02/14/12

martedì, febbraio 14, 2012

AMIANTO: SENTENZA MODELLO


In questi giorni fioccano i commenti alla sentenza esemplare e alle condanne comminate dal Tribunale di Torino ai responsabili delle morti dei lavoratori e di chi ci stava vicino.
Convivere con l’amianto
processoEternit01 Ho cominciato il mio lavoro di maestro elementare nell’aprile del 1973 (trentanove anni fa!), assunto dal Comune di Grugliasco per i corsi del doposcuola che funsero da “apripista” all’istituzione della scuola a Tempo Pieno. La mia scuola di destinazione fu la “Bruno Ciari”, in borgata Fabbrichetta.
Dopo pranzo portavamo i bambini in cortile per la ricreazione: era il prato che confinava con gli stabilimenti della S.I.A. (Società Italiana per l’Amianto) che era una delle industrie più importanti dell’area. Lavorare alla S.I.A. era segno di avercela fatta, pagavano bene e c’era il medico in fabbrica, la salute dei dipendenti era sotto controllo con visite frequenti e interventi di profilassi che compensavano la polvere in cui si lavorava per le otto/nove ore canoniche. Poi, andando a casa, gli operai passavano accanto alla bealera, che cambiava colore a seconda della tintura del momento nel Cotonificio Valle Susa del Villaggio Leumann e che poi andava a scaricare sotto la FIAT direttamente nel Sangone, dopo aver tagliato tutte le aree fertili della zona sud ovest di Torino.
Che l’amianto fosse un pericolo lo sapevamo anche allora, infatti consideravamo fortunati i nostri colleghi che, per via dell’ubicazione delle aule, potevano usufruire del cortile davanti alla scuola invece che del retro, come noi.