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Armiamoli e "partito"... democratico.

di Dotturbo

…nel senso che i componenti del Partito democratico prossimo venturo, attuali "azionisti di riferimento" della maggioranza parlamentare, dovrebbero tener conto di un dato industriale di settore, relativo agli ultimi dodici mesi, non poco sorprendente, che potrebbe "indurre in tentazione" alcune frange estreme della maggioranza stessa.

Il settore è quello degli armamenti e la questione poggia su un incremento del fatturato esportato dalle nostre manifatture d’armi, aumentato di oltre il 60%. I dodici mesi precedenti all’ultimo anno avevano invece evidenziato una flessione del 10%.

Il dato industriale è, ovviamente, lusinghiero: maggior fatturato comporta incrementi occupazionali e nuovi investimenti, andandosi così a confermare l’alto trend di evoluzione tecnologica italiana nel campo dell’industria bellica: un vero e proprio fiore all’occhiello dell’economia nazionale. L’elemento politico, tuttavia, pone sul tavolo della compagine governativa elementi potenzialmente destabilizzanti.

Non sarà facile chiarire le ragioni per cui con Berlusconi l’export italiano di armi si sia contratto, mentre con Prodi e la sua maggioranza, infarcita di pacifisti pronti a mettere il governo in crisi ad ogni passaggio parlamentare in cui "stormisca fronda" guerrafondaia, gli incrementi di Agusta, Alenia, Oto Melara e via dicendo risultino di due cifre.

Non è tanto sul dato in sé che merita discutere, stante anche la presenza di una congiuntura internazionale un po’ in ripresa, quanto su un paio di dettagli di questo dato. Le autorizzazioni ministeriali, compresi i comparti intergovernativi, sono risultate infatti 1183, cioè 61 in più che nei dodici mesi precedenti, con un incremento di fatturato complessivo di oltre 800 milioni di Euro.

E’ possibile che i "pacifisti" della maggioranza non si rendano conto o non si vogliano accorgere di questi dati, preferendo incentrarsi su questioni che danno più spazio all’elemento folkloristico (come per la base Usa di Vicenza), però un rilievo non può essere sottaciuto. Quello dei cosiddetti "poteri forti" che rinvigoriscono in maggior misura quando al governo c’è una compagine (meglio se debole) di centrosinistra. La presa di controllo di Telecom da parte di Mediobanca & C. ne è l’espressione congiunturale macroscopica, ma quanto indicato sopra non è meno rilevante. Ciò che fa riflettere non è tanto l’aver favorito lo sviluppo di un settore che, tutto sommato e al di là delle riserve morali, contribuisce lo sviluppo nazionale, bensì il fatto che i sacrifici a carico dei contribuenti per la riduzione del cuneo fiscale a vantaggio delle aziende ed il "tesoretto", ritrovato fortunosamente tra le rimanenze della precedente amministrazione di centrodestra, così come TPS vorrebbe ripartirlo, finiranno senza meno anche nelle già più che corroborate casse di aziende i cui prodotti servono sostanzialmente ad uccidere esseri umani.

Probabilmente, gli esponenti parlamentari pacifisti della maggioranza accetteranno una prima volta di essere presi in giro (per il cuneo), ma sulla successiva ripartizione del "tesoretto" non è detto che qualcuno, in un impeto di risveglio di coscienza, intervenga proponendo, per esempio e come sarebbe ragionevole, una modulazione selettiva nella ripartizione. Ebbene: gli "azionisti di riferimento" del governo Prodi non dovrebbero lasciarsi sfuggire la fortunata eventualità di un assist di questo tipo per iniziare a mettere mano (una volta per tutte) alla questione etica che politica ed impresa dovranno prima o poi affrontare seriamente.

 
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