09/16/13

lunedì, settembre 16, 2013

SACCHE DI RESISTENZA


Aumentano quelli che “sono stufo marcio”, quelli che “aspetto il momento per scendere in piazza”, quelli che “non ne posso più”. Manca la scintilla, manca il collante. Intanto che ci si lavora… perché stare con le mani in mano?
La potenza dell’esempio
Il momento è quello che è. Dato che dura da ben più di un momento, prima è subentrata la rassegnazione, adesso il suo posto viene preso dalla rabbia. Una furia cieca, incontrollata e che si rivolge verso tutto e tutti: ce l’abbiamo con la politica, la sua invasività cancerosa, la sua capacità di corrompere tutto e tutti, la nocività con cui ha avvelenato le nostre vite.
Sappiamo però anche che è la diretta conseguenza del nostro temperamento nazionale: i nostri valori italici sono gli stessi che il mondo della politica e dell’economia incarnano perfettamente, non abbiamo orizzonti diversi dall’ottusa ricerca del nostro tornaconto personale, meglio se a scapito dell’amico o dei vicino di casa, abbiamo bisogno di sentirci sempre un po’ più furbi degli altri passando davanti, eludendo le regole e ammirando chi riesce a farlo, perfino quando poi paghiamo noi. Nonostante la crisi, il conclamato fallimento di questo modo di essere, fare e pensare non ha smosso in alcun modo il complesso della popolazione del nostro paese.
Mi sembra, però, che siano aumentate le minoranze che resistono.