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IL DOMANI DELLA POLITICA di F. Maletti

Compito di chi si occupa di politica, di società, di economia e di speranza è immaginare il futuro e predisporre le azioni giuste perché sia il migliore possibile. In questo post Franco dice la sua in materia, lanciando una provocazione che si potrebbe anche raccoglie… Voi, che ne dite?
L’orizzonte europeo e il governo tecnico italiano.
logo_europe Sul piano della politica, stiamo vivendo momenti di grande confusione, di grande delusione e di grande sconcerto. In ognuno di noi si sta insinuando il sospetto che forse il voto che avevamo dato al partito che ritenevamo più vicino al nostro modo di pensare oggi in qualche modo si stia rivelando un tragico errore. Ci sono delle trasversalità fino a ieri inimmaginabili che procedono spedite, anche nelle dichiarazioni dei vari leader. Il che fa temere che quello che viene dichiarato pubblicamente sia praticamente, e come al solito, nulla rispetto al “peggio” che si sta concordando e che graverà interamente sulle nostre spalle. Che fine sta facendo la politica?

Anni fa, da convinto europeista, ho chiesto ad un amico politico di lungo corso, come mai nessuno dei più prestigiosi nomi della politica locale scalpitasse per essere candidato dal suo partito alle elezioni politiche europee. Consideravo infatti, nella mia ingenuità, che tale traguardo rappresentasse per chiunque il coronamento della propria carriera. E non, come sembrava nei fatti, una specie di cimitero degli elefanti nel quale finivano i politici che avevano perso in patria smalto e rappresentanza. Oppure quando, al Parlamento Europeo, non vi erano addirittura avviati in quanto la loro immagine era diventata negativa per il partito nel quale militavano.
La risposta, insolitamente sincera, è stata che “…con tutta evidenza, fare parte del Parlamento Italiano dà più potere del fare parte del Parlamento Europeo. E solo quando i politici cominceranno a sgomitare per fare parte del Parlamento Europeo questo sarà il segnale, senza ombra di dubbio, che il “vero potere” sarà, finalmente, nell’Europa”.
Tutto quello che sta accadendo in questi giorni nei confronti della Grecia, dimostra quanto questo sia ancora vero. E quanto il potere egoistico degli Stati più forti economicamente, sia in grado di mettere da parte ogni logica di solidarietà tra i popoli per mettersi al servizio della finanza, delle banche, e del profitto di pochi a discapito di tutti gli altri.

Questa non è l’Europa che sognavo, questa non è l’Europa per la quale si sono battuti i suoi Padri fondatori. Ma è l’Europa rappresentata nella maggior parte dei casi da leader traballanti, dalla vista corta, assolutamente inadatti a ricoprire il ruolo che ricoprono, ed alla mercè dei “poteri forti” nazionali.
L’Europa politica è totalmente assente o mal rappresentata.
Ma anche gli Stati che la compongono, politicamente ciascuno al proprio interno, non se la passano molto bene. Perché la fine delle grandi ideologie ha portato alla crisi dei partiti e a una crisi di rappresentanza. In Italia abbiamo attraversato un lungo periodo in cui l’antipolitica ha governato al posto della politica. Arrivando, in nome di una malintesa “libertà”, alla negazione di tutte quelle regole che uno Stato si dà per regolare la vita dei propri cittadini. In alcuni momenti sono state attaccate non soltanto le istituzioni più importanti, ma addirittura la stessa Costituzione Italiana.

Oggi in Italia la politica ha ceduto il passo ad un Governo tecnico che, in quanto tale, decide per quello che ritiene il meglio a prescindere. Senza tenere conto di ceti, di classi, di interessi. Senza avere in mente un progetto di società verso il quale orientare le proprie scelte. Ma soltanto un obiettivo di “risanamento”: dove non necessariamente si chiede a chi fino ieri ha rubato di restituire il maltolto, ma semplicemente si cercano di creare le condizioni perché si rubi di meno in futuro.

Quando nel 2013 il Governo Monti si ritirerà considerando compiuta la sua missione, dal deserto della politica dovranno rifiorire i Partiti. E sarà compito di questi Partiti quello di lottare per creare le condizioni affinchè si realizzi anche l’Europa Politica. Ovvero l’Europa dei Popoli, che prende il sopravvento sull’Europa dei capitali e della finanza predatoria.
Nella grande confusione che, almeno inizialmente, verrà a crearsi, credo che anche per l’elettore più accorto si presenteranno a breve scelte difficili tra i partiti di vecchia e nuova formazione i quali, non avendo ideologie di supporto (tralascio, perché considero numericamente ininfluenti, tutti quei partiti che si rifanno a nostalgie e ideologie del passato più o meno recente, oppure quelli che predicano il populismo e l’antipolitica), sembreranno somigliarsi tutti. Addirittura i termini “destra e “sinistra” oggi risultano ambigui e privi di significato.

Una riflessione che può essere utile per scegliere, a mio avviso va fatta con una semplice analisi di tipo sociale e che, almeno sul piano tendenziale, rimane invariata anche nei secoli a venire. C’è la “società dei forti”, che vuole che le regole siano ridotte al minimo, che ognuno abbia la libertà di imporsi ed affermarsi come lo ritiene opportuno, che è per nulla disposta all’assistenzialismo, che vede come la conclusione di un processo naturale il fatto che chi non ce la fa debba soccombere. E che, partendo dal principio che la efficienza è una caratteristica del genere umano, dalla quale deriva un contributo al miglioramento della società, conclude come la inefficienza sia una deformità che deve essere abbandonata al proprio destino senza pietà e assistenzialismi dispendiosi.

E poi c’è la “società dei deboli”, alla quale appartiene la maggior parte di noi, e che tende ad ampliarsi sempre di più diventando in alcuni casi quel 99% che, quando prende coscienza del proprio stato, scende in piazza a manifestare il proprio sdegno nei confronti di quell’1% che continua ad accumulare ricchezza a discapito di tutti gli altri. La “società dei deboli”, oltre a volere equità e giustizia, vuole che ci siano “garanzie e tutele” circa il rispetto delle regole: tramite le Leggi e le Istituzioni che le fanno osservare. Se le Leggi non vengono rispettate e le Istituzioni che devono farle osservare (Magistratura) vengono attaccate, e non viene riconosciuto il loro ruolo, e vengono oltraggiate e derise, chi ci perde è la “società dei deboli”. Infatti, se grazie ai vari “ghedini” al loro servizio, usando i cavilli procedurali che allungano i processi fino alla prescrizione, già in condizioni normali è quasi impossibile arrivare alla condanna di un appartenente alla “società dei forti”, figuriamoci che cosa è possibile fare quando il “forte” che prende il potere arriva a nominare se stesso come “persona al di sopra della legge” e a permettersi di disconoscere a priori il ruolo del magistrato… Viene a questo punto da domandarsi come sia stato possibile che, numericamente, per quasi venti anni così tanti appartenenti alla “società dei deboli” abbiano potuto votare così distrattamente, (consegnando il potere nelle sue mani), un gaglioffo rappresentante della società dei forti. Che oltretutto, alla fine, ha fatto soltanto gli interessi di se stesso e di pochi amici intimi. Spero proprio che gli appartenenti alla società dei deboli, per le scelte future, si ravvedano e sappiano regolarsi meglio.

In conclusione. Io non so nel 2013 quanti dei partiti attuali saranno ancora in vita: perché mi sembra che all’ombra del Governo Monti siano già in atto grandi movimenti e grandi trasformazioni. Ma so già fin da ora e con certezza che una società si può definire civile e democratica soltanto se è in grado di difendere e tutelare i più deboli. Sia in Italia che in Europa.
E là andrà il mio voto. Sempre.

F. Maletti
febbraio 2012
franco.maletti@libero.it



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