02/27/14

giovedì, febbraio 27, 2014

CONTI E CORTI


Lungo via Roma, un lunedì mattina. Con in mano un plico e qualche pensiero che ronza…
Rendere conto
Oltre vent’anni fa una batteria di leggi di riforma riduceva ai minimi termini il sistema dei controlli sull’operato delle Pubbliche Amministrazioni. Aboliti i Co.Re.Co. (Comitati regionali di Controllo) e tutto l’insieme dei sistemi che rendevano farraginosa e lenta l’attività amministrativa. L’abolizione dei controlli accompagnava la riforma della politica locale e nazionale con la legge sull’elezione diretta dei sindaci, il Mattarellum con i collegi uninominali e con l’introduzione delle Bassanini, che sancivano la separazione fra struttura burocratica e direzione politica.
L’affermazione del principio di responsabilità personale – il politico ci metteva la faccia e gli elettori sceglievano la persona, non solo il partito, sia nel governo della loro città, sia nella rappresentanza in Parlamento – sembrava rendere inutile qualunque forma di controllo burocratico, tanto che perfino il segretario generale del Comune (emanazione delle Prefetture, cioè del Ministero dell’Interno e perciò indipendente dal potere politico locale) venne subordinato al gradimento del sindaco eletto. Insomma, in nome di uno snellimento del sistema di governo, del quadro di regole necessarie al funzionamento della macchina amministrativa, della celerità delle realizzazioni e poi anche della stabilità politica, il ridisegno del sistema politico e amministrativo sembrava dare soddisfazione alle rivendicazioni dei cittadini più attenti alla crisi che la politica stava attraversando nell’era di Tangentopoli.
Il paese non poteva più permettersi livelli di inefficienza scandalosi e una corruzione così pervasiva che sembrava strozzare il sistema economico e accompagnarlo lungo una china che preludeva alla crisi vera e propria.