01/18/07

giovedì, gennaio 18, 2007

E io pago!.


Non è vero che alla gente si può propinare di tutto, non è vero che siamo tutti pecoroni. C'è gente in gamba che legge, si interessa, vuole sapere e non si accontenta. Abbiamo trovato sul blog di Libero un post interessante su una notizia di grande attualità. E' un approfondimento illuminante su certi aspetti legati all'antipatico tema delle basi militari USA in Italia. Ve lo proponiamo. Il blog dell'autrice di questo post: sissunchi.

"Nel mio immaginario di italiana media ho sempre pensato che tutto sommato gli americani e loro basi erano si ingombranti però che pagassero l’affitto allo Stato Italiano, che alla fine almeno un piccolo guadagno ci fosse: niente di più falso, siamo noi che paghiamo loro! La verità è contenuta nel "2004 Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defense" ultimo rapporto ufficiale reso noto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La pagina che ci riguarda è la b-10 dove si evince che il contributo per la difesa comune versato dall’Italia agli Usa per le spese di stazionamento ammonta 366 milioni di dollari. Il documento spiega che 3 milioni vengono versati cash e gli altri 363 milioni arrivano da una serie di facilitazioni che l’Italia gli concede. Si tratta (pagina II-5) di affitti gratuiti, riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti, se non erro tante nostre aziende stanno chiedendo questo al Governo senza mai ottenerlo, da non politica e appartenente al popolino a me sembra come se il padrone di casa oltre che a dare l’appartamento gli versasse anche dei soldi, ma è assurdo! Ma il bello è che più di noi pagano solo Giappone e Germania, mentre la Gran Bretagna nel 2004 ha contribuito con 238 milioni di dollari. Il 41% dei costi totali di stazionamento sono a nostro carico ( pagina b-10), bizzarro notare che dal 37% si è passati al 41% nel 1999 proprio durante il governo Berlusconi, presumo sarà un caso (battuta). Ma non finisce qui, in base ad accordi bilaterali firmati nel 1995 se una base americana chiude il nostro governo deve indennizzare gli alleati per le migliorie apportate. Gli Usa hanno ad esempio deciso di lasciare la base di La Maddalena in Sardegna, una commissione mista dovrà stabilire quanto valgono le migliorie e si dovrà provvedere a pagare, ma non solo, se l’Italia intenderà usare il sito entro i 3 anni dalla loro partenza bisognerà che versi un ulteriore rimborso. Che dirvi, come italiana ignorante di politica internazionale, ci sono rimasta di sasso! Certo che con 366 milioni di dollari si potrebbero fare tante cose... che ne so, ospedali?"  

IL MEGLIO E IL PEGGIO DEI VIDEOGAMES.


di Stefano Zanotto

Potrebbe diventare la nuova frontiera del fitness. O per lo meno una soluzione per contrastare il preoccupante aumento dell'obesità infantile. Stiamo parlando di quei videogiochi che prevedono vera e propria attività fisica da parte del giocatore. Secondo uno studio di una rivista medica statunitense, citato da Lastampa.it il consumo calorico da parte dei bambini, nel caso dei videogiochi interattivi, è di diverse volte superiore a quello che si ha giocando inchiodati davanti allo schermo, come succede nei videogame più tradizionali.

Gli autori dello studio concludono che, se da un lato è doveroso che le nuove generazioni adottino stili di vita meno sedentari, a partire dalle esperienze ludiche, ma dall'altro è impensabile che possano abbandonare a cuor leggero i giochi elettronici, una soluzione potrebbe essere proprio quella della diffusione dei videogames interattivi. I primi risalgono ormai già a qualche anno fa: uno di questi, Dance Dance Revolution, è stato adottato nel 2006 dalle scuole dello Stato americano del West Virginia per vivacizzare le ore di educazione fisica.

I detrattori dei videogames brucia-calorie scopriranno forse che questi non sono solo maestri di violenza e veicoli di messaggi negativi. Di recente la polemica contro i videogiochi è salita di tono: certo, ci sono esempi di software dal contenuto di cattivo gusto o comunque inadatti a certe fasce d'età (l'età consigliata del resto figura sempre sulle confezioni dei giochi). Però ci chiediamo se certi atteggiamenti da crociata non siano eccessivi, per non dire ipocriti, vista la violenza che è diffusa in tutta la società e che è comunicata quotidianamente a partire da tv e altri mezzi d'informazione (il caso di Erba di questi giorni, coi particolari più crudi e morbosi sotto la luce dei riflettori dei media, è illuminante). Forse è troppo facile dare tutta la colpa ai videogiochi e farne un capro espiatorio. O forse questi atteggiamenti ­ come suggerisce una recente indagine Iard sul gap generazionale tra genitori e figli in fatto di giochi elettronici ­ derivano dall'innata diffidenza verso ciò che non si conosce e si percepisce come estraneo.