Seguimi su Twitter | Facebook | Scrivimi una E-Mail | Iscriviti al Feed RSS

LA NAUSEA

Essere parte di un mondo che non senti più tuo è difficile, ma ancora più difficile è accettare che il tuo paese finisca così…
Estranei a casa propria
Capita tutti di provare, in condizioni particolari e in certi momenti dell’esistenza, la sensazione di essere degli stranieri a casa propria. Quel senso di lontananza dalle cose e dai luoghi, come se fossi lì per la prima volta e di passaggio, come se nulla fosse parte della tua esperienza e niente ti ci tenesse legato più di tanto. Come se il tuo posto vero fosse un altro… solo che non c’è, perché le tue radici sono proprio lì, in quel luogo che ti sembra un altro posto, popolato da altra gente che ha la faccia delle persone che conosci, ma non ne ha l’animo. Brutta sensazione, per fortuna passa.
Infatti poi ti riconcili col mondo e questa sensazione sparisce: ritrovi le cose che sono parte della tua esperienza, le persone care, la voglia di essere in relazione con loro, il piacere di amare posti e situazioni con l’intensità che meritano. Ti è passata la nausea: resta la bocca impastata, quell’acidità che infastidisce e la sgradevole sensazione che ritornerà presto, più forte di prima.
Ciao, come va? – ti dice un conoscente che incontri al parco, fermandoti mentre cerchi di dare un ritmo alla tua corsa –, hai visto che le panchine nuove sono già tutte scritte e devastate?”.

Guarda che non c’era bisogno di essere dei fini intellettuali per sapere che sarebbe finita così, basta guardare come sono fatte, un invito al vandalo – gli rispondi ansimando – oramai siamo a mezzo milione di spesa per rifare un parco che aveva solo bisogno di manutenzione e sorveglianza… Vai a vedere gli arredi delle scuole e dimmi se non ci sarebbe bisogno lì”.
E lui: “Beh, almeno si vede qualche cosa di bello fatto con i nostri soldi”. Tu sai che è cassaintegrato, che sta cercando lavoro e che avrebbe potuto essere utile come manutentore del patrimonio pubblico con una semplice e piccola integrazione del suo reddito (altro che mezzo milione!) e ti dici che, se non l’ha capita lui, come si può sperare che gli Italiani cambino?
Ti volti e riprendi la tua corsa con rigurgiti di acidità e una sensazione di nausea. La anneghi alzando il volume della musica che ti spari nelle orecchie, corri e pensi…
Così ti ricordi del fine politico locale che, in un momento di sincerità accorata, ti ha detto:
Se solo ti fossi piegato un po’, se non avessi il carattere che hai, adesso ci saresti tu in Parlamento”. Chissà se si è chiesto perché ho il carattere che ho e a cosa serve la politica. Chissà se si è chiesto se quella che ha in testa lui é la “carriera” a cui aspiravo?
Poi ripensi al cassaintegrato di qualche canzone prima, agli spettacoli che ogni sera vediamo in tv, alle pitonesse, ai toy boys della politica che impazzano, alla volgarità elevata a sistema, alla forma che è diventata sostanza, alla fine della dignità e alla trasformazione del coraggio in temerarietà.  
La nausea monta, insieme a una grande tristezza: abbiamo perso.
Mariano



Mariano Turigliatto © 2010 | www.marianoturigliatto.it | Powered by OneBit