02/18/11

venerdì, febbraio 18, 2011

150: RETORICA, CELEBRAZIONI E MEMORIA


Sul tema un interessante contributo che un amico, Franco Maletti, ha voluto inviarmi e  che molto volentieri pubblico.

L'incipit del ricordo
Oggi intervenire su qualunque argomento dicendo “ricordo”, (o ancor peggio “ai miei tempi”), è un pessimo incipit: viviamo infatti in una società senza ricordi. E nella quale addirittura si “rifiutano” i ricordi.
La dimostrazione di quanto ciò sia vero è possibile sperimentarla ad esempio ascoltando in televisione, durante i telegiornali, le dichiarazioni solenni dei vari portavoce politici, (in particolare del centrodestra e a partire dal Premier): sono così certi che la gente non ricorda più quello che è stato detto, anche solo il giorno prima, da essere in grado di sostenere l’esatto opposto a seconda della convenienza del momento…

Senza i ricordi, è come se la intera società vivesse “sospesa”, attimo per attimo: senza passato e senza futuro. Ma, soprattutto, senza cultura (intendendo per cultura quel “complesso di cognizioni, di tradizioni, di procedimenti tecnici, comportamenti e simili, trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un popolo, o dell’intera umanità”. Infatti, la cultura e la civiltà sono visti come due processi paralleli: “la cultura comprendendo le manifestazioni creative e quindi i valori di ogni società, e la civiltà coincidendo con il progresso tecnico e scientifico”).