04/17/12

martedì, aprile 17, 2012

AMARAMENTE di F. Maletti


Una splendida riflessione intorno a una dolore personale fa emergere con formidabile chiarezza i guasti della furbizia italica e il pegno che pagano i nostri figli per questa incoscienza dei padri.
Emigrare per sperare
Mentre mio figlio riparte per l’Australia dopo un breve rientro, per andare incontro a quel lavoro che gli consente l’indipendenza economica che qui è inutile cercare, mi viene da pensare che quasi ventimila chilometri sono ormai il prezzo da pagare se un giovane vuole preservare la propria dignità.
Sorrido pensando a tutte le discussioni che si fanno intorno all’articolo diciotto circa la libertà di licenziare. Una volta i licenziamenti si facevano caricando la gente sui bastimenti e mandandola in America. Oggi invece si parte alla spicciolata: magari con l’arricchimento di un titolo di studio, con delle capacità professionali, con anni di istruzione che qui servono a niente. Ma sempre di “licenziamento” si tratta: è quello di una società che di te come lavoratore non sa che farsene. Vai bene e sei tollerato soltanto se spendi e consumi. Ma con i soldi di chi se non hai un lavoro?