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POI RECUPERO…

Mesi e mesi di insufficienze, di interrogazioni saltate, di assenze strategiche, di scopiazzamenti l’ora prima per quella dopo…
Il mantra dello studente
… e ogni volta che veniva colto in castagna rispondeve a se stesso e agli altri con un bel “POI RECUPERO”. Solo che evitava di precisare quando mai sarebbe arrivato questo POI e, per conseguenza, come avrebbe fatto a recuperare gli arretrati che nel frattempo si andavano accumulando.
Prima di Natale, tirando le somme in vista della fine del primo quadrimestre - ultimo sforzo nei primi giorni di gennaio, al rientro dalle vacanze e giusto prima dello scrutinio di metà anno –, il/la giovane immaginava lunghe studiate invernali fra un ingozzo e l’altro, una festa e un viaggetto, una cena coi parenti e la messa di mezzanotte. Così, al ritorno a scuola avrebbe stracciato quei queruli insegnanti con sufficienze a go go. Quasi per nessuno è andata così: nelle vacanze di Natale hanno fatto lo stesso di prima, i libri sono rimasti ad ammuffire, gli insegnanti al ritorno sono rimasti queruli e allo scrutinio hanno caricato di insufficienze i poveri malcapitati.
Nessun problema: c’è la settimana si sospensione didattica, quella durante la quale gli insegnanti “perdonano” le insufficienze degli allievi rimasti indietro con recuperi personalizzati. Poi ripartiranno col programma del secondo quadrimestre in una classe redenta e mondata da ogni peccato. Il problema è che le cose non vanno quasi mai così. Pochi si redimono, i più restano ciucci come prima, solo che recitano con maggiore vigore il mantra che li ha accompagnati nella loro carriera scolastica: “POI RECUPERO”. Lo borbottano in continuazione per vincere le insistenze dei loro docenti, le domande indiscrete dei genitori, gli sguardi di disapprovazione dei famigliari e dei compagni secchioni, sperano che - come altri mantra ben più elevati – anche questo serva a maturare una nuova consapevolezza, un livello che li avvicini alla buddhità scolastica.
La fase meditativa dura in genere fino a Pasqua. Al rientro il/la giovane deve per forza prendere coscienza della sua situazione: le insufficienze del primo quadrimestre le ha recuperate solo in parte, il registro del secondo quadrimestre ha un sacco di impreparato e di votacci. Così comincia a tormentare i docenti per l’ennesima interrogazione di recupero o per ottenere un ulteriore compito con esercizi fatti già mille volte e a cui anche stavolta non saprà rispondere. Si formano i primi codazzi, piccoli cortei di studenti che inseguono docenti nei corridoi implorando l’impossibile.
Per qualche giorno vendi volti angosciati, pargoli che inventano scuse inverosimili per impedire ai genitori di informarsi sulla loro situazione scolastica (“il professore non riceve perché ha molto da fare”, “ha cambiato l’orario, ma non ci dice qual è quello nuovo”, “alla fine delle sue lezioni scappa sempre via di corsa e non si riesce a raggiungerlo” eccetera), borbottano giustificazioni risibili ai compagni che cominciano a compatirli immaginandone la sorte.
Lentamente si affievolisce il “POI RECUPERO”. I più dignitosi si abbandonano al pentimento silenzioso, provano ancora a farsi interrogare, frequentano i corsi di recupero, studiano perfino a casa: qualcuno ce la farà, con qualche materia a settembre, i più no. I meno dignitosi cominciano a dare la colpa a tutto e tutti tranne che a se stessi: i professori ce l’hanno con me, non è il tipo di scuola che pensavo che fosse, i miei interessi sono cambiati, faccio errori di distrazione…
Si preparano a somministrarli alle loro famiglie. Qualcuno dei loro genitori è già pronto a bersi tutto, incoraggiando lo scarico delle responsabilità e colpevolizzando il mondo, la società, le cattive compagnie e tutto l’armamentario ben noto. I loro pargoli sono già pronti a intonare il nuovo mantra, per giustificar ei pomeriggi in giro, le assenze da scuola e la mancanza di attenzione: “Oramai non ce la faccio più a recuperare: ho troppo da studiare. L’anno prossimo farò tesoro e comincerò ad applicarmi da subito”. Così neanche l’ultimo mese di scuola proverà a fare qualcosa, potenza dell’autoanalisi!
Mariano



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