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IL PRANZO DEI CRETINI 3

Il post precedente ha suscitato reazioni che richiedono chiarimenti e puntualizzazioni. Già che ci siamo, qualche documento potrebbe essere utile a comprendere meglio le questioni… Ecco qua!
Le brioches
Ve la ricordate Maria Antonietta, quella che suggeriva al popolo senza pane di nutrirsi con le brioches? Pare che qui da noi ci ne sia una moderna riedizione negli amministratori cittadini (ovviamente non possiamo augurare loro di fare la fine della sovrana, ma solo di essere folgorati dalla verità sulla via di Grugliasco). In sintesi, è questa la morale della letterina che hanno mandato alle famiglie e che adesso sono in grado di pubblicare dopo averne recuperato una copia (leggi). Sembra una presa in giro...
Nel post precedente ho generalizzato frettolosamente, affermando che i presidi si sono allineati alle disposizioni dell’ASL, subito contraddette (senza nessuna opposizione) dalla stessa  e dal comune in occasione dello sciopero Bioristoro (leggi). Non è proprio così: segnala la preside del III Circolo delle fatiche e degli sforzi fatti per permettere alle famiglie l’adesione allo sciopero del panino, pur non condividendo l’iniziativa. E’ tutto ben scritto (in Italiano corrente) nella comunicazione che ha inviato alle famiglie (leggi) fin dalla fine di settembre, quando un intervento ragionevole del Comune avrebbe ancora potuto scongiurare il conflitto. Non ho notizie di altre iniziative analoghe.
Credo che i presidi debbano essere preoccupati dall’impatto che questa situazione inedita può avere sulla qualità dell’offerta formativa; sui rapporti fra comune, famiglie e istituzione scolastica; sull’andamento delle iscrizioni future, soprattutto nei plessi di confine o in quelli che sono riferimento per cittadini attenti alla qualità del servizio scolastico offerto, anche se “forestieri”.
Credo anche che i presidi si rendano ben conto che il numero degli allievi che vanno a mangiare a casa (da prima dello sciopero del panino), continuativamente o occasionalmente, è in continuo aumento; questo a detrimento della qualità dell’offerta educativa nella quale il pasto costituisce un momento importante, in quanto a sviluppo della socialità e di una corretta alimentazione. Sanno anche loro che si tratta di difficoltà economiche, vedono famiglie che non ce la fanno più, aggredite come sono da una crisi economica che impazza sempre più forte. Cercare di ridurre l’impatto del costo della mensa scolastica sulle famiglie è perciò oggi più che mai un impegno importante, anche per salvaguardare le nuove generazioni e la scuola che si occupa di loro. Ridurre il tema dell’alimentazione a una questione di soldi è pericolosissimo, decidere che il pasto a scuola è solo per chi ne ha bisogno o chi se lo può permettere uccide la scuola, sfibra la comunità. Ecco perché bisognerebbe sostenere in tutti i modi l’obbligatorietà del pasto a scuola (nel caso di materna o di primaria a tempo pieno), sostenendo adeguatamente interventi di abbattimento del costo del pasto. (Ecco l'opuscolo che oltre 14 anni fa spiegava il tutto a tutte le famiglie della città).

L’amministrazione comunale, in tutta risposta a questo tema complesso, recita la giaculatoria della mensa biologica (come le brioches di Maria Antonietta), quasi che questo dovesse servire a placare le proteste (e le angosce) delle famiglie in difficoltà. Dare una mensa di qualità è un dovere (non un favore), controllarne il costo e intervenire, rinunciando ad altre spese per sostenerne il peso, anche.
L’ipocrisia più velenosa sta però nel modo in cui l’amministrazione scarica su Bioristoro colpe che sono invece solo sue. Bioristoro nasce con l’obiettivo di trasformare l’esperienza maturata dal Comune nel campo della ristorazione collettiva, biologica e secondo le regole della dieta mediterranea, in una impresa che riuscisse a fornire lo steso servizio anche a terzi: scuole di altri comuni, mense aziendali, case di riposo… Così facendo, si sarebbe migliorato il servizio abbattendone i costi, realizzando così un circolo virtuoso dal quale tutti avrebbero tratto vantaggio. Molto presto si capì che non tutto stava funzionando a dovere: anche i clienti acquisiti al momento della formazione della società appena potevano se ne andavano, addirittura alcuni centri estivi comunali cominciavano a mandare i bambini a mangiare al bar! Per non parlare delle case di riposo e delle mense aziendali, inclusa quella per i dipendenti del comune, oggi chiusa. Così Bioristoro è tornata a essere “la cucina delle scuole” e basta, con costi aumentati, tutti da scaricare sul prezzo finale del pasto; certamente da una bella cucina capace di produrre tanto e meglio, realizzata su un terreno ottenuto gratis, sottoutilizzata. Questo non da oggi.
Per le amministrazioni di Grugliasco degli ultimi anni questo non è mai stato un problema: non lo era per Mazzù, che si fregiava tutto tronfio della denominazione di “città del bio”, dal basso di un ufficio a scrocco, oggi chiuso, nell’altro disastro grugliaschese, la città della Conciliazione. Il tutto mentre i centri estivi mandavano i bambini a mangiare al bar (chi controllava e controlla della qualità degli alimenti, del trattamento dietetico, delle modalità di cottura, servizio….?) e gli altri grandi utenti si arrangiavano diversamente, Università compresa. Sistemato chi doveva sistemare… tutto il resto non era affar suo.
Il suo successore (politico di vecchia data, a discapito della relativamente giovane età, visto che a Grugliasco è al governo da 13 anni) eredita tutti i guai che vengono da questa mancanza di attenzione a coltivare adeguatamente le prospettive di una società che avrebbe dovuto far pagare meno i pasti ai Grugliaschesi producendoli anche per i “forestieri” e che, invece, sembra lavorare all'incontrario.

Ecco, in sintesi, la questione nella sua complessità. Credo che l’amministrazione dovrebbe revocare la delibera di aumento (gliel’avevamo detto che non andava bene… ma niente!), rinegoziare con Bioristoro i costi dei pasti e mettersi alla ricerca di clienti che possano ritrovare nel piacere di comprare pasti ben cucinati e bilanciati una ragione ulteriore per sposare la cucina grugliaschese. Per farlo ci va gente affidabile e competente, dunque bisogna cambiare, visti i risultati.

Sarebbe bello se tutti riuscissimo a spiegare ai genitori degli allievi delle scuole cittadine che lo sciopero del panino è uno strumento estremo che usura la scuola e svilisce il suo modello  educativo. Ma, con un’amministrazione così sorda, che altro strumento hanno le famiglie per farsi sentire? Ecco perché occorre un cambio di passo, un diverso modo di interloquire con la città. I metodi da guappo mafiosetto che Mazzù praticava con la felicità dei suoi supporters paiono non funzionare più: chissà se Montà l’ha capito… Fino a quando non lo capirà difficilmente potranno trovare aiuto e sponda a evitare il disastro che essi stessi hanno innescato.

Mariano

PS Per chi mi ha rimproverato la definizione “cretini”. il richiamo del titolo non è un insulto ai Grugliaschesi, siano cittadini o amministratori che a maggioranza loro hanno eletto. E’ semplicemente un libero adattamento de “La cena dei cretini”, film francese di 15 anni fa, un capolavoro. Guardatelo e vedrete che….



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