04/07/11

giovedì, aprile 07, 2011

PROCESSO LUNGO, PRESCRIZIONE BREVE


Il senso perverso delle parole: la semantica dei furbi

Oramai anche le parole si sono berlusconizzate, sistematicamente trasformate in segni che “nominano” concetti con cui non hanno più alcuna relazione.
Il processo diventa “giusto” quando serve a tenere al sicuro il capo, ma ai babbei si racconta che garantirà più equità ai poveracci incastrati nel meccanismo giudiziario che, altrimenti li stritolerebbe come già fa. La Magistratura “ingiusta” va raddrizzata, domata, riportata al giudizio, resa efficiente per questo paese ingiusti: a questo serve il “giusto processo”, non ad altro, ci spiegano i commentatori e le teste d’ariete parlamentari.
La prescrizione “breve”, invece, serve a mettere un po’ di pepe sulla coda dei giudici poco produttivi che menano il can per l’aia nelle aule dei tribunali, rendendo interminabili i processi. Il personale che ci vuole a far funzionare la macchina della giustizia? Meno ce n’è meglio è, così i magistrati si accaniscono sui poveracci e lasciano stare i reati da colletti bianchi. Le regole dei processi e il sistema di garanzie formali degli imputati? Più è contorto e meglio è, così la scampano quelli che hanno bravi avvocati, capaci di cavillare e rinviare sine die utilizzando le infinite scappatoie ed eccezioni che, leggina dopo leggina, si vanno introducendo nella gestione del rito processuale.