CUPIO DISSOLVI

3 maggio 2018

CUPIO DISSOLVI


Il furore di distruggere tutto perché non si governa più il gioco è il tratto dominante di questa stagione politica che sembra non finire mai... 
L'espressione l'aveva riportata in auge Enrico Letta alla fine del 2013 quando Berlusconi, fresco di condanna interdizione e decadenza, voleva mettere fine al suo governo, cosa di cui poi si occuperà Renzi. Letta era in visita a Malta e commentava con questa espressione la reazione di B. alla mancata tutela della sua persona, visto che il PD aveva votato per la sua decadenza immediata. L'espressione "cupio dissolvi" arriva diretta da S. Paolo di Tarso nelle Lettere ai Filippesi (una dotta trattazione qui) che la significa come "desidero fortemente di essere dissolto" - quasi a giustificare il suicidio come forma di abbandono della vita terrena per assurgere a Dio, dissolvendo il corpo per liberarne l'anima -, insomma una questione di misticismo portato alle estreme conseguenze. Al giorno d'oggi sta a indicare l'atteggiamento del perdente che, pur di restare al centro del gioco, trascina tutta la squadra con sé nel baratro verso il quale sta precipitando (un po' alla "Muoia Sansone e tutti i Filistei!").

Allora Berlusconi puntava alle elezioni anticipate, ma la scissione di Forza Italia e le defezioni di parte dei suoi lo smentirono: il governo ottenne ancora la fiducia, giusto poco tempo prima che Renzi vincesse le primarie e diventasse segretario del PD.
Siamo alla fine del 2013 e Renzi ("Enrico, stai sereno") si accinge a farlo fuori per prenderne il posto. Il giorno di San Valentino 2014 il governo Letta finisce e comincia quello di Renzi. Un'osservazione: per farlo il Parlamento ci mise 60 giorni - nonostante il Porcellum avesse consegnato al PD una maggioranza di eletti schiacciante - e durò complessivamente 300 giorni; i ministeri chiave erano tutti o quasi in mano ai berluscones, cronici o ex. Sono passati solo 4 anni, ma sembra che tutti se ne siano dimenticati.
Venendo all'oggi, a osservare i contorcimenti democratici, ma anche le giravolte pentastellate e le acrobazie di Salvini nel tenere il piede in troppe scarpe, sembrerebbe proprio che il cupio dissolvi sia diventato il tema della politica italiana: stanno lavorando tutti per distruggere se stessi, i partiti o ciò che resta, le idee se ancora ne hanno, gli amici e gli alleati. Anche quelli che oggi hanno successo stanno scrivendo una storia che li porterà in breve tempo a invecchiare malamente e a essere messi da parte. lasciando dietro si sé rovine, macerie e vittime, il paese in primis.
Sui social (oramai solo più lì) i supporter di Renzi danno spettacolo continuando imperterriti una campagna elettorale che è finita malissimo: non si rendono conto che, se anche Renzi fosse il Profeta e avesse visto e fatto giustissimo tutto, i risultati che ha prodotto sono comunque fallimentari. E' strano che non vedano che come leader lui è finito, qualunque cosa cerchi di mettere in piedi... e che il suo fallimento sta soprattutto nelle modalità con cui ha reagito alle cocenti sconfitte e cui ha condotto sé stesso, il suo partito, le idee e le speranze di cambiamento di cui era portatore e simbolo.
Berlusconi - incredibile la capacità che hanno tutti i suoi "avversari" di resuscitarlo ogni volta che sembra finito -  tiene Salvini al guinzaglio, i leghisti devono proprio farsene una ragione. Adesso ha accorciato un po' la corda e il Matteo è a corto di fiato, ma è giovane... Anche lui sta lavorando per la dissoluzione, sembra difficile immaginarlo oggi che è sulla cresta dell'onda, ma vedremo presto l'effetto della consunzione.
I pentastellati falliscono sistematicamente la prova governo, vittime anche delle loro non regole e delle interpretazioni fantasiose che i potentati del movimento ne danno qua e là per l'Italia: le candidature sono un bell'esempio, anche quelle in FVG, dove gli elettori di un mese e mezzo prima si sono squagliati andando al mare pur di non votare il leghista, vista l'inconsistenza del candidato del Movimento.
Intanto la corruzione dilaga, il familismo amorale anche, il cambiamento promesso va a piedi con Fico a Montecitorio ( i 15 giorni per i vitalizi sono passati!) o ad Arcore con Matteo Salvini. Intanto i demos provano a decidere se farsi definitivamente distruggere da Renzi e cortigiani o se dividersi in mille rivoli per saldare la loro irrilevanza con quella dei fuoriusciti di un anno fa.
Se non è cupio dissolvi tutto questo...
Mariano