità che infastidisce e la sgradevole sensazione che ritornerà presto, più forte di prima.
Ciao, come va? – ti dice un conoscente che incontri al parco, fermandoti mentre cerchi di dare un ritmo alla tua corsa –, hai visto che le panchine nuove sono già tutte scritte e devastate?”.

UN POPOLO NARCOTIZZATO di F. Maletti

E’ meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità” (Longanesi)
La responsabilità perduta
Essere responsabili significa essere consci di dovere rendere ragione delle proprie azioni. Essere responsabili significa anche essere consapevoli delle conseguenze della propria condotta. Perché la responsabilità è l’esatto contrario del disinteresse.
Oggi viviamo in un mondo in cui la responsabilità viene vissuta come una fatica. Una fatica della quale ben volentieri cerchiamo di liberarcene. Pur di sentirci liberi, spesso, quando non possiamo proprio fare a meno di assumerci una responsabilità, preferiamo delegare ad altri proprio quella responsabilità che noi stessi dovremmo avere: deleghiamo alla scuola l’educazione completa dei nostri figli, deleghiamo alle assicurazioni la nostra sicurezza, deleghiamo allo Stato la garanzia del nostro vivere civile, e il compito di trovarci un lavoro, un reddito che ci consenta di vivere, di non avere pensieri, di guardare la televisione la sera, di divertirci. E deleghiamo totalmente ai politici il compito di rappresentarci.

I COMPITI DELLE VACANZE

Si avvicina l’inizio del nuovo anno scolastico, famiglie preoccupate martellano pargoli riottosi perché facciano in pochi giorni quello avrebbero dovuto fare nei due mesi passati. Proprio come il resto del paese…
Last minute
Chi scrive è storicamente allergico ai compiti delle vacanze: ne ho sempre assegnati pochi, giusto per far contenti i genitori e rassicurarli sulle mie capacità professionali.
E’ noto che anche questo elemento concorre a determinare la stima verso l’insegnante da parte della pubblica opinione formata dalle famiglie dei suoi allievi: quelli che rovinano l’estate ai pargoli e  alle famiglie vengono mandati a quel paese ogni giorno, ma alla fine sono dei “bravi insegnanti”, di quelli che si preoccupano della formazione culturale dei giovani. Quelli che ne danno pochi – o non ne danno affatto – sono invece degli insegnanti fannulloni e smidollati, certamente sessantottini, che alla fin fine dei ragazzi se ne sbattono.
Questa la vulgata, ho rinunciato a combatterla da almeno vent’anni… e assegno anche io i compiti per le vacanze.
Naturalmente li fanno quelli che non ne avrebbero bisogno.

MARIA

E’ arrivata la seconda nipotina: l’emozione è la stessa, la voglia che cresca bene e forte ancora maggiore….
Maria, femminile futuro
MariaLa seconda non ti coglierà più affettivamente impreparato, come invece è stato per la prima…”.
Più o meno così un amico mi descriveva quello che avrei provato e pensato quando anche Maria fosse nata. Me lo diceva da intenditore, visto che anche lui ha due nipoti. Io, nonostante universalmente si sappia che non ci azzecca mai, l’ho preso sul serio non predisponendomi a una possibile girandola di emozioni e sentimenti analoga a quella che avevo provato due anni fa, alla nascita di Cloe. Il mio amico raccontava palle e io sono il solito credulone.
Quando, il 25 luglio, è arrivata Maria, è come se l’orologio fosse tornato indietro di due anni: una gioia incontrollabile, l’amplificazione di tutte le piccole preoccupazioni post partum (ha tutte le dita?, sta bene? è tutto a posto? non è un po' troppo minuta? siamo sicuri che abbia tutta l’assistenza che ci vuole?), la voglia di essere parte di questo evento magico, i sogni e le speranze che accompagnano l’affacciarsi al mondo di un esserino di neanche tre chili su cui tutti si esercitano a trovare somiglianze e difformità.
Solo che è diverso perché sono diversi i suoi genitori ed è diversa lei, a testimoniare la varietà della vita, delle situazioni e delle persone. Maria strilla come un’aquila, voce potentissima e di carattere, allo stesso tempo è paciosa quando non ha bisogni primari da soddisfare e non è nemmeno troppo esigente.

IL REGISTRO ELETTRONICO

Comincia la scuola: fra riforme annunciate e tagli a go-go, manutenzioni inesistenti e annunci roboanti, nuovi esercizi di italica ipocrisia
L’innovazione...
Gli Italiani sono proprio come bambini piccoli: quando in cucina sbattono contro uno sportello, preferiscono dare la colpa a quello stupido sportello - magari applaudendo chi lo picchierà con una mano, facendo finta di sgridarlo per la bua che ha procurato - piuttosto che chiedersi se non siano stati loro a sbagliare lasciandolo aperto, magari non dedicandoci l’attenzione che serviva.
Iniziano le lezioni e quest’anno il tormentone mediatico è sul registro elettronico. Entrerà in funzione in molte scuole - tutte si dice, ma vedrete che ci saranno deroghe e rinvii –, apportando una delle tante finte rivoluzioni di cui si cibano i giornalisti e le platee nostrane di telespettatori. In pochi spiegano in cosa consiste per davvero e quali benefici e malefici apporta.
Dato che da un anno e  mezzo uso il registro elettronico, provo a spiegare a cosa serve, come funziona e che cambiamenti produce.

PARTIRE DA NOI di F. Maletti

Altro che agibilità: i compiti per l’autunno sono tutti qua; per noi e per “loro”
Un invito alla riflessione

Se un giorno, improvvisamente, aumentasse in tutti noi il senso di responsabilità verso il bene comune, e finalmente cominciassimo ad occuparci della politica avendo come riferimento, ad esempio, il bene dei nostri figli ed il loro futuro, e invece di delegare tutto questo a “uomini del destino” che, alla fine, si dimostrano soltanto dei pifferai che fanno soltanto i loro interessi “attraverso un assolutismo temperato dalla costante inosservanza della legge” (A. Consiglio definizione del fascismo), forse potremmo concordare, a prescindere dalle nostre opinioni politiche (ormai sempre più simili per spessore al tifo calcistico), sulla necessità di mandare prioritariamente a casa i pifferai o aspiranti tali di qualunque bandiera. Per decidere, NOI finalmente, sulle cose urgenti da fare per il ripristino di uno Stato democratico che torni ad essere degno del Popolo che rappresenta. Il tutto a prescindere dalle opinioni politiche e personali di ciascuno di noi.
Un primo atto è quello di una legge elettorale che restituisca al cittadino il diritto di scegliere, attraverso il voto, persone radicate sul territorio e quindi in grado di garantire con la loro presenza un costante rapporto di informazione e di aggiornamento reciproco.

IL SALE DELLA DEMOCRAZIA

Trasparenza, pulizia, etica, moralità: ma agli Italiani interessano?
L'opposizione

http://i389.photobucket.com/albums/oo339/starfiregirl32/Shadow-Vampire-3.jpgCercare informazioni nei documenti ufficiali, metterle insieme, elaborare un teoria e verificarne la solidità andando alla ricerca di altri documenti, parlarne con chi conosce la materia, filtrare le indiscrezioni e le soffiate buone da quelle che potrebbero mandare tutto fuori strada... queste sono tra le attività più importanti e faticose di chi si occupa di cosa pubblica, dalla parte di chi è all'opposizione.
Eh già, perché chi gestisce il potere deve essere tenuto costantemente sotto controllo, verificato in ogni sua scelta e decisione, tallonato con proposte e richieste che gli facciano costantemente sentire il fiato sul collo. Soprattutto deve essere incalzato da domande di chiarimento, da istanze di trasparenza e da proposte che diano a tutti il senso di un'alternativa politica possibile.
Senza questo non c'è democrazia. Infatti in Italia la democrazia se ne è andata quando le inchieste sulle malefatte della politica hanno cominciato a farle solo più i pochi giornalisti non asserviti, mentre chi doveva fare opposizione si rifugiava nel negoziato per qualche posto in più, vendendo per poco una funzione e una dignità di cui oggi si sente spaventosamente la mancanza.

CERVELLI IN VACANZA

Una giornata di fine vacanza, in spiaggia...
Suocere e nuore
Spiaggia fitta fitta di ombrelloni e lettini. Bagnino belloccio e talmente dedito alla contemplazione della sua persona da dimenticarsi di dove si trova e di cosa deve fare (siamo in linea coi tempi). Immigrati di varie sfumature vendono le merci più curiose, i più scafati ostentano relazioni amichevoli con alcuni dei bagnanti che sono lì da più tempo e che, in passato, hanno comprato qualcosa da loro. Molti sono giovanissimi, alcuni dei bambini appena un po' cresciutelli, ma la cosa non desta scalpore: per il diritto all'infanzia bisogna essere nati nella famiglia giusta, nel posto giusto, mica è cosa per tutti.
Zero bikini leopardati, nessun pitoneggiare, sguaiataggine quasi del tutto assente, nessuno che strilla al cellulare, giusto un po' di tum tum da Buddha bar al gabbiotto della spiaggia... insomma un miracolo italiano.
Signore e signori conversano amabilmente e con civiltà, perfino i bambini sembrano più educati del solito e hanno ridotto i capricci al minimo sindacale. Una signora già un po' avanti negli anni sfoglia distrattamente un giornale di gossip e dice alla nuora che unge i bimbi di crema:
A me tutta 'sta storia di Berlusconi sembra una persecuzione bella buona. Con tutti soldi che pagano di tasse le sue imprese che bisogno avrebbe di fare il furbo?”.
La nuora non smette di incremare i bambini, ma si vede che improvvisamente vorrebbe essere da un'altra parte.

L'AGIBILITA' POLITICA DEGLI ITALIANI

La tristezza del "quotidiano" e dei quotidiani quest'estate supera ogni limite di accettabilità. Che si debba arrivare al punto di smettere di comprarli?
Giornali d'agosto

Una certa quantità di Italiani passa questi ultimi giorni d'agosto con un'angoscia che non può nemmeno confessare ai famigliari più cari e agli amici più intimi, per non metterli inutilmente in agitazione. Si chiedono se troveranno ancora il loro posto di lavoro, quelli che ce l'hanno; se ne troveranno uno, quelli che l'hanno perso; se continuerà la presa per i fondelli degli esodati; se gli stipendi degli statali resteranno ancora bloccati; se la riforma Fornero verrà rivista, sia per  i pensionamenti, sia per il mercato del lavoro; se si riuscirà a portare a conclusione questa indegna manfrina dell'IMU; se si farà un po' di lotta all'evasione fiscale per dare qualche risorsa alle politiche di rilancio dell'occupazione, specialmente quella giovanile; se, invece di continuare a togliere risorse alla scuola, finalmente comincerà la stagione degli investimenti in istruzione e formazione...

LA SINDROME DEL PIFFERAIO di F. Maletti

Il tramonto di “Lui” non aprirà la strada a un’Italia migliore se, invece di individuare le soluzioni ai problemi, si cercherà il suo successore per rifare gli stessi errori…
Incantati e sperduti
E’ ormai da vent’anni che metà del nostro Paese è abituata ad un “Lui” onnisciente, che con il suo sorriso rassicurante ci difende dal comunismo, dalle malattie, dalla crisi economica e dalle disgrazie di ogni tipo. Ed è da altrettanti anni che l’altra metà del Paese ha individuato in questo “Lui” la causa di tutti i nostri mali: dalla criminalità dilagante alla mafia, dall’evasione fiscale alla disoccupazione, dalla scomparsa dei valori etici alla disgregazione dello stato sociale, dall’esaltazione dell’individualismo all’egoismo privo di regole. Un “Lui” soprattutto ambiguo, al punto di arrivare a definire il suo come”partito dell’amore”: nonostante la “amoressia” conclamata di tutti i suoi componenti.
E intanto la democrazia se ne andava da un’altra parte, fino quasi a scomparire tra la indifferenza di tutti i principali antagonisti del bipolarismo muscolare che era venuto a crearsi e che resiste tuttora attraverso nuovi epigoni (come Grillo): saliti alla ribalta ma decisamente inferiori all’originale.

FOLLIE DI FERRAGOSTO

Un’estate strana, passata ad aspettare e a sentirne di tutti i colori intorno a un delinquente che cerca di farla franca.
Il delirio della Repubblica
Invece che tette e culi dei vip, l’oscenità di una classe politica esibita senza ritegno alcuno; questo potrebbe essere il tweet dell’estate che stiamo trascorrendo. Le pitonesse, il delinquente, i nanetti centrosinistri, i giornalai che amplificano le loro gesta e scrivono articoli che non capiscono nemmeno loro, perfino il Presidente (quello che sembrava aver risolto brillantemente con Monti la fine del berlusconismo) sono tutti personaggi della scena estiva che ci fanno rimpiangere i Fabrizio Corona, le Belem e tutto l’armamentario di attrici e briatorine che popolavano i rotocalchi da spiaggia.
Di solito le loro foto seminudi erano alternate a lunghi reportages sul delitto dell’estate – una volta Cogne, poi Avetrana e così via – dove si intervistava chiunque potesse essere messo anche solo lontanamente in collegamento con qualcuno dei protagonisti della storia.

LA DATA E LE REGOLE

Prosegue con continui colpi di scena la telenovela sul prossimo congresso del PD
Trucchetto scherzetto
In pochi avrebbero previsto una manfrina sul congresso PD come quella a cui stiamo assistendo in questi tempi grami: non riesco a ricordare in quale film c’è quella scena in cui tutti si muovono in sincrono e rasenti il muro perché ciascuno dei personaggi pensa che, se solo si distrarrà, uno degli altri gli farà qualcosa di terribile. O anche qualcuna delle scene più esilaranti in cui evasi fuggono incatenati, perciò costretti a dipendere tutti l’uno dall’altro, ben consapevoli che diversamente sarebbero finiti.
Qualcosa di simile anima il gruppo dirigente del PD: incatenati l’uno all’altro, timorosi di essere trascinati a fondo dai soci di avventura eppure incapaci di fare qualcosa per liberarsi, magari perfino concedendo qualcosa agli altri.  Così il timore dello sgambetto del  “compagno” o dell’”amico” paralizza la dignità, annulla il coraggio e induce i più a cercare il riparo sotto “l’interesse del partito”, concetto tardo bolscevico che di guai ne ha già prodotti non pochi.

INNOCENTE!

Nonostante tre gradi di giudizio, sterminate carovane di avvocati, 6 reti televisive, giornali e supporter sparsi qua e là nelle imprese di stato, Berlusconi fa la vittima. E gli danno pure corda.
Il senso della giustizia
Da domenica sera il Nostro ha sdoganato pubblicamente l’ennesima incredibile pretesa: quella di essere innocente – nonostante ben tre gradi di giudizio, magistrati di tutte le taglie, torme di avvocati, rinvii, leggi ad personam, anni e anni di governo – e di proclamarlo da un balcone a supporters adoranti, pronti a bere qualunque cosa esca dalla sacra bocca del loro caro leader.
Le carceri sono piene di persone che si proclamano innocenti, perfino quando l‘evidenza del reato di cui si sono macchiati è tale da non lasciare alcun dubbio; solo che, se condannati, stanno dentro: protestano invano la loro innocenza davanti (se va bene) alla platea dei loro compagni di sventura e di qualche guardia carceraria. Non in televisione, non con l’amplificazione che tutti i canali (tutti) continuano a riservare a un delinquente, condannato per aver rubato soldi agli Italiani con un ben oliato sistema per frodare il fisco.
Ecco è questo che mi infastidisce, ancora di più quando vedo la quantità di tasse che  milioni di altri lavoratori dipendenti (e io fra loro) paghiamo sui nostri redditi (e meno male che ce li abbiamo…);

LA MARCETTA

Con la complicità di giornali e tv una manifestazione fallita diventa il rilancio di un delinquente e dei suoi fan. Forse..
Pavidità e insipienza
Anni e anni di selezione al ribasso, di “tengo famiglia”, di culto della fedeltà e dell’obbedienza al capo, questo hanno prodotto: mass-media asserviti, giornalisti che non conoscono più i fondamentali del loro lavoro, o li hanno dimenticati per accoccolarsi ai piedi del padrone, politici che riferiscono ogni evento alla loro personale carriera, al loro personale tornaconto, e basta.
Ieri circa 2.000 berlusconiani - pare conditi da centinaia di fascisti che inneggiavano impunemente al duce, sotto il balcone di palazzo Grazioli (brrr!) – hanno manifestato il loro affetto al delinquente, reso ufficialmente tale da una condanna a quattro anni per aver frodato il fisco del paese che tanto dice di amare.

DEAD MAN WALKING

Da oggi PdL è orfano; il PD e gli altri hanno perso il collante, a meno che non decidano ancora una volta di fare finta di niente…
Svoltare
La conferma della sentenza d’appello ha decretato la fine del Berlusconi pubblico. Bisogna riconoscerlo e andare oltre, ma ne saranno capaci i mondi della politica che hanno atteso il grado finale di giudizio ma che adesso già affermano che ce n’è anche un quarto, il giudizio universale, e che bisogna aspettare quello prima di tratte conclusioni ultimative?
Indipendentemente dalle mosse che farà Berlusconi un’epoca è finita: da oggi è ufficialmente un pregiudicato e non ci saranno più votazioni sulla “nipote di Mubarak” a negare per via parlamentare la verità delle cose e la realtà dei fatti. In tanti sospettano che lui l’avesse capito ben prima dei suoi sostenitori, palesi e occulti. Non gli servirà neanche il vittimismo alla “chiaggni e fotti” e neppure potrà appellarsi a un gesto di Napolitano, squalificato anche lui dalle vicenda di cui si è reso protagonista nel corso di questa parte del 2013...

ESTATE COL PASS

Un episodio di questi giorni mi ha ricordato una lezione di vita che ho ricevuto, forte come un cazzotto, mentre facevo i primi passi da sindaco fresco di elezione…
Il circo di Paolo Rossi
Qualche giorno fa Alessandro Siani ha annullato un suo spettacolo negli scavi di Pompei. C’erano troppi imbucati – parecchi con biglietti omaggio rilasciati generosamente dagli organizzatori – e raccomandati dai politici locali, così che gli spettatori paganti erano dovuti rimanere fuori. L’attore aveva annunciato che avrebbe donato 20.000 euro alla Soprintendenza per contribuire a pagare gli stipendi arretrati dei dipendenti degli scavi, a digiuno da qualche tempo. Nonostante lo spettacolo non si sia tenuto, l’attore ha comunque generosamente versato quanto promesso. Bravo!
Correva l’estate del 1994, in quel di Grugliasco era arrivato il Circo di Paolo Rossi...