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MAGNA MAGNA

Lo “sciopero del panino” organizzato dalle famiglie degli allievi della scuole della mia città è il segno della qualità dei suoi amministratori: solo pochi anni fa le mense di Grugliasco erano un modello per tutta Italia…
Il pranzo dei cretini
In questi giorni Grugliasco è tornata agli onori delle cronache per via dello “sciopero del panino”, una forma di protesta messa in atto dai genitori degli alunni per protestare contro i costi eccessivi della mensa scolastica. Ciò che li ha fatti arrabbiare è il trattamento che, da quest’anno, l’amministrazione comunale riserva ai non residenti che vengono a scuola a Grugliasco e alle fasce di reddito individuate come scaglioni per determinare la percentuale di contribuzione al costo totale del pasto, oltre 7 euro. Troppi quelli che pagano quasi l’intero importo, già caro di suo e dunque ancora di più penalizzante per famiglie che hanno un reddito medio e magari due o tre figli a scuola.
Il fatto è che hanno ragione loro… i genitori. Che fosse così abbiamo invano provato a dirlo alla Giunta e ai suoi supporter prima in Commissione, poi in Consiglio comunale, quando i provvedimenti di rincaro delle tariffe sono stati adottati senza colpo ferire. Naturalmente accompagnati dalle roboanti dichiarazioni dei consiglieri PD, IdV Moderati e UDC, secondo i quali questa amministrazione ci fa vivere in una specie di Eden, governati non già da assessori poco capaci, ma da santi infallibili e onniscienti. Proprio come il loro sindaco: quello che vive di politica e non ha mai lavorato un giorno nella sua vita.
Abbiamo provato a spiegare loro che l’equiparazione tariffaria fra residenti e non era servita a sostenere poli scolastici che altrimenti avrebbero dovuto essere chiusi, che in almeno un caso aveva prodotto un innesto di popolazione scolastica che aveva contribuito a riequilibrare una eccessiva concentrazione di “casi sociali” e di situazioni a rischio (borgata Paradiso).

Abbiamo ricordato loro la gloriosa tradizione delle mensa della nostra città, fino a dieci anni fa conosciute e prese a modello in tutta l’Italia attenta all’alimentazione dei ragazzi e al rispetto delle produzioni locali. Alcuni consiglieri facevano finta di niente, altri guardavano attoniti, forse chiedendosi di cosa si parlasse mai. Ignoravano e non sentivano il minimo bisogno di smetterla di ignorare, magari informandosi. Dovevano mostrarsi fedeli al padrone e, ancora una volta, obbedire ciecamente al suo comando.
Così hanno eliminato le agevolazioni per i non residenti applicando loro le tariffe massime, forse dimentichi del trattamento che gli allievi grugliaschesi che vanno a scuola fuori comune ricevono dalle altre amministrazioni. Hanno fatto finta che non ci sia una crisi furibonda trattando il tema dei costi della mensa come se tutti fossero in grado di pagare senza fiatare. Hanno fatto arrabbiare il loro omologhi dei comuni vicini, spiazzati da una decisione che nessuno aveva annunciato loro per tempo.
Hanno dimenticato che “mensa scolastica” vuol dire scuola a tempo pieno, vuol dire integrazione, vuol dire qualità dell’offerta formativa, vuol dire scuola che si occupa di futuro e affianca le famiglie nel difficile compito di attrezzare le giovani generazioni ad affrontare le difficoltà del presente e le incognite del domani. Hanno anche dimenticato che l’alimentazione è la base del benessere, che il cibo rappresenta la nuova frontiera della salute, che il legame con la terra è il presupposto per rispettarla e amarla.

Nelle mense scolastiche di Grugliasco si mangiava biologico già oltre vent’anni fa. Le forniture dei pasti tenevano conto delle disponibilità di questo nascente mercato e contemperavano la necessità di costi accettabili con l’innovazione e la ricerca del “salutare”, nelle materie prime e nei piatti che componevano la dieta. Le famiglie e la scuola erano totalmente coinvolte in questi processi, fino alla partecipazione alla stesura dei capitolati e all’esecuzione degli appalti per le forniture: erano messi tutti nella condizione di sapere il perché di certe scelte e di esserne attori protagonisti. Niente di eccezionale, è la partecipazione. I pasti costavano come altrove.

Sulla scorta di queste esperienza, la nostra città diventò un riferimento per molte realtà italiane che si avviavano sulla strada dell’educazione/alimentazione: ci chiedevano copia dei capitolati, degli opuscoletti e dei piani di attività di educazione all’alimentazione che comprendevano perfino corsi di cucina per i genitori, ci proponevano la partecipazione a numerosi convegni e seminari un po’ dovunque per lo Stivale. Ci chiedevano soprattutto come funzionassero le commissioni-mensa, composte da insegnanti e genitori, che controllavano quotidianamente e a sorpresa la preparazione dei cibi, dalla fornitura delle materie prime alla somministrazione nelle scuole. Le hanno messe a tacere, le commissioni, rompevano le palle, meglio confinarle in un ruolo di ornamento: forse ci sono ancora, così possono dire di essere democratici, ma devono stare al loro posto e non dare fastidio.

Dieci anni di Montà-Mazzù & compari hanno prodotto la distruzione di tutto questo patrimonio: una società che avrebbe dovuto migliorare ancora la qualità e ridurre i costi (visto che per metà appartiene al Comune) oggi viene messa in discussione come se fosse sua la responsabilità di tariffe troppo care e scelte dietetiche non sempre all’altezza e gradite, come se non fosse il cliente (il Comune) a dover dettare condizioni e criteri. Invece di sostenere la scuola, la sua fruibilità e la sua accessibilità, dilapidano soldi in opere inutili e dannose, nell’indifferenza più totale della popolazione, che guarda come sempre al proprio orticello.
Tranquilli, forse stanno già pensando di privatizzare anche la mensa, facendo credere che così si spenderà meno: contenti amici dei beni comuni, del referendum per l’acqua pubblica?

Mariano

PS Ho tutta la documentazione di quanto ho scritto. Chi volesse approfondire non ha che da contattarmi.



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