05/16/07

mercoledì, maggio 16, 2007

La nota della settimana.


di Patrizio Brusasco

Festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia che avranno luogo nel 2012. Da Roma fanno sapere che ci saranno solo spiccioli. Sono infatti trapelate verosimili voci ministeriali e anche nel corso della visita all’ultima edizione della Fiera Internazionale del Libro il Ministro Rutelli non ha prospettato un quadro molto diverso e ottimistico. Rutelli si è dichiarato felice se saprà raggranellare 500 milioni per tutto il Paese e ne avrebbe promesso un terzo per il Piemonte che pensava invece di averne 622 da solo: nella migliore delle ipotesi dunque il Piemonte vedrà piovere nelle sue casse dai 150 ai 180 milioni di euro e il resto del tesoro confluirà in altre sedi nazionali e interessate alla grande kermesse come Firenze, Roma, Reggio Emilia e Venezia. E’ chiaro che queste notizie hanno creato nervosismo e voglia di chiarimenti anche all’interno delle istituzioni locali e segnatamente del Consiglio regionale del Piemonte.

Gli scontri che si sono verificati a Palazzo Nuovo tra studenti del Collettivo Universitario Autonomo e i gruppi neofascisti, che ha trovato spazio all’interno della discussione di ieri del Consiglio regionale del Piemonte riapre a livello giovanile e studentesco una vecchia questione militanti di destra e di sinistra: è stato sfiorato infatti l’incidente tra gli studenti del Fuan e un gruppo di autonomi di sinistra che accusano il gruppo neofascista di xenofobia e omofobia. Una politica dunque che come in tutti i forti momenti di crisi, e la presunta attuale riorganizzazione di alcuni elementi armati di protesta ne avalla ulteriormente la veridicità, tende a spostarsi sulle ali estreme di un baricentro politico sempre più equivoco e problematico, a ricordarci che il benessere raggiunto fino alla fine del secondo millennio è in forte criticità e che la politica è tenuta a dare risposte concrete prima che repressive poiché quest’ultime hanno spesso il sapore di antidemocraticità e soprattutto di conferma delle difficoltà strutturali in cui si trova a operare la società italiana del terzo millennio.

 

Lacqua, un bene comune.


di Mariano Turigliatto

Le piogge di maggio hanno un po’ mitigato la penuria di acqua e smorzato l’allarme che stava montando un po’ in tutto il Piemonte. Nonostante tutto però i letti dei fiumi sono sempre più poveri d’acqua, l’agricoltura - specialmente quella a maggiore consumo idrico - segnala ricorrenti crisi dovute alla penuria d’acqua.

C’è chi attribuisce il calo delle precipitazioni ai mutamenti climatici mondiali - a loro volta generati dal concorso di diversi fattori fra cui l’effetto serra fa la parte del leone - c’è che ritiene fisiologico che a periodi più ricchi di precipitazioni ne seguano altri più secchi.

Qualunque sia il punto di vista, è però indiscutibile che il consumo indiscriminato di acqua debba lasciare il passo a stili di vita più sobri anche in questo ambito: proprio perché l’acqua non è illimitata, bisogna usarla con parsimonia, facendo attenzione al riciclo, migliorandone le condizioni di trasporto e separando i circuiti del consumo domestico da quelli relativi ad altri usi, riducendo le quote di territorio coperti di cemento e catrame.

Bisogna incentivare forme di valorizzazione delle risorse idriche dei comuni di montagna e spingere tutte quelle iniziative che possano dare il senso di una volontà di invertire la rotta, limitando la captazione nei fiumi, garantendo la sopravvivenza a tutte le forme di vita che costituiscono gli ecosistemi acquatici, fluviali e lacustri; soprattutto bisogna cominciare a considerare l’acqua un "bene comune", di cui tutti possono servirsi in misura congrua, ma che tutti debbono rispettare e garantire.

Per questo, insieme con gruppi locali e liste civiche, abbiamo distribuito oltre 7000 riduttori di flusso da installare sui rubinetti di casa. Abbiamo accolto con simpatia e sostegno la Legge Regionale che disciplina gli ecosistemi acquatici, appoggiamo con entusiasmo tutte le iniziative volte a sostenere le politiche di risparmio idrico, a cominciare dall’introduzione di colture meno idrovore. Anche l’istituzione di una tassa sulle acque minerali aiuta i comuni che ospitano impianti di captazione a valorizzare il territorio e le attività collegate.

Occorre però fare un altro passo avanti: si deve passare dalle raccomandazioni, dalla politica degli incentivi a quella delle regole. Tocca a noi cercare di costruire regole certe che garantiscano la collettività dai danni creati dall’uso privatistico e qualche volta dissennato delle acque disponibili, specialmente per quanto riguarda il regime delle acque dei fiumi.

Il nostro obiettivo - e anche il nostro impegno - è quello di non vedere mai più interi tratti di torrenti e fiumi in secca per le condizioni climatiche, ma anche per l’eccessivo sfruttamento delle loro acque.